Selezione della classe dirigente, strumenti efficaci di lotta e maggiore coinvolgimento: così si riforma l'avvocatura. L'analisi a congresso ""spento""

di Roberto Zazza

di Roberto Zazza * Spenti i fuochi dalla vis congressuale è il tempo delle riflessioni pacate. Se in democrazia i voti si contano e non si pesano è però giusto e doveroso valutarne gli esiti purchè non si voglia dimostrare, con il gioco dei calcoli, che comunque è stato un successo. C'è invece un dato da cui partire le mozioni Frattini e Condello sono state respinte con circa 500 voti e cioè ben oltre il quorum per le modifiche statutarie pari a 461 voti. Poiché dunque è questo il terzo tentativo congressuale fallito di mettere in discussione l'autonomia della rappresentanza politica dell'Avvocatura su questo non è più lecito discutere tuttavia le mozioni Frattini e Condello hanno ottenuto entrambe circa 230 voti, in virtù di un accordo di reciproco appoggio cosicchè entrambi i proponenti hanno vantato un successo poiché esprimono circa il 25% della platea congressuale. La tesi avrebbe una sua validità se i progetti fossero omologhi e politicamente spendibili in modo unitario. In realtà la mozione Frattini mira all'accorpamento tout court nel Consiglio Nazionale Forense delle rappresentanze politica ed istituzionale. La mozione Condello invece, sul presupposto di una rappresentanza autonoma, tende alla riforma radicale dell'istituzione politica. Al di là dunque della tattica congressuale le due tesi non sono conciliabili e la loro forza politica non è unitariamente spendibile mentre ripetiamo la conferma del modello è avvenuta superando il quorum, e questo ne costituisce l'evidente convalidazione. Una ulteriore conferma si ricava dalla approvazione con amplissima maggioranza in sede ordinaria della mozione relativa al contributo da erogarsi da parte degli Ordini dell'Organismo Unitario. Cadrebbe però in errore chi ritenesse lo strumento operativo attuale quale creato perfetto ed inimitabile. Questo contrasta non solo con l'esperienza decennale sul campo di chi scrive, ma anche con i fermenti percepiti in assemblea e che si sono espressi in una serie di mozioni, la maggior parte delle quali non sottoposte al voto per mancanza di quorum che per le modifiche statutarie è costitutivo e deliberativo. Questo deve far riflettere sulla responsabilità politica che si sono assunti coloro che, andati allo scontro frontale, hanno provocato quel disagio che ha impedito all'assemblea poi una serena valutazione sulle necessità ed efficacia delle modifiche proposte nelle varie mozioni. Certamente l'Organismo Unitario ha ben chiaro un progetto riformatore proiettato al futuro e frutto dell'attenta valutazione delle istanze nel tempo pervenute da ordini ed associazioni. Spesso le soluzioni radicali nascondono più o meno inconsciamente modelli conservatori inadatti alle nuove esigenze dell'Avvocatura. Mi sembra che siano tre i punti su cui è necessaria una riflessione corale dell'Avvocatura in prospettiva riformatrice selezione della classe dirigente, identificazione di strumenti efficaci di lotta e l'identificazione di una linea politica più coinvolgente. Il primo dei problemi, la selezione della classe politica è un problema esterno all'Organismo Unitario, che questo in nulla può influire nel momento cruciale dell'elezione dei delegati al Congresso prima dall'Assemblea dopo. La maggiore o minore qualità pertanto dei membri dell'Assemblea OUA è responsabilità primaria degli Ordini e delle Associazioni. Quanto all'efficacia dell'agire l'Organismo Unitario sconta una serie di ostacoli alla diffusione dei risultati ottenuti e la limitatezza dei mezzi finanziari vi è però una debolezza oggettiva che non c'è riforma che possa superare una volta infatti imbrigliata l'arma dell'astensione, non si vede quale mezzo di pressione alternativo possa essere attivato dall'Organismo Unitario e dal ceto forense in generale. Questo ci sembra un punto nodale essendo del tutto evidente che la guerra non si fa con i fucili a tappo. Quello che ci auguriamo più vivamente è che l'Assise Romana di giugno 2006 possa sviluppare un ampio ed articolato dibattito sulla linea politica dell'Organismo Unitario. Basti qui accennare che se da un lato gli ordini tendono a trasformarsi in gestori di servizi pubblici per altro a spese degli avvocati , dall'altro le oggettive modificazioni prodotte dall'abnorme numero di avvocati, dalla incalzante arretramento della giurisdizione e dall'emergere di nuovi soggetti intermedi nella canalizzazione della domanda di giustizia e più generalmente la visione economicistica del servizio giustizia impongono all'OUA di valutare l'opportunità di una linea politica più attenta alle esigenze dell'Avvocatura senza timore di perdere la facile copertura del ruolo pubblicistico e rivendicando invece la costituzionale libertà associativa e la legittimità della rappresentanza degli interessi di una società democratica. * Avvocato