No ai contributi su auto di servizio (anche a titolo personale), buonuscite e regalie

E la notifica del verbale di accertamento costituisce in mora il debitore e interrompe la prescrizione

Premesso che ogni attività umana può costituire oggetto sia di un rapporto autonomo, sia di un rapporto di subordinazione, l'orario predeterminato di lavoro, la continuità temporale della prestazione ed il coordinamento dell'attività lavorativa all'assetto organizzativo dato dal datore, sono indici dai quali può desumersi la soggezione al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore, e cioè la natura subordinata del rapporto di lavoro. Il nomen iuris dato dalle parti al rapporto di lavoro ha invece solo rilevanza probatoria residuale. La notifica del verbale di accertamento è atto idoneo a costituire in mora il debitore e ad interrompere conseguentemente il decorso della prescrizione ex articolo 2943 comma 4 Cc. Non è assoggettato a contribuzione l'uso dell'autovettura per motivi di servizio, atteso che, in tal caso, la concessione dell'auto non configura una controprestazione di natura retributiva, bensì uno strumento dell'attività lavorativa né è assoggettato a contribuzione l'utilizzo dell'autovettura a titolo personale, laddove sia stato concesso a titolo oneroso e secondo parametri di mercato. Non sono assoggettate a contribuzione l'integrazione del Tfr, le liberalità una tantum, le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro al fine di incentivare l'esodo dei lavoratori, le regalie erogate ai dipendenti che non rappresentano per le società un obbligo, né per i lavoratori un diritto, ma rientrano in usanze tradizionali. 1

Tribunale di Ivrea - Sezione lavoro - sentenza 3-8 novembre 2005, n. 83 Giudice Morlini Ricorrente Federal Modul Spa - controricorrente Inps ed altri Svolgimento del processo Con ricorso depositato il 29 dicembre 2001 e poi ritualmente notificato unitamente al decreto di fissazione udienza, la Federal Mogul spa di seguito, per brevità, FM conveniva in giudizio Inps ed Uniriscossioni, proponendo opposizione avverso la cartella esattoriale n. 110 2001 03696271 75 emessa da Uniriscossioni nei confronti di FM, a seguito di un'ispezione Inps conclusasi con un verbale del 14 marzo 1991. Esponeva il ricorrente, in via principale sotto un profilo formale, che le pretese di pagamento dell'Inps dovevano ritenersi estinte, a seguito della decadenza e della prescrizione che, ex articolo 3 commi 9 e 10 legge 335/95, avevano colpito i pretesi crediti azionati che, in ogni caso, l'iscrizione a ruolo era illegittima perché i crediti erano comunque stati iscritti dopo il decorso dei termini di cui agli articoli 24 e 25 D.Lgs 46/1999 ed il ruolo notificato oltre i quattro mesi dalla consegna al concessionario di cui agli articoli 12 D.Lgs 46/1999 e 25 e 26 Dpr 602/73 che, comunque, la cartella di pagamento doveva ritenersi illegittima anche per carenza di motivazione e specificazione delle pretese, anche ai sensi della legge 241/90. In via subordinata e sotto un profilo sostanziale, la FM eccepiva poi che tutte le molteplici contestazioni mosse dagli ispettori Inps ed alla base della cartella di pagamento impugnata contestazioni relative a pretese irregolarità contributive nel periodo 1977-1990, per la stipula di contratti di formazione lavoro, per somme corrisposte all'atto della cessazione del rapporto di lavoro, per fringe benefits quali uso di autovetture da parte dei dipendenti e polizze assicurative, per prestazione di lavoro supplementare, per prestazione di lavoro autonomo , erano da ritenersi infondate e che, comunque, in estremo subordine, le sanzioni pecuniarie andavano escluse o quantomeno ricalcolate. Con comparsa depositata il 8/6/2001 si costituiva in giudizio l'Inps, resistendo alla domanda ex adverso, sul presupposto della correttezza, sia formale sia sostanziale, della contestazioni mosse con la cartella impugnata. Sin dalla comparsa di risposta, peraltro, l'Istituto dava atto di avere erroneamente iscritto a ruolo l'intero credito contributivo contestato in origine dal verbale ispettivo, senza tenere conto del fatto che una parte delle doglianze della FM era già stata accolta dall'Inps stessa in sede di ricorso amministrativo. Pertanto, su invito dello stesso Giudice reso all'udienza del 6/12/2002, l'Istituto provvedeva, con memoria datata il 24 marzo 2003 e depositata l'1 aprile 2003, a ricalcolare le somme pretese nella minor cifra di euro 343.831,17 di cui euro 117.438,68 per omissioni contributive oltre ad euro 226.392,49 per sanzioni , rispetto alla maggior cifra inizialmente richiesta ed iscritta ruolo per euro 1.140.558,00. Con comparsa depositata il 15 giugno 2001 si costituiva in giudizio anche la Uniriscossioni, esponendo di essere un mero concessionario del servizio di riscossione dei tributi, come tale sostanzialmente estraneo alla lite relativa all'accertamento della fondatezza dei rilievo mossi in sede di ispezione dell'Inps. Per tali motivi, si rimetteva alla decisione del Giudice instando solo per la compensazione delle spese di lite nei suoi confronti. Esperito senza esito il tentativo di conciliazione, il precedente Giudice Istruttore sospendeva in corso di causa l'esecutività della cartella impugnata e provvedeva ad istruire la controversia con l'assunzione dei numerosi testi indotti dalle parti, e cioè Antonio Parisi, Ettore Rocca, Giovanni Pisano, Diego Bettassa, Marco Aimone, Mario Fontana, Claudio Bromato e Guido Goglio. Nominato nuovo Istruttore del fascicolo nell'ottobre 2004, questo Giudice, dopo avere invitato le parti a ricapitolare le proprie difese conclusive, all'udienza del 3/11/2005 e dopo discussione della causa ad opera dei procuratori delle parti, decideva la controversia dando lettura del dispositivo che segue. Motivi della decisione a Non è fondata la prima eccezione di rito di parte ricorrente, relativa all'estinzione del preteso credito Inps per decadenza o prescrizione ex articolo 3 commi 9 e 10 legge 335/95 . Invero, deve innanzitutto osservarsi che la norma invocata si riferisce alla sola prescrizione del credito, non anche alla decadenza, e che pertanto nessun profilo di decadenza può essere, nemmeno in astratto, invocato. Con riferimento alla prescrizione, si osserva invece che la stessa è disciplinata, relativamente ai crediti previdenziali ed assistenziali, innanzitutto dall'articolo 41 legge 153/69, che prevede un termine decennale. Tuttavia, l'articolo 2 comma 19 del Dl 463/83 ultimo di una serie di decreti legge in precedenza non convertiti conv. in legge 638/83, ha previsto che i termini di prescrizione relativi ai contributi dovuti o la cui riscossione è affidata all'Inps, vengano sospesi per un triennio dalla data di entrata in vigore del decreto, id est 12 settembre 1983. Tenuto conto che il periodo di sospensione dei termini di prescrizione dei contributi si estende dal 11 gennaio 1983 data di entrata in vigore del primo decreto non convertito, il n. 3/1983, i cui effetti sono fatti salvi dalla legge di conversione dell'ultimo decreto, cioè la legge 638/83 al 12 settembre 1986, la sospensione della conversione è divenuta di tre anni, otto mesi ed un giorno. La prescrizione è poi stata modificata dall'articolo 3 comma 9 legge 445/95 lettera a , che ha previsto un termine decennale per i crediti anteriori al 1996 e quinquennale per i crediti successivi, senza tenere conto della sospensione dei termini dell'articolo 2 comma 19 del Dl 468/83 conv. in legge 638/83, ma fatti salvi gli atti compiuti e le procedure in corso. Alla luce di tutto quanto sopra, consegue che solo per i crediti successivi al 1996 la prescrizione è quinquennale, mentre per i crediti precedenti la prescrizione è decennale, con una sospensione di ulteriori 3 anni, 8 mesi ed un giorno, nel periodo 11 gennaio 1983-12 settembre 1986. Ciò posto, nella presente controversia, relativa alla contribuzione del periodo 1977-1990, la prescrizione non può che essere decennale, con altresì sospensione della decorrenza per 3 anni, 8 mesi ed un giorno, nel periodo 11 gennaio 1983-12 settembre 1986. Inoltre, prima della proposizione del ricorso in data 29 dicembre 2001, risulta per tabulas come Inps abbia proceduto ad interrompere la prescrizione con la notifica, di cui all'allegato 1 del fascicolo di parte, del verbale di accertamento n. 1073/41 del 14 marzo 1991 atto pacificamente idoneo a costituire in mora il debitore e ad interrompere conseguentemente il decorso della prescrizione ex articolo 2943 comma 4 Cc Cassazione Su, 916/96, 7650/96, 3476/94 , nonché con la missiva del 28 novembre 2000 cfr. all. 3 fascicolo di parte convenuta . Consegue che, essendo il primo atto interruttivo datato 14 marzo 1991, è da tale data che occorre retroagire di 13 anni, 8 mesi ed un giorno 10 anni di termine prescrizionale più 3 anni, otto mesi ed un giorno, di sospensione per verificare l'ambito temporale relativamente al quale il diritto azionato da Inps è stato tempestivamente azionato prima della prescrizione e che, pertanto, è solo la contribuzione antecedente al 13 luglio 1977 da ritenersi prescritta. Ciò detto, pur essendo l'accertamento ispettivo operato dall'Inps relativo al periodo 1977-1990, non risultano specifiche contestazioni relative ai primi sette mesi del 1977, con la conseguenza che nessun profilo di prescrizione si pone relativamente al periodo precedente alla prima interruzione. Parimenti, nessun profilo di prescrizione si pone nemmeno con riferimento al periodo successivo, atteso che è stata operata una seconda interruzione della prescrizione in data 28 novembre 2000, cioè prima del decorso del decennio dopo la prima interruzione, e l'anno successivo è stata promossa la presente controversia. Giusto tutto quanto sopra esposto, discende il rigetto dell'eccezione di prescrizione. b Inaccoglibile è pure la seconda eccezione di rito sollevata dalla difesa di parte ricorrente, relativa alla pretesa illegittimità rectius, decadenza dell'iscrizione a ruolo, per lo spirare del termine di cui all'articolo 25 D.Lgs 46/1999, relativo alla necessità di iscrizione a ruolo del credito, da parte dell'ente impositore, entro il 31 dicembre dell'anno successivo a quello nel quale il debito è accertato in via definitiva. In tema, è sufficiente evidenziare che l'articolo 4 comma 25 legge 350/03 ha statuito come l'iscrizione a ruolo dei crediti contributivi sorti o accertati in epoca antecedente all'1 gennaio 2004, quali pacificamente quelli oggetto di causa, non è soggetta a termini di decadenza. c Parimenti infondata è la terza eccezione proposta dal ricorrente e relativa alla decadenza per la notifica del ruolo oltre i quattro mesi dalla consegna al concessionario ex articoli 11-12 D.Lgs 46/1999 e 25 e 26 Dpr 602/73. È infatti appena il caso di accennare che il termine di quattro mesi è stato abrogato dall'articolo 1 D.Lgs 193/01 e successivamente portato a dodici mesi dall'articolo 1 comma 417 legge 311/04. d Non può essere accolta neppure la quarta ed ultima eccezione sollevata dalla opponente, relativamente al preteso difetto di motivazione della cartella impugnata. Sul punto, basta osservare che la cartella stessa è del tutto conforme a quanto prescritto dal Dm 321/99, emanato in attuazione degli articoli 12 e 24 Dpr 602/73 è altresì pienamente rispondente a quanto prescritto dai modelli approvati con decreti dirigenziali 28 giugno 1999 e 11 settembre 2000, rispettivamente pubblicati in Gazzetta Ufficiale n. 173 del 26/7/1999 e n. 255 del 31 ottobre 2000 è comunque effettivamente motivata e pienamente intelligibile. Consegue il rigetto del motivo di doglianza. e Venendo al merito della questione, occorre innanzitutto delimitare con precisione l'oggetto del presente giudizio. Invero, come già esposto in narrativa, la cartella oggetto di impugnazione, emessa nel 2001, è relativa alla complessiva somma di euro 1.140.558,87, ed è riferita a tutti gli addebiti mossi alla FM dal verbale Inps del 14 marzo 1991. Tuttavia, in corso di causa e sin dalla comparsa di risposta, la difesa dell'Inps ha chiarito che, per errore dell'Istituto, la cartella era stata emessa senza tener conto della riduzione derivante dalla decisione del comitato amministratore fondo pensioni lavoratori dipendenti , che aveva operato un parziale accoglimento del ricorso amministrativo proposto dalla FM pag. 2 comparsa di risposta . Proprio per tale motivo, a seguito di invito effettuato dal Giudice allora procedente, prima ancora di escutere i testimoni, di depositare un conteggio aggiornato degli importi pretesi cfr. verbale udienza del 6 dicembre 2002 , la difesa dell'Inps, con memoria datata 24 marzo 2003 e depositata l'1 aprile 2003, ha provveduto a riformulare, riducendole sensibilmente, le proprie pretese. In particolare, nella memoria in parola, la difesa dell'Inps precisa che il debito residuo per contributi ammonta complessivamente ad euro 117.438,68, così distinto 1 Rapporto di lavoro subordinato Rossi Giulio Cesare per il periodo 1/77-12/90 euro 24.353,52 2 benefit autovettura anni 1989, 1990 euro 466,87 3 Integrazione Tfr, regali, premi fedeltà anni dal 1977 al 1990 euro 68.607,70 4 recupero contratti di formazione lavoro anni 1988, 1989 euro 19.846,40. Oltre somme aggiuntive calcolate come per legge alla data del 15 maggio 2003, ai sensi della legge 388/00, in euro 226.392,49 cfr. memoria Inps datata 24 marzo 2003 e depositata l'1 aprile 2003 . Consegue inevitabilmente che oggetto del presente giudizio è non già quello della verifica di tutte le contestazioni effettuate in sede di verbale Inps del 14 marzo 1991 ma è invece limitato allo scrutinio della correttezza delle sole quattro poste indicate da Inps come realmente pretese, a seguito di spontanea riduzione del petitum, nella memoria processuale sopra indicata, e cioè la posizione del lavoratore Rossi, la questione relativa all'utilizzo delle autovetture da parte dei dipendenti, la corresponsione delle integrazioni del Tfr e dei premi fedeltà, l'assunzione di dipendenti con contratti di formazione lavoro. Né può opinarsi, come pur sostenuto dalla difesa dell'Inps in sede di discussione, che tale limitazione del petitum sia frutto di un errore materiale , atteso che, sotto un profilo letterale, tale limitazione è del tutto coerente con il carteggio, agli atti del fascicolo, intercorso tra il difensore che all'epoca assisteva l'Istituto ed i funzionari dell'Inps ed atteso che, sotto un profilo sostanziale, l'intera istruttoria è poi stata esperita, senza eccezione alcuna sollevata da parte del difensore che all'epoca assisteva l'Istituto, solo relativamente ai quattro punti ai quali in precedenza era stata limitata la richiesta di accertamento dell'Inps. f Con riferimento al primo dei quattro punti che si è detto residuano come effettiva materia del contendere, id est alla posizione del lavoratore Giulio Cesare Rossi nel periodo 1977-1990 ed alla pretesa Inps di ottenere il pagamento di euro 24.353,52 a titolo di contribuzione per lavoro subordinato, si osserva come risulti per tabulas trattarsi di un ex dipendente aziendale pensionato Inpdai di vecchiaia quindi ultrasessantacinquenne al momento del pensionamento con il quale la FM ha successivamente stipulato un rapporto di collaborazione autonoma, che l'Inps ritiene invece consistere in attività di lavoro subordinato. Oggetto dell'attività del Rossi era quello di effettuare traduzioni dall'inglese, dal francese, dal tedesco e dallo spagnolo, di testi aventi contenuto tecnico. Ciò posto, e dato atto che sin dal momento dell'accertamento gli ispettori Inps avevano significativamente ammesso che l'elemento della subordinazione nell'attività del Rossi appare con contorni sfumati cfr. pag. 14 del verbale ispettivo , ritiene il Giudice che l'Inps, cui ovviamente spetta l'onere della prova, in quanto convenuta in senso formale, ma attore in senso sostanziale, nel giudizio di opposizione a cartella, non sia riuscita a provare la natura subordinata del rapporto di lavoro del Rossi, così come espletato dopo il suo pensionamento nel 1977. Deve infatti osservarsi che, pacifico essendo il principio per il quale ogni attività umana può costituire oggetto sia di un rapporto autonomo, sia di un rapporto di subordinazione ex pluribus, cfr. Cassazione 4597/93, 11925/90, 1714/89 , l'Inps non ha provato la sussistenza di quel vincolo di soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, id est l'essenza del requisito della subordinazione ex pluribus, Cassazione 5905/05, 20549/04, 9151/04, 8569/04, 17549/03, 13380/03, 13375/03, 9839/02, 7312/02, 4682/02, 15001/00, 13440/00, 13858/99, 12634/99, 7304/99, 5960/99, 4816/99, 8850/93 né ha provato la sussistenza di quegli indiciquali, tra gli altri e con riferimento alla presente controversia, l'orario predeterminato di lavoro, la continuità temporale della prestazione ed il coordinamento dell'attività lavorativa all'assetto organizzativo dato dal datoreconsiderati criteri complementari e sussidiari della collaborazione, atteso che dagli stessi può desumersi la soggezione al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro Cassazione 176/05, 8790/04, 8569/04, 13375/03, 11936/00, 11502/00, Su, 379/99, 4509/99 . Anzi, non solo l'istruttoria espletata non ha confortato gli assunti dedotti dagli ispettori dell'Inps in sede di ispezione e ribaditi in udienza dalla testimonianza dell'ispettore Parisi e cioè che il Rossi lavorava lunedì, mercoledì e venerdì, riceveva una retribuzione mensile ed aveva una stanza presso la sede della FM ma ha addirittura supportato la contraria tesi della FM, relativa alla presenza di indici in grado di confermare la natura autonoma e non subordinata del rapporto per cui è causa. Invero, con riferimento all'assenza di una continuità temporale della prestazione, significativamente il teste Goglio ricorda che Rossi operava le traduzioni una volta all'anno a noi la traduzione serviva nel mese di giugno e l'attività si faceva una volta all'anno e l'attività richiedeva due o tre giorni . Il teste Fontana ricorda che Rossi nel periodo '77-'90 veniva a fare consulenze perché parlava 4/5 lingue Faceva traduzioni, depliants tecnici. Penso che lo facesse un po' a casa sua e un po' alla FM non veniva tutti i giorni, ma una o due volte alla settimana . Conferma il teste Brolato, ex dipendente della FM, che Rossi faceva il traduttore di lettere e capitolati tecnici perché sapeva diverse lingue Io lo vedevo solo qualche volta, non ogni volta che andavo . Ribadisce il teste Rocca che faceva traduzioni tecniche un po' a domicilio un po' in azienda A volte lo vedevo in azienda. Non mi risulta che venisse con regolarità. So che non cera tutti i giorni . Con riferimento poi all'assenza di un orario di lavoro, significativamente il teste Roca ricorda che sceglieva lui tempi e modi delle traduzioni . Con riferimento infine all'assenza di coordinamento dell'attività lavorativa all'assetto organizzativo dato dal datore, sempre il teste Rocca ricorda che non aveva una sua stanza andava nell'ufficio che trovava mentre il teste Fontana conferma che andava a lavorare nella sala riunioni . Né tali deposizioni sono smentite dal teste Bromato, se è vero che inizialmente asserisce che aveva una scrivania in un locale dove c'erano altre persone , ma poi si corregge dicendo che lo ricordo anche nel locale dove c'era la fotocopiatrice e che comunque non so se la scrivania era sua o se si metteva ad una scrivania libera . Da tutto quanto sopra emerge non solo che l'Inps non è riuscita a dar prova della presenza di indici che possano far ritenere sussistente un rapporto di lavoro subordinato ma che è anzi stata la FM a provare l'assenza di tali indici, in particolare provando la non continuità temporale della prestazione di lavoro, la mancanza di un orario predeterminato ed il non coordinamento dell'attività lavorativa all'assetto organizzativo dato dal datore. Alla luce di tutto ciò, tenuto altresì conto che della corrispondenza tra le risultanze processuali e la qualificazione di lavoro autonomo data dalle parti stesse al contratto per la concreta rilevanza probatoria, sia pure residuale rispetto a tutti gli altri indici, del nomen iuris dato dalle parti al rapporto, cfr. Cassazione 9151/04, 16119/03, 13375/03, 608/00, 4948/96, 8565/95 , deve ritenersi che Giulio Cesare Rossi, nel periodo 1977-1990, non svolgesse presso la FM attività di lavoro subordinato. Consegue l'accoglimento della posizione di parte opponente sul punto, ed il rigetto di quella di parte convenuta. g Muovendo ora all'esame della seconda delle quattro contestazioni mosse da Inps a FM, va evidenziato come l'Istituto, per il periodo 1989-1990, contesti l'omesso versamento di euro 466,87, relativamente al mancato assoggettamento a contribuzione della differenza tra i valori di mercato e il costo sostenuto dai lavoratori con riferimento alle autovetture concesse in uso, anche personale, ai dirigenti dell'azienda cfr. pag. 7 verbale ispettivo . Sul punto, è pacifico che non dev'essere assoggettato a contribuzione l'uso dell'autovettura per motivi di servizio, atteso che, in tal caso, la concessione dell'auto non configura una controprestazione di natura retributiva, bensì uno strumento dell'attività lavorativa. Per quanto concerne poi l'utilizzo delle autovetture a titolo personale da parte dei dirigenti, è certamente legittimo non quantificare alcuna quota di retribuzione imponibile, laddove l'uso sia stato concesso a titolo oneroso e secondo parametri di mercato. Ciò detto in linea generale, l'istruttoria svolta ha confermato la tesi del datore di lavoro, secondo la quale le autovetture erano concesse in uso ai dirigenti a titolo promiscuo, cioè sia per motivi di servizio, sia per motivi personali che l'uso delle autovetture per motivi personali comportava non solo il pagamento da parte del dipendente della benzina, ma anche un addebito di un costo unitario per chilometro, determinato secondo criteri di mercato e che pertanto, necessitata conseguenza di ciò è che nessuna contribuzione è dovuta per l'uso delle autovetture. Chiarisce infatti il teste Rocca che i dirigenti avevano l'autovettura l'uso era promiscuo si utilizzava sia per motivi personali, sia per lavoro. C'era un rimborso fatto sul calcolo del costo industriale dell'uso del veicolo per l'uso personale. Era trattenuto un importo della busta paga. Il carburante per uso personale era pagato dal dirigente. Il costo era un tot a Km . Conferma il teste Goglio che i dirigenti avevano a disposizione l'autovettura aziendale, anche al sabato e alla domenica. Io conteggiavo a fine anno gli addebiti in questo modo il costo totale di un Km si desumeva dalla somma di tutte le spese dell'auto ammortamenti, pneumatici, carburanti, riparazioni per incidenti, manutenzione e tutte le altre diviso il numero dei chilometri percorsi nell'anno la somma era il valore unitario ed era poi moltiplicato per il numero dei chilometri che ciascun dirigente dichiarava di aver percorso, con dichiarazione scritta che veniva fatta a dicembre per tutto l'anno da ogni dirigente. Veniva emessa fattura intestata a ciascuno. Tutti i dirigenti fruivano dell'auto. Il costo unitario del Km era uguale per tutti nello stesso anno, variava da anno in anno . Ribadisce il teste Fontana io avevo una vettura aziendale come quasi tutti i dirigenti una volta all'anno pagavamo il chilometraggio Noi pagavamo l'uso privato una volta all'anno e lo calcolavamo in base alle tabelle ACI un tot per Km tutte le spese per l'auto erano sostenute dalla FM e noi rimborsavamo quanto ho detto. Utilizzavamo l'auto per uso lavoro e privato . In ragione di quanto sopra, come correttamente evidenziato dalla difesa della FM, poiché quindi l'uso privato dell'autovettura era pagato dall'utilizzatore ed il criterio adottato, id est autodichiarazione dei chilometri a tariffa chilometrica tipo ACI, è del tutto lecito ed adeguato, consegue che non sussiste alcun benefit, e quindi neppure sussiste il presupposto dell'imposizione contributiva pretesa da controparte. Anche in questo caso, discende quindi l'accoglimento delle ragioni di parte opponente ed il rigetto di quelle dell'Inps. h Neppure fondata è la posizione dell'Inps relativamente alla terza delle quattro contestazioni mosse, ove si censura il comportamento datoriale per avere assunto giovani con contratto di formazione lavoro in periodi in cui era stato fatto ricorso alla Cassa Integrazioni Guadagni Straordinaria di seguito, per brevità, CIGS si pretende, per la dedotta violazione dell'articolo 3 comma 1 legge 863/84, la trasformazione di tali contratti in contratti a tempo indeterminato sin dall'instaurazione si richiede, quindi, la revoca delle agevolazioni contributive già erogate, con conseguente recupero di euro 19.846,40 a titolo di omessa contribuzione per gli anni 1988 e 1989. Va sul punto osservato che è ben vero come l'articolo 3, comma 1, della Legge n. 863/1984, dispone che I lavoratori di età compresa fra i quindici ed i ventinove anni possono essere assunti nominativamente, in attuazione dei progetti di cui al comma 3, con contratto di formazione e lavoro non superiore a ventiquattro mesi e non rinnovabile, dagli enti pubblici economici e dalle imprese e loro consorzi che al momento della richiesta non abbiano sospensioni dal lavoro in atto ai sensi dell'articolo 2 della legge 675/77, ovvero non abbiano proceduto a riduzione di personale nei dodici mesi precedenti la richiesta stessa ma è altrettanto vero che viene espressamente fatto salvo che l'assunzione non avvenga per l'acquisizione di professionalità diverse da quelle dei lavoratori interessati alle predette sospensioni e riduzioni di personale . Ciò posto in linea generale, si osserva che, nella fattispecie oggetto di causa, la FM ha provato quanto dedotto sin dall'atto introduttivo, e cioè che le assunzioni con contratto di formazione erano proprio finalizzate ad ottenere professionalità diverse da quelle in possesso dei lavoratori in Cigs, in quanto dirette a creare delle figure di operatori integrati in grado non solo di conoscere il ciclo produttivo, ma soprattutto di attuare anche tutte le altre operazioni di intervento diretto sulle macchine, quali curare la preparazione, la messa a punto, il collaudo e l'attrezzaggio cfr. in particolare pag. 6 e 7 del ricorso, ove per ogni lavoratore assunto con contratto di formazione, si indica lo svolgimento di specifiche mansioni, del tutto diverse da quelle svolte dai lavoratori in Cigs . Spiega il teste Rocca che queste persone erano state assunte per l'attività della automazione, in particolare per la produzione, perché erano in atto trasformazioni degli impianti i lavoratori dovevano conoscere i nuovi impianti e le relative tecnologie. Dovevano attrezzare, regolare le macchine, cambiare le attrezzature e regolare i sincronismi tra le varie macchine. La Cigs era per crisi aziendale, perché era in atto una grossa trasformazione per mantenere competitività in precedenza il lavoro era manuale con manovalanza priva di conoscenze specifiche che non era riconvertibile I cassaintegrati lavoravano su macchine singole come addetti di caricamento le macchine furono sostituite o rinnovate e modificate e collegate fra loro. I nuovi assunti con contratto di formazione lavoro furono adibiti alla gestione e messa a punto di questi nuovi macchinari, attività che a mio giudizio non poteva essere realizzata da chi era andato in Cigs, anche per rifiuto di natura personale in quanto consti alla mia esperienza . Conferma il teste Fontana che furono assunti alcuni giovani per formare operai in grado di mettere a punto le macchine su cui lavoravano, attrezzarle, controllare la produzione ed essere responsabili del proprio lavoro. Con i sindacati si discusse per cercare di riconvertire le capacità degli anziani, ma con poco successo. C'erano persone che avevano fatto un lavoro per venti anni che non erano disposti né a 'misurare pezzi' né a cambiare utensili, cioè non volevano riconvertirsi . Consegue l'insussistenza dell'identità di mansioni tra i cassintegrati e gli assunti in formazione lavoro, e quindi la legittimità dei contratti di formazione e lavoro, e ne deriva quindi l'infondatezza della pretesa dell'Inps di ottenere la contribuzione per lavoro subordinato a seguito di trasformazione dei contratti di formazione in contratti di lavoro subordinato sin dall'origine. i Può ora muoversi all'esame dell'ultima contestazione mossa dall'Inps, relativa alla mancata contribuzione per le integrazione Tfr, regalie, premi fedeltà nel periodo 1977-1990, per un totale preteso di euro 68.607,70. L'Ispettore dell'Inps contesta cfr. pag. 5 ss. del verbale, agli atti il mancato assoggettamento a contributi di una serie di erogazioni effettuate dall'azienda ad alcuni dipendenti, che peraltro, lo si rileva dallo stesso verbale, hanno tutte come elemento comune la liberalità, la non ripetitività e l'avvenuta corresponsione in occasione della cessazione del rapporto di lavoro per incentivarne l'esodo. Conferma infatti il teste Rocca che furono corrisposti incentivi alla risoluzione del rapporto di lavoro concordati ad personam Erano qualificate incentivazioni all'esodo, aggiunte al Tfr o alla indennità di anzianità . Consegue che le erogazioni de quibus sono esenti da imposizioni contributiva in base alle norme generali, relative alla non assoggettabilità a contribuzione delle integrazioni del Tfr e delle liberalità una tantum, nonché alle somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro al fine di incentivare l'esodo dei lavoratori cfr. articolo 4 comma 2bis Dl 173/88 conv. in legge 291/88, nonché articolo 6 punto 4 lettera b D.Lgs 314/97 e la stessa circolare Inps 170/90 . Quanto poi alle cosiddette medaglie d'oro ricevute da alcuni dipendenti, è ben vero che non si tratta di incentivo all'esodo teste Fontana la medaglia d'oro era data dopo 25 anni di rapporto ininterrotto con l'azienda ed era automatica attribuzione. Non si dava in coincidenza con la cessazione del rapporto di lavoro teste Rocca qualcuno ricevette anche la medaglia d'oro, secondo una tradizione che l'azienda copiò dalla Olivetti ma è altrettanto vero che si tratta comunque di regalie erogate ai dipendenti senza che rappresentino per le ditte un obbligo e per i lavoratori un diritto, ma rientrano in usanze tradizionali , che non sono assoggettabili a contribuzione cfr. circolare del ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale n. 6 del 2/2/1973, all. 3 e 4 del fascicolo di parte opponente . l Giusto tutto quanto sopra esposto, nessuna delle violazioni contributive contestate da Inps a FM va ritenuta fondata. In tutta evidenza, dichiarata l'insussistenza delle pretese dell'Inps relativamente ai contestati addebiti contributivi, risultano travolte anche tutte le sanzioni e le somme aggiuntive richieste. Consegue che la cartella impugnata e meglio descritta in dispositivo deve essere integralmente annullata. Quanto alle spese di lite, la particolare complessità della lite integra, ad avviso del Giudice, uno dei giusti motivi previsti dall'articolo 92 comma 2 Cpc per procedere all'integrale compensazione. PQM Il Tribunale di Ivrea in funzione di Giudice del Lavoro definitivamente pronunciando nella causa proposta da Federal Mogul Spa nei confronti di Inps ed Uniriscossioni, tramite ricorso depositato il 29/12/2001 nel contraddittorio tra le parti, respinta ogni altra domanda annulla la cartella esattoriale n. 110 2001 03696271 75 emessa da Uniriscossioni nei confronti di Federal Mogul Spa compensa integralmente tra le parti le spese di lite. 8