Rottamazione dei ruoli, non c'è bisogno dell'attestazione del fisco

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema * La sentenza n. 184 del 17 maggio 2006 della Commissione Tributaria Regionale di Roma sez. 34 in tema di declaratoria della cessata materia del contendere, a seguito dell'atto di adesione ex art. 12 della l. 289/02, ha statuito che secondo la Corte di Cassazione sez. v sentenza dell'8/07/2005, n. 14440 per avvalersi del condono è sufficiente che il contribuente documenti l'avvenuto pagamento della percentuale prevista dell'importo iscritto a ruolo, non essendo prevista a carico dell'Agenzia delle Entrate alcuna attestazione di regolarità della procedura ex art. 12, l. n. 289/02 e l. n. 413/91, ai fini della dichiarazione di cessazione della materia del contendere. Viceversa, secondo la sentenza n. 38 del 28/01/2004 della Comm. Trib. Reg. per il Lazio la comunicazione dell'Agenzia delle Entrate dell'avvenuta definizione agevolata prevista dall'art. 12 della l. n. 289/2002, con la richiesta di estinzione del procedimento, e' sufficiente per dichiararla ai sensi dell'art. 46, primo comma del Dlgs n. 546/1992. Giova osservare che il giudice di legittimità ha espresso il principio secondo cui l'applicazione del condono previsto dall'articolo 12 della legge n. 289/2002, il quale prevede che i carichi di ruolo pregressi possono essere definiti con il pagamento di una somma pari al 25 per cento di quanto originariamente dovuto, non richiede alcuna attestazione di regolare conclusione della relativa procedura da parte degli uffici dell'Amministrazione da ciò discende che il giudice può direttamente procedere al relativo accertamento in base alla documentazione presentata dalla parte. E' improcedibile per cessazione della materia del contendere la controversia relativa al debito d'imposta nel caso in cui il contribuente si e' avvalso della definizione agevolata di cui all'art. 12 l. n. 289 del 2002, versando la relativa imposta Cassazione sentenza n. 1426 del 25 gennaio 2006 . La legge, in definitiva, non prescrive a carico dell'Agenzia delle Entrate alcuna attestazione di regolarità della procedura di condono ai fini della dichiarazione di cessazione della materia del contendere. Appare utile evidenziare, tuttavia, che la richiesta di cessazione della materia del contendere deve essere opportunamente e puntualmente documentata dalla parte che la richiede e verificata dai giudici infatti, prima di emettere il pronunciamento, il giudice deve verificare la correttezza del versamento effettuato dalla parte e la sua corrispondenza a quanto richiesto dal concessionario per la definizione della vertenza. Deve sussistere corrispondenza tra versamento dal contribuente e somma richiesta dal concessionario ex art. 12 della legge n. 289/2002. Spetta al giudice accertare che sussiste corrispondenza tra debito di imposta oggetto del giudizio e richiesta del concessionario di pagarne, a titolo definitivo, un importo pari al 25%, effettivamente corrisposto dal contribuente. La relativa dichiarazione di cessazione della materia del contendere può essere impugnata dall'Amministrazione che non riscuote quanto a lei dovuto. Non sono ammesse richieste di cessazione della materia del contendere generiche prive di documentazione o che, comunque, non mettono i giudici in condizione di poter verificare l'esatto compimento degli adempimenti a carico del contribuente. Si rammenta che l'Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 125/E/2005, ha confermato in toto quanto già espresso nella Circolare 12/05/2003, n. 28/E, ribadendo, testualmente, che 'il contribuente che alle scadenze di legge versa solo in parte gli importi dovuti - a fortiori qualora non li versi affatto - decade dal beneficio in esame per mancato perfezionamento della definizione, che avviene solamente, quando siano versate integralmente le somme dovute e sia rispettata la scadenza prevista dalla legge, perché, 'diversamente dalle altre ipotesi definitorie di cui alla legge n. 289/2002 in esame, infatti, manca nell'art. 12 una disposizione che, a fronte del mancato pagamento nei termini indicati, faccia salvi gli effetti della sanatoria'. La circolare n. 12/2003 - in ordine ai ruoli ammessi alla definizione - ha specificato che essi comprendono tutte le tipologie di ruoli, ivi compresi, ad esempio, quelli con i quali si chiede il pagamento di sanzioni non correlate ai tributi, quelli oggetto di provvedimenti di sospensione della riscossione, nonché quelli emessi a seguito della liquidazione delle imposte ai sensi degli articoli 36-bis e 36-ter del Dpr n. 600/73. Inoltre, la disposizione dell'articolo 12 trova applicazione anche con riguardo a ruoli oggetto di chiusura di lite pendente. Restano fuori da questo tipo di definizione - per espressa previsione normativa - le somme relative ai dazi costituenti risorse proprie dell'Unione europea, dal momento che non sono somme disponibili del bilancio dello Stato italiano. Giova ricordare che con ordinanza n. 47 del 08/02/2006 la Corte Costituzionale ha statuito che è manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art 12, comma 2-ter, della legge 27 dicembre 2002 n. 289, sollevata in riferimento all'art. 3 della Costituzione, in quanto il giudice rimettente, che ha rimesso all'attenzione della Corte Costituzionale la questione concernente la legittimità costituzionale dell'art. 12 della legge n. 289 del 2002 nella parte in cui non ammette alla definizione agevolata i contribuenti il cui debito sia iscritto in ruolo consegnato al concessionario dopo il 30 giugno 2001, trascura totalmente di esaminare la questione oggetto della domanda principale della parte ricorrente e non evidenzia le ragioni per le quali il criterio temporale proposto dal rimettente deve ritenersi costituzionalmente obbligato, in luogo di quello adottato dal legislatore nella norma censurata. * Dirigente Agenzie delle Entrate

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione trentaquattresima - sentenza 9-17 maggio 2006, n. 184 Presidente Celliti - Relatore Petrucci Ricorrente Betti A seguito di controllo da parte del Centro servizio di Roma della dichiarazione congiunta Mod. 740 anno 1994 per i redditi del 1993, veniva notificata i contribuenti, coniugi Remondini Alvaro e Betti Isa, due cartelle di pagamento recanti iscrizione annuale Irpef per un importo di lire 2.796.000. I ricorrenti eccepivano il mancato riconoscimento dell'eccedenza a credito. La Ctp respingeva il ricorso rilevando la mancata allegazione di documentazione a sostengo del proprio assunto. Avverso detta sentenza, ha proposto appello la sig.ra Betti Isa, la quale chiede la estinzione di giudizio per cessata materia di contendere, allegando le ricevute di pagamento del condono e relativo atto di adesione ai sensi dell'articolo 12 della legge 289/02. Questa Ctr, letti gli atti, vista l'ordinanza, considerata l'inottemperanza dell'Ufficio e valutato tale silenzio come assenso a conferma della regolarità del condono e relativi versamenti prodotti in atti, alla luce dell'orientamento interpretativo della parte della dottrina relativa all'estinzione della lite fiscale ed in particolare sulla questione della comunicazione dell'accertata regolarità della domanda ove non impedisce al giudice di dichiarare comunque l'estinzione del giudizio sulla base della documentazione della parte e del silenzio dell'ufficio direttamente collegato alla mancata prova dell'eventuale notifica del diniego ed alla luce di quanto disposto dalla Corte di cassazione sezione tribunale con sentenza 14440/02, la quale sancisce che per avvalersi del condono è sufficiente che il contribuente documenti l'avvenuto pagamento della percentuale prevista dell'importo iscritto a ruolo, non essendo prevista a carico dell'Agenzia delle entrate alcuna attestazione di regolarità della procedura ex articolo 12 legge 289/02 e legge 413/91, ai fini della dichiarazione di cessazione della materia del contendere. Considerata la materia complessa, le spese non vanno liquidate. PQM La Commissione, dichiara l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere a seguito di condono ex articolo 12 legge 289/02. spese compensate.