Le avance (lecite) dell'ex marito

Nessun reato di violenza sessuale se il consorte abbraccia l'ex moglie chiedendole esplicitamente un rapporto intimo

Il marito separato che preso da un impeto di passione, nel ricordare i vecchi tempi, abbraccia la ex moglie chiedendole un rapporto intimo, non commette alcuna violenza sessuale. I meri ardori, i puri slanci passionali dell'ex consorte non sono punibili penalmente. In pratica, non fanno scattare il reato di violenza sessuale previsto dall'articolo 609bis del Codice penale, nemmeno nella ipotesi più lieve. Per l'imputabilità di tale fattispecie criminosa al marito separato ci sarebbero dovuti essere i toccamenti o palpeggiamenti nelle parti intime della ex compagna. È quanto emerge dalla sentenza 16287/06 della terza sezione penale della Cassazione, depositata il 12 maggio e qui integralmente leggibile tra i documenti correlati. In particolare, gli ermellini hanno dichiarato inammissibile il ricorso del procuratore della Corte d'appello di Firenze che, invece, riteneva che un simile comportamento da parte di un ex marito fiorentino configurasse il reato di violenza sessuale. Per la Cassazione, infatti, non c'è alcuna violenza nell'aver rivendicato con parole non equivoche un rapporto sessuale che la moglie efficacemente gli proibì . In pratica, manca il compimento di quegli atti sessuali che integrano il reato in questione.

Cassazione - Sezione terza penale up - sentenza 13 gennaio-12 maggio 2006, n. 16287 Presidente Vitalone - relatore Onorato Pm Di Popolo - ricorrente Pg Firenze In fatto e in diritto Con sentenza del 2 dicembre 2003 il Gip del Tribunale di Firenze, procedendo col rito abbreviato, dichiara Mario Tarantino colpevole del reato di lesioni personali, di cui agli articoli 582, 587 e 577, ultimo comma, Cp, in danno della moglie separata Maria Napoletano capo B e delle reato di violenza sessuale, ipotesi lieve di cui all'articolo 609bis, commi primo e ultimo, Cp capo C condannandolo, col beneficio della sospensione condizionale, alla pena di due mesi e venti giorni di reclusione per il primo e a quello di dieci mesi di reclusione per il secondo, con le pene accessorie di legge. 2. su appello dell'imputato, la Corte distrettuale di Firenze, con sentenza del 14 gennaio 2005, assolveva il Tarantino dal reato sub c . Osserva che nell'episodio in questione avvenuto il 30 aprile 2001 mentre la donna si trovava in cucina a preparare il pranzo alla figlia che doveva rientrare dalla scuola secondo gli accordi di separazione coniugale , il marito si era avvicinato di slancio alla moglie, l'aveva abbracciata toccandole il sedere e pronunciando alcune parole di affetto, desiderio, frustrazione, forse con l'intento di ripristinare l'intimità perduta. Rivendicò con parole non equivoche un rapporto che la moglie efficacemente gli proibì. L'approccio divenne così lite le parole, insulti. In sostanza, secondo la Corte, il Tarantino non usò violenza a carattere sessuale , non palpeggiò la moglie , non le toccò le parti intime . 3. Avverso la sentenza d'appello, limitatamente alla decisone assolutoria, ha proposto ricorso il Procuratore generale. Deduce contraddittorietà e manifesta illogicità di motivazione, errata interpretazione della norma incriminatrice e travisamento del fatto. Sostiene che i toccamenti e palpeggiamenti nelle parti intime indicati dalla vittima erano oggettivamente suscettibili di eccitare la concupiscenza sessuale e anche soggettivamente connotati da sessualità, essendo accompagnati da frasi offensive che alludevano al rapporto carnale. 4. Ad avviso del Collegio, il ricorso è inammissibile perché richiede in sostanza una rivalutazione delle risultanze processuali che è preclusa al giudice di legittimità. Con motivazione scevra da vizio logici o giuridici, la Corte fiorentina ha accertato che quella mattina del 30 aprile 2001 il Tarantino abbracciò la moglie separata con un semplice gesto affettivo, anche se contemporaneamente richiedendo un rapporto sessuale, che però la moglie decisamente rifiuto. A questo punto scoppiò la lite, durante la quale il marito percosse la moglie, procurandole lesioni personali. Ma, al di là della violenza fisica, l'imputati so astenne dal dare sfogo al suo desiderio sessuale, non compiendo atti sessuali di alcun tipo palpeggiamenti o toccamenti come dichiarò la stessa donna. È questa una valutazione legittima delle risultanze probatorie che questo giudice non può sostituire con la doverosa valutazione fattane dal pubblico ministro ricorrete, anche se per ipotesi altrettanto plausibile. PQM La Corte di cassazione dichiara inammissibile, il ricorso del procuratore generale.