Litisconsorzio necessario in caso di morte della parte e di collocazione in liquidazione coatta amministrativa dell'assicuratore

di Mauro Di Marzio

di Mauro Di Marzio Dai giudici di piazza Cavour due importanti puntualizzazioni in tema di litisconsorzio necessario a se muore una delle parti nel corso del giudizio gli eredi tutti divengono litisconsorti necessari b nelle cause di responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, in caso di collocazione in liquidazione coatta amministrativa dell'assicuratore, diviene litisconsorte necessario il commissario liquidatore. Quantunque non nuovi, tali principi, ribaditi dalla Cassazione con la sentenza 1202/07 consultabile tra i documenti correlati , suscitano senz'altro attenzione, sia perché attengono a fenomeni tutt'altro che rari, sia perché riassunti con sintesi e precisione. LA VICENDA Causa di risarcimento danni da sinistro stradale. Il danneggiato, come di consueto, agisce in giudizio nei confronti del responsabile del danno, ossia del proprietario del veicolo danneggiante , nonché dell'assicuratore per Rca. Si costituiscono i convenuti nonché l'impresa cessionaria del portafoglio dell'assicuratore, segno che quest'ultimo non sappiamo se prima o dopo il sinistro è stato collocato in liquidazione coatta amministrativa. Il tribunale rigetta la domanda. L'originario attore, allora, propone appello. E nel giudizio di gravame accadono - o meglio non accadono - due eventi rilevanti a non viene chiamato in giudizio il commissario liquidatore b il responsabile del danno muore e, interrotto il processo, la riassunzione viene effettuata nei confronti di alcuni soltanto dei suoi eredi, mentre due di essi, figli del defunto, vengono pretermessi. Il giudice d'appello capovolge il verdetto di primo grado, condannando il danneggiante - ed in suo luogo gli eredi di questi - e l'impresa cessionaria ad un cospicuo risarcimento del danno. Contro la sentenza insorge anzitutto quest'ultima, dolendosi della non integrità del contraddittorio da un lato per non essere stato proposto l'appello nei confronti del commissario liquidatore dall'altro lato per essere stati pretermessi due eredi del defunto danneggiante. MORTE DELLA PARTE E LITISCONSORZIO NECESSARIO NEI CONFRONTI DEGLI EREDI Cominciamo da questo secondo aspetto. Non v'è dubbio che gli eredi della parte deceduta nel corso del giudizio siano litisconsorti necessari. Se cioè la morte di una parte si verifica nel corso del giudizio, ha luogo la trasmissione della sua legittimazione processuale, attiva o passiva, agli eredi, i quali, nel succederle, vengono a trovarsi, per tutta la durata del procedimento, nella posizione di litisconsorti necessari per ragioni processuali indipendentemente, cioè, dalla scindibilità o meno del rapporto sostanziale . In tal caso, se l'evento si verifica nel corso del primo grado, si impone in fase di appello l'integrazione del contraddittorio nei confronti di ciascuno di essi ancorché manchi per alcuni una successione nel diritto posto a fondamento del rapporto sostanziale controverso , da operarsi anche officio iudicis, a prescindere, cioè, da qualsivoglia sollecitazione delle parti in tal senso. Qualora l'ordinanza che dispone l'integrazione del contraddittorio non risulti emessa nei confronti di tutti gli eredi, viceversa, il procedimento d'appello e la sentenza che lo definisce sono affetti da nullità assoluta, rilevabile anche d'ufficio in sede di giudizio di legittimità Cassazione 8862/02, in Foro it., Rep. 2002, voce Procedimento civile, n. 130 . Eguali principi, poi, trovano applicazione anche in sede di giudizio di rinvio Cassazione 2292/04, in I contr., 2005, 90, con nota di Tarantino in Arch. giur. circ. sin., 2004, 613 in Foro it., 2004, 1769 . Merita in proposito rammentare che, dal punto di vista operativo, hanno effetto i seguenti principi, tutti riassunti da Cassazione 12740/01, in Foro it., 2002, I, 695, con nota di Caponi e in Giur. it., 2002, 925, con nota di Turroni ove la morte della parte abbia determinato l'interruzione del processo, la tempestiva riassunzione almeno nei confronti di uno degli eredi del processo interrotto è sufficiente ad impedirne l'estinzione se il processo, interrotto per morte della parte, è stato riassunto solo nei confronti di alcuni degli eredi, la parte che eccepisce la non integrità del contraddittorio ha unicamente l'onere di indicare per nome gli eredi pretermessi e di documentare i presupposti di fatto che giustificano l'integrazione del contraddittorio, non anche di indicarne l'attuale residenza, domicilio o dimora in caso di inottemperanza dell'ordine di integrazione del contraddittorio nei confronti degli aventi diritto a seguito di una causa interruttiva del processo, il giudice della cognizione non può pronunziare sul merito della pretesa, ma deve dichiarare l'estinzione del processo, ove ritualmente eccepita o, in difetto, la improseguibilità del giudizio. COLLOCAZIONE IN L.C.A. DELL'ASSICURATORE E LITISCONSORZIO NECESSARIO NEI CONFRONTI DEL COMMISSARIO LIQUIDATORE Come si sa, la legge 990/69 ha previsto, all'articolo 19, primo comma, lett. c, la costituzione del Fondo di garanzia per le vittime della strada , destinato ad intervenire nel caso, tra l'altro, che il veicolo sia risultato assicurato presso una impresa in stato di liquidazione coatta. Dopo di che l'articolo 23 della stessa legge ha soggiunto che Nel giudizio promosso ai sensi della lett. c del primo comma dello stesso articolo 19 deve essere convenuto in giudizio anche il commissario liquidatore dell'impresa assicuratrice . Nell'attuale disciplina dettata dal c.d. codice delle assicurazioni private introdotto con Decreto legislativo 209/2005 trovano analoga applicazione gli articoli 283 e 287. Il primo, sotto la rubrica Sinistri verificatisi nel territorio della Repubblica , stabilisce, al primo comma, lettera c, che il Fondo di garanzia per le vittime della strada risarcisce i danni causati dalla circolazione dei veicoli e dei natanti, per i quali vi è obbligo di assicurazione, nel caso, tra l'altro, che il veicolo o natante risulti assicurato presso una impresa operante nel territorio della Repubblica, in regime di stabilimento o di libertà di prestazione di servizi, e che al momento del sinistro si trovi in stato di liquidazione coatta o vi venga posta successivamente . Il secondo, dedicato all'esercizio dell'azione di risarcimento, ripete, al quinto comma, che Nel giudizio promosso ai sensi dell'articolo 283, comma primo, lettera c, deve essere convenuto in giudizio anche il commissario liquidatore dell'impresa di assicurazione . Occorre anzitutto osservare, allora, che le considerazioni della Sc in tema di litisconsorzio necessario nei confronti del commissario liquidatore, svolte con riguardo alla legge 990/1969 sono pienamente attuali nel quadro normativo attuale. Ciò detto, dalla vecchia normativa - ma così pure dalla nuova - discende che, in tema di assicurazione obbligatoria della Rca, le disposizioni degli articoli 23 e 19, comma primo, lett. c, della legge 990/1969, secondo cui, ove il veicolo investitore risulti assicurato con un'impresa in liquidazione coatta amministrativa, deve essere convenuto in giudizio anche il commissario liquidatore, danno vita ad un'ipotesi di litisconsorzio necessario, con la conseguenza che la sentenza pronunciata in contraddittorio non integro, è affetta da nullità insanabile tra le molte Cassazione 989 . Nei confronti del commissario liquidatore, poi, la sentenza ha valore di mero accertamento, in ragione della regola generale dell'improponibilità delle azioni individuali di condanna nei confronti della procedura concorsuale di liquidazione coatta amministrativa Cassazione 3256/05 4000/04, in Arch. giur. circ. sin., 2004, 740 14674/03 . E tuttavia, dal momento che la sentenza pronunciata nei riguardi del commissario liquidatore spiega pur sempre valore di accertamento del credito nei rapporti fra la stessa ed il soggetto sostanzialmente tenuto all'indennizzo, deve ritenersi sussistente la legittimazione e l'interesse del commissario liquidatore medesimo a proporre eventuali impugnazioni, ivi compreso il ricorso per cassazione Cassazione 27448/05 3256/05 .

Cassazione - Sezione terza civile - sentenza 19 dicembre 2006-19 gennaio 2007, n. 1202 Presidente Fiduccia - Relatore Segreto Pm Apice - conforme - Ricorrente Unione Spa Svolgimento del processo Con citazione notificata l'8.2.1993,C. A., nella qualità di genitore del minore A., e F. W. convenivano in giudizio davanti al tribunale di Caltanissetta Romano Massimo, Romano Umberto e la Giove Spa, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni subiti a seguito di sinistro stradale verificatosi nel 1981 per colpa esclusiva di Romano Massimo, che, alla guida dell'auto di Umberto Massimo, su cui i danneggiati viaggiavano come trasportati, sbandava,,urtando contro il guard-rail. Si costituivano i convenuti, che resistevano alla domanda, nonché la Uniass, quale impresa cessionaria del portafoglio della Giove, in nome dell'Ina, Fondo Gestione Vittime della Strada. Il Tribunale di Caltanissetta, con sentenza depositata il 31.3.1995, rigettava la domanda. Proponevano appello C. A. e F. W A causa del decesso dell'appellato Romano Umberto la causa veniva interrotta e, quindi, riassunta nei confronti degli eredi. La corte di appello di Caltanissetta, con sentenza depositata il 26.2.2002, nei termini in cui risulta corretta con ordinanza del 27.9.2002, condannava in solido la Uniass, Romano Massimo, Fabio Cesare, Nadia Anna Maria e Gallina Maria Catena al risarcimento dei danni nei confronti di C. A. per euro 73.883,31 e nei confronti di F. W. per euro 169.870,00. Avverso questa sentenza ha proposto ricorso per cassazione la Unione Spa già Uniass Assicurazioni in nome della Consap, che ha anche presentato memoria. Resistono con rispettivi controricorsi , contenenti ricorsi incidentali, Fabio Cesare Romano, Nadia Anna Maria, Gallina Maria Caterina e Romano Massimo Michele. All'udienza di discussione del 16 aprile 2006, questa Corte disponeva l'integrazione del contraddittorio nei confronti del commissario liquidatore della Spa Giove. Motivi della decisione 1. Preliminarmente vanno riuniti i ricorsi. Va anzitutto esaminato il primo motivo dei tre ricorsi incidentali, con cui i ricorrenti lamentano la violazione degli articoli 102, 110, 303 e 331 Cpc, poiché il giudizio di appello è stato riassunto solo nei confronti dei 4 eredi di Romano Umberto, attuali resistenti, e non anche nei confronti degli altri due figli eredi, e cioè Rosaria e Vincenzo Romano. 2. Il motivo è fondato. In tema di procedimento civile ed in ipotesi di morte di una delle parti nel corso del giudizio, gli eredi, indipendentemente dalla natura del rapporto controverso, vengono a trovarsi, per tutta la durata del processo, in una situazione di litisconsorzio necessario per ragioni processuali ed il giudice, anche in sede di giudizio di rinvio, deve disporre l'integrazione del contraddittorio a norma dell'articolo 311 Cpc nei confronti di tutti Cassazione 2292/04 . Ne consegue che nella fattispecie il contraddittorio nel giudizio di appello non risulta integrato nei confronti di alcuni degli eredi di Umberto Romano, e cioè Rosaria e Vincenzo Romano. 3. Inoltre non risulta integrato il contraddittorio in appello neppure nei confronti del commissario liquidatore della Spa Giove in l.c.a. l'integrazione del contraddittorio è infatti avvenuta solo in relazione al giudizio di cassazione . Le azioni individuali nei confronti di imprese sottoposte a liquidazione coatta amministrativa sono improponibili per difetto temporaneo di giurisdizione del giudice ordinario, in quanto il loro esame rientra nella competenza del commissario liquidatore ai sensi degli articoli 201 ss. della legge fallimentare. Diversamente, nel sistema delineato dalla legge 990/69, sull'assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e, dei natanti, la tutela del soggetto danneggiato è apprestata, oltre che dall'attribuzione allo stesso articolo 18 dell'azione diretta contro l'assicuratore, altresì dalle deroghe apportate alle suindicate norme della legge fallimentare nel caso in cui quest'ultimo, successivamente all'evento dannoso, sia stato posto, come nella specie, in liquidazione coatta amministrativa, deroghe che il legislatore ha inteso introdurre al fine di evitare che, nella sede concorsuale, le attese del danneggiato possano rimanere insoddisfatte, come potrebbe verificarsi se si applicassero i meccanismi propri della legge fallimentare. Ebbene, nell'ipotesi, che qui interessa, di cui all'articolo 19 primo comma lettera c della citata legge 990/69, la liquidazione dei danni, nei limiti tuttavia di cui al terzo comma dell'articolo 21 della legge, è effettuata non nella sede concorsuale ma appunto dall'impresa designata a norma del successivo articolo 20 per il territorio in cui il sinistro è avvenuto terzo comma stesso articolo 19 nel relativo giudizio deve essere convenuto anche il commissario liquidatore dell'impresa assicuratrice articolo 23 la conseguente pronuncia è opponibile, nei limiti di cui al menzionato articolo 21 ultimo comma, all'impresa designata che non sia intervenuta in giudizio, a condizione che la pendenza di esso le sia stata comunicata nelle forme di legge articolo 25 secondo comma Da tali norme deriva, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte tra le altre, sentenze 638/82 5289/97 Su, 11966/98 e 12764/98 sezione terza , la qualità di litisconsorte necessario del commissario liquidatore, nei cui confronti la sentenza ha tuttavia - e non può che avere -valore di mero accertamento, persistendo invece l'improponibilità delle azioni individuali di condanna Cassazione 3256/05 4000/04 14674/03 3404/01 . 4. Ne consegue che nella fattispecie, non essendo stato integrato nel giudizio di appello il contraddittorio né nei confronti degli eredi Rosaria e Vincenzo Romano né nei confronti del commissario liquidatore della Spa Giove, la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla corte di appello di Catania, rimanendo assorbito gli altri motivi dei ricorsi incidentali nonché quelli del ricorso principale. PQM Riunisce i ricorsi. Accoglie il primo motivo dei ricorsi incidentali, assorbiti i restanti, nonché quelli del ricorso principale. Cassa l'impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla corte di appello di Catania.