Foglie e acqua davanti il negozio: fastidio ai clienti, danni all’esercizio. Condanna per molestie

Protagonista in negativo una coppia di coniugi, che prende di mira un panificio a causa dei rapporti tesi col titolare. Non regge la tesi degli episodi isolati, frutto di semplice pessima educazione. Evidente, invece, il peso penale dei fatti.

Acqua, foglie, rami dal cielo cade di tutto, e finisce proprio davanti l’ingresso del negozio. Ma non è assolutamente un evento paranormale. Molto più semplicemente, invece, è il frutto dell’inciviltà di una coppia di coniugi, che, per rabbia e per vendetta, prende di mira il titolare dell’esercizio commerciale. Ma tutto ciò non può passare certo in cavalleria giusta la condanna, nei confronti di moglie e marito, per molestia Cassazione, sentenza n. 11998/2013, Prima Sezione Penale, depositata oggi . Rapporti tesi. La si può considerare una guerra di nervi’, quella tra la coppia di coniugi proprietaria di un immobile, e il titolare di un panificio, che è operativo proprio in quell’immobile e proprio sotto la finestra della coppia. E le spiacevoli sorprese’ recapitate, dall’alto, all’ingresso del negozio ne sono la testimonianza più esplicita Ma, come si usa dire, il troppo stroppia E il commerciante decide di reagire, denunciando la coppia e segnalando gli episodi di cui è rimasto vittima, ossia le molestie messe in atto dai coniugi versando dell’acqua in cospicua quantità, nonché gettando del fogliame o rifiuti vegetali nello spazio di ingresso del panificio , molestie capaci di provocare disagio e lamentele per i clienti dell’esercizio commerciale . Semplici atti di inciviltà? Per i giudici la situazione è più grave così in Tribunale i coniugi vengono condannati per molestia e petulanza . Evidenti gli atti di disturbo nei confronti delle normali attività del negozio , e soprattutto tali da ledere l’immagine, il decoro e l’igiene del negozio. Peso penale. Secondo i coniugi, però, è stato dato eccessivo peso ai fatti, così come denunciati dal titolare dell’esercizio commerciale. Meglio ancora, non sono rinvenibili né la petulanza né il biasimevole motivo , sostengono, e l’unico episodio che emerge dagli atti , relativo alle bucce di frutta presenti in prossimità del panificio , aggiungo, è del tutto irrilevante dal punto di vista penalistico . Ma questa ottica viene completamente respinta dai giudici della Cassazione, i quali, invece, mostrano di condividere le considerazioni effettuate in Tribunale e fondate, peraltro, anche sui rilievi dei Carabinieri, i quali hanno accertato la presenza, innanzi all’esercizio commerciale, di rifiuti umidi gettati dal poggiolo soprastante . Detto in breve, è acclarata la commissione di una pluralità di fatti molesti , come il gettito di rifiuti nello spazio antistante l’ingresso del panificio , e ciò basta a far emergere i tratti caratteristici della condotta petulante . Di conseguenza, nonostante le osservazioni dei due coniugi, è evidente il peso’, dal punto di vista penalistico , degli atti di inciviltà compiuti nei confronti del commerciante. Per questo, è da confermare la condanna pronunziata in Tribunale.

Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 14 febbraio 14 marzo 2013, n. 11998 Presidente Giordano Relatore Santalucia Ritenuto in fatto Il Tribunale di Rovigo ha condannato M.O. e M.T. per il reato continuato di molestia, per petulanza, in danno di F.C., poste in essere versando dell’acqua in cospicua quantità, nonché gettando del fogliame o rifiuti vegetali nello spazio di ingresso del panificio gestito dalla stesso, provocando disagio e lamentale anche per i clienti dell’esercizio commerciale. Fatti commessi in Lendinara di Rovigo il 26 giugno 2007. Il Tribunale ha fatto riferimento ai contenuti della denuncia-querela della persona offesa F.C., il quale ha riferito di esercitare le attività di panificazione e vendita al pubblico nell’immobile di proprietà di M.O. di aver avuto dei dissapori con l’O. e la moglie, tali da pregiudicare i buoni rapporti. Costoro, in più di un’occasione, avevano posto in essere atti di disturbo e molestia alle normali attività del negozio, versando grandi quantità di acqua dal piano soprastante proprio davanti all’entrata del panificio, spesso proprio quando giungevano clienti. Di aver subito altre molestie, quali il getto di foglie, rami e altri materiali di scarto sempre dal piano superiore occupato dalla famiglia dell’O., in prossimità dell’entrata del panificio, così da diminuirne l’immagine, il decoro e l’igiene. Il Tribunale ha quindi indicato gli elementi di riscontro alle dichiarazioni di C. nella documentazione fotografica, nei rilievi dei Carabinieri, i quali hanno accertato la presenza innanzi all’esercizio commerciale di rifiuti umidi gettati dal poggiolo soprastante nelle ammissioni della T., che ha dichiarato ai Carabinieri di avere gettato i rifiuti perché in lite con la moglie del C. Avverso la sentenza hanno proposto ricorso, per mezzo dei difensori avv.ti B. e R., M.O. e M.T., deducendo - errata e infondata dichiarazione di colpevolezza. Il Tribunale ha affermato la colpevolezza dei ricorrenti soltanto sulla base della querela della persona offesa, che non è stata adeguatamente riscontrata. - Mancanza dell’elemento oggettivo. Nelle condotte dei ricorrenti non è dato riscontrare l’elemento oggettivo tipico della fattispecie. Non sono, infatti, rinvenibili né la petulanza né il biasimevole motivo. L’unico episodio che emerge dagli atti è quello relativo alle bucce di frutta presenti in prossimità del panificio, episodio che però è del tutto irrilevante dal punto di vista penalistico. - Mancata sussistenza dell’aggravante di cui all’art. 81 cpv. c.p. L’aggravante della continuazione non può dirsi sussistente perché la pluralità delle azioni costituisce elemento costitutivo del reato, - Eventuale responsabilità soltanto di M.T. Dagli atti emerge l’assoluta estraneità ai fatti di M.O. L’unico episodio del quale si può discutere, tra l’altro penalmente irrilevante, ha visto come protagonista M.T., per pacifica ammissione della stessa. Considerato in diritto I motivi sono manifestamente infondati per le ragioni di seguito esposte. La sentenza ha adeguatamente motivato sugli elementi probatori posti a fondamento della dichiarazione di colpevolezza in particolare ha spiegato le ragioni della valorizzazione probatoria delle dichiarazioni della persona offesa, che hanno riferimento alla commissione di una pluralità di fatti molesti, posti in essere da entrambi gli imputato, e ha indicato gli elementi di riscontro, non ultimo l’ammissione dell’imputata T., fatta ai carabinieri, di aver gettato dei rifiuti nello spazio antistante l’ingresso del panificio gestito dalla persona offesa. Ha anche dato atto, in modo adeguato, dei tratti caratteristici della condotta petulante, evidenziandone la sussistenza nel caso in esame. Gli episodi di molestia sono stati plurimi, come riferito dalla persona offesa, sì che corretto appare il richiamo applicativo, in favore degli imputati, dell’istituto della continuazione. Il fatto, poi, che in relazione ad uno degli episodi riferiti dalla persona offesa vi sia stata l’ammissione di responsabilità dell’imputata T. non significa assenza di elementi probatori di responsabilità per l’imputato O., e ciò perché i dati di prova sono costituiti dalle dichiarazioni della persona offesa, che hanno coinvolto entrambi gli imputati. Il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile, con conseguente condanna alle spese e per ciascuno dei ricorrenti a una somma, che si reputa equa nella misura di 1000,00, in favore della Cassa delle ammende, non sussistendo alcuna ipotesi di carenza di colpa nella determinazione della causa d’inammissibilità secondo l’orientamento espresso dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 186 del 2000. P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del procedimento e ciascuna della somma di 1000,00 in favore della Cassa delle ammende.