Avvocatura e Cassa Forense: siamo al punto di non ritorno!

I movimenti di protesta organizzati a Catania, Napoli e in altri Fori italiani hanno lanciato la rivolta fiscale con invito a non versare la contribuzione minima sfruttando il fatto che l’intera contribuzione minima può essere versata entro il 30 settembre 2017 con l’ultima rata senza aggiunta di interessi e sanzioni.

L’Avvocatura italiana sta diventando una polveriera i numeri non hanno bisogno di commenti, tra gli iscritti Cassa vi sono 20.642 fantasmi non inviano dal 2014 il Modello 5 20.982 con reddito zero 78.169 con reddito inferiore a 10.300,00. Ci sono quindi 120 mila posizioni IN SOFFERENZA GRAVE pari alla metà di tutti gli iscritti. Siamo al punto di non ritorno! I movimenti di protesta organizzati a Catania, Napoli e in altri Fori italiani hanno lanciato la rivolta fiscale con invito a non versare la contribuzione minima sfruttando il fatto che l’intera contribuzione minima può essere versata entro il 30 settembre 2017 con l’ultima rata senza aggiunta di interessi e sanzioni. Il management di Cassa Forense ha audito alcune associazioni ma non si è arrivati ad alcun risultato in grado di fermare, o anche solo arginare, la protesta. Delle due l’una o si insiste nell’attuale selezione censuaria, che porterà i cd. sotto reddito alla cancellazione dagli Albi e quindi da Cassa Forense, oppure il sistema previdenziale forense va strutturalmente modificato tertium non datur . La rivolta fiscale non giova alla causa. Le elezioni del nuovo Comitato dei Delegati non si terranno prima dell’autunno del 2018. Si impone allora l’intervento dei Ministeri vigilanti per supportare una riforma strutturale del sistema previdenziale forense. La mia proposta è la seguente - opzione per il sistema di calcolo contributivo della pensione, in pro rata, garantendo l’equità attuariale e la solidarietà - abolizione della contribuzione minima sia soggettiva che integrativa - applicazione dei principi di proporzionalità e progressività della contribuzione previdenziale rispetto al reddito percepito secondo scaglioni da individuare all’interno del tetto pensionabile - liquidazione di tutte le prestazioni con rigorosa applicazione del criterio nazionale ISEE ove scatti l’integrazione al trattamento minimo - introduzione accanto alla pensione minima della pensione sociale forense pari al minimo INPS - destinazione di tutte le risorse previste per l’assistenza al sostegno della pensione sociale forense - obbligo della cancellazione dagli Albi al compimento dell’età pensionabile, come misura temporanea in attesa della normalizzazione del sistema. Il tutto secondo approfonditi studi attuariali da mettere in campo. In pari tempo dovrà essere regolamentato l’accesso alla facoltà di giurisprudenza e all’Avvocatura che non potranno continuare a essere interpretati come un ammortizzatore sociale, ormai privo di qualsiasi contenuto.