La decadenza accademica non si misura col calendario gregoriano

Per determinare il termine di annualità oltre il quale si perde la qualità di studente occorre tener conto della decorrenza stabilita per la vita universitaria

La tenacia nel voler rimanere molto a lungo nella qualità di studente di Giurisprudenza è stata senza dubbio premiata nel caso di una donna che si era vista dichiarare decaduta da tale status dall'Università degli Studi di Napoli Federico II in virtù delle disposizioni amministrative e regolamentari adottate in materia dall'Ateneo. Queste infatti stabiliscono che coloro i quali, benchè iscritti, non sostengano esami per otto anni consecutivi, debbono rinnovare l'iscrizione ai corsi e ripetere le prove già superate . Tuttavia alla studentessa in questione i conti non tornavano e si è quindi rivolta al Tribunale amministrativo per la Campania, la cui sesta sezione con la sentenza qui leggibile come documento correlato ha convalidato le sue ragioni, annullando l'atto controverso. Nell'impugnazione la ricorrente articolava una lunga serie di doglianze, in otto articolati motivi, per chiedere l'annullamento del decreto universitario di decadenza dalla sua qualità di studente L'università sosteneva che la ricorrente avesse superato un esame Storia del diritto italiano l'11 dicembre del '95, collocandolo nella sessione autunnale dell'anno accademico 1994/95 e dalla predetta data non ha più sostenuto esami per otto anni accademici consecutivi . Lo stesso conteggio veniva ribadito nella parte finale dell'atto di decadenza con la precisazione che non vi sono riscontri ad esami sostenuti dalla ricorrente dall'anno accademico 1995/96 all'anno accademico 2002/2003 . Proprio su tale conteggio - contestato nel ricorso - il Collegio ha riscontrato le ragioni della ricorrente non si doveva infatti fare riferimento al calendario gregoriano, ma alla decorrenza stabilita per la vita accademica in cui l'annualità è conteggiata dall'11 novembre al 31 ottobre dell'anno successivo. Ne deriva che l'ultimo esame sostenuto doveva essere conteggiato nell'anno accademico 1995/96 e dunque il primo anno per la decorrenza dei termini di decadenza doveva essere il 1996/97. Irrilevante il fatto, citato nell'atto di decadenza, che quell'esame andasse raccordato alla sessione autunnale. Tale collocazione, se valida nell'ambito del calendario universitario rispetto agli appelli di esame - scrivono infatti i giudici - perde di rilievo ove si tratta di applicare una norma ad hoc, stabilita per il conteggio decadenziale, che non distingue fra sessioni, ma richiama solo la continuità delle annualità accademiche al cui interno la data dell'11 dicembre è inequivocabilmente ricomprendente anche parte dell'anno successivo, sicché, ripetesi, è erroneo il riferimento a quello in corso, terminante il 31 dicembre . Ricorso, dunque, fondato e atto di decadenza annullato. m.c.m. ?? ?? ?? ?? -------------------------------------------------- TAR Campania sez. VI A. Pagano est. - 1

Tar Campania - Sezione sesta - Sentenza 19 -22 giugno 2006, n. 7114 Presidente Perrelli - relatore Pagano Ricorrente Spano - controricorrente Università degli Studi di Napoli Ritenuto in fatto 1.- Con il presente ricorso la sig.ra Spano Addolorata si duole che l'Università degli Studi di Napoli l'ha dichiarata decaduta dalla qualità di studente del corso di laurea in Giurisprudenza ai sensi dell'articolo 149 del Tu approvato con Rd 1592/33 decreto rettorile 426/06 . Ha, pertanto, articolato i seguenti motivi I.- Violazione di giudicato. Violazione e falsa applicazione di legge articolo 21 septies legge 241/90 - nullità del provvedimento. II.- Violazione di giudicato. Contraddittorietà dell'azione amministrativa. Sviamento. III.- Eccesso di potere per difetto di motivazione - ingiustizia manifesta. IV.- Violazione e falsa applicazione di legge articolo 149, comma 2 del Tu Istr. di cui al Rd 1592/33, in rel. all'articolo 19 del medesimo Tu ed all'articolo 1 del D.Lgs 238/45 . Violazione delle disposizioni amministrative contenute nella Guida dello studente, parte generale, pubblicate dall'Università Federico II . Eccesso di potere per erroneità dei presupposti, carenza di motivazione ed istruttoria. V.- Violazione e falsa applicazione di legge articolo 149 Tu Rd 1592/33 . Eccesso di potere per erroneità dei presupposti. Carenza di motivazione e di istruttoria. VI.- Violazione e falsa applicazione di legge articoli 149 e 151 Tu 1592/93 . Violazione del giusto procedimento. VII.- Violazione e falsa applicazione degli articoli 3 e 34 Costituzione. Eccesso di potere per illogicità e manifesta ingiustizia. Illegittimità derivata. Illegittimità costituzionale dell'articolo 149 Tu 1592/33, per contrasto con gli articoli 3 e 34 Costituzione 2.- Si è costituita l'amministrazione per il tramite dell'avv.ra erariale. 3. All'udienza indicata, in sede di delibazione della domanda cautelare, la causa sentite sul punto le parti costituite è stata trattenuta per la decisione nel merito, stante la completezza del contraddittorio e dell'istruttoria, ai sensi dell'articolo 21 legge 1034/71. Cfr., in arg., CdS, Sezione quarta, 7940/04 . Considerato in diritto 4.- Il ricorso è fondato. 4.1- L'oggetto principale del contendere è costituito dal provvedimento 426/06 con il quale l'Università degli Studi di Napoli Federico II ha decretato che la attuale ricorrente è decaduta dagli studi intrapresi presso il corso di laurea di Giurisprudenza ai sensi dell'articolo 149 del Tu 1592/33 secondo cui coloro i quali, benchè iscritti, non sostengono esami per otto anni consecutivi, debbono rinnovare l'iscrizione ai corsi e ripetere le prove già superate. Nel caso di specie, l'Università ha rilevato che la Spano ha superato in data 11.12.1995 l'esame di storia del diritto italiano, sessione autunnale dell'anno accademico 1994/1995 e dalla predetta data non ha più sostenuto esami per otto anni accademici consecutivi. Tale computo è confermato anche nella parte finale dell'atto in cui si precisa che non si sono riscontrati esami sostenuti dalla ricorrente dall'anno accademico 1995/1996 all'anno accademico 2002/2003. 4.2.- Questo dato temporale è però efficacemente contrastato dal ricorso IV motivo ove si afferma, in sintesi, che non doveva farsi riferimento al calendario gregoriano, ma alla decorrenza stabilita per la vita accademica in cui l'annualità è conteggiata dall'11 novembre al 31 ottobre dell'anno successivo. Ne consegue che la data in cui la Spano ha sostenuto l'ultimo esame cioè l'11.12.1995 doveva essere riportato all'anno accademico 1995/1996 e pertanto, il primo anno da conteggiare, ai fini del computo della decadenza, era il 1996/1997. 4.3.- Né vale rilevare, come afferma il provvedimento, che l'esame dell'11.12.1995 andava raccordato alla sessione autunnale dell'anno accademico 1994/1995. Tale collocazione, se valida nell'ambito del calendario universitario rispetto agli appelli di esame, perde di rilievo ove si tratta di applicare una norma ad hoc, stabilita per il conteggio decadenziale, che non distingue fra sessioni, ma richiama solo la continuità delle annualità accademiche al cui interno la data dell'11 dicembre è inequivocabilmente ricomprendente anche parte dell'anno successivo, sicché, ripetesi, è erroneo il riferimento a quello in corso, terminante il 31 dicembre. 4.3.1.- Corrobora il giudizio del Tribunale il richiamo, emergente dalla produzione della Università, che la ripartizione in sessioni è stata stabilita dal Senato accademico di quell'Ateneo in data 15.11.1985 . Sussiste quindi una regolamentazione degli appelli posta da una norma di forza inferiore rispetto a quella qui da applicare e, come tale, cedente, ma non solo per rango normativo come emerge, infatti, dalla circolare ministeriale della Pubblica Istruzione del 22 aprile 1960 nr. 229 alleg. 11, fasc. Avvocatura distr.le , è facile commettere errori nel calcolo degli otto anni di inattività scolastica calcolo [che] si presenta ancora più complicato nei casi di decorrenza degli otto anni da un esame sostenuto in un appello conteggiato in un anno accademico precedente. Posto, allora, che la norma ex articolo 149 T.U. 1592/1933 qui da applicare è regola dalle gravissime conseguenze, come si esprime testualmente la predetta circolare, appare corretto al Tribunale, in una lettura ispirata dall'articolo 34 della Costituzione, interpretarla nel modo più lineare possibile, depurata, di conseguenza, dalla ripartizione in sessioni di esame. Il ricorso è dunque fondato e l'atto impugnato da annullare. 5.- Le spese di causa possono interamente compensarsi stante la particolarità della questione. PQM Il Tar Napoli sezione sesta pronunciando sul ricorso summenzionato, così provvede Accoglie il ricorso come da motivazione e per l'effetto annulla l'atto impugnato decreto del rettore della Università Federico II di Napoli, nr. 426 del 3 febbraio 2006 . Compensa interamente le spese di causa. Ordina all'amministrazione di uniformarsi. ?? ?? ?? ?? -------------------------------------------------- TAR Campania sez. VI A. Pagano est. - 2