Il comune non è obbligato a pulire gli immobili dati in locazione

di Donato Palombella

di Donato Palombella Il Comune è tenuto a provvedere alla rimozione dei rifiuti solo se vengono abbandonati a cielo aperto mentre non è tenuto ad intervenire quando vengono lasciati all'interno di un immobile. Il principio è stato espresso dal Consiglio di Stato con la propria decisione 439/06 che riforma la precedente sentenza 4326 resa dal Tar del Veneto il 24 novembre 2004. Il fatto Il caso, in verità alquanto curioso, trae origine da un contratto di locazione relativo ad un immobile. Nel corso di una perquisizione all'interno di un capannone, viene accertata la presenza di una notevole quantità di carta da macero per la precisione si parla di oltre 7.400 mc di materiale classificato come rifiuto non nocivo . A questo punto locatore, conduttore e Comune iniziano a rincorrersi tra loro. Il Comune provvede ad emettere ordinanza di rimozione nei confronti del conduttore dell'immobile che peraltro, aveva provveduto già al rilascio e del relativo proprietario. Quest'ultimo, ottenuta preliminarmente la sospensione dell'ordinanza nei suoi confronti, diffida il Comune ad imporre al conduttore la rimozione delle cartacce. Il Sindaco, dal suo canto, invita il conduttore a provvedere alla rimozione ed al relativo smaltimento dei rifiuti. Risultato la situazione si cristallizza. Riscontrata l'inerzia da parte del conduttore e del Comune, il locatore cita dinanzi al Tar l'amministrazione comunale affinché fosse condannata a provvedere direttamente alla pulizia dei locali fermo restando, eventualmente, il successivo diritto di procedere contro il conduttore per il recupero del costo dell'intervento ed, in ipotesi, per il risarcimento dei relativi danni. La questione viene sottoposta al giudizio della terza sezione del TAR del Veneto che, con la citata sentenza 4326/04, partendo dal presupposto che il Comune fosse obbligato a provvedere alla rimozione dei rifiuti - rivalendosi poi nei confronti del responsabile - accoglie il ricorso del locatore condannando la p.a A questo punto il Comune, soccombente in primo grado, si rivolge al Consiglio di Stato che provvede a ribaltare l'esito del giudizio. Il problema. La questione sottoposta all'attenzione del Tar del Veneto in primo grado e del Consiglio di Stato in appello , si accentra sull'esistenza di un possibile obbligo del Comune di provvedere alla rimozione dei rifiuti abbandonati e, quindi, al loro smaltimento in discarica. Ai sensi dell'articolo 14 del D.Lgs 22/1997, è vietato l'abbandono e il deposito di rifiuti nell'ipotesi di violazione del divieto, il Comune e più precisamente il Sindaco ha il potere-dovere di intervenire per far effettuare la rimozione dei rifiuti abbandonati sul suolo o nel suolo ed il loro conferimento in discarica nel caso di inerzia da parte del soggetto obbligato, l'amministrazione può intervenire direttamente addebitando il costo dell'intervento al colpevole dell'abbandono. Per quel che riguarda l'individuazione del soggetto obbligato alla rimozione dei rifiuti abbandonati, la norma prevede che l'adempimento venga effettuato in primo luogo all'autore dell'abbandono e quindi, in via solidale tra loro, dal proprietario o al titolare di altri diritti reali o personali sull'area . Lo scopo della norma è evidente evitare che il suolo pubblico o privato che sia sia trasformato in una vera e propria discarica a cielo aperto, con conseguenze non solo di impatto ambientale e visivo ma anche e soprattutto igienico. In tale ottica il proprietario dell'area ha l'obbligo di evitare l'accumulo di rifiuti all'interno della sua proprietà. La norma, peraltro, trova applicazione solo ed esclusivamente nell'ipotesi in cui i rifiuti vengano abbandonati all'aperto ovvero nel sottosuolo nel qual caso potrebbe venirsi a creare una vera e propria discarica abusiva . Nell'ipotesi in cui - come verificatosi nel caso di specie - i rifiuti vengano abbandonati all'interno di un luogo chiuso, per di più all'interno di una proprietà privata, la norma non troverebbe applicazione. La decisione Il TAR del Veneto, in primo grado, ritiene che il Comune abbia l'obbligo di provvedere alla rimozione dei rifiuti abbandonati in tale prospettiva, i costi dell'intervento di recupero e smaltimento sarebbero successivamente all'addebitati al soggetto ritenuto responsabile. Il Consiglio di Stato ribalta tale decisione sulla base di un semplice presupposto il Comune è si obbligato ad intervenire, ma solo quando i rifiuti vengano abbandonati in un luogo aperto. Nell'ipotesi in cui il materiale sia stato abbandonato in un luogo chiuso come del caso di specie , l'amministrazione pubblica non ha alcun obbligo. Nell'interpretazione fornita da Palazzo Spada, quindi, il giudizio doveva essere dichiarato inammissibile già in primo grado in quanto non grava sulla la p.a. l'obbligo di intervenire. Il proprietario dell'immobile avrebbe dovuto rivolgersi al Giudice Ordinario al fine di far accertare la responsabilità del conduttore dell'immobile e, quindi, ottenere una sentenza di condanna al risarcimento dei danni in sede civile. Saremmo di fronte ad una semplice azione civile legata al rilascio di un immobile per cessata locazione e non ad un'azione dinanzi al Giudice Amministrativo. Non si tratterebbe di una condanna all'obbligo di fare ma, eventualmente, di un'azione tesa al risarcimento del danno.

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 18 ottobre 2005 - 3 febbraio 2006, n. 439 Presidente Elefante - estensore Marchitiello Ricorrente Comune di Ronco Adige Fatto La Scaligera Guarnizioni, Srl, con atto notificato in data 29.6.2004, diffidava il Comune di Ronco all'Adige a provvedere alla rimozione dei rifiuti, consistenti in carta da macero per mcomma , rinvenuti in un capannone di sua proprietà, sito in via Fontanelle, che la ditta Decreto 22 , s.r.l., società conduttrice dell'immobile, non aveva provveduto ad eliminare dopo la risoluzione del contratto di locazione. Il Comune di Ronco all'Adige, aderendo alla richiesta, intimava con ordinanza del 9.8.2004, n. 764, alla Ditta Decreto 22 di provvedere alla rimozione e allo smaltimento dei rifiuti. La Scaligera Guarnizioni, ritenendo inevasa la diffida, adiva il Tar del Veneto per far dichiarare l'obbligo del Comune di eseguire la rimozione rivalendosi per le spese nei confronti della società obbligata. Il Comune di Ronco all'Adige si costituiva in giudizio opponendosi all'accoglimento del ricorso con eccezioni in rito e nel merito. Il Tar del Veneto, Sezione terza, con la sentenza 4326/04, accoglieva il ricorso. Il Comune di Ronco all'Adige appella la sentenza deducendone la erroneità e domandandone la riforma. Resiste all'appello la società Scaligera Guarnizioni chiedendo la conferma della sentenza appellata. Alla pubblica udienza del 18.10.2005, il ricorso in appello è stato ritenuto per la decisione. Diritto Il Comune di Ronco all'Adige appella la sentenza della terza Sezione del Tar del Veneto 4326/04, di accoglimento del ricorso della Scaligera Guarnizioni srl, proposto avverso la inerzia mantenuta dall'ente appellante sulla diffida a provvedere alla rimozione dei rifiuti giacenti nel capannone di proprietà della predetta società sito in via Fontanelle, ai sensi dell'articolo 14 del DLgs 22/1997. Come esposto nella narrativa che precede, i predetti rifiuti, consistenti in carta da macero per mcomma , erano stati abbandonati nel predetto fabbricato dalla ditta Decreto 22 , srl società conduttrice dell'immobile, dopo la risoluzione del contratto di locazione. La Scaligera Guarnizioni, ritenendo che la sua richiesta non fossa stata soddisfatta dalla ordinanza 764/04, con la quale il Comune aveva intimato alla ditta Decreto 22 di procedere allo sgombero del locale intimazione che reiterava altro ordine del Comune rimasto senza esito , aveva adito il Tar ai sensi dell'articolo 21, bis della legge 1034/71. Secondo la società ricorrente, il Comune di Ronco all'Adige, in applicazione del citato articolo 14 del DLgs 22/1997,avrebbe dovuto provvedere direttamente alla rimozione dei rifiuti, salvo rivalersi per le spese nei confronti della ditta inadempiente, e non limitarsi semplicemente ad ordinare nuovamente lo sgombero del capannone. Il Tar, con la sentenza appellata, ha aderito alla tesi della società ricorrente assegnando al Comune un termine per adempiere. Le conclusioni alle quali sono pervenuti i primi giudici non sono condivise dalla Sezione. Nella fattispecie, non sussiste il presupposto richiesto dall'articolo 21 bis della legge 1034/71, per imporre all'amministrazione di provvedere sull'istanza della società Scaligera Guarnizioni. Il Comune non è tenuto infatti, ad adottare un provvedimento sull'istanza della società interessata. Ed invero, in base all'articolo 14 del DLgs 22/1997, il Sindaco è tenuto ad ordinare ai soggetti obbligati di rimuovere i rifiuti e di procedere in danno degli stessi soggetti in caso di inadempienza all'ordine, allorché si tratta, come testualmente emerge dall'esame del primo e del terzo comma della norma in esame, di abbandono o di deposito di rifiuti sul suolo e nel suolo . Il primo comma dell'articolo 14, infatti, dispone che l'abbandono e il deposito di rifiuti sul suolo e nel suolo sono vietati . Il terzo comma, attribuisce al sindaco il potere di adottare i provvedimenti necessari alla rimozione dei rifiuti in caso di violazione del divieto di cui al primo comma. La disposizione individua i soggetti tenuti alla rimozione dei rifiuti, indicati nell'autore dell'abbandono e, in solido, nel proprietario o nel titolare di altri diritti reali o personali sull'area al quale la violazione sia ascrivibile a titolo di dolo o di colpa, e stabilisce che il sindaco dispone con ordinanza le disposizioni a tal fine necessarie ed il termine entro cui provvedere, decorso il quale procede all'esecuzione in danno dei soggetti obbligati ed al recupero delle somme anticipate . Nella specie non si tratta, all'evidenza, di abbandono di rifiuti sul suolo o nel suolo , tale da configurare una discarica a cielo aperto o interrata, che rappresenta il presupposto per l'intervento del Sindaco, ma di abbandono di rifiuti in un fabbricato chiuso per l'accesso si doveva rompere una finestra ed aprire dall'interno avendo la locataria cambiato le serrature da parte del conduttore al momento del rilascio dell'immobile per finita locazione. La Scaligera Guarnizioni, anziché rivolgersi all'autorità giudiziaria ordinaria per obbligare il conduttore allo sgombero del locale, avvalendosi delle norme sulla locazione che impongono al conduttore di restituire la cosa locata nello stato medesimo in cui l'ha ricevuta e per l'accertamento di eventuali danni articolo 1590 Cc si è rivolto al Comune. Il Comune, andando oltre i limiti delle proprie attribuzioni in materia di rifiuti, ha già emanato due ordinanze di sgombero che non aveva l'obbligo di adottare. Certamente, quindi, non ha l'obbligo di procedere direttamente allo sgombero dell'immobile. Il ricorso di primo grado, pertanto, doveva essere dichiarato inammissibile non configurandosi nella specie la violazione dell'obbligo dell'amministrazione di adottare un provvedimento espresso sull'istanza del privato. L'appello del Comune di Ronco all'Adige, in conclusione, va accolto e, per l'effetto, in riforma della sentenza di primo grado, va respinto il ricorso originario proposto dalla società Scaligera Guarnizioni. Le spese dei due gradi del giudizio, peraltro, sussistendo giusti motivi, possono integralmente compensarsi fra le parti. PQM Il CdS in sede giurisdizionale, Quinta Sezione, accoglie l'appello in epigrafe e, per l'effetto, in riforma della sentenza appellata, respinge il ricorso di primo grado. Compensa le spese dei due gradi del giudizio. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa. 3 N . RIcomma /05 cdp