Aree protette: solo i residenti possono andare a caccia nelle zone contigue

Si tratta di un vincolo a protezione della fauna, imposto con norma speciale, che non può ritenersi superato dalla legge n. 157/92. E la competenza sull'attività venatoria limitata , se si tratta di parchi nazionali, è esclusiva della Regione

Il potere di regolamentare l'esercizio della caccia nelle aree contigue ad una zona protetta da vincoli di protezione naturalistica è riservato alla Regione. Non poteva quindi peraltro conoscendo tale limite, dato che si era rivolta all'ente regionale chiedendo apposite misure l'Amministrazione provinciale di Salerno determinare con un proprio atto la riapertura dei termini per la presentazione delle istanze da parte dei cacciatori residenti nel territorio provinciale per l'iscrizione all'Atc Ambito territoriale di caccia Salerno 2 comprendente le aree contigue al Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Lo ha chiarito con la sentenza qui leggibile come documento correlato , annullando l'atto controverso, la prima sezione del Tar Campania, sezione di Salerno, che ha accolto il ricorso dell'Associazione Italiana per il World Wife Fund for Nature - Onlus Wwf Italia . A fine novembre del 2004 la Giunta provinciale di Salerno aveva adottato una deliberazione che, in pratica, consentiva a tutti i cacciatori che avessero fissato la propria residenza venatoria nell'Atc della provincia anche se non residenti anagraficamente né in provincia né nei Comuni del Parco o dell'area ad esso contigua di cacciare nel nuovo Atc Salerno 2 tale atto, tra l'altro, prevedeva effetti retroattivi a sanatoria delle sanzioni in precedenza irrogate dagli organi di vigilanza. Tale deliberazione della Provincia veniva reputata illegittima dal Wwf che lamentava l'incompetenza dell'ente e la violazione dell'articolo 32 della legge n. 394/91 la legge quadro sulle aree naturali protette . A sostegno della richiesta del Wwf si costituivano anche il Ministero dell'Ambiente e l'Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Il Tar Campania ha confermato la tesi avanzata dagli ambientalisti circa l'incompetenza della Provincia in ordine al potere di disciplinare l'attività venatoria nelle aree contigue a quella protetta nonché la violazione della legge quadro nei limiti indicati dalla stessa ricorrente . Il vincolo imposto con norma speciale - hanno ricordato i giudici amministrativi - non può ritenersi superato o modificato dalle disposizioni della legge 157/92 come riteneva l'ente provinciale salernitano che ha solo introdotto una disciplina derogatoria rispetto a specifiche previsioni della legge n. 968/77. m.c.m.

Tar Campania - Sezione prima - sentenza 3 novembre 2005-7 marzo 2006, n. 242 Presidente Fedullo - Relatore Gaudieri Ricorrente Associazione italiana per il World Wide Fund for Nature Fatto 1. Con atto notificato il 6 novembre 2004, depositato il 9 dicembre 2004, l'Associazione Italiana per World Wide Fund for nature wwf Italia Onlus ha impugnato gli atti in epigrafe meglio specificati chiedendone l'annullamento per violazione di legge ed eccesso di potere. Premetteva che, con l'impugnato provvedimento, l'amministrazione provinciale consentiva a tutti i cacciatori che in precedenza avessero fissato la propria residenza venatoria nell'ATC della Provincia di Salerno anche se non residenti anagraficamente nella Provincia di Salerno e nei comuni del Parco Nazionale o dell'area ad esso contigua di esercitare la caccia nel neoistituito ATC Salerno 2 comprendente l'area contigua al parco nazionale e ciò anche con effetto retroattivo, a sanatoria di tutte le sanzioni irrogate dai competenti organi di polizia. Ritenendo illegittimi siffatti provvedimenti, ne ha chiesto l'annullamento per incompetenza e per violazione dell'articolo 32 della legge 394/91. 2. Si sono costituiti in giudizio per resistere l'amministrazione provinciale di Salerno e la Regione Campania, chiedendo il rigetto della domanda perché inammissibile ed infondata. 3. Si sono, altresì costituiti per sostenere la pretesa attorea il Ministero intimato e l'Ente Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano. 4. Con ordinanza n. 56/05 del 13 gennaio 2005, è stata respinta l'istanza di tutela cautelare. 5. Alla pubblica udienza del 3 novembre 2005, sulla conclusione delle parti, la causa è stata riservata per la decisione. Diritto Il ricorso è fondato e merita accoglimento per le considerazioni di cui in motivazione. 1. Con l'atto impugnato, l'amministrazione provinciale si è determinata alla riapertura dei termini per la presentazione delle istanze da parte dei cacciatori residenti in Provincia di Salerno per l'iscrizione all'Atc Salerno 2 comprendente le aree contigue al Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. La ricorrente Associazione, con il proposto gravame, ha censurato l'atto in questione lamentando, oltre all'incompetenza dell'amministrazione provinciale a disciplinare la materia, anche la violazione dell'articolo 32 della legge quadro sulle aree naturali protette, atteso che siffatta disposizione riserva la caccia nelle aree contigue al Parco Nazionale ai soli residenti dei Comuni dell'area naturale protetta e dell'area ad esso contigua. 1.a.- Emerge dall'atto gravato che l'amministrazione provinciale si è determinata a siffatta soluzione, dopo aver chiesto, invano, alla Regione Campania l'adozione di un idoneo provvedimento che in via eccezionale consentisse per l'annata venatoria 2004/2005 l'accesso ai cacciatori già iscritti nell'originario unico ATC Salerno anche all'ATC delle aree contigue . Emerge, altresì, dall'atto che la resistente amministrazione ha contestualmente disciplinato una sequela di attività procedimentali, dichiarando, expressis verbis, di agire nelle more della adozione da parte della stessa G.R.C. del provvedimento richiesto dalla Provincia di Salerno . 1.b. Il provvedimento, per come costruito nella sua trama espositiva e dispositiva, oltre a contenere un riconoscimento contra se dell'incompetenza dell'ente deliberante a disciplinare le attività venatorie nelle aree contigue all'area naturale, individua un percorso operativo che si presta - applicando i comuni canoni ermeneutici dell'interpretazione dell'atto amministrativo - ad una lettura non singolare ed univoca, ben potendo essere inteso quale disciplina di un momento organizzativo la cui operatività è da intendersi, comunque, subordinata all'adozione del provvedimento chiesto alla Regione Campania così come si presta ad essere inteso quale disciplina, derogatoria ed eccezionale, ancorché transitoria, e, comunque operativa atteso che autorizza, senza attendere il provvedimento richiesto alla Regione Campania, l'esercizio dell'attività venatoria nelle aree contigue all'area naturale a soggetti non residenti nei comuni dell'area naturale protetta. Siffatta ricostruzione, siccome emergente dalla trama dell'atto gravato e non sconfessata dall'amministrazione resistente, nonché coerente con il comportamento complessivo dalla stessa tenuto CdS, Sezione quarta 925/99 Tar Sicilia Palermo Sezione prima 1136/01 , autorizza il Collegio a rimeditare l'inciso motivazionale della sede cautelare ed a ritenere fondate le doglianze proposte, sussistendo le illegittimità rappresentate. 2. È fondata, infatti, la censura di incompetenza dell'amministrazione provinciale in ordine al potere di dettare la disciplina dell'esercizio dell'attività venatoria nelle aree contigue al parco nazionale circostanza quest'ultima, peraltro, pacificamente ammessa dalla stessa amministrazione provinciale che nella premessa dell'atto deliberativo impugnato ammette di aver chiesto alla Regione Campania l'adozione di un idoneo provvedimento che in via eccezionale consentisse per l'annata venatoria 2004/2005 l'accesso ai cacciatori già iscritti nell'originario unico ATC Salerno anche all'ATC delle aree contigue . Come esattamente rilevato dall'Avvocatura distrettuale nella propria memoria, recante un'esauriente trattazione delle questioni agitate, né la legislazione statale né quella regionale riconoscono siffatta competenza in capo all'amministrazione provinciale, riservando bensì alla Regione il potere di disciplinare l'esercizio della caccia nelle aree contigue all'area protetta. Né l'Amministrazione provinciale ha giustificato, con precisi riferimenti normativi, il potere esercitato, operando vaghi richiami alla normativa in materia. 3. Sussiste, altresì, nei limiti evidenziati da parte ricorrente, la violazione dell'articolo 32 della legge quadro sulle aree protette 394/91. L'art. 32, comma 3, della legge 394/91, infatti, riconosce il diritto di svolgere attività venatoria nell'Atc delle aree contigue unicamente in capo ai residenti dei comuni dell'area naturale protetta e dell'area contigua medesima, al fine di salvaguardare, mediante l'abbattimento della pressione venatoria e la restrizione delle altre attività suscettibili di arrecare danno all'ambiente, i valori naturali delle aree protette, per cui appare corretto affermare che l'area contigua non assume rilievo in sé ma in relazione ai valori dell'area naturale che recinge. Il vincolo in questione, imposto con norma speciale, non può ritenersi superato o modificato dalla legge 157/92, recante disposizioni per la protezione della fauna selvatica ed il prelievo venatorio, per cui, contrariamente a quanto ritenuto dall'amministrazione provinciale nelle proprie difese, l'art. 37 della legge 157/92 non ha affatto abrogato l'art. 32 della legge 394/91, ma ha introdotto soltanto una disciplina derogatoria dell'art. 15, comma 3, della legge 968/77. 3.a. Né l'art. 36, comma 2, della legge regionale 8/1996 risulta utilmente invocabile da parte della Provincia di Salerno per sostenere che i residenti nelle aree situate all'interno dei Parchi hanno soltanto una priorità di iscrizione negli ATC comprendenti le aree contigue a detti Parchi , per cui sarebbe consentito la caccia a tutti coloro che hanno fissato la residenza venatoria nell'ATC che le comprende, anche se residenti altrove. 3.a.1. La perdurante vigenza dell'articolo 32, comma 3, della legge 394/91, autorizza il Collegio a sostenere che la disposizione regionale citata, adottata in epoca antecedente la modifica dell'articolo 117 Costituzione, e quindi nel vigore della competenza legislativa concorrente in materia di caccia, non può che soggiacere ad un'interpretazione rispettosa dei principi fissati dalla normativa statale così come parimenti soggiace alla medesima interpretazione nel vigore del novellato - ex legge costituzionale 3/2001 - art. 117 Costituzione laddove si consideri la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, di competenza esclusiva statale ex articolo 117, comma 2, lettera s . Basterà all'uopo considerare quanto affermato dalla Corte costituzionale nelle sentenze - n. 222/2003 laddove ha negato che anche alla luce del nuovo testo dell'articolo 117 Costituzione la tutela dell'ambiente possa considerarsi come una materia in senso tecnico di competenza statale tale da escludere ogni intervento regionale, bensì come valore trasversale , spettando allo Stato le determinazioni che rispondono ad esigenze meritevoli di disciplina uniforme sull'intero territorio nazionale -n. 226/2003, laddove richiamando la precedente sentenza 536/03 ha precisato che l'art. 117, comma 2, lettera s della Costituzione esprime una esigenza unitaria per ciò che concerne la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, ponendo un limite agli interventi a livello regionale che possono pregiudicare gli equilibri ambientali. In quell'occasione la Corte ebbe ad affermare che la disciplina statale rivolta alla tutela dell'ambiente e dell'ecosistema può incidere sulla materia caccia, pur riservata alla potestà legislativa regionale, ove l'intervento statale sia rivolto a garantire standards minimi ed uniformi di tutela della fauna, trattandosi di limiti unificanti che rispondono ad esigenze riconducibili ad ambiti riservati alla competenza esclusiva dello Stato Per tutte le riferite considerazione può conclusivamente affermarsi che il ricorso è fondato e merita accoglimento con conseguente annullamento dell'atto impugnato. 4. Le spese seguono la soccombenza. Esse sono liquidate nell'importo fissato in dispositivo. PQM Il Tar della Campania, sezione staccata di Salerno, prima sezione, definitivamente pronunciando sul ricorso n. 3196/2004, proposto da Associazione Italiana per il World Wide Fund WWF-Italia Onlus, lo accoglie e per l'effetto annulla l'atto impugnato Condanna la soccombente amministrazione provinciale di Salerno al pagamento in favore della ricorrente e dei cointeressati delle spese ed onorari del giudizio che liquida in euro 1.500,00 millecinquecento/00 a favore di ciascuna delle parti costituite. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa. 4 N. Reg. Sent Anno 2001 N. Reg. Ric. Anno 2001