Cessione d'azienda: si fa presto a dire maggior avviamento. Senza prove non vale

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco L'avviamento commerciale è composto da molteplici condizioni variabili, ne consegue che il metodo utilizzato dall'ufficio fiscale, che ha applicato un coefficiente di redditività del 15% al totale dei ricavi degli ultimi tre anni, non è sufficiente a provare il valore effettivo dell'azienda ceduta. Con queste motivazioni la sezione 29 della Commissione tributaria regionale del Lazio, nella sentenza 67/2005 depositata il 29 novembre 2005, e qui leggibile tra gli allegati, ribaltando completamente la decisione di primo grado che aveva dichiarato inammissibile il ricorso, ha stabilito che, per rendere legittimo l'accertamento, l'ufficio finanziario avrebbe dovuto utilizzare dati più specifici, più aderenti alla realtà soggettiva, quali potevano essere la consistenza del personale, il numero di tavoli utilizzati nello svolgimento dell'attività, il ricambio delle tovaglie ed in genere l'utilizzo di tutti quei parametri che potevano indicare le capacità di reddito dell'azienda ceduta. LA VICENDA Con un avviso di accertamento l'Agenzia delle entrate di Roma 3 rettificava il valore di avviamento dichiarato ai fini dell'imposta di registro ed Invim in dipendenza di un atto di cessione di azienda con cui era stata trasferita una azienda esercente l'attività di ristorante-pizzeria. L'Ufficio finanziario, al fine di eseguire l'accertamento, aveva esclusivamente considerato i ricavi dichiarati negli ultimi tre anni a cui erano stata applicata una percentuale di redditività del 15% che determinava, a parere dell'ufficio, il valore dell'avviamento realizzato con la cessione. I ricorsi presentati dalla società venivano dichiarati inammissibili dalla commissione tributaria provinciale di Roma tale decisione si basava sull'utilizzo del sistema postale, che precedentemente all'intervento della Corte costituzionale, aveva ritenuto illegittimo l'utilizzo di tale procedura di deposito. Avverso tale decisione, rivolgendosi alla Commissione tributaria regionale del Lazio, la società ribadendo le doglianze di merito, proponeva appello. LA SENTENZA Dopo aver rilevato l'ammissibilità dei ricorsi presentati, la Commissione regionale ha valutato nel merito le doglianze della società ricorrente. L'avviamento commerciale, cita il collegio, costituisce una variabile di condizioni molteplici che assegnano, nel complesso, una valutazione globale da attribuire alla specifica azienda ceduta. Tale valore, proseguono i giudici regionali, subisce delle variazioni conseguenti alla realtà basata su dati ricavati dalla situazione dell'azienda trasferita ne deriva che, ai fini della quantificazione di questo valore, assume rilevanza determinante la consistenza numerica del personale addetto all'esercizio, il numero dei tavoli disponibili, l'utilizzo dei tovaglioli ed in genere tutti gli elementi specificatamente riferibili a tale tipo di azienda . la Ctr del Lazio, dopo aver constatato che l'accertamento opposto è stato basato esclusivamente su di una percentuale di redditività applicata ai ricavi degli ultimi tre anni, ha definitivamente accolto l'appello della società e conseguentemente annullato l'atto di accertamento notificato. IL PRINCIPIO La rettifica del valore di avviamento conseguente al trasferimento dell'azienda, deve essere basata su motivi specifici attribuibili all'azienda ceduta, quali la consistenza del personale, il numero dei tavoli e l'utilizzo dei tovaglioli essendo un esercizio di ristorazione . Il solo riferimento ad una percentuale di redditività applicata ai ricavi conseguiti nell'ultimo triennio non appare sufficiente a motivare l'accertamento.

Commissione tributaria di Roma - Sezione ventinovesima - sentenza 25 ottobre-29 novembre 2005, n. 67 Presidente La Medica - Relatore Leone Ricorrente Passa Parola di Romanelli Maria e C. Snc Fatto Materia del contendere è un avviso di accertamento 972V001745 , spiccato nei confronti della società in nome collettivo Passa Parola di Romanelli Maria e C. Snc dall'ex ufficio del Registro Atti privati di Roma, di maggior valore dell'avviamento commerciale di un ristorante-pizzeria in Roma, oggetto di trasferimento con atto registrato l'8 maggio 1997 al n. 28/001745 dichiarato lire 100 milioni, accertato lire 262 milioni . Avverso tale atto impositivo la Romanelli proponeva due distinti ricorsi, l'uno in proprio, l'altro quale legale rappresentante della collettiva, alla Ctp di Roma che, riuniti giudizi, li dichiarava entrambi inammissibili, sull'assunto di vizi di procedura , relativi alle modalità di proporzione dei gravami e di costituzione in giudizio, con sentenza 528/55/02 della sezione 55ma, depositata l'8 novembre 2002 e impugnata con l'appello di cui in epigrafe. A del quale, la stessa Romanelli, nella qualità, censura di violazione di legge e sentenza di primo grado, reiterando le domande, ivi disattese, di declaratoria di nullità o di annullamento dell'accertamento dell'ufficio. Diritto L'atto impositivo contestato v. relata di notifica in calce alla copia autentica, versta in atti dall'amministrazione appellata rimasta contumace, a seguito di ordinanza istruttoria dell'8 febbraio 2005 risulta notificato a mezzo del servizio postale con plico raccomandato pervenuto il 10 aprile 1999 alla società destinataria che lo ha impugnato con ricorso spedito all'ufficio impositore con raccomandata Ar consegnata alla Posta il 7 giugno 1999 costituendosi, poi, in giudizio, mediante spedizione della copia conforme del ricorso notificato alla Ctp di Roma, con raccomandata Ar, consegnata alla Posta lo stesso indicato giorno. Ne consegue che i gravami di primo grado riuniti non erano e non potevano essere legittimamente dichiararsi inammissibili, essendo tali propositi 7 giugno 1999 prima del compimento 9 giugno 1999 del termine 60 gg prescritto dall'articolo 21 del D.Lgs 546/91. Neanche la costituzione in giudizio poteva essere giudicata irritale, poiché la Corte costituzionale, com'e' noto, con sentenza del 6 dicembre 2001, n. 520, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 22 dello stesso decreto legislativo, nella parte in cui non consente, per il deposito degli atti, al fine in questione, l'utilizzo del servizio postale. Considerato, tuttavia, il primo grado di giudizio, l'adita sezione riteiene che, anche relativamente al merito, doglianze e domande dell'appellante siano fondate. Infatti, come già ha avuto occasione di rilevare, per fattispecie analoghe, l'avviamento commerciale è funzione variabile di condizioni molteplici, che rendono più o meno idonea l'azienda a produrre reddito remunerativo del capitale investito e che tali creditori un il volume d'affari, ma, altresì, il credito presso il sistema creditizio ed i fornitori, la crescenza del mercato, la qualità della clientela ecc. a loro volta, non sono né possono essere identiche per tutte le aziende dello stesso settore economico, operanti nello stesso mercato. Ne consegue che la stereotipata formula adottata per il calcolo del contestato valore di avviamento non risulta idoneo a provarne aderenza ed effettiva corrispondenza alla specifica realtà dell'azienda oggetto di causa, poiché l'ufficio, al fine perseguito, ha preso in considerazione soltanto il volume d'affarei triennale peraltro in suscettibile di riscontro di esattezza o meno nell'importo indicato, assseritamente rilevato al tempo stesso, dalla dichiarazione Iva e mod. 740/750/760, senza che nessuno di tali documenti fiscali sia stato prodottin giudizio , ad esso volume d'affari applicando un parametro di riferimento il 15% di redditività estrapolando da dati sconosciuti, e anche questo riscontro indimostrato. Mentre, non sarebbe stato disagevole, a scopi probatori, rilevare, anche all'inverso accessi e/o ispezioni, dati crescitivi più specifici e plausibili, quali, esemplificativamente, la crescenza numerica del personale addetto all'esercizio, il numero di tavoli, di tovaglioli, ecc. . Per le suesposte considerazioni, l'interposto appello deve essere accolto, facendovi luogo, per l'effetto in riforma della sentenza appellata, all'annullamento del contestato avviso di accertamento 972V001745. Si ravvisano giusti motivi per compensare le spese del giudizio. PQM La Commissione tributaria regionale del Lazio, accoglie l'appello della società in nome collettivo Passa Parola di Romanelli Mario e C., di cui in epigrafe, annullando l'atto impositivo contestato. Spese compensate.