Separazione, se si... litiga sulla litispendenza internazionale

Il provvedimento del giudice che ne dichiara l'insussistenza va impugnato in Corte d'appello. Non c'è spazio per regolamenti di competenza o di giurisdizione. Parola di Sezioni unite

Se il giudice della separazione con sentenza non definitiva accerta che non sussiste litispendenza internazionale il relativo provvedimento non va impugnato con regolamento di competenza né con regolamento di giurisdizione ma con i normali mezzi di impugnazione in Corte d'appello. È questo il principio di diritto affermato dalla Sezioni unite civili della Cassazione nell'ordinanza 11001/06, depositata il 12 maggio scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti correlati.

Cassazione - Sezioni unite civili - ordinanza 20 aprile-12 maggio 2006, n. 11001 Presidente Ianniruberto - Relatore Luccioli Pg Uccella - difforme - Ricorrente Matera Rileva in fatto Con ricorso depositato il 27 gennaio 2004 Patrizia Vendetti chiedeva al Tribunale di Roma di pronunciare la separazione personale dal coniuge Marcello Matera, con addebito al medesimo. Il Matera, costituitosi, eccepiva la litispendenza internazionale ai sensi dell'articolo 11 del Regolamento CE n. 1347 del 2000, deducendo che in data 23 settembre 2003 aveva depositato analogo ricorso per separazione personale dal coniuge presso il Tribunale della Famiglia di Wolfsburg, luogo di residenza della famiglia, notificandolo alla moglie prima del deposito del ricorso per separazione proposto dalla medesima in Italia, e quindi chiedendo la sospensione del giudizio. Emessi dal presidente del Tribunale i provvedimenti temporanei ed urgenti nell' interesse del coniuge e della prole, cm ordinanza del 14 dicembre 2004 il giudice istruttore rigettava l'istanza di sospensione, ritenendo che la domanda proposta in Germania dal Matera non concernesse una causa matrimoniale, né avesse ad oggetto la potestà sui figli minori, ma fosse diretta unicamente alla tutela provvisoria degli stessi. Nel prosieguo del giudizio il Matera deduceva che in data 16 dicembre 2004 era stata depositata la sentenza del giudice tedesco che aveva affermato la propria competenza giurisdizionale e pronunciato la separazione dei coniugi, con affidamento dei figli al padre, e quindi chiedeva che il Tribunale adito declinasse la propria competenza, ai sensi dell'articolo 11, comma 3, del citato Regolamento. Con sentenza non definitiva del 22 aprile - 18 maggio 2005 il Tribunale rigettava P eccezione di difetto di giurisdizione e dichiarava la propria competenza a conoscere della domanda di separazione proposta dalla Vendetti. Osservava in motivazione il Tribunale che l'atto di impulso del Matera nel giudizio tedesco, prescindendo dalle integrazioni effettuate successivamente alla proposizione dell' azione da parte della moglie in Italia, era diretto unicamente alla tutela provvisoria dei figli rimasti con lui in Germania ed alla presa d'atto della separazione di fatto instaurata tra i coniugi e poiché nessuna domanda incidente sul rapporto coniugale era stata,, presentata dal predetto,in quella sede, doveva escludersi l'esistenza di una litispendenza internazionale, e quindi negarsi valore vincolante alla pronuncia di separazione conclusiva di quel procedimento, peraltro soggetta ad impugnazione conseguentemente andava ravvisata la giurisdizione del giudice italiano ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera b del Regolamento, trattandosi di coniugi cittadini italiani. Avverso tale sentenza il Matera ha proposto ricorso per regolamento di competenza, chiedendo che sia dichiarata l'incompetenza internazionale del giudice italiano. La Vendetti ha depositato memoria difensiva chiedendo che sia dichiarata la competenza del Tribunale di Roma. li pubblico ministero nelle sue conclusioni scritte ha chiesto il rigetto del ricorso. Entrambe le parti hanno infine depositato memorie ai sensi dell' ultimo comma dell'articolo 375 Cpc ed hanno depositato documenti. Considera in diritto Con l'unico motivo il Matera deduce che il ricorso da lui proposto dinanzi al giudice tedesco era diretto ad ottenere la separazione personale dal coniuge che la definizione di causa di separazione era stata condivisa da detto giudice, come risulta dal tenore della relativa sentenza che il Tribunale di Wolfsburg era peraltro tenuto ad applicare la legge italiana, trattandosi d' controversia tra cittadini italiani, onde nessun rilievo può attribuirsi alla circostanza che il diritto tedesco ignori l'istituto della separazione personale tra coniugi. Chiede pertanto che sia dichiarata l'incompetenza internazionale del giudice italiano. Il ricorso è inammissibile. Come risulta dalla esposizione in fatto che precede, il Tribunale di Roma, nel prendere atto che nelle more del giudizio promosso dinanzi a sé era intervenuta la sentenza del Tribunale della Famiglia di Wolfsburg che aveva accertato la separazione personale dei coniugi e dettato i provvedimenti in favore della prole, e -richiamata la precedente ordinanza del giudice istruttore inizialmente in data 14 dicembre 2004 di rigetto dell' istanza avanzata dalla parte convenuta di sospensione del procedimento in attesa della definizione di quello instaurato dinanzi al giudice tedesco, al sensi dell'articolo 11, comma 1, del Regolamento CE n. 1347 del 2000, applicabile nella specie ratione temporis, ha proceduto a verificare la sussistenza dei presupposti richiesti per l'applicabilità del comma 3 dello stesso articolo 11, il quale, come è noto, disciplinando unitariamente le ipotesi di litispendenza e di connessione, stabilisce - in relazione appunto a dette ipotesi - che quando la competenza del giudice previamente adito è stata accertata, quello successivamente adito dichiara la propria incompetenza a favore del primo. La sentenza impugnata ha risolto negativamente il quesito sulla possibile identità e connessione di cause, ritenendo che la domanda inizialmente proposta dal Matera in Germania non fosse affatto sovrapponibile a quella successivamente avanzata dalla Vendetti in Italia, ed ha conseguentemente negato che la sentenza emessa dai giudici tedeschi spiegasse effetti di vincolo ai fini della declaratoria di competenza da parte del giudice italiano, con l'ulteriore conseguenza che, in applicazione del principio di cui all'articolo articolo 2, comma 1, lettera b dello stesso Regolamento - il quale attribuisce la competenza a decidere sulle questioni inerenti alla separazione personale dei coniugi ai giudici dello Stato membro di cui i due coniugi sono cittadini -andava ravvisata la competenza del giudice italiano. Avverso tale decisione, che ha proceduto all' accertamento negativo della litispendenza internazionale funzionalmente all'accertamento dell'obbligo imposto dal Regolamento di attenersi alla pronuncia del giudice straniero preventivamente adito, dichiarando la propria incompetenza, e che si sostanzia in una pronuncia sulla giurisdizione del giudice italiano, andava proposto non già il regolamento di competenza, né ovviamente il regolamento preventivo di giurisdizione, ma F impugnazione dinanzi al giudice processualmente sovraordinato, secondo l'ordinario svolgimento del processo. Non utilmente peraltro il ricorrente invoca, a fondamento dell'assunto d' ammissibilità del proposto ricorso per regolamento di competenza, l'orientamento di questa Sc, anche a Su, maturato con riferimento all'analoga disciplina dettata dall'articolo 21 della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, ratificata con legge 804/71, come modificata dall'articolo 8 della Convenzione di San Sebastian del 26 maggio 1989, ratificata con legge 339/91, nonché dall'articolo 21 della Convenzione di Lugano del 16 settembre 1988, ratificata con legge 198/92, secondo il quale nell'ambito dell'accertamento della litispendenza da svolgere dal giudice successivamente adito, ai fini della eventuale sospensione del giudizio dinanzi a sé, non vi è spazio per una questione di giurisdizione, ponendosi in tale fase soltanto una questione di litispendenza internazionale, ossia una questione di merito, ai fini della prescritta sospensione, con conseguente esperibilità del ricorso per regolamento di competenza, ai sensi del novellato articolo 42 Cpc, avverso il provvedimento che, accertata la litispendenza, abbia d'sposto la sospensione del processo v. sul punto Cassazione 8748/04 Su, 7299/02 274/99 37/2001 1514/98 . L'inapplicabilità dei principi richiamati in detto orientamento, che configura la litispendenza, in rapporto al giudice adito per secondo, come una questione di sospensione per pregiudizialità necessaria, emerge chiaramente dal rilievo che nella specie il Tribunale di Roma, ritenuta superata, a seguito della intervenuta sentenza del giudice tedesco, la fase della verifica della litispendenza ai fini della sospensione del processo, ha affrontato e risolto la questione di giurisdizione, ravvisando quella del giudice italiano - come già rilevato - per mancanza del requisito della identità o connessione tra le due cause. Alla pronuncia di inammissibilità del ricorso segue per legge la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nella misura liquidata in dispositivo. PQM La Corte di cassazione, a Su, dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidate in complessivi euro 4.100,00, di cui euro 4.000,00 per onorario, oltre le spese generali e gli accessori come per legge.