Sequestri, il ruolo del giudice civile nella restituzione del bene

Il magistrato può intervenire anche in casi di diritti di godimento e obbligatorio

Sequestro preventivo, la Cassazione chiarisce la portata dell'articolo 263 del Codice di procedura penale. La norma, che si occupa della restituzione delle cose sequestrate, deve essere interpretata estensivamente nella parte in cui fa riferimento alle controversie sulla proprietà . Cioè, al giudice civile spetterà la decisione non solo delle liti sul diritto di proprietà, ma anche su quelle relative ai diritti di godimento e di obbligazione. Lo ha chiarito la Cassazione nella sentenza 4823/06 - depositata il 7 febbraio e qui integralmente leggibile tra gli allegati - con cui ha colmato la lacuna letterale contenuta nel comma 3 dell'articolo 263 Cpp, ricomprendendo nella nozione di controversie sulla proprietà anche quelle derivanti dall'esecuzione o risoluzione di un contratto preliminare di compravendita. La seconda sezione penale di piazza Cavour ha infatti affermato il principio secondo cui, in materia di restituzione delle cose in sequestro, è rimessa al giudice civile territorialmente competente in primo grado non soltanto la controversia in ordine alla proprietà, a cui fa riferimento la formula letterale dell'articolo 263, comma 3, Cpp, ma anche la controversia insorta per riacquistare la disponibilità del bene in forza di un altro diritto reale, o finanche di un diritto obbligatorio, di godimento . In altre parole, la Suprema corte fa rientrare nella nozione di controversia sulla proprietà anche la controversia derivante dall'esecuzione o risoluzione di un contratto preliminare di compravendita.

Cassazione - Sezione seconda penale - sentenza 25 novembre 2005-7 febbraio 2006, n. 4823 Presidente Rizzo - Relatore Bernabei Ricorrente Brambilla Svolgimento del processo Con decreto emesso il 18 marzo 2000 il Pm presso il Tribunale di Lecco revocava il sequestro preventivo dell'unità immobiliare sita in Via Caduti Lecchesi n. 7, di proprietà del signor Gian Luigi Brambilla, disponendone la restituzione a quest'ultimo sequestro, che era stato disposto in relazione al reato di invasione di edificio, ex articolo 633 Cp, contestato a Nardon Rinaldo, che aveva sostituito la serratura e compiuto opere edili in violazione della disciplina urbanistica. Avverso il provvedimento proponeva appello, ex articolo 322bis Cpp, il Nardon, che, premesso di essere legittimo possessore, in forza di un contratto preliminare di compravendita, attributivo della disponibilità immediata dell'immobile, deduceva l'illegittimità della restituzione a soggetto diverso da quello cui era stato sequestrato ed in ogni caso, eccepiva la competenza per materia del giudice civile a dirimere la controversia sulla titolarità del diritto ex articolo 263 Cpp. Radicatosi il contraddittorio con il controinteressato, Brambilla Gian Luigi, che eccepiva, a sua volta, l'avvenuta risoluzione giudiziale del contratto preliminare, il Tribunale del riesame di Lecco, premessa la tempestività dell'appello, poiché all'imputato non era stato notificato il provvedimento di revoca, lo rigettava nel merito. Motivava - che il provvedimento di restituzione era corredato di motivazione implicata sul venire meno del pericolo di aggravamento delle conseguenze del reato - che difettava l'interesse ad impugnare, visto che l'eventuale permanenza del vincolo cautelare non avrebbe giovato al Nardon - che il diritto alla restituzione spettava al legittimo proprietario, e questi era, incontestabilmente, il Brambilla, sia se il contratto preliminare fosse rimasto colpevolmente da lui inadempiuto secondo la tesi del Nardon , sia se fosse stato risolto con sentenza del Tribunale di Lecco come allegato dal Brambilla . Avverso l'ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il Nardon, deducendo 1 l'inosservanza dell'articolo 568 comma 4 Codice di rito, perché il Tribunale di Lecco aveva ingiustamente negato il suo interesse ad impugnare, che invece sussisteva in relazione al suo preesistente possesso legittimo del bene ed al pericolo che il Brambilla potesse porre in essere atti pregiudizievole o modificativi dello stato di fatto dell'immobile 2 la violazione dell'obbligo di motivazione del provvedimento di revoca del sequestro assunto dal Pm ex articolo 321, comma 3, Codice di rito, non essendo ammissibile la cosiddetta motivazione implicita ravvisata dal tribunale 3 la violazione dell'articolo 324, ultimo comma Cpp, per omessa rimessione al giudice civile della controversia sulla titolarità del diritto alla restituzione, dovendosi ritenere applicabile tale norma - pur formalmente dettata in tema di riesame - anche al diverso mezzo di gravame dell'appello di cui all'articolo 322bis Cpp 4 la carenza assoluta di motivazione dell'ordinanza impugnata, assimilabile a violazione di legge. All'udienza del 25 novembre il Pg ed il difensore della parte civile hanno precisato le conclusioni, come da verbale, in epigrafe riportate. Motivi della decisione Con il primo motivo il ricorrente deduce l'inosservanza dell'articolo 568 comma 4 Codice di rito, perché il Tribunale di Lecco ha ingiustamente negato il suo interesse ad impugnare. Il motivo è fondato. Non può essere negato l'interesse del Nardon, quale destinatario diretto della misura cautelare, ad opporsi al rilascio al Brambilla dell'immobile sequestrato, dal momento che la sua richiesta di mantenimento del vincolo è funzionale, in prospettiva, ad ottenerne la restituzione in proprio favore, con ripristino dello stato di fatto quo antea , qualunque fosse il titolo giuridico del suo primitivo possesso. In conferente, in senso contrario, è il rilievo che neppure in caso di accoglimento del gravame egli torneerebbe in possesso dell'immobile, che resterebbe assoggettato al sequestro giacché, evidentemente, altro è la custodia affidata a un ausiliario del giudice in attesa della soluzione della controversia sulla titolarità del diritto e altro è l'immediata disponibilità concessa alla controparte, che verrebbe ad avere un diritto di godimento pieno, in pendenza della lite, con facoltà anche di modificare lo stato dei luoghi. Del resto, l'esistenza di un contenzioso sul diritto di proprietà o sul possesso è proprio il presupposto del sequestro giudiziario civile quando sia opportuno provvedere alla custodia o alla gestione temporanea del bene articolo 670 Cpc . Il Tribunale del riesame di Lecco non si è però limitato a questa statuizione sulla carenza d'interesse - che pure rivestirebbe, di per sé sola, efficacia preclusiva dell'appello - ma ha anche affermato che la restituzione al Brambilla era comunque legittima essendo egli titolare incontroverso del diritto di proprietà sull'immobile di Via Caduti Lecchesi n. 7. Anche sotto questo profilo, peraltro, la decisione non sembra condivisibile. L'articolo 263, comma 1 Cpp prevede la restituzione delle cose sequestrate se non vi è dubbio sulla loro appartenenza. Il concetto di appartenenza è più ampio che non quello di proprietà, abbracciando ogni situazione di legittima disponibilità della cosa, anche se derivante da un diritto reale parziario, o financo obbligatorio, di godimento. Non si può, infatti, negare il diritto ad ottenere la restituzione del bene dissequestrato da parte di chi avesse perso il possesso che gli competeva in virtù, ad esempio di un diritto di usufrutto, di uso o di abitazione, o perfino la detenzione qualificata in forza di contratto di locazione. Anche la disponibilità dell'immobile, ottenuta nella specie dal Nardon in base ad un contratto preliminare di compravendita, configura un jus ad rem , suscettibile di tradursi in un vero e proprio jus in re, in ipotesi di esecuzione in forma specifica articolo 2932 Cc , che non può essere, in radice, negletto solo perché ancora non assurto a diritto di proprietà pieno. Il contrasto con la speculare pretesa del promettente venditore, Brambilla Gian Luigi - che non è stato il soggetto passivo della misura cautelare - non può quindi che trovare la propria sedes materiae nel giudizio civile, peraltro già pendente tra le parti. Alla luce dei predetti principi si deve dunque ritenere che la successiva previsione di cui all'articolo 263, comma 3, che dispone la rimessione della controversia sulla proprietà delle cose sequestrate al giudice civile territorialmente competente non può essere intesa in senso letterale e restrittivo - come limitata, cioè, alla sola azione di revindica, di natura reale - bensì inclusivo di tutte le situazioni contenziose che abbiano ad oggetto il diritto di riacquistare la disponibilità del bene di cui si godeva prima dell'esecuzione del sequestro. In questo senso, dunque, l'articolo 263 comma 3 Cpp minus dixit quam voluit , e si deve colmare la lacuna letterale, ricomprendendo nella fattispecie anche la controversia derivante dall'esecuzione o risoluzione di un contratto preliminare di compravendita. Sul punto, è appena il caso di aggiungere, per completezza di analisi, che, data la latitudine della nozione penale di altruità della cosa, colui che formalmente è il proprietario può essere perfino l'autore materiale del reato di invasione ex articolo 633 Cp in danno dell'attuale possessore dell'immobile Cassazione, Sezione seconda, 3776/81 e sarebbe davvero paradossale ritenere che proprio a lui debba restituirsi de plano , dal Pm, il bene su cui si è esercitata l'azione criminosa, una volta venute meno le ragioni cautelari. L'ordinanza del Tribunale di Lecco deve essere quindi annullata con rinvio al Tribunale di Lecco. PQM Annulla il provvedimento impugnato con rinvio al Tribunale di Lecco.