Caramelle, una questione di marchi

Non si può utilizzare come elemento distintivo esclusivo un simbolo che è comune a un intero comparto industriale lo hanno stabilito i giudici di Lussemburgo

Un marchio raffigurante una caramella che sia di colore marrone chiaro o che sia racchiusa in una confezione dorata e attorcigliata, a forma di farfalla non può essere utilizzata come elemento distintivo esclusivo poiché si tratta di elementi comuni a un intero comparto industriale. Pertanto la Corte di giustizia europea ha respinto entrambi i ricorsi presentati dall'azienda di dolciumi August Storck che aveva impugnato le decisioni negative dell'Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno marchi, disegni e modelli Uami , in materia di marchi comunitari relativi alle caramelle Werther's Echte . Nella causa C-24/05 P le sentenze sono integralmente leggibili tra i correlati , August Storck ha chiesto alla Corte di giustizia l'annullamento della sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee del 10 novembre 2004, con cui quest'ultimo ha respinto il ricorso diretto all'annullamento della decisione dell'Uami che nega la registrazione di un marchio tridimensionale costituito dalla forma di una caramella di colore marrone chiaro. Nella causa C-25/05 P, la stessa azienda ha chiesto alla Corte di giustizia l'annullamento della sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee del 10 novembre 2004, con cui quest'ultimo ha respinto il ricorso diretto all'annullamento della decisione dell'Uami che nega la registrazione di un marchio figurativo rappresentante una confezione attorcigliata di caramella forma di farfalla di colore dorato. La Corte di giustizia nel ritenere corretti i giudizi precedenti ha respinto i ricorsi precisando che sono in parte irricevibili e in parte infondati.

Corte di giustizia europea - Prima sezione - sentenza 22 giugno 2006 Presidente Jann - Relatore Ile ic Causa C-25/05P Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado - Marchio comunitario - Articolo 7, nnumero , lett.b , e 3, del regolamento CE n 40/94 - Impedimento assoluto alla registrazione - Marchio figurativo - Rappresentazione di una confezione di caramella di colore dorato - Carattere distintivo Ricorrente August Storck KG, - controricorrente Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno 1 Con il suo ricorso d'impugnazione, la August Storck KG chiede l'annullamento della sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee Quarta Sezione 10 novembre 2004, causa T-402/02, Storck/UAMI Forma di una farfalla Racc. pag. I-0000 in prosieguo la sentenza impugnata , con cui quest'ultimo ha respinto il suo ricorso diretto all'annullamento della decisione 18 ottobre 2002 della seconda commissione di ricorso dell'Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno marchi, disegni e modelli UAMI pratica R 256/2001-2 in prosieguo la decisione controversa , che nega la registrazione di un marchio figurativo rappresentante una confezione attorcigliata di caramella forma di farfalla di colore dorato. Contesto normativo 2 Il regolamento CE del Consiglio 20 dicembre 1993, n. 40/94, sul marchio comunitario GU 1994, L 11, pag. 1 , dispone, all'articolo 7, rubricato Impedimenti assoluti alla registrazione , quanto segue Sono esclusi dalla registrazione b i marchi privi di carattere distintivo 2. Il paragrafo 1 si applica anche se le cause d'impedimento esistono soltanto per una parte della Comunità. 3. Il paragrafo 1, lettere b , c e d non si applica se il marchio ha acquistato, per tutti i prodotti o servizi per i quali si chiede la registrazione, un carattere distintivo in seguito all'uso che ne è stato fatto . 3 L'articolo 73 del regolamento n. 40/94, rubricato Motivazione delle decisioni , dispone quanto segue Le decisioni dell'[UAMI] sono motivate. Esse devono essere fondate esclusivamente su motivi in ordine ai quali le parti hanno potuto presentare le proprie deduzioni . 4 L'articolo 74 del regolamento n. 40/94, rubricato Esame d'ufficio dei fatti , precisa, al n. 1 Nel corso della procedura l' UAMI procede d'ufficio all'esame dei fatti. Tuttavia, in procedure concernenti impedimenti relativi alla registrazione, l' UAMI si limita, in tale esame, ai fatti, prove ed argomenti addotti e alle richieste presentate dalle parti . Fatti della controversia 5 Il 30 marzo 1998 la ricorrente ha presentato all'UAMI, ai sensi del regolamento n. 40/94, una domanda di registrazione di marchio comunitario per un marchio figurativo corrispondente alla rappresentazione bidimensionale, in prospettiva, di una caramella incartata in una confezione attorcigliata forma di farfalla di colore dorato, di seguito riprodotta 6 I prodotti per i quali è stata chiesta la registrazione sono le caramelle e rientrano nella classe 30 ai sensi dell'accordo di Nizza 15 giugno 1957, relativo alla classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi ai fini della registrazione dei marchi, come riveduto e modificato. 7 Con decisione 19 gennaio 2001, l'esaminatore ha respinto la domanda, perché il marchio richiesto era privo di carattere distintivo ai sensi dell'articolo 7, n. 1, lett. b , del regolamento n. 40/94 e non aveva acquisito un carattere distintivo in seguito all'uso ai sensi del n. 3 del medesimo articolo. 8 Con la decisione controversa, la seconda commissione di ricorso dell'UAMI ha confermato la decisione dell'esaminatore. Per quanto riguarda il carattere distintivo ab initio, essa ha constatato, in particolare, che il colore dorato che appare sulla rappresentazione grafica del marchio richiesto era di uso abituale e frequente nel commercio per confezioni di caramelle. Essa ha altresì considerato che gli elementi addotti dalla ricorrente non provavano che tale marchio avesse acquisito un carattere distintivo per le caramelle in generale, e in particolare per i toffee caramelle morbide , in seguito all'uso che ne era stato fatto. Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata 9 La ricorrente ha proposto dinanzi al Tribunale un ricorso fondato su quattro motivi al fine di ottenere l'annullamento della decisione controversa. 10 Sul primo motivo, attinente alla violazione dell'articolo 7, n. 1, lett. b , del regolamento n. 40/94, il Tribunale ha dichiarato, ai punti 55-62 della sentenza impugnata, che la commissione di ricorso aveva giustamente ritenuto il marchio richiesto privo di carattere distintivo, ai sensi di tale disposizione, per le seguenti ragioni 55 È giocoforza constatare che la commissione di ricorso, considerando che la configurazione del marchio di cui trattasi confezione attorcigliata, colore marrone chiaro o dorato non si distingue[va] fondamentalmente dalle altre presentazioni abituali nel commercio [punto 14 della decisione controversa ], non è incorsa in alcun errore di diritto . 56 Infatti, la commissione di ricorso, al punto 15 della decisione [controversa], ha giustamente constatato che la forma della confezione controversa era una normale e tradizionale forma di confezione di caramelle e che era riscontrabile un gran numero di caramelle così confezionate sul mercato . Lo stesso vale per il colore della confezione in questione, cioè il marrone chiaro caramello , o, come risulta dalla rappresentazione grafica del marchio richiesto, il dorato o la tonalità dorata. Tali colori non hanno nulla di [insolito] in sé, e non è raro neanche vederli impiegati per confezioni di caramelle, come correttamente rilevato dalla commissione di ricorso al punto 16 della decisione [controversa]. Pertanto, la commissione di ricorso ha giustamente considerato, al punto 18 della decisione [controversa], che, nel caso di specie, il consumatore medio avrebbe percepito il marchio in sé non come un'indicazione dell'origine commerciale del prodotto, bensì come una confezione per caramelle, né più né meno . 57 Di conseguenza, le caratteristiche della combinazione di forma e di colore del marchio richiesto non [si differenziano] sufficientemente da quelle delle forme di base frequentemente utilizzate per il confezionamento di [caramelle o toffee] e, quindi, esse non sono idonee ad essere memorizzate dal pubblico rilevante come indicatori dell'origine commerciale. Infatti, la confezione attorcigliata forma di farfalla , nel suo colore marrone chiaro o dorato, non diverge sostanzialmente dalle confezioni dei prodotti di cui trattasi [ caramelle, toffee ], che sono comunemente impiegat[e] nel commercio e [alle] quali si pensa spontaneamente come [forma di confezione] tipic[a] dei detti prodotti. 60 la commissione di ricorso ha giustamente menzionato, ai punti 19 e 20 della decisione [controversa], il rischio di monopolizza[re la confezione] di cui trattasi per le caramelle, dal momento che tale analisi confermava la mancanza di carattere distintivo [di tale confezione] per i detti prodotti, conformemente all'interesse generale soggiacente all'impedimento assoluto alla registrazione in base all'articolo 7, n. 1, lett. c , del regolamento n. 40/94. 62 Dall'insieme delle considerazioni che precedono risulta che il marchio richiesto, come percepito da un consumatore medio, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, non può consentire di individuare i prodotti di cui trattasi e di distinguerli da quelli aventi una diversa origine commerciale. Di conseguenza, esso è privo di carattere distintivo rispetto a tali prodotti . 11 Sul secondo motivo, attinente alla violazione dell'articolo 7, n. 3, del regolamento n. 40/94, il Tribunale ha dichiarato, ai punti 82-89 della sentenza impugnata, che la ricorrente non aveva dimostrato che il marchio richiesto avesse acquisito, in tutta la Comunità, un carattere distintivo in seguito all'uso che ne era stato fatto, per le seguenti ragioni 82 Per quanto riguarda, anzitutto, gli argomenti della ricorrente basati sulle cifre di vendita dei prodotti di cui trattasi nella Comunità per il periodo 1994-1998, la commissione di ricorso ha giustamente ritenuto che essi non fossero idonei a dimostrare, nel caso di specie, che il marchio richiesto avesse acquistato un carattere distintivo in seguito all'uso che ne era stato fatto. 83 Al punto 25 della decisione [controversa], la commissione di ricorso ha considerato a sufficienza di diritto che le cifre in questione non consentivano di valutare la quota di mercato interessato detenuta dalla ricorrente con il marchio richiesto. Infatti, malgrado le informazioni relative al numero di unità e di tonnellate di caramelle vendute nella confezione di cui trattasi risultanti dai dati prodotti, una valutazione realistica del potere [della ricorrente] sul mercato rest[erebbe] impossibile, in mancanza di dati sul volume totale del mercato dei prodotti da prendere in considerazione o di valutazioni delle vendite di imprese concorrenti, con le quali le cifre della ricorrente [avrebbero potuto] essere poste in relazione . 84 La commissione di ricorso ha poi giustamente considerato anche che le spese pubblicitarie sostenute dalla ricorrente sollevavano gli stessi problemi delle cifre di vendita menzionate. Quindi, al punto 26 della decisione [controversa], la commissione di ricorso ha rilevato che le indicazioni fatte valere dalla ricorrente in merito alle spese di cui trattasi non erano affatto utili, in quanto nessun elemento consent[iva] di farsi un'idea del volume pubblicitario per il mercato dei prodotti in esame . Pertanto, tale materiale pubblicitario non può costituire la prova del fatto che il pubblico rilevante percepisce il detto marchio nel senso che indica l'origine commerciale dei prodotti di cui trattasi . 85 D'altronde, come la commissione di ricorso ha constatato allo stesso punto della decisione [controversa], le spese in esame sarebbero state poco elevate in molti Stati membri dell'Unione europea , aggiungendo che tali dati [mancavano] addirittura completamente per taluni Stati membri . Infatti, le dette spese non [riguardano] tutti gli Stati membri dell'Unione europea per nessuno degli anni compresi nel periodo di riferimento 1994-1998 . 86 occorre ritenere che esista l'impedimento assoluto alla registrazione di cui all'articolo 7, n. 1, lett. b , del regolamento n. 40/94, per quanto riguarda il marchio richiesto, in tutta la Comunità. È quindi in tutta la Comunità che, per essere registrabile ai sensi dell'articolo 7, n. 3, dello stesso regolamento, tale marchio deve aver acquistato un carattere distintivo in seguito all'uso . 87 Di conseguenza, le spese pubblicitarie sopra menzionate non potrebbero, comunque, costituire la prova del fatto che, in tutta la Comunità e per il periodo 1994-1998, il pubblico rilevante, o almeno una quota significativa di quest'ultimo, percepiva il marchio richiesto come relativo all'origine commerciale dei prodotti di cui trattasi. . 12 Per quanto riguarda il terzo motivo, attinente alla violazione dell'articolo 74, n. 1, prima frase, del regolamento n. 40/94, il Tribunale ha dichiarato che la commissione di ricorso non aveva violato tale disposizione con la seguente motivazione, esposta al punto 58 della sentenza impugnata, alla quale rinvia il punto 95 della medesima sentenza Il riferimento, [nella] decisione [controversa], alla prassi abituale nel commercio [delle caramelle o dei toffee], [senza che siano stati forniti] esempi concreti di tale prassi, non rimette in discussione la valutazione della commissione di ricorso sulla mancanza di carattere distintivo intrinseco del marchio richiesto. Infatti, considerando che la combinazione di forma e di colore del marchio richiesto non era [insolita] nel commercio, la commissione di ricorso ha basato la sua analisi, in sostanza, su fatti risultanti dall'esperienza pratica generalmente acquistata nella commercializzazione di prodotti di consumo generale, come [le caramelle o i toffee], fatti che possono essere conosciuti da chiunque e che sono noti, in particolare, ai consumatori di tali prodotti . 13 Infine, sul quarto motivo, attinente alla violazione dell'articolo 73 del regolamento n. 40/94, il Tribunale ha segnatamente dichiarato, ai punti 103-105 della sentenza impugnata, che non si poteva addebitare alla commissione di ricorso di aver fondato la sua decisione su motivazioni in ordine alle quali la ricorrente non aveva potuto presentare le proprie deduzioni, perché l'esaminatore aveva già considerato, nella sua decisione, che [i]l fatturato della ricorrente non consent[iva] di dedurre che il consumatore riconosce[sse] le caramelle dalla loro confezione e le associa[sse] ad una sola impresa e che, [in] mancanza di cifre comparative di imprese concorrenti o di dati sul mercato nel suo insieme, [era] impossibile valutare i fatturati . Impugnazione 14 Nel ricorso d'impugnazione, a sostegno del quale essa deduce quattro motivi, la ricorrente chiede che la Corte voglia - annullare la sentenza impugnata - in via principale, statuire definitivamente sulla controversia accogliendo le conclusioni presentate in primo grado - in subordine, rinviare la causa dinanzi al Tribunale - condannare l'UAMI alle spese. 15 L'UAMI chiede alla Corte di respingere il ricorso e di condannare la ricorrente alle spese. Sul primo motivo Argomenti delle parti 16 Con il suo primo motivo, che si divide in tre parti, la ricorrente sostiene che il Tribunale ha violato l'articolo 7, n. 1, lett. b , del regolamento n. 40/94. 17 In primo luogo, il Tribunale, al punto 55 della sentenza impugnata, avrebbe ingiustamente subordinato l'accertamento del carattere distintivo del marchio richiesto alla condizione che quest'ultimo si distingua sostanzialmente dalle altre presentazioni di confezioni di caramelle abitualmente in commercio e, pertanto, esso avrebbe stabilito requisiti più severi di quanto normalmente richiesto per riconoscere un siffatto carattere. 18 Il Tribunale avrebbe altresì ingiustamente preteso che il marchio richiesto si distinguesse sostanzialmente dai marchi simili eventualmente presenti nel settore dei dolciumi. 19 Secondo la ricorrente, la circostanza che possa nascere confusione con prodotti di provenienza diversa rileva solo nell'ambito di un'opposizione fondata sul rischio di confusione del marchio richiesto con un marchio anteriore. 20 In secondo luogo, il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto anche per essersi fondato, al punto 60 della sentenza impugnata, sul rischio di monopolizza[re] [la] confezion[e] di cui trattasi per le caramelle al fine di motivare la mancanza di carattere distintivo del marchio richiesto. Secondo la ricorrente, non occorre prendere in considerazione un eventuale principio di disponibilità nel contesto dell'articolo 7, n. 1, lett. b , del regolamento n. 40/94. 21 In ultimo luogo, la commissione di ricorso e il Tribunale avrebbero omesso di verificare se il marchio richiesto avesse in sé, a prescindere dalle presentazioni di confezioni di caramelle simili esistenti sul mercato, un carattere distintivo minimo. Secondo la ricorrente, se il Tribunale avesse effettuato tale investigazione, avrebbe concluso che il detto marchio non è privo di carattere distintivo. 22 L'UAMI replica, in primo luogo, che il Tribunale non ha affatto assoggettato il marchio richiesto a criteri più severi di quelli solitamente richiesti, ma ha applicato la giurisprudenza costante in base alla quale è necessario che la forma del prodotto di cui si chiede la registrazione come marchio si distingua in modo significativo dalla norma o dagli usi del settore rilevante. Tale giurisprudenza, elaborata per i marchi tridimensionali, dovrebbe applicarsi anche quando, come nel caso di specie, il marchio richiesto è la rappresentazione bidimensionale della forma tridimensionale del prodotto interessato. 23 Esso sostiene, in secondo luogo, che il Tribunale non ha motivato la dichiarata assenza di carattere distintivo del marchio richiesto adducendo l'esistenza di un rischio di monopolizzazione. 24 Infine, l'addebito secondo cui il Tribunale avrebbe dovuto dichiarare che il marchio richiesto presenta un carattere distintivo mirerebbe a rimettere in causa la valutazione di fatto e sarebbe pertanto irricevibile nell'ambito di un'impugnazione. Giudizio della Corte 25 Per quanto riguarda il primo motivo, risulta da una costante giurisprudenza che il carattere distintivo di un marchio, ai sensi dell'articolo 7, n. 1, lett. b , del regolamento n. 40/94, dev'essere valutato in funzione, da un lato, dei prodotti o dei servizi per i quali è chiesta la registrazione e, dall'altro, delle aspettative del pubblico interessato, costituito dai consumatori medi dei detti prodotti o servizi, normalmente informati e ragionevolmente attenti ed avveduti v., in particolare, sentenze 29 aprile 2004, cause riunite C-456/01 P e C-457/01 P, Henkel/UAMI, Racc. pag. I-5089, punto 35 e 12 gennaio 2006, causa C-173/04 P, Deutsche SiSi-Werke/UAMI, Racc. pag. I-0000, punto 25 . 26 Secondo una giurisprudenza parimenti costante, i criteri di valutazione del carattere distintivo dei marchi tridimensionali costituiti dalla forma del prodotto stesso non differiscono da quelli applicabili alle altre categorie di marchi sentenze Henkel/UAMI, cit., punto 38 7 ottobre 2004, causa C-136/02 P, Mag Instrument/UAMI, Racc. pag. I-9165, punto 30, e Deutsche SiSi-Werke/UAMI, cit., punto 27 . 27 Tuttavia, in sede di applicazione di tali criteri, la percezione del pubblico interessato non è necessariamente la stessa nel caso di un marchio tridimensionale, costituito dalla forma del prodotto stesso, e nel caso di un marchio denominativo o figurativo, rappresentato da un segno indipendente dall'aspetto dei prodotti che contraddistingue. Non è, infatti, abitudine del consumatore medio presumere l'origine dei prodotti sulla base della loro forma o confezione in assenza di qualsivoglia elemento grafico o testuale, sicché potrebbe risultare più difficile stabilire il carattere distintivo nel caso di un marchio tridimensionale siffatto che in quello di un marchio denominativo o figurativo v., in particolare, citate sentenze Henkel/UAMI, punto 38 Mag Instrument/UAMI, punto 30, e Deutsche SiSi-Werke/UAMI, punto 28 . 28 Ciò premesso, solo un marchio che si discosti in maniera significativa dalla norma o dagli usi del settore e che, di conseguenza, assolva la sua funzione essenziale d'indicatore d'origine non è privo di carattere distintivo nel senso dell'articolo 7, n. 1, lett. b , del regolamento n. 40/94 v., in particolare, citate sentenze Henkel/UAMI, punto 39 Mag Instrument/UAMI, punto 31, e Deutsche SiSi-Werke/UAMI, punto 31 . 29 Tale giurisprudenza, elaborata per marchi tridimensionali costituiti dall'immagine del prodotto stesso, si applica anche quando, come nel caso di specie, il marchio richiesto è un marchio figurativo costituito dalla rappresentazione bidimensionale del detto prodotto. Infatti, in casi simili, il marchio non è nemmeno costituito da un segno indipendente dall'aspetto dei prodotti che contraddistingue. 30 Il Tribunale ha quindi giustamente preso in considerazione le forme e i colori delle confezioni di caramelle comunemente utilizzati in commercio per valutare se il marchio richiesto fosse privo, o meno, di carattere distintivo. 31 Il Tribunale ha dichiarato, al punto 55 della sentenza impugnata, che la commissione di ricorso, considerando che la configurazione del marchio di cui trattasi non si distingue[va] fondamentalmente dalle altre presentazioni abituali nel commercio , non è incorso in alcun errore di diritto e, al punto 57 della medesima sentenza, che la confezione in questione non diverge sostanzialmente dalle confezioni di caramelle e di toffee comunemente impiegate nel commercio. Poiché il requisito di una differenza fondamentale o sostanziale eccede il semplice discostarsi in maniera significativa di cui alla giurisprudenza citata al punto 28 della presente sentenza, il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto se avesse fatto dipendere il riconoscimento del carattere distintivo del marchio richiesto dal rispetto di tale requisito. 32 Non è però questo il caso. Infatti, ai punti 56 e 57 della sentenza impugnata, il Tribunale, facendo proprie le valutazioni di fatto della commissione di ricorso, ha considerato che la forma della confezione controversa è una normale e tradizionale forma di confezione di caramelle, che si riscontra sul mercato un gran numero di caramelle così confezionate, che il colore dorato della confezione in questione non è né insolito in sé né raro per le confezioni di caramelle, che le caratteristiche della combinazione di forma e di colore del marchio richiesto non si differenziano sufficientemente da quelle delle forme di base frequentemente utilizzate per confezionare le caramelle e che alla confezione di cui trattasi si pensa spontaneamente come forma di confezione tipica di tali prodotti. 33 Con tali constatazioni, il Tribunale ha sufficientemente dimostrato che il marchio richiesto non si discosta in modo significativo dalla norma o dagli usi del settore dei dolciumi. Pertanto, esso non ha commesso alcun errore di diritto nel dichiarare che il detto marchio è privo di carattere distintivo. 34 L'addebito della ricorrente, secondo cui il Tribunale avrebbe imposto che il marchio richiesto si distingua in maniera sostanziale dai marchi simili eventualmente esistenti nel settore dei dolciumi, si fonda su una lettura errata della sentenza impugnata, poiché il Tribunale non ha in alcun modo verificato se altri marchi usati per questo tipo di prodotti fossero identici o simili al marchio richiesto. 35 Occorre pertanto dichiarare la prima parte del primo motivo infondata. 36 Per quanto riguarda la seconda parte del primo motivo, è sufficiente rilevare che il Tribunale non ha fondato la sua conclusione che il marchio richiesto è privo di carattere distintivo sull'esistenza di un rischio di monopolizzare la confezione di caramelle in questione. Infatti, al punto 60 della sentenza impugnata, il Tribunale si è limitato a dire che un rischio del genere confermava quanto constatato ai punti 53-57 della medesima sentenza, ossia che il marchio richiesto è privo di carattere distintivo. 37 Questa parte del motivo deve quindi essere dichiarata infondata. 38 Infine, per quanto riguarda l'ultima parte del primo motivo, da un lato, come risulta dal punto 30 della presente sentenza, il Tribunale non ha commesso alcun errore di diritto prendendo in considerazione le presentazioni di confezioni di caramelle comunemente impiegate nel commercio al fine di valutare se il marchio richiesto fosse privo, o meno, di carattere distintivo. 39 Dall'altro, contestando al Tribunale di aver concluso che il marchio richiesto è privo di carattere distintivo, tale parte del primo motivo è in realtà diretta ad ottenere che la Corte sostituisca il suo giudizio a quello del Tribunale. 40 Infatti, le constatazioni effettuate dal Tribunale ai punti 56 e 57 della sentenza impugnata e ricordate al punto 32 della presente sentenza, sono valutazioni di fatto. Orbene, ai sensi degli articoli 225, n. 1, CE e 58, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia, l'impugnazione di una pronuncia del Tribunale di primo grado è limitata alle questioni di diritto. Il Tribunale è dunque competente in via esclusiva ad accertare e valutare i fatti pertinenti, nonché a valutare gli elementi di prova. La valutazione di tali fatti ed elementi di prova non costituisce, quindi, una questione di diritto, come tale soggetta al controllo della Corte nell'ambito di un'impugnazione, salvo il caso di snaturamento di tali fatti e di tali elementi v., in tal senso, sentenze 19 settembre 2002, causa C-104/00 P, DKV/UAMI, Racc. pag. I-7561, punto 22, e Deutsche SiSi-Werke/UAMI, cit, punto 35 . 41 Poiché nel caso in esame non è stato lamentato dinanzi al Tribunale alcuno snaturamento dei fatti e degli elementi di prova, occorre dichiarare l'ultima parte del primo motivo parzialmente infondata e parzialmente irricevibile. Di conseguenza, il detto motivo dev'essere respinto per intero. Sul secondo motivo Argomenti delle parti 42 Con il secondo motivo, la ricorrente lamenta che il Tribunale ha violato, ai punti 55-58 della sentenza impugnata, l'articolo 74, n. 1, del regolamento n. 40/94, ai sensi del quale l'UAMI procede d'ufficio all'esame dei fatti. 43 Da tale disposizione discenderebbe che la commissione di ricorso non poteva limitarsi a comunicare il risultato della sua valutazione soggettiva sulla situazione del mercato, ma avrebbe dovuto procedere all'istruttoria e presentare esempi concreti di confezioni d'aspetto asseritamente identico al marchio richiesto di cui essa affermava l'esistenza per arrivare alla conclusione che il detto marchio era usuale . Poiché la commissione di ricorso non ha indicato quali fossero tali confezioni, la ricorrente sarebbe stata privata della possibilità di contestare la pertinenza di tali esempi. 44 Dichiarando, al punto 58 della sentenza impugnata, che la commissione di ricorso si era potuta fondare su fatti derivanti dall'esperienza pratica generalmente acquisita e approvando le affermazioni non dimostrate di tale commissione, il Tribunale non avrebbe tenuto conto dell'obbligo di istruire i fatti, che spetta all'UAMI ai sensi dell'articolo 74, n. 1, del regolamento n. 40/94. 45 L'UAMI, in via principale, conclude che il secondo motivo è irricevibile perché la ricorrente si limiterebbe a riprodurre testualmente un motivo già presentato dinanzi al Tribunale e da questo respinto, senza contestare la risposta del Tribunale. 46 In subordine, l'UAMI considera che tale motivo è infondato. L'articolo 74, n. 1, del regolamento n. 40/94 obbligherebbe l'UAMI unicamente a istruire i fatti e non a dimostrare concretamente tutte le proprie constatazioni di fatto. Giudizio della Corte 47 Ai sensi degli articoli 225 CE, 58, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia e 112, n. 1, lett. c , del regolamento di procedura della Corte, il ricorso avverso una sentenza del Tribunale deve indicare in modo preciso gli elementi contestati della sentenza di cui si chiede l'annullamento nonché gli argomenti di diritto dedotti a specifico sostegno di tale domanda. Non è conforme a tali precetti il ricorso che, senza neppure contenere un argomento specificamente diretto ad individuare l'errore di diritto che vizierebbe la sentenza impugnata, si limiti a ripetere o a riprodurre testualmente i motivi e gli argomenti già presentati dinanzi al Tribunale v., in particolare, sentenze 4 luglio 2000, causa C-352/98 P, Bergaderm e Goupil/Commissione, Racc. pag. I-5291, punti 34 e 35, nonché 7 luglio 2005, causa C-208/03 P, Le Pen/Parlamento, Racc. pag. I-6051, punto 39 . 48 Ove invece un ricorrente contesti l'interpretazione o l'applicazione del diritto comunitario effettuata dal Tribunale, i punti di diritto esaminati in primo grado possono essere di nuovo discussi nel corso di un'impugnazione. Infatti, se un ricorrente non potesse basare in tal modo la sua impugnazione su motivi e argomenti già utilizzati dinanzi al Tribunale, il procedimento d'impugnazione sarebbe parzialmente privato di significato v., in particolare, sentenza 6 marzo 2003, causa C-41/00 P, Interporc/Commissione, Racc. pag. I-2125, punto 17, e Le Pen/Parlamento, cit., punto 40 . 49 Orbene, il secondo motivo d'impugnazione ha proprio lo scopo di rimettere in discussione l'interpretazione dell'articolo 74, n. 1, del regolamento n. 40/94 sostenuta dal Tribunale per respingere la censura, sollevata nell'ambito del primo motivo dedotto in primo grado, relativa alla mancanza di esempi concreti in grado di suffragare le affermazioni della commissione di ricorso circa il carattere usuale della confezione di cui trattasi. Tale motivo deve dunque essere dichiarato irricevibile. 50 Per quanto riguarda la sua fondatezza, occorre rammentare che, ai termini dell'articolo 74, n. 1, del regolamento n. 40/94, gli esaminatori dell'UAMI e, in sede ricorso, le commissioni di ricorso dell'UAMI devono procedere all'esame d'ufficio dei fatti per stabilire se al marchio di cui si chiede la registrazione si applica, o no, uno degli impedimenti alla registrazione enunciati all'articolo 7 del medesimo regolamento. Ne consegue che gli organi competenti dell'UAMI possono essere portati a fondare le loro decisioni su fatti che non avrebbero potuto essere rivendicati dal richiedente. 51 Sebbene, in linea di principio, spetti a tali organi accertare, nelle loro decisioni, l'esattezza di tali fatti, ciò non avviene quando essi adducono fatti notori. 52 A tale proposito, occorre sottolineare che un richiedente cui l'UAMI oppone fatti notori è in condizione di contestarne l'esattezza dinanzi al Tribunale. 53 La constatazione, da parte del Tribunale, della notorietà, o meno, dei fatti sui quali la commissione di ricorso dell'UAMI ha fondato la sua decisione costituisce una valutazione di fatto che, salvo snaturamento, è sottratta al controllo della Corte nell'ambito di un'impugnazione. 54 Il Tribunale non ha pertanto commesso errori di diritto nel dichiarare, ai punti 58 e 95 della sentenza impugnata, che la commissione di ricorso aveva potuto legittimamente fondare la sua analisi quanto al carattere non insolito nel commercio della confezione in questione su fatti risultanti dall'esperienza pratica generalmente acquisita nella commercializzazione di dolciumi, fatti che possono essere conosciuti da chiunque, e in particolare dai consumatori di dolciumi, senza che la detta commissione fosse tenuta a fornire esempi concreti. 55 Il secondo motivo deve dunque essere dichiarato infondato. Sul terzo motivo Argomenti 56 Con il suo terzo motivo, la ricorrente lamenta che il Tribunale ha violato l'articolo 73 del medesimo regolamento, ai sensi del quale le decisioni dell'UAMI devono essere fondate esclusivamente su motivi in ordine ai quali le parti hanno potuto presentare le proprie deduzioni. 57 Poiché la commissione di ricorso non ha presentato confezioni di caramelle che sosteneva fossero simili al marchio richiesto, la ricorrente non avrebbe potuto, in nessuna fase del procedimento, esprimere la propria opinione su questo punto e sarebbe quindi stata privata, in particolare, della possibilità di dimostrare che tali confezioni in realtà presentavano differenze decisive rispetto al marchio richiesto. Sarebbe quindi stato violato il suo diritto al contraddittorio. 58 Pertanto, dichiarando, al punto 58 della sentenza impugnata, che la commissione di ricorso non era tenuta a presentare prove concrete dell'esistenza di confezioni simili al marchio richiesto e fondando la sentenza impugnata su affermazioni in ordine alle quali la ricorrente non aveva potuto presentare le proprie deduzioni, il Tribunale avrebbe violato l'articolo 73 del regolamento n. 40/94. 59 L'UAMI replica che tale motivo è manifestamente infondato. Da un lato, la commissione di ricorso avrebbe esaminato gli argomenti della ricorrente su questo punto, ma li avrebbe respinti. Dall'altro, dal momento che riconosce di aver parlato di forme usuali di confezioni di caramelle nel suo ricorso dinanzi al Tribunale, la ricorrente non può affermare di non aver avuto la possibilità di esprimersi sul modo in cui la commissione di ricorso ha valutato il mercato delle dette confezioni. Giudizio della Corte 60 Da un lato, il terzo motivo d'impugnazione, nei limiti in cui addebita al Tribunale di aver violato l'articolo 73 del regolamento n. 40/94 non annullando la decisione controversa in quanto fondata su argomenti in ordine ai quali la ricorrente non avrebbe potuto presentare le proprie deduzioni, dev'essere dichiarato irricevibile. 61 Infatti, secondo una costante giurisprudenza, il fatto di consentire ad una parte di sollevare per la prima volta dinanzi alla Corte un motivo che essa non aveva dedotto dinanzi al Tribunale equivarrebbe a consentirle di sottoporre alla Corte, la cui competenza in materia di ricorsi avverso decisioni del Tribunale di primo grado è limitata, una controversia più ampia di quella di cui era stato investito il Tribunale. Nell'ambito di un ricorso contro una pronuncia del Tribunale, la competenza della Corte è pertanto limitata alla valutazione della soluzione giuridica che è stata fornita a fronte dei motivi discussi dinanzi al giudice di primo grado v., in particolare, sentenza 11 novembre 2004, Ramond n e a./Commissione, cause riunite C-186/02 P e C-188/02 P, Racc. pag. I-10653, punto 60 . 62 Orbene, anche se dinanzi al Tribunale la ricorrente ha sostenuto che la commissione di ricorso non aveva dimostrato l'esattezza delle sue dichiarazioni quanto al carattere usuale della confezione di cui trattasi, essa ha sollevato tale censura al solo scopo di rilevare la violazione dell'articolo 74, n. 1, del regolamento n. 40/94. 63 Dall'altro, laddove addebita al Tribunale di avere violato, con le proprie affermazioni non dimostrate, anche l'articolo 73 del regolamento n. 40/94, il detto motivo risulta infondato. 64 Gli organi dell'UAMI sono infatti tenuti a rispettare tale disposizione nell'ambito dell'esame delle domande di registrazione, ma non nell'ambito del procedimento dinanzi al Tribunale che è disciplinato dallo Statuto della Corte di giustizia e dal regolamento di procedura del Tribunale. 65 Del resto, la ricorrente ha avuto la possibilità di contestare dinanzi al Tribunale l'affermazione della commissione di ricorso secondo cui la confezione controversa non si distingue in modo significativo da molte confezioni comunemente utilizzate nel mercato dei dolciumi, sicché i suoi diritti della difesa, e in particolare il suo diritto al contraddittorio, sono stati rispettati dinanzi a tale giudice. 66 Il terzo motivo dev'essere pertanto dichiarato parzialmente irricevibile e parzialmente infondato. Sul quarto motivo Argomenti delle parti 67 Con il suo quarto motivo, che si suddivide in tre parti, la ricorrente sostiene che il Tribunale ha violato l'articolo 7, n. 3, del regolamento n. 40/94 subordinando a requisiti erronei la prova che il marchio richiesto avesse acquisito un carattere distintivo in seguito all'uso. 68 In primo luogo, il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto dichiarando, ai punti 83 e 84 della sentenza impugnata, che le cifre relative alle vendite dei prodotti contraddistinti dal marchio richiesto e alle spese pubblicitarie sostenute per promuovere tale marchio non consentono di affermare che quest'ultimo ha acquisito un carattere distintivo in seguito all'uso che ne è stato fatto, in mancanza di informazioni relative, rispettivamente, alla quota del mercato dei dolciumi e alla quota di volume pubblicitario in relazione a tale mercato, rappresentate da tali cifre. 69 Infatti, secondo la ricorrente, il fatto di conoscere un marchio non dipende dall'assenza di altri marchi più conosciuti, ma soltanto dal sapere se esso si trova sul mercato per un periodo prolungato e in un volume sufficiente, attestando in questo modo che i consumatori hanno visto tale marchio. Pertanto, la quota di mercato detenuta dal marchio richiesto non sarebbe rilevante ai fini di valutare se esso ha acquisito un carattere distintivo in seguito all'uso qualora sia accertato che esso è ampiamente diffuso, in grandi quantità e per un lungo periodo. Orbene, nella fattispecie, le cifre fornite dalla ricorrente proverebbero che ciò si verifica nel presente caso. 70 In secondo luogo, il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto nel considerare, ai punti 85-87 della sentenza impugnata, che la prova che il marchio richiesto ha acquisito un carattere distintivo in seguito all'uso che ne è stato fatto doveva essere fornita per tutti gli Stati membri dell'Unione. 71 Secondo la ricorrente, è contrario all'obiettivo dell'Unione, che è quello di abolire le frontiere nazionali e di creare un marchio unico, imporre una prova dell'uso del marchio richiesto per ciascuno Stato membro. Quindi, il marchio dovrebbe essere registrato ai sensi dell'articolo 7, n. 3, del regolamento n. 40/94 quando il richiedente fornisce la prova che esso ha acquisito un carattere distintivo in seguito all'uso che ne stato fatto in una parte sostanziale del territorio dell'Unione, anche se, in qualche Stato membro, tale marchio non ha acquisito un carattere del genere o il richiedente non può fornirne la prova. 72 A sostegno di tale analisi, la ricorrente invoca l'articolo 142 bis, n. 2, del regolamento n. 40/94, inserito dall'atto relativo alle condizioni di adesione della Repubblica ceca, della Repubblica di Estonia, della Repubblica di Cipro, della Repubblica di Lettonia, della Repubblica di Lituania, della Repubblica d'Ungheria, della Repubblica di Malta, della Repubblica di Polonia, della Repubblica di Slovenia e della Repubblica slovacca e agli adattamenti dei trattati sui quali si fonda l'Unione europea GU 2003, L 236, pag. 33 in prosieguo l' atto di adesione , ai termini del quale la registrazione di un marchio comunitario pendente alla data di adesione non può essere rifiutata sulla base degli impedimenti assoluti alla registrazione di cui all'articolo 7, paragrafo 1 [del regolamento n. 40/94], se tali impedimenti insorgono solo come conseguenza dell'adesione di un nuovo Stato membro . 73 L'UAMI sostiene che la ricorrente, contestando l'obbligo di accertare che il marchio richiesto abbia acquisito un carattere distintivo in seguito all'uso in tutta la Comunità, non tiene conto della struttura dell'articolo 7 del regolamento n. 40/94. 74 Deriverebbe infatti dall'articolo 7, n. 2, del regolamento n. 40/94 che una richiesta di marchio comunitario dev'essere respinta anche se gli impedimenti sussistono solo in una parte della Comunità. Quando uno degli impedimenti enunciati al n. 1, lett. b , c o d di tale articolo riguarda l'insieme della Comunità, il carattere distintivo acquisito in seguito all'uso dovrebbe essere dimostrato in tutta la Comunità, e non soltanto in alcuni Stati membri. Giudizio della Corte 75 Per quanto riguarda la prima parte del quarto motivo, secondo una costante giurisprudenza, per valutare se un marchio ha acquisito un carattere distintivo in seguito all'uso che ne è stato fatto, possono essere prese in considerazione, tra l'altro, la quota di mercato detenuta dal marchio, l'intensità, l'estensione geografica e la durata dell'uso di tale marchio, l'entità degli investimenti effettuati dall'impresa per promuoverlo, la percentuale degli ambienti interessati che identifica, grazie al marchio, il prodotto come proveniente da una determinata impresa nonché le dichiarazioni delle camere di commercio e industria o di altre associazioni professionali [v., in tal senso, a proposito dell'articolo 3, n. 3, della prima direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988, 89/104/CEE, sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri in materia di marchi d'impresa GU 1989, L 40, pag. 1 , disposizione che, in sostanza, è identica all'articolo 7, n. 3, del regolamento n. 40/94, sentenze 4 maggio 1999, cause riunite C-108/97 e C-109/97, Windsurfing Chiemsee, Racc. pag. I-2779, punto 51 18 giugno 2002, causa C-299/99, Philips, Racc. pag. I-5475, punto 60, e 7 luglio 2005, causa C-353/03, Nestlé, Racc. pag. I-6135, punto 31]. 76 La quota di mercato detenuta dal marchio è dunque un'indicazione che può essere rilevante per valutare se tale marchio ha acquisito un carattere distintivo in seguito all'uso. Ciò si verifica, in particolare, allorché, come nel caso di specie, un marchio costituito dall'immagine del prodotto per il quale si chiede la registrazione risulta privo di carattere distintivo perché non si discosta in maniera significativa dalla norma o dagli usi del settore. Infatti, è verosimile che, in simili casi, un marchio del genere possa acquisire un carattere distintivo solo se, in seguito all'uso che ne stato fatto, i prodotti da esso contraddistinti detengono una quota non trascurabile del mercato dei prodotti in questione. 77 Per le stesse ragioni, anche la quota di volume pubblicitario per il mercato dei prodotti di cui trattasi rappresentata dagli investimenti pubblicitari intrapresi per promuovere un marchio può essere un'indicazione rilevante al fine di valutare se tale marchio abbia acquisito un carattere distintivo in seguito all'uso. 78 Per il resto, sapere se informazioni del genere siano necessarie o meno per valutare se un dato marchio ha acquisito un carattere distintivo in seguito all'uso ai sensi dell'articolo 7, n. 3, del regolamento n. 40/94, rientra nella valutazione dei fatti operata dagli organi dell'UAMI e, in sede di ricorso, dal Tribunale. 79 Date tali premesse, il Tribunale non ha commesso alcun errore di diritto nel considerare, ai punti 82-84 della sentenza impugnata, che le cifre di vendita dei prodotti della ricorrente e le spese pubblicitarie da essa sostenute non sono sufficienti a dimostrare che il marchio richiesto ha acquisito un carattere distintivo in seguito all'uso che ne è stato fatto, in mancanza di indicazioni sulla quota che tali cifre e tali spese rappresentano, rispettivamente, in tutto il mercato dei dolciumi e nel volume complessivo delle spese pubblicitarie per questo mercato. 80 La prima parte del quarto motivo è pertanto infondata. 81 Quanto alla seconda parte del quarto motivo, occorre ricordare che, ai sensi dell'articolo 7, n. 1, lett. b , del regolamento n. 40/94, in combinato disposto con il n. 2 del medesimo articolo, la registrazione di un marchio dev'essere negata se esso è privo di carattere distintivo in una parte della Comunità. 82 Peraltro, ai termini dell'articolo 7, n. 3, del regolamento n. 40/94, il n. 1, lett. b , del medesimo articolo non si applica se il marchio ha acquisito per i prodotti e servizi per i quali si chiede la registrazione un carattere distintivo in seguito all'uso che ne è stato fatto. 83 Ne consegue che un marchio può essere registrato in base all'articolo 7, n. 3, del regolamento n. 40/94 solo se viene fornita la prova che esso ha acquisito, in seguito all'uso che ne è stato fatto, un carattere distintivo nella parte della Comunità in cui esso non aveva ab initio un tale carattere ai sensi del n. 1, lett. b , del medesimo articolo. La parte della Comunità considerata al n. 2 del detto articolo può essere eventualmente costituita da un solo Stato membro. 84 Contrariamente a quanto sostenuto nell'analisi effettuata dalla ricorrente, l'articolo 142 bis del regolamento n. 40/94, nella versione risultante dall'atto di adesione, conforta l'interpretazione che precede. 85 Infatti, ritenendo necessario inserire un'espressa disposizione, ai termini della quale la registrazione di un marchio comunitario pendente alla data di adesione non può essere rifiutata sulla base degli impedimenti assoluti alla registrazione di cui all'articolo 7, paragrafo 1, del regolamento n. 40/94, se tali impedimenti insorgono solo come conseguenza dell'adesione di un nuovo Stato membro, gli autori dell'atto d'adesione hanno considerato che, se tale disposizione non fosse esistita, una simile domanda avrebbe dovuto essere respinta ove il marchio fosse stato privo di carattere distintivo in uno dei nuovi Stati membri. 86 Dato che, ai punti 85-87 della sentenza impugnata, in esito ad una valutazione dei fatti e degli elementi di prova, il Tribunale ha constatato, da un lato, che il marchio richiesto era privo di carattere distintivo ab initio nell'insieme degli Stati membri della Comunità e, dall'altro, che la ricorrente non aveva dimostrato che erano state condotte campagne pubblicitarie per tale marchio in taluni Stati membri nel corso del periodo di riferimento, è a buon diritto che esso ha considerato che le cifre fornite in merito alle spese pubblicitarie sostenute dalla ricorrente non consentono di provare che il detto marchio ha acquisito un carattere distintivo in seguito all'uso che ne è stato fatto. 87 Anche la seconda parte del quarto motivo è infondata e, pertanto, l'intero motivo dev'essere respinto. 88 Poiché la ricorrente è rimasta integralmente soccombente, il ricorso contro la sentenza di primo grado dev'essere respinto. Sulle spese 89 Ai sensi dell'articolo 69, n. 2, del regolamento di procedura, applicabile al procedimento di impugnazione in forza dell'articolo 118 dello stesso regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché l'UAMI ne ha fatto domanda, la ricorrente, rimasta soccombente, deve essere condannata alle spese. PQM la Corte Prima Sezione dichiara e statuisce 1 Il ricorso contro la sentenza di primo grado è respinto. 2 La August Storck KG è condannata alle spese.

Corte di giustizia europea - Prima sezione - sentenza 22 giugno 2006 Presidente Jann - Relatore Ile ic Causa C-24/05P Ricorso contro una pronuncia del Tribunale di primo grado - Marchio comunitario - Articolo 7, nn. 1, lett. b , e 3, del regolamento CE n. 40/94 - Impedimento assoluto alla registrazione - Marchio tridimensionale - Forma tridimensionale di una caramella di colore marrone chiaro - Carattere distintivo Ricorrente August Storck KG - controricorrente Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno 1 Con il suo ricorso d'impugnazione, la August Storck KG chiede l'annullamento della sentenza del Tribunale di primo grado delle Comunità europee Quarta Sezione 10 novembre 2004, causa T-396/02, Storck/UAMI Forma di una caramella Racc. pag. II-0000, in prosieguo la sentenza impugnata , con cui quest'ultimo ha respinto il suo ricorso diretto all'annullamento della decisione 14 ottobre 2002 della quarta commissione di ricorso dell'Ufficio per l'armonizzazione nel mercato interno marchi, disegni e modelli UAMI pratica R 187/2001-4 in prosieguo la decisione controversa , che nega la registrazione di un marchio tridimensionale costituito dalla forma di una caramella di colore marrone chiaro. Contesto normativo 2 Il regolamento CE del Consiglio 20 dicembre 1993, n. 40/94, sul marchio comunitario GU 1994, L 11, pag. 1 , dispone, all'articolo 7, rubricato Impedimenti assoluti alla registrazione , quanto segue 1. Sono esclusi dalla registrazione b i marchi privi di carattere distintivo 3.Il paragrafo 1, lettere b , c e d non si applica se il marchio ha acquistato, per tutti i prodotti o servizi per i quali si chiede la registrazione, un carattere distintivo in seguito all'uso che ne è stato fatto . 3 L'articolo 73 del regolamento n. 40/94, rubricato Motivazione delle decisioni , dispone quanto segue Le decisioni dell'[UAMI] sono motivate. Esse devono essere fondate esclusivamente su motivi in ordine ai quali le parti hanno potuto presentare le proprie deduzioni . 4 L'articolo 74 del regolamento n. 40/94, rubricato Esame d'ufficio dei fatti , precisa, al n. 1 Nel corso della procedura l'[UAMI] procede d'ufficio all'esame dei fatti. Tuttavia, in procedure concernenti impedimenti relativi alla registrazione, l'[UAMI] si limita, in tale esame, ai fatti, prove ed argomenti addotti e alle richieste presentate dalle parti . Fatti della controversia 5 Il 30 marzo 1998 la ricorrente ha presentato all'UAMI, ai sensi del regolamento n. 40/94, una domanda di registrazione di marchio comunitario per un marchio tridimensionale dall'aspetto di una caramella di colore marrone chiaro, di seguito riprodotto 6 I prodotti per i quali è stata richiesta la registrazione sono i dolciumi e rientrano nella classe 30 ai sensi dell'accordo di Nizza 15 giugno 1957, relativo alla classificazione internazionale dei prodotti e dei servizi ai fini della registrazione dei marchi, come riveduto e modificato. 7 Con decisione 25 gennaio 2001, l'esaminatore ha respinto la domanda, poiché il marchio richiesto era privo di carattere distintivo ai sensi dell'articolo 7, n. 1, lett. b , del regolamento n. 40/94 e non aveva acquisito un carattere distintivo in seguito all'uso ai sensi del n. 3 del medesimo articolo. 8 Con la decisione controversa, la quarta commissione di ricorso dell'UAMI ha confermato la decisione dell'esaminatore. In sostanza, essa ha ritenuto che la combinazione di forma e di colore costitutiva del marchio richiesto non consentisse intrinsecamente di fornire indicazioni in merito all'origine dei prodotti controversi, cioè i dolciumi. Inoltre, essa ha considerato che gli elementi dedotti dalla ricorrente non provavano che tale marchio avesse acquisito un carattere distintivo, in particolare, per le caramelle, in seguito all'utilizzo che ne era stato fatto. Procedimento dinanzi al Tribunale e sentenza impugnata 9 La ricorrente ha proposto dinanzi al Tribunale un ricorso fondato su due motivi al fine di ottenere l'annullamento della decisione controversa. 10 Sul primo motivo, attinente alla violazione dell'articolo 7, n. 1, lett. b , del regolamento n. 40/94, il Tribunale ha considerato, ai punti 39-45 della sentenza impugnata, che la commissione di ricorso aveva giustamente ritenuto il marchio richiesto privo di carattere distintivo, ai sensi di tale disposizione, per i seguenti motivi 39 Nel caso di specie, la commissione di ricorso ha giustamente considerato che, per quanto riguarda prodotti di consumo ampiamente diffusi, come quelli di cui trattasi nella causa in esame, il consumatore non farà molta attenzione alla forma e al colore dell[a] confetteri[a] e che, pertanto, è improbabile che la scelta del consumatore medio sia dettata dalla forma del[la] [caramella] [punto 12 della decisione controversa ]. 40 Inoltre, la commissione di ricorso ha dimostrato a sufficienza di diritto che nessuna delle caratteristiche di forma del detto marchio, prese da sole o combinate le une alle altre, possiede carattere distintivo. Al riguardo, essa ha in primo luogo ritenuto che [ q]uasi rotonda, la forma di cui trattasi, che evoca un cerchio , è una forma geometrica di base e che il consumatore medio ha l'abitudine di trovare confetteri[a], comprese le caramelle, di forma rotonda circolare, ovale, ellittica o cilindrica . Per quanto riguarda poi i bordi superiori bombati del[la] [caramella], essa ha considerato che le caramelle hanno bordi bombati, quale che sia la loro configurazione , per motivi funzionali. Per quanto riguarda infine l'incavo circolare al centro del[la] [caramella] ed il suo lato inferiore piatto, la commissione di ricorso ha concluso che tali elementi non alterano sostanzialmente l'impressione globale prodotta dalla forma e che, pertanto, [è] improbabile che il consumatore interessato presti attenzione a tali due caratteristiche al punto di percepirle nel senso che gli [indicano] una determinata origine commerciale [punto 13 della decisione controversa ]. 41 Quanto al colore del prodotto di cui trattasi, cioè il marrone o le diverse tonalità di quest'ultimo, la commissione di ricorso ha altresì rilevato che si trattava di un colore normale [punto 13 della decisione controversa ]. Occorre infatti constatare che il pubblico interessato è abituato alla presenza di tale colore nella confetteria. 42 Ne consegue che la forma tridimensionale di cui si chiede la registrazione è una forma geometrica di base che rientra tra le forme a cui il consumatore pensa spontaneamente per prodotti di consumo corrente, come le caramelle. 43 Di conseguenza, deve essere respinto l'argomento della ricorrente attinente all'esistenza di differenze asseritamente considerevoli tra la forma e il colore del marchio richiesto e quelli [degli altri prodotti di confetteria]. 44 Alla luce di quanto precede, occorre considerare che il marchio tridimensionale richiesto è rappresentato da una combinazione di elementi di presentazione a cui si pensa spontaneamente e che sono tipici dei prodotti di cui trattasi. Infatti la forma in questione non diverge sostanzialmente da talune forme di base dei prodotti di cui trattasi, comunemente impiegate nel commercio, bensì appare piuttosto come una variante di queste ultime. Poiché le differenze fatte valere non sono facilmente percepibili, ne consegue che la forma in questione non si distingue sufficientemente da altre forme comunemente utilizzate per le caramelle e che essa non consentirà al pubblico destinatario di distinguere in modo immediato e certo le caramelle della ricorrente da quelle aventi una diversa origine commerciale. 45 Pertanto, il marchio richiesto, come percepito da un consumatore medio, normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto, non può consentire di individuare i prodotti di cui trattasi e di distinguerli da quelli aventi una diversa origine commerciale. Esso è quindi privo di carattere distintivo rispetto a tali prodotti . 11 Sul secondo motivo, attinente alla violazione dell'articolo 7, n. 3, del regolamento n. 40/94, il Tribunale ha dichiarato, ai punti 61-67 della sentenza impugnata, che la commissione di ricorso non aveva commesso errori di diritto nel considerare che la ricorrente non aveva dimostrato che il marchio richiesto avesse acquisito un carattere distintivo in seguito all'uso che ne era stato fatto, per i motivi seguenti 61 In primo luogo, gli argomenti della ricorrente relativi ai fatturati e alle elevate spese pubblicitarie sostenute per promuovere [la caramella] al caramello Werther's Original Werther's Echte non sono idonei a dimostrare che il marchio richiesto ha acquistato un carattere distintivo in seguito all'uso che ne è stato fatto. 62 Infatti, se, da un lato, la commissione di ricorso ha ammesso che i fatturati e i dati relativi alle spese pubblicitarie attestavano che il tipo di caramella di cui trattasi era ampiamente diffuso sul mercato, essa ha ciò nondimeno considerato che tali informazioni non costituivano la prova, pur essenziale, che il segno richiesto fosse utilizzato come marchio tridimensionale per designare [le caramelle] della ricorrente [punto 16 della decisione controversa ]. 63 Ai punti 17-21 della decisione [controversa], la commissione di ricorso ha giustificato tale valutazione nel modo seguente 17. La ricorrente ha presentato taluni campioni dei suoi sacchetti di plastica che servono a confezionare [le sue caramelle] sostenendo che la forma ivi riprodotta costituisce un '[richiamo fondamentale] ed un punto di riferimento' per il consumatore. A suo avviso, tale uso sarebbe la prova che la forma è oggetto di una pubblicità come marchio del prodotto e che in tal senso essa sarà percepita dal consumatore. La commissione di ricorso si vede costretta a confutare tale punto di vista. Infatti, vi è una discordanza tra le dichiarazioni della ricorrente e il modo in cui [le caramelle] appaiono sul sacchetto. 18. Se è vero che [le caramelle] di [colore] scur[o], come presentat[e] dalla ricorrente, appaiono sulla confezione, si deve tuttavia esaminare la finalità di tale riproduzione. Non si può trattare di un esame in astratto. Al contrario, esso deve [prevedere in che modo] il consumatore medio [probabilmente] percepisce la riproduzione [delle caramelle] come riportata sulla confezione. 19. Ora, dinanzi ad un sacchetto di caramelle della ricorrente, il consumatore di cui trattasi nota in primo luogo il nome Werther's Original che, scritto a grandi lettere, occupa quasi la metà del sacchetto ed è circondato da elementi aggiuntivi come un piccolo segno ovale recante il nome Storck e il disegno stilizzato di un piccolo villaggio sopra il quale si può leggere Traditional Werther's Quality la qualità tradizionale di Werther . La metà inferiore del sacchetto mostra una foto a colori che rappresenta circa 15 caramelle sfuse e lo slogan The classic candy made with real butter and fresh cream la classica caramella al burro e alla panna . 20. Secondo le dichiarazioni della ricorrente, tale illustrazione corrisponde al marchio tridimensionale di cui essa ha chiesto la registrazione. Ora, la commissione di ricorso contesta la fondatezza di tale posizione. Il modo in cui le caramelle sono rappresentate sul sacchetto non è conforme al modo tradizionale di rappresentare un marchio su un prodotto. Le sembra che la finalità di tale rappresentazione sia piuttosto di illustrare il contenuto del sacchetto. Infatti, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, il sacchetto non mostra una forma, bensì un'immagine realistica di caramelle scartate. Si noti che tale rappresentazione non mira a sottolineare le caratteristiche che la ricorrente ritiene conferiscano al marchio un carattere distintivo il solco centrale, il lato inferiore piatto e i bordi bombati . È per tale ragione che la commissione di ricorso considera che vi è una discordanza tra il modo in cui le caramelle sono rappresentate sulla confezione e l'argomento secondo cui tale rappresentazione sarebbe un marchio tridimensionale e come tale sarebbe percepito dal consumatore medio. La valutazione della commissione di ricorso la induce piuttosto a giudicare probabile che il consumatore vedrà l'immagine delle caramelle unicamente come un'illustrazione del contenuto del sacchetto. Illustrare le confezioni in forma attraente per mostrare l'aspetto del prodotto o le possibilità di servirlo costituisce un procedimento ampiamente diffuso nell'industria dei prodotti alimentari, ivi compresa l'industria dell[a] confetteri[a], ed è dettato più dal marketing dei prodotti che dalla volontà di identificare i prodotti mediante i marchi. La commissione di ricorso ritiene pertanto che l'immagine non soddisfi la funzione di un marchio, bensì che essa serva unicamente ad illustrare il prodotto. La frase che accompagna l'immagine, cioè The classic candy made with real butter and fresh cream, conferma di nuovo che tale sarà la percezione probabile di un acquirente di caramelle ragionevolmente attento. Infatti, la frase e l'immagine si completano la frase descrive la natura delle caramelle e l'immagine le mostra. La commissione di ricorso [concede alla ricorrente] che un prodotto può [portare] al contempo diversi marchi. Tuttavia, a suo avviso, considerato l'aspetto dei sacchetti che fungono da confezione alle caramelle della ricorrente, la riproduzione delle caramelle su questi ultimi non è conforme alla riproduzione di un marchio. 21. Le considerazioni sopra riportate inducono necessariamente a concludere che i fatturati e i dati sulle spese pubblicitarie prodotti a titolo di prova dimostrano, certo, che le caramelle Werther's sono poste in vendita sul mercato, ma non che la loro forma sia stata utilizzata come marchio . 64. Non occorre rimettere in discussione le considerazioni che precedono. Il materiale pubblicitario prodotto dalla ricorrente non contiene alcuna prova dell'uso del marchio richiesto. Infatti, su tutte le immagini prodotte, la rappresentazione della forma e del colore fatti valere è accompagnata da segni verbali e figurativi. Pertanto, tale materiale non può costituire la prova che il pubblico interessato percepisca il marchio richiesto, in quanto tale e indipendentemente dai marchi denominativi ed emblematici da cui è accompagnato nella pubblicità e nella vendita dei prodotti, nel senso ch'esso indichi l'origine commerciale dei prodotti e servizi di cui trattasi . 65. Si deve peraltro rilevare come la stessa ricorrente sostenga nel suo ricorso che le caramelle di cui trattasi non sono vendute sfuse, bensì in un sacchetto in cui ciascun[a] [caramella] è poi confezionat[a] separatamente. Ne consegue che, al momento di decidere l'acquisto, il consumatore medio non può [trovarsi] direttamente [di fronte] alla forma del[la] [caramella] in questione, [potendole] attribuire una funzione di indicatore d'origine. 66. La stessa conclusione si impone, in secondo luogo, quanto ai sondaggi sottoposti dalla ricorrente alla valutazione della commissione di ricorso per dimostrare il carattere distintivo del marchio richiesto acquistato in seguito all'uso. Risulta infatti chiaramente dal punto 21, in fine, della decisione [controversa] che la notorietà del[la] [caramella] commercializzat[a] dalla ricorrente, in quanto marchio, non è stata dimostrata sulla base della forma di cui trattasi, bensì sulla base della sua denominazione Werther's . 12 Il Tribunale ha pertanto respinto il ricorso della ricorrente e l'ha condannata alle spese. L'impugnazione 13 La ricorrente, nel suo ricorso d'impugnazione a sostegno del quale deduce quattro motivi, chiede che la Corte voglia - annullare la sentenza impugnata - in via principale, statuire definitivamente sulla controversia accogliendo le conclusioni presentate in primo grado - in subordine, rinviare la causa dinanzi al Tribunale - condannare l'UAMI alle spese. 14 L'UAMI chiede alla Corte di respingere l'impugnazione e di condannare la ricorrente alle spese. Sul primo motivo Argomenti delle parti 15 Con il suo primo motivo, che si divide in due parti, la ricorrente sostiene che il Tribunale ha violato l'articolo 7, n. 1, lett. b , del regolamento n. 40/94. 16 In primo luogo, il Tribunale, al punto 44 della sentenza impugnata, avrebbe ingiustamente fatto dipendere l'accertamento del carattere distintivo del marchio richiesto dalla condizione che esso si distingua sostanzialmente dalle presentazioni di caramelle comunemente utilizzate nel commercio e, pertanto, esso avrebbe stabilito per i marchi tridimensionali requisiti più restrittivi che per i marchi denominativi o figurativi. 17 Il Tribunale avrebbe altresì ingiustamente preteso che il marchio richiesto si distingua sostanzialmente dai marchi simili eventualmente esistenti nel settore della confetteria. 18 Secondo la ricorrente, il fatto che possa nascere confusione con prodotti di provenienza diversa è rilevante solo nell'ambito di un'opposizione fondata sul rischio di confusione del marchio richiesto con un marchio anteriore. 19 In secondo luogo, la commissione di ricorso e il Tribunale avrebbero omesso di indagare se il marchio richiesto avesse in se stesso, a prescindere dalle presentazioni di caramelle simili esistenti nel mercato, un carattere distintivo minimo. Secondo la ricorrente, se il Tribunale avesse effettuato tale investigazione, avrebbe concluso che il detto marchio non è privo di carattere distintivo. 20 A questo proposito, la ricorrente contesta quanto affermato dal Tribunale al punto 39 della sentenza impugnata, e cioè che è improbabile che la scelta del consumatore medio sia dettata dalla forma della caramella. Essa contesta anche l'affermazione effettuata dal Tribunale al punto 42 della medesima sentenza, secondo cui la forma di cui si chiede la registrazione come marchio è una forma geometrica di base. 21 L'UAMI replica, in primo luogo, che il Tribunale non ha affatto assoggettato il marchio richiesto a requisiti più restrittivi di quelli applicabili ai marchi denominativi o figurativi, ma ha applicato la giurisprudenza costante in base alla quale è necessario che la forma del prodotto di cui si chiede la registrazione come marchio si distingua in modo significativo dalla norma o dagli usi del settore rilevante. 22 In secondo luogo, la censura secondo la quale il Tribunale avrebbe dovuto dichiarare che il marchio richiesto presenta un carattere distintivo mirerebbe a rimettere in causa la valutazione dei fatti operata da tale giudice e sarebbe pertanto irricevibile nell'ambito di un'impugnazione. Giudizio della Corte 23 Per quanto riguarda il primo motivo, risulta da una costante giurisprudenza che il carattere distintivo di un marchio, ai sensi dell'articolo 7, n. 1, lett. b , del regolamento n. 40/94, dev'essere valutato in funzione, da un lato, dei prodotti o dei servizi per i quali è chiesta la registrazione e, dall'altro, delle aspettative del pubblico interessato, costituito dai consumatori medi dei detti prodotti o servizi, normalmente informati e ragionevolmente attenti ed avveduti v., in particolare, sentenze 29 aprile 2004, cause riunite C-456/01 P e C-457/01 P, Henkel/UAMI, Racc. pag. I-5089, punto 35 e 12 gennaio 2006, causa C-173/04 P, Deutsche SiSi-Werke/UAMI, Racc. pag. I-0000, punto 25 . 24 Secondo una giurisprudenza parimenti costante, i criteri di valutazione del carattere distintivo dei marchi tridimensionali costituiti dalla forma del prodotto stesso non differiscono da quelli applicabili alle altre categorie di marchi sentenze Henkel/UAMI, cit., punto 38 7 ottobre 2004, causa C-136/02 P, Mag Instrument/UAMI, Racc. pag. I-9165, punto 30, e Deutsche SiSi-Werke/UAMI, cit., punto 27 . 25 Tuttavia, in sede di applicazione di tali criteri, la percezione del pubblico destinatario non è necessariamente la stessa nel caso di un marchio tridimensionale, costituito dalla forma del prodotto stesso, e nel caso di un marchio denominativo o figurativo, rappresentato da un segno indipendente dall'aspetto dei prodotti che contraddistingue. Non è, infatti, abitudine del consumatore medio presumere l'origine dei prodotti sulla base della loro forma o confezione in assenza di qualsivoglia elemento grafico o testuale, sicché potrebbe risultare più difficile stabilire il carattere distintivo nel caso di un marchio tridimensionale siffatto che in quello di un marchio denominativo o figurativo v., in particolare, citate sentenze Henkel/UAMI, punto 38 Mag Instrument/UAMI, punto 30, e Deutsche SiSi-Werke/UAMI, punto 28 . 26 Ciò premesso, solo un marchio che si discosti in maniera significativa dalla norma o dagli usi del settore e che, di conseguenza, assolva la sua funzione essenziale d'indicatore d'origine non è privo di carattere distintivo nel senso dell'articolo 7, n. 1, lett. b , del regolamento n. 40/94 v., in particolare, citate sentenze Henkel/UAMI, punto 39 Mag Instrument/UAMI, punto 31, e Deutsche SiSi-Werke/UAMI, punto 31 . 27 Il Tribunale ha quindi giustamente preso in considerazione le forme e i colori delle caramelle comunemente utilizzati in commercio per valutare se il marchio richiesto fosse privo, o meno, di carattere distintivo. 28 Al punto 44 della sentenza impugnata, il Tribunale ha dichiarato che la forma della caramella in questione non diverge sostanzialmente da talune forme di base dei prodotti di cui trattasi, comunemente impiegate nel commercio . Poiché il requisito di una divergenza sostanziale eccede il semplice discostarsi in maniera significativa di cui alla giurisprudenza citata al punto 26 della presente sentenza, il Tribunale avrebbe commesso un errore di diritto se avesse fatto dipendere il riconoscimento del carattere distintivo del marchio richiesto dal rispetto di tale requisito. 29 Non è però questo il caso. Infatti, dal medesimo punto della sentenza impugnata risulta che il Tribunale si è fondato sulla constatazione che il marchio richiesto è rappresentato da una combinazione di elementi di presentazione cui si pensa spontaneamente e che sono tipici dei prodotti di cui trattasi, che esso appare come una variante di talune forme di base comunemente impiegate nel settore della confetteria, che, non essendo le differenze asserite facilmente percepibili, esso non si distingue sufficientemente da altre forme comunemente utilizzate per le caramelle e che esso non consente al pubblico destinatario di distinguere in modo immediato e certo le caramelle della ricorrente da quelle aventi una diversa origine commerciale. 30 Con tali constatazioni, il Tribunale ha sufficientemente dimostrato che il marchio richiesto non si discosta in modo significativo dalla norma o dagli usi del settore della confetteria. Pertanto, esso non ha commesso alcun errore di diritto nel dichiarare che il detto marchio è privo di carattere distintivo. 31 Quanto alla censura della ricorrente secondo la quale il Tribunale avrebbe imposto che il marchio richiesto si distingua in maniera sostanziale dai marchi simili eventualmente esistenti nel settore della confetteria, essa si fonda su una lettura errata della sentenza impugnata, poiché il Tribunale non ha in alcun modo indagato se altri marchi usati per questo tipo di prodotti fossero identici o simili al marchio richiesto. 32 La prima parte del primo motivo va dunque respinta in quanto infondata. 33 Per quanto riguarda la seconda parte del primo motivo, da un lato, come risulta dal punto 27 della presente sentenza, il Tribunale non ha commesso errori di diritto prendendo in considerazione le forme di caramelle comunemente utilizzate in commercio per valutare se il marchio richiesto fosse privo o meno di carattere distintivo. 34 Dall'altro, contestando al Tribunale di aver concluso che il marchio richiesto è privo di carattere distintivo, tale parte del primo motivo in realtà è diretta ad ottenere che la Corte sostituisca il suo giudizio a quello del Tribunale. 35 Infatti, le constatazioni effettuate dal Tribunale ai punti 39-42 della sentenza impugnata, secondo le quali, da un lato, il livello di attenzione del consumatore medio alla forma e al colore della confetteria non è elevato, e, dall'altro, la forma tridimensionale in cui si presenta il marchio richiesto è una forma geometrica di base, sono valutazioni di fatto v., in tal senso, rispettivamente, citate sentenze Henkel/UAMI, punto 56, e Deutsche SiSi-Werke/UAMI, punto 47 . 36 Orbene, ai sensi degli articoli 225, n. 1, CE e 58, primo comma, dello Statuto della Corte di giustizia, l'impugnazione di una pronuncia del Tribunale di primo grado è limitata alle questioni di diritto. Il Tribunale è dunque competente in via esclusiva ad accertare e valutare i fatti pertinenti, nonché a valutare gli elementi di prova. La valutazione di tali fatti ed elementi di prova non costituisce, quindi, una questione di diritto, come tale soggetta al controllo della Corte nell'ambito di un'impugnazione, salvo il caso di snaturamento di tali fatti e di tali elementi v., in tal senso, sentenze 19 settembre 2002, causa C-104/00 P, DKV/UAMI, Racc. pag. I-7561, punto 22, e Deutsche SiSi-Werke/UAMI, cit, punto 35 . 37 Poiché nel caso in esame non è stato lamentato dinanzi al Tribunale alcuno snaturamento dei fatti e degli elementi di prova, occorre respingere la seconda parte del primo motivo come in parte infondata e in parte irricevibile. Di conseguenza, occorre respingere il detto motivo per intero. Sul secondo e terzo motivo Argomenti delle parti 38 Con il secondo e il terzo motivo, la ricorrente lamenta che il Tribunale ha violato, rispettivamente, l'articolo 74, n. 1, del regolamento n. 40/94, ai sensi del quale l'UAMI procede d'ufficio all'esame dei fatti, e l'articolo 73 del medesimo regolamento, ai sensi del quale le decisioni dell'UAMI devono essere fondate esclusivamente su motivi in ordine ai quali le parti hanno potuto presentare le proprie deduzioni. 39 Da un lato, l'articolo 74, n. 1, del regolamento n. 40/94 imporrebbe all'UAMI di istruire esso stesso i fatti sui quali intende fondare la sua decisione. Così, non presentando, come avrebbe dovuto fare, gli esempi concreti di caramelle d'aspetto asseritamente identico al marchio richiesto di cui affermava l'esistenza per concludere che il detto marchio avesse carattere usuale , la commissione di ricorso avrebbe privato la ricorrente della possibilità di contestare la pertinenza di tali esempi. 40 Il Tribunale, approvando, al punto 40 della sentenza impugnata, tali affermazioni non comprovate della commissione di ricorso e facendo esso stesso affermazioni analoghe senza fondarle su fatti verificabili, ai punti 41 e 42 della medesima sentenza, avrebbe violato l'articolo 74, n. 1, del regolamento n. 40/94. 41 Dall'altro, poiché la commissione di ricorso non ha prodotto caramelle che sosteneva fossero simili al marchio richiesto, la ricorrente non avrebbe potuto, in nessuna fase del procedimento, esprimere la propria opinione su questo punto e sarebbe quindi stata privata, in particolare, della possibilità di dimostrare che tali caramelle in realtà presentavano differenze decisive rispetto al marchio richiesto. Sarebbe quindi stato violato il suo diritto al contraddittorio. 42 Accogliendo le affermazioni dalla commissione di ricorso, su cui la ricorrente non aveva potuto presentare le proprie deduzioni e fondando la sua decisione su tali affermazioni, il Tribunale avrebbe violato l'articolo 73 del regolamento n. 40/94. 43 L'UAMI sostiene che, avendo la ricorrente invocato per la prima volta dinanzi alla Corte la violazione degli articoli 73 e 74, n. 1, del regolamento n. 40/94, il secondo ed il terzo motivo devono essere dichiarati irricevibili. 44 Esso aggiunge che, nei limiti in cui la ricorrente, con il terzo motivo, addebita al Tribunale di avere violato i suoi diritti della difesa, tale addebito è infondato, poiché le affermazioni della commissione di ricorso, contestate dalla ricorrente, erano al centro del dibattito dinanzi alla detta commissione e sono state nuovamente contestate dalla ricorrente dinanzi al Tribunale. Giudizio della Corte 45 Secondo una costante giurisprudenza, il fatto di consentire ad una parte di sollevare per la prima volta dinanzi alla Corte un motivo che essa non aveva dedotto dinanzi al Tribunale equivarrebbe a consentirle di sottoporre alla Corte, la cui competenza in materia di ricorsi avverso decisioni del Tribunale di primo grado è limitata, una controversia più ampia di quella di cui era stato investito il Tribunale. Nell'ambito di un ricorso contro una pronuncia del Tribunale, la competenza della Corte è pertanto limitata alla valutazione della soluzione giuridica che è stata fornita a fronte dei motivi discussi dinanzi al giudice di primo grado v., in particolare, sentenza 11 novembre 2004, Ramond n e a./Commissione, cause riunite C-186/02 P e C-188/02 P, Racc. pag. I-10653, punto 60 . 46 Nel caso di specie, la ricorrente non ha sostenuto dinanzi al Tribunale che la commissione di ricorso aveva violato gli articoli 73 e 74, n. 1, del regolamento n. 40/94 non presentando esempi di caramelle identiche o simili a quelle commercializzate dalla ricorrente. 47 Pertanto, nei limiti in cui addebitano al Tribunale di non aver annullato la decisione controversa per queste ragioni, il secondo ed il terzo motivo d'impugnazione vanno analizzati come motivi presentati per la prima volta nell'ambito di un ricorso contro una pronuncia del Tribunale e vanno quindi dichiarati irricevibili. 48 I detti motivi sono infondati nella parte in cui addebitano al Tribunale di avere violato, con le sue affermazioni non comprovate, anche gli articoli 73 e 74, n. 1, del regolamento n. 40/94. Gli organi dell'UAMI sono infatti tenuti a rispettare tali disposizioni nell'ambito dell'esame delle domande di registrazione, ma non nell'ambito del procedimento dinanzi al Tribunale, che è disciplinato dallo Statuto della Corte di giustizia e dal regolamento di procedura del Tribunale. 49 Per il resto, la ricorrente è stata in grado di contestare dinanzi al Tribunale l'affermazione della commissione di ricorso secondo cui la forma di caramella di cui trattasi non si distingue in modo significativo da molte forme comunemente utilizzate nel mercato della confetteria, sicché i suoi diritti della difesa, e in particolare il suo diritto al contraddittorio, sono stati rispettati dinanzi a tale giudice. 50 Occorre dunque respingere il secondo ed il terzo motivo d'impugnazione in quanto in parte irricevibili e in parte infondati. Sul quarto motivo Argomenti delle parti 51 Con il suo quarto motivo, che si suddivide in tre parti, la ricorrente sostiene che il Tribunale ha violato l'articolo 7, n. 3, del regolamento n. 40/94 subordinando a requisiti errati la prova che il marchio richiesto ha acquisito un carattere distintivo in seguito all'uso. 52 In primo luogo, al punto 64 della sentenza impugnata, il Tribunale avrebbe giudicato che la prova dell'uso di un marchio tridimensionale non può essere fornita producendo documenti quali le confezioni dei prodotti per i quali viene chiesta la registrazione del marchio o il materiale pubblicitario relativo a tali prodotti qualora su tali documenti compaiano, oltre al detto marchio, altri marchi denominativi o figurativi. Esso avrebbe quindi considerato che un marchio costituito dalla forma tridimensionale del prodotto interessato non può acquisire un carattere distintivo se è affiancato da un marchio denominativo o figurativo. 53 Questa analisi non corrisponderebbe al modo in cui il consumatore medio percepisce i marchi. Il fatto che numerosi marchi figurino contemporaneamente su un prodotto non impedirebbe al consumatore di percepire ciascuno di loro isolatamente come un indicatore di provenienza, poiché tali differenti marchi possono addirittura rafforzarsi a vicenda, la conoscenza dell'uno contribuendo a quella dell'altro. Inoltre, essendo nella natura stessa di un marchio tridimensionale il fatto di essere utilizzato insieme con altri marchi denominativi o figurativi, dall'analisi del Tribunale conseguirebbe che l'utilizzo di un marchio tridimensionale non possa mai essere provato, il che sarebbe contrario all'intenzione del legislatore comunitario. 54 In secondo luogo, il Tribunale avrebbe errato, da un lato, nel confermare, al punto 64 della sentenza impugnata, la valutazione della commissione di ricorso secondo la quale la rappresentazione del marchio richiesto sul sacchetto in cui sono vendute le caramelle di cui trattasi ha unicamente lo scopo di illustrare il contenuto del sacchetto e, dall'altro, nel considerare, al punto 65 della medesima sentenza, che, poiché le dette caramelle sono vendute in un sacchetto, il consumatore non si trova direttamente di fronte al marchio richiesto al momento della decisione d'acquisto. Infatti, il detto marchio sarebbe riprodotto sui sacchetti d'imballaggio e, essendo contemporaneamente esso stesso il prodotto, la sua riproduzione sarebbe non soltanto un'informazione sul contenuto del sacchetto, ma anche un'indicazione sulla provenienza del prodotto. 55 In terzo luogo, il Tribunale, al punto 65 della sentenza impugnata, avrebbe ingiustamente preso in considerazione unicamente la percezione del consumatore medio al momento della decisione d'acquisto. Infatti, al fine di determinare in che misura tale consumatore riconosce il marchio, occorrerebbe tener conto del modo in cui esso vi si trova di fronte non soltanto al momento della decisione d'acquisto, ma anche prima di tale momento, per esempio attraverso la pubblicità, e al momento in cui il prodotto è consumato. 56 Secondo l'UAMI, la commissione di ricorso e il Tribunale non hanno affatto richiesto che gli elementi di prova che dimostrano l'utilizzo di un marchio tridimensionale riguardino unicamente questo solo marchio, ma essi hanno rilevato, giustamente, che il materiale pubblicitario presentato non conteneva nessuna prova dell'uso del marchio quale era stato richiesto. In particolare, come indicato al punto 63 della sentenza impugnata, la commissione di ricorso avrebbe dichiarato di non riuscire a distinguere sul materiale pubblicitario le caratteristiche specifiche della forma della caramella e che la rappresentazione di caramelle sul sacchetto di imballaggio prodotto come prova non era conforme alla rappresentazione di un marchio. Del pari, al punto 64 della detta sentenza, il Tribunale avrebbe fatto presente che la natura della rappresentazione della forma della caramella sull'imballaggio è talmente poco chiara e mascherata da diversi altri segni che il consumatore non può percepirla come una rappresentazione del marchio richiesto. Giudizio della Corte 57 Per quanto riguarda la prima e la seconda parte del quarto motivo, la Corte ha dichiarato, nella sentenza 7 luglio 2005, causa C-353/03, Nestlé Racc. pag. I-6135 , che il carattere distintivo di un marchio di cui all'articolo 3, n. 3, della prima direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988, 89/104/CEE, sul riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi di impresa GU 1989, L 40, pag. 1 , può essere acquisito a seguito dell'uso di tale marchio in combinazione con un marchio registrato. 58 Lo stesso vale per quanto riguarda il carattere distintivo acquisito in seguito all'uso ai sensi dell'articolo 7, n. 3, del regolamento n. 40/94, poiché tale articolo e l'articolo 3, n. 3, della direttiva 89/104 sono, in sostanza, identici. 59 Pertanto, un marchio tridimensionale può acquisire, eventualmente, un carattere distintivo in seguito all'uso, anche se utilizzato insieme con un marchio denominativo o un marchio figurativo. Ciò si verifica qualora il marchio sia costituito dalla forma del prodotto o della sua confezione e entrambi siano sistematicamente contraddistinti da un marchio denominativo col quale vengono commercializzati. 60 Occorre tuttavia evidenziare che, per essenza, un marchio tridimensionale non si confonde con la sua rappresentazione grafica bidimensionale. Ne consegue che, allorquando, come nel caso di specie, un'immagine del prodotto figura sulla confezione, i consumatori non si trovano di fronte al marchio stesso in quanto marchio costituito dalla forma tridimensionale del prodotto. Tuttavia non si può escludere che la rappresentazione bidimensionale di un marchio del genere possa, eventualmente, facilitare la conoscenza del marchio da parte del pubblico destinatario ove consenta di percepire gli elementi essenziali della forma tridimensionale del prodotto. 61 Peraltro, occorre rammentare che, per quanto riguarda l'acquisizione del carattere distintivo in seguito all'uso, l'identificazione da parte degli ambienti interessati del prodotto o del servizio come proveniente da un'impresa determinata deve essere effettuata grazie all'uso del marchio in quanto marchio sentenze 18 giugno 2002, causa C-299/99, Philips, Racc. pag. I-5475, punto 64, e Nestlé, cit., punto 26 . L'espressione l'uso del marchio in quanto marchio deve pertanto essere intesa come riferentesi ad un uso del marchio ai fini dell'identificazione da parte degli ambienti interessati del prodotto o del servizio come proveniente da una determinata impresa sentenza Nestlé, cit., punto 29 . 62 Così, qualsiasi uso del marchio, a maggior ragione l'utilizzo di una rappresentazione bidimensionale di un marchio tridimensionale, non costituisce necessariamente un uso in quanto marchio. 63 Nel caso di specie, il Tribunale non ha commesso alcun errore di diritto. 64 Da un lato, ai punti 63 e 64 della sentenza impugnata, facendo proprie le valutazioni della commissione di ricorso, il Tribunale ha constatato che il modo in cui le caramelle sono rappresentate - un'immagine di un mucchio di una quindicina di caramelle - sui sacchetti in cui la ricorrente le vende non è conforme alla rappresentazione di un marchio, perché, tra l'altro, tale rappresentazione non mostra la forma di caramella di cui si chiede la registrazione come marchio, ma un'immagine realistica di un mucchio di caramelle, e non mira a sottolineare le caratteristiche che la ricorrente ritiene conferiscano al marchio un carattere distintivo il solco centrale, il lato inferiore piatto e i bordi bombati , cosicché vi è discordanza tra la rappresentazione delle caramelle sui sacchetti e il marchio tridimensionale di cui si chiede la registrazione. 65 Trattasi di una valutazione di fatto che, salvo snaturamento dei fatti, non lamentato nella fattispecie, non può essere soggetta a controllo nell'ambito di un'impugnazione. 66 Dall'altro, non si evince in nessun modo dai medesimi punti della sentenza impugnata che il Tribunale abbia escluso in linea di principio che un marchio tridimensionale costituito dalla forma del prodotto interessato possa acquisire un carattere distintivo in seguito all'uso se utilizzato insieme con un marchio denominativo o un marchio figurativo. 67 Infatti, il Tribunale ha espressamente fatto proprie le constatazioni della commissione di ricorso di cui ai punti 17-21 della decisione controversa. Orbene, al punto 20 di tale decisione, la commissione di ricorso ha ammesso che un prodotto possa portare al contempo diversi marchi. 68 Al punto 64 della sentenza impugnata, il Tribunale si è limitato a dichiarare che, tenuto conto delle loro caratteristiche, i sacchetti usati per vendere i prodotti della ricorrente non sono in grado di fornire la prova che il marchio richiesto è percepito come un'indicazione d'origine dei detti prodotti. Trattasi sempre di una valutazione di fatto che, salvo il caso di snaturamento, non può essere soggetta a controllo nell'ambito di un'impugnazione. 69 La prima e la seconda parte del quarto motivo sono dunque infondate. 70 Per quanto riguarda la terza parte di tale motivo, occorre rammentare che un marchio, ancorché non possieda ab initio carattere distintivo ai sensi dell'articolo 7, n. 1, lett. b , del regolamento n. 40/94, può acquisire tale carattere, con riguardo ai prodotti o ai servizi oggetto della richiesta, a seguito di uso ai sensi del n. 3, del medesimo articolo. Tale carattere distintivo può essere acquisito, segnatamente, a seguito di un processo normale di familiarizzazione del pubblico interessato. sentenze 6 maggio 2003, causa C-104/01, Libertel, Racc. pag. I-3793, punto 67, e Mag Instrument/UAMI, cit., punto 47 . 71 Ne consegue che, per valutare se un marchio ha acquisito un carattere distintivo in seguito all'uso, occorre tener conto di tutte le circostanze in cui il pubblico destinatario si trova di fronte a tale marchio. Questo è il caso non soltanto al momento della decisione d'acquisto, ma anche prima di tale momento, per esempio attraverso la pubblicità, e al momento in cui il prodotto è consumato. 72 Tuttavia, è allorché si accinge a compiere, e compie, la sua scelta tra diversi prodotti della categoria di cui trattasi che il consumatore medio dispiega il livello di attenzione più elevato v., in tal senso, sentenza 12 gennaio 2006, causa C-361/04 P, Ruiz-Picasso e a./UAMI, Racc. pag. I-0000, punto 41 , cosicché è particolarmente importante sapere se il consumatore medio si trovi o meno di fronte al marchio al momento dell'acquisto, per determinare se tale marchio ha acquisito un carattere distintivo in seguito all'uso. 73 Nella fattispecie, non risulta affatto dal punto 65 della sentenza impugnata che il Tribunale abbia preso in considerazione unicamente il momento della decisione d'acquisto per determinare se tale marchio ha acquisito un carattere distintivo in seguito all'uso che ne è stato fatto. 74 Nell'ambito del suo secondo motivo dedotto in primo grado, la ricorrente ha essenzialmente sostenuto che il marchio richiesto è evidenziato su tutte le confezioni delle sue caramelle e ha contestato la contraria valutazione della commissione di ricorso. Ai punti 63-65 della sentenza impugnata, il Tribunale si è dedicato a confutare tale argomentazione dichiarando che il consumatore medio, quando vede una di queste confezioni, non si trova direttamente di fronte alla forma della caramella di cui si chiede la registrazione come marchio tridimensionale. Ciò facendo, il Tribunale si è posizionato, dal punto di vista logico, al momento stesso dell'acquisto. 75 Occorre tuttavia rilevare che, al punto 66 della sentenza impugnata, il Tribunale ha analizzato i sondaggi presentati dalla ricorrente ai fini si stabilire il grado di notorietà del marchio. Orbene, sondaggi del genere non distinguono in base alle circostanze in cui i consumatori si sono trovati di fronte al marchio. Il Tribunale ha constatato che i sondaggi prodotti non potevano fornire la prova che il marchio richiesto era conosciuto. 76 Date tali premesse, anche la terza parte del quarto motivo risulta infondata e, pertanto, tale motivo deve essere respinto per intero. 77 Poiché la ricorrente è rimasta integralmente soccombente, il ricorso contro la sentenza di primo grado va respinto. Sulle spese 78 Ai sensi dell'articolo 69, n. 2, del regolamento di procedura, applicabile al procedimento di impugnazione in forza dell'articolo 118 dello stesso regolamento, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché l'UAMI ne ha fatto domanda, la ricorrente, rimasta soccombente, deve essere condannata alle spese. PQM la Corte Prima Sezione dichiara e statuisce 1 Il ricorso contro la sentenza di primo grado è respinto. 2 La August Storck KG è condannata alle spese.