L’accusa “si perde” un decisivo dato istruttorio. Non può recuperarlo mediante la semplice testimonianza

Il mancato sequestro del corpo del reato impedisce la certezza di un dato che ivi era contenuto.

Un imputato ricorre avverso la condanna d’appello per omicidio colposo occorso durante la circolazione stradale tamponando l’autovettura che lo precedeva in disprezzo delle regole cautelative della circolazione, avrebbe determinato la morte del conducente. Il ricorrente deduce l’erroneità della sentenza appellata la cui ricostruzione dei fatti non sarebbe stata sufficientemente provata dalle risultanze di causa, e che avrebbe mal dedotto incorrendo nella violazione della legge ex art. 222 n.c.d.s. - la forbice edittale entro cui parametrare l’eventuale condanna. La Cassazione, quarta sez., n. 49818, depositata il 21 dicembre 2012, motiva come segue. Se la Procura non sequestra il corpo del reato, non può recuperarlo mediante deposizione orale. Queste le deduzioni dei giudici di merito non erano state rinvenute tracce di frenata e, in particolare, la presenza sull’autovettura di un meccanismo abs azionato in via automatica avrebbe provato che l’imputato viaggiava secondo la dinamica dell’evento oltre i limiti consentiti. La presenza di tale meccanismo non era stata icto oculi acclarata, bensì ipotizzata dal consulente giudiziale incaricato, mediante deposizione orale dibattimentale evidentemente l’autovettura sulla quale viaggiava l’imputato non era più reperibile -. L’imputato sosteneva invece che la manovra del conducente poi deceduto era stata talmente repentina ed imprevedibile che non era stato possibile, in alcun modo, evitare l’impatto. E che l’assenza dell’abs provava l’aver tenuto una velocità minore ai limiti di legge. La Cassazione redarguisce i giudici di merito quel decisivo elemento probatorio poteva essere materialmente assunto sull’autovettura dell’imputato da sottoporre a sequestro senza ricorrere alla trasmissione orale del consulente. Se la Procura ha mancato quel passo non può recuperare la medesima risultanza mediante deposizione orale. Il monito della Cassazione se esiste la possibilità, poi disattesa, di acquisire certezza sulla presenza di un elemento probatorio a carico dell’imputato, non è possibile rectius probatoriamente equivalente - un recupero del medesimo in via sintomatica o indiretta mediante deposizione -. La determinazione della forbice edittale per la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida l’interpretazione sistematica. Il terzo periodo del terzo comma dell’art. 222 del n.c.d.s. pena nel caso che dalla violazione derivi la morte di una persona sancisce un limite edittale massimo quattro anni - ma tace sul minimo. Con l’effetto che i giudici di merito hanno ritenuto di applicare un minimo un anno nonostante la scarsa limpidezza della legge sul punto. La Cassazione mette ordine ai numeri il massimo per l’anzidetta previsione è sì quattro anni, ma il minimo sta nel limite edittale minimo della previsione meno grave immediatamente precedente nel caso quindici giorni, di cui al primo periodo, nel caso in cui alla violazione segua una lesione personale colposa non grave - e non in un ipotetico limite intermedio irricevibile da qualsiasi norma. La Cassazione propende per una soluzione sistematica in grado di allineare i testi normativi. La deduzione va accolta anche per la determinazione delle forbici edittali delle norme squisitamente penali. Per l’effetto accoglie il motivo. Va motivata anche la mancata concessione di una sanzione sostitutiva di una pena detentiva breve artt. 53 e ss, L. n. 689/1981 . Il giudice nulla aveva riferito in ordine alla richiesta della difesa della conversione della pena detentiva in pena pecuniaria, semplicemente negandone la concessione. Invece anche la sostituzione anzidetta o la sua negazione è operazione criterialmente complessa siccome riposa su una valutazione positiva dell’adempimento del reo alla corresponsione della somma e sugli altri elementi di giudizio ex art. 133 c.p. fra cui anche la sua materiale condizione lavorativa ed occupazionale -. La negazione va motivata, nell’interesse del reo e di una sentenza coerentemente elaborata.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 13 novembre - 21 dicembre 2012, n. 49818 Presidente Brusco Relatore Dell’Utri Ritenuto in fatto 1. - Con sentenza resa in data 23.9.2011, la Corte d'appello di L'Aquila ha parzialmente riformato la sentenza del Tribunale di L'Aquila del 21.10.2008, con la quale S.M.R. è stata riconosciuta colpevole del reato previsto e punito dall'art. 589, commi 1 e 2, c.p., dalla stessa commesso in L'Aquila il 18.9.2006, per aver cagionato, per colpa consistita in imprudenza e violazione delle norme relative alla circoscrizione stradale artt. 140, 141, co. 1 e 2 c.d.s. , la morte di C C. in particolare, l'imputata, percorrendo con direzione omissis la strada provinciale n. XX a bordo della propria autovettura Alfa Romeo, targata , giunta in prossimità dell'intersezione con via poco prima del centro abitato di a velocità di gran lunga superiore al limite massimo ivi consentito 50 km/h , e comunque non adeguato alle circostanze di luogo presenza di accesso laterale e di incrocio segnalato e prossimità di centro abitato segnalato , dopo aver superato il veicolo che precedeva nella marcia, non era riuscita a evitare il forte impatto con il motocarro Ape Piaggio targato condotto dal C. , il quale, provenendo dall'opposto senso di marcia omissis , aveva posto in essere una manovra di svolta a sinistra impegnando la corsia dell'Alfa senza concedere la dovuta precedenza a seguito dell'urto, l'Ape era stato trascinato per alcuni metri e il conducente, sbalzato dall'abitacolo, era deceduto sul posto. Per effetto di tali premesse, all'imputata è stata applicata la pena di otto mesi di reclusione, con i benefici della sospensione e della non menzione, oltre alla condanna al pagamento delle spese processuali, al risarcimento del danno, in solido con il responsabile civile, in favore delle parti civili cui è stata riconosciuta una provvisionale di Euro 20.000,00 ciascuna , alla rifusione delle spese processuali in favore delle parti civili, con l'irrogazione della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida per un anno. Con la sentenza d'appello, la Corte aquilana, riformulata in senso favorevole all'imputata la valutatone del grado di colpa della stessa nella causazione dell'evento - e così giudicate prevalenti le già concesse attentanti generiche rispetto alla contestata aggravante -, rideterminava la pena in quattro mesi di reclusione, riducendo altresì l'entità della provvisionale già concessa in favore delle parti civili a carico dell'imputata e del responsabile civile, confermando le restanti statuizioni del giudice di primo grado con riguardo alla condanna dell'imputata al pagamento delle spese processuali, all'applicazione della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida della durata di un anno e alla concessione dei benefici della sospensione condizionale della pena e della non menzione della condanna. Avverso la sentenza d'appello, i difensori dell'imputata hanno proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi di censura. Il difensore della parte civile ha depositato le proprie conclusioni per iscritto. 2.1. - Con il primo motivo d'impugnazione, i ricorrenti denunciano l'illegittimità della sentenza d'appello ai sensi dell'articolo 606 comma 1, lett. e c.p.p., per contraddittorietà della motivazione in ordine al travisamento della prova sull'asserita dotazione del dispositivo abs in capo all'Alfa 147 condotta dall'imputato, nonché per manifesta illogicità della stessa motivazione in ordine all'affermazione che il sinistro de quo ebbe a verificarsi anche in conseguenza dell'eccessiva velocità tenuta dall'imputata, basata su una mera ipotesi teorica e astratta assunta a parametro di valutatone in conseguenza del denunciato travisamento di prova e di ulteriori argomentazioni integranti giustificazioni palesemente illogiche poiché inadeguate a sostenere il convincimento raggiunto dal giudice di merito. In particolare, i ricorrenti si dolgono che la corte territoriale abbia ritenuto comprovata la dotazione dell'abs sull'autovettura condotta dall'imputata in forza delle sole dichiarazioni rese nel corso del dibattimento di primo grado dal consulente della parte civile, e pertanto in forza di un'estemporanea e apodittica dichiarazione orale del tutto priva di un riscontro concreto, essendo del tutto mancata la prova storica dell'effettiva esistenza, sulla vettura condotta dell'imputata, dell'abs in esame. Sulla base di tale premessa, venuta meno la prova di tale presupposto con la conseguente spiegazione che l'assenza di tracce di frenata della vettura condotta dell'imputata in prossimità del punto d'urto tra i veicoli protagonisti del sinistro rivelavano l'improvvisa e inopinata occupazione della strada da parte del veicolo condotto dalla vittima , il giudice d'appello avrebbe dovuto riconoscere la sostanziale infondatezza della ricostruzione dei fatti, per come operata dal giudice di primo grado, con particolare riguardo all'effettiva e ogget-tiva impossibilità, per l'imputata, di evitare l'impatto con il veicolo condotto dalla persona rimasta deceduta. 2.2. - Con il secondo motivo di ricorso, i difensori dell'imputata si dolgono dell'illegittimità della sentenza impugnata ai sensi dell'articolo 606, comma 1, lett. b c.p.p., e/o falsa applicazione dell'articolo 222 c.d.s. nonché, ai sensi dell'articolo 606, comma 1, lett. f c.p.p., per illogicità manifesta in ordine alla mancata riduzione della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida per l'imputata, per aver ritenuto la stessa già applicata dal tribunale nella misura minima consentita. Al riguardo, i ricorrenti censurano l'errore in cui è incorso il giudice d'appello nel ritenere il tempo di un anno, anziché di quindici giorni, quale misura minima della sanzione amministrativa della sospensione della patente di guida applicabile al caso di specie, così omettendo di irrogare detta misura minima effettiva in considerazione della ritenuta minore gravità della colpa dell'imputata nella causazione del tetto, rispetto a quanto ritenuto dal giudice di primo grado. 2.3. - Da ultimo, i ricorrenti si dolgono dell'illegittimità della sentenza impugnata ai sensi dell'articolo 606, comma 1, lett. c , c.p.p., in relazione all'articolo 125, comma 3, c.p.p., nonché ai sensi del medesimo articolo 606, comma 1, lett. e , c.p.p., per assenza assoluta di motivazione in ordine al mancato accoglimento del motivo di appello volto all'ottenimento dell'applicazione della sanzione pecuniaria sostitutiva della sanzione detentiva inflitta all'imputata. Sul punto, gli impugnanti censurano la sentenza d'appello per avere la Corte aquilana completamente omesso qualsivoglia motivazione a sostegno della pronuncia resa, con la quale, disposte le modifiche a parziale riforma della sentenza di primo grado, la Corte distrettuale ha confermato le restanti statuizioni, tralasciando di indicare ogni possibile ragione a fondamento della mancata sostituzione della pena detentiva così come richiesto in sede di gravame. Considerato in diritto 3.1. - Il primo motivo di ricorso è fondato. Conviene preliminarmente rilevare, con riguardo alla concreta ricostruzione della dinamica del fatto oggetto dell'odierno esame, come la corte distrettuale abbia affermato la violazione, da parte dell'imputata, delle norme sulla circolazione stradale e in particolare della norma impositiva dei limiti di velocità sulla base di un modello matematico astratto di calcolo della velocità in cui la grandezza costituita dallo spazio di frenata percorso dal veicolo protagonista del sinistro assume, assieme agli altri, un ruolo determinante. Ciò premesso, ricondotta la mancanza di tracce di frenata, in corrispondenza del punto d'urto tra i veicoli, alla presenza, sull'autovettura dell'imputata, del sistema di assistenza abs che assicura, in costanza di frenata, il mancato blocco delle ruote al fine di preservare la stabilità del veicolo , la Corte distrettuale ha condiviso le conclusioni tecniche assunte in sede dibattimentale, determinando la velocità tenuta dal veicolo dell'imputata al momento del sinistro sulla premessa dell'avvenuto effettivo azionamento, da parte dell'imputata, del sistema frenante poco prima dell'impatto con il veicolo della vittima, procedendo al conseguente calcolo tenendo conto dell'esistenza di uno spazio di frenata percorso dall'imputata sostanzialmente pari alla distanza tra il punto d'impatto o poco prima e il punto di arresto dei veicoli entrati in collisione sulla strada. Per la determinazione dell'effettiva velocità tenuta dall'imputata in occasione del sinistro - così come per la verifica del suo comportamento stradale complessivo, avuto riguardo al comportamento corrispettivo dell'antagonista - assume dunque un ruolo decisivo l'affermazione dell'effettiva esistenza, sul veicolo dell'imputata, del sistema di assistenza alla frenata abs, avuto particolare riguardo all'incontestata circostanza dell'assenza di tracce di frenata in corrispondenza del punto d'impatto tra i veicoli protagonisti del sinistro. Ai fini della prova di tale ultima circostanza, la corte territoriale ha richiamato le dichiarazioni emesse dal consulente tecnico della parte civile nel corso dell'istruzione dibattimentale, secondo il quale la presenza dell'abs sul veicolo dell'imputata doveva ammettersi, non già sulla base del concreto esame effettivamente condotto su detto veicolo, bensì in ragione dell'astratta considerazione per cui i veicoli del tipo di quello condotto dall'imputata ne sono dotati. Ritiene questa corte, che l'affermazione della sussistenza di un fatto sulla base di una deduzione puramente astratta e ipotetica, priva di alcun riscontro di carattere concreto, sia tale da non superare il ragionevole dubbio circa la sussistenza effettiva di tale fatto dovendo conseguentemente ritenersi escluso che, con riguardo al caso di specie, il giudice del merito abbia potuto attestare, con adeguata certezza, che il veicolo dell'imputata fosse effettivamente dotato di un sistema di assistenza alla frenata abs senza che detto veicolo fosse mai stato esaminato da chicchessia. Da ciò deriva che, non essendo stata indicata con certezza la presenza di detto sistema abs sulla vettura dell'imputata, deve conseguentemente escludersi l'acquisizione, come dato certo, che la stessa abbia effettivamente azionato l'impianto frenante prima dell'impatto con il veicolo della vittima, atteso che nessuna traccia di frenata risulta accertata sul luogo dell'incidente. Le considerazioni che precedono inducono, pertanto, a ritenere mancante la motivazione della corte territoriale al fine di escludere il concreto ricorso della circostanza, allegata in senso difensivo dell'imputata, per cui la stessa non abbia in concreto azionato il sistema frenante del proprio veicolo per l'improvviso taglio della strada da parte del veicolo della vittima con la conseguente mancanza di motivazione sull'esclusione della circostanza che nessuna colpa sia rimproverabile all'imputata, non essendo esigibile una condotta diversa nel caso concreto. Sulla complessiva ricostruzione dei fatti oggetto dell'odierno giudizio, e sul conseguente tema della responsabilità dell'imputata, dev'essere, pertanto, disposto un nuovo esame e sollecitata una più esauriente motivazione al giudice del rinvio, tenuto conto del complesso delle argomentazioni sin qui evidenziate. 3.2- - Dev'essere riconosciuta la fondatezza anche del secondo motivo di ricorso dell'imputata. L'articolo 222 c.d.s. dispone che, nel caso di omicidio colposo dovuto a violazione delle norme del codice della strada, la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente è irrogabile fino a un massimo di quattro anni. La mancata indicazione di una misura minima, impone di ricavarne l'entità dal tenore della norma immediatamente precedente, secondo cui, se dal medesimo fatto deriva una lesione personale colposa, la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente è, in astratto, da 15 giorni a tre mesi. Da ciò deriva che la misura minima della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida dev'essere ritenuta pari a 15 giorni anche per il caso di specie, con la conseguenza che l'attestazione del giudice d'appello, secondo cui il tribunale ha applicato, irrogandola per un anno, la misura minima della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida, è priva di fondamento. Anche su questo aspetto, pertanto, s'impone l'annullamento della sentenza impugnata. 2.3. - Dev'essere infine riconosciuta la fondatezza anche dell'ultimo motivo di ricorso, avendo la corte territoriale del tutto omesso di motivare il giudizio sulla mancata sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria, come tempestivamente invocato dall'appellante con il secondo motivo dell'atto di appello. 3. - Il complesso delle argomentazioni sin qui illustrate impone la pronuncia dell'annullamento della sentenza impugnata, con rinvio alla corte d'appello di Perugia, cui è rimesso altresì il regolamento delle spese tra le parti del presente giudizio. P.Q.M. la Corte Suprema di Cassazione, annulla la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d'appello di Perugia cui rimette anche il regolamento delle spese tra le parti del presente giudizio.