La Pecorella richiama nel gregge i vecchi ricorsi che hanno ""saltato"" l'appello

Anche se l'impugnazione è stata proposta prima della riforma, in caso di annullamento con rinvio il nuovo giudizio si celebra davanti al tribunale e non dai giudici di secondo grado

La legge Pecorella vale anche per i vecchi ricorsi delle Procure che hanno saltato l'appello. In pratica, il giudizio d'appello è vietato anche nei casi in cui il Pm, prima della legge 46/2006 che ha reso inappellabili le sentenze di assoluzione , ha presentato ricorso diretto in Cassazione contro sentenza di proscioglimento di primo grado e la Suprema corte lo ha accolto annullando il verdetto con rinvio. Secondo gli ermellini , infatti, il giudice del rinvio deve essere individuato in quello di primo grado e non in quello d'appello, anche per quelle impugnazione per saltum fatte dalle Procure quando vigeva ancora il regime dell'appellabilità dei verdetti di assoluzione da parte del pubblici ministeri. È quanto emerge dalla sentenza 16487/06 - depositata ieri e qui integralmente leggibile tra gli allegati - con cui la quinta sezione penale di piazza Cavour ha chiarito gli effetti della legge Pecorella sul sistema delle impugnazione, in particolare su quelle presentate prima della sua entrata in vigore. Di fronte al ricorso in Cassazione - ante Pecorella - di un Pm lombardo verso una sentenza di non doversi procedere del Tribunale di Bergamo, il collegio della quinta penale ha sottolineato che le novità introdotte dalla legge 46/2006 rilevano nel caso in esame, perchè ai sensi dell'articolo 569 Cpp, provvedendosi ad annullare la sentenza di primo grado in accoglimento di ricorso immediato per cassazione, il rinvio dovrebbe essere disposto, ai sensi del comma 4 del predetto articolo, innanzi al giudice di appello . In tal modo, però, si consentirebbe al Pm di instaurare un giudizio di merito di secondo grado in presenza di una normativa sopravvenuta la legge Pecorella che ha inteso ridimensionare i poteri di impugnazione di tale parte processuale, impedendogli di adire il giudice di appello e riservandogli la sola impugnazione in sede di legittimità in caso di assoluzione o proscioglimento dell'imputato . La risposta è stata negativa, sbarrando il giudizio d'appello anche per i vecchi ricorsi per saltum. Nella sentenza in esame, infatti, si legge che la modifica dell'articolo 593 Cpp, operata dall'articolo 1 della legge 46/2006, non consente la conversine del ricorso del Pm in appello, pur in presenza dei presupposti di cui ai commi 1 e 3 dell'articolo 569 Cpp e questo perché, evidentemente, al Pm non è più consentito proporre appello avverso le sentenze di proscioglimento o assoluzione e dunque lo stesso non può fruire di un secondo grado di giudizio di merito, anche se ad esso si dovesse pervenire attraverso un percorso diverso da quello derivante dalla proposizione di un atto di appello .

Cassazione - Sezione quinta penale up - sentenza 3 aprile-15 maggio 2006, n. 16487 Presidente Calabrese - Relatore Fumo Pg Meloni - Ricorrente Pm in proc. D'Ambrosio Svolgimento del processo Il Pm presso il Tribunale di Bergamo ricorre avverso la sentenza di quell'Organo giudiziario in data 8 novembre 2004 con la quale è stato dichiarato NDP nei confronti di D'Ambrosio Alberto imputato dei delitti ex articoli 56-110-393 e 110 582 Cp in danno di Carminati Christion . Deduce il ricorrente erronea applicazione dell'articolo 152 Cp in quanto il giudice ha attribuito alla mancata comparizione del querelante in dibattimento efficacia di remissione tacita di querela. Osserva al proposito che, oltretutto, il Carminati, comparso alla prima udienza, aveva manifestato l'intenzione di non rimettere la querela e che la suo mancata comparizione alla successiva udienza non era stato preceduta dall'avvertimento che tele condotto sarebbe stata interpretato dal giudicante quale rinunzia alla istanza punitiva, ma dalla semplice ammonizione rivolta ai testi perché si presentino in aula. Il ricorso è fondato e la sentenza impugnata va annullato con rinvio. Sul significato da attribuire alla mancato presentazione del querelante ai dibattimento la giurisprudenza di legittimità ha fornito, in un primo momento. risposta non in equivoca invero se, in un primo tempo, si è ritenuto ASN 200131963-rv 219714 che l'omesso comparizione in udienza del querelante costituisse remissione tacito di querela, nella ipotesi in cui essa fosse stato preceduta dall'avvertimento, formulato dal giudice, che la sua assenza alla udienza successiva sarebbe stato interpretata in tal modo, successivamente, con specifico riferimento al procedimento innanzi al GdP, si è operata distinzione, stabilendo che la mancata comparizione del querelante all'udienza fissata a seguito della citazione a giudizio disposta dalla Pg non produce l'effetto della rimessione tacita della querela, a norma dell'articolo 28 D.Lgs 274/00, in quanto tale disposizione ha carattere eccezionale e si applica esclusivamente alla procedura attivato con il ricorso immediato ex articolo 21 del predetto decreto nel caso di pluralità di persone offese ASN 200402667rv 227468 . Ma già il principio aveva trovato affermazione di carattere più generale Asn 200345632-rv 227686 ASN 2000008372-rv 217075 ASN 199709688-rv 208720 , conducendo alla affermazione in base alla quale, in materia di remissione extraprocessuale tacito della querela, i fatti incompatibili con la volontà di persistere devono risultare da un comportamento del querelante di carattere univoco, che non lasci adito a interpretazione diverso e tale carattere non può desumersi dalla, pur ripetuto, mancata presentazione del querelante al dibattimento. Tale secondo, ormai dominante, indirizzo deve esser seguito a maggior ragione quando, come nel caso di specie, la mancata comparizione sia stata preceduta dalla esplicita affermazione di non voler rinunziare alla istanza punitiva e suo tempo formulato. Quanto alla individuazione del giudice di rinvio, deve stabilirsi se esso debbo essere ravvisato con riferimento alla disciplina processuale vigente nel momento in cui il Pm ha presentato ricorso, ovvero al momento in cui questa Corte, accogliendo il predetto ricorso, deve indicare detto giudice. Ciò in quanto, come è noto, medio tempore, è entrata in vigore la legge 46/2006, che ha modificato gli articoli 428 e 593 Cpp, rendendo inappellabili da parte dell'Organo dell'accusa tranne che nell'ipotesi ex art 603 comma 2 codice di rito le sentenze di proscioglimento, pronunziate ci seguito di giudizio, ovvero all'esito dell'udienza preliminare cfr. articoli 1 e 4 della predetta legge . Il novum legislativo rileva, nel caso in esame, in quanto, ai sensi dell'articolo 569 Cpp, provvedendosi ad annullare la sentenza di primo grado di accoglimento di ricorso immediata per cassazione, il rinvio dovrebbe essere disposto, ai sensi del comma 4 del predetto articolo, innanzi al giudice di appello. In tal modo, tuttavia, si consentirebbe al Pm di instaurare un giudizio di merito di secondo grado in presenza di una normativa sopravvenuta che ha inteso ridimensionare i poteri di impugnazione di tale parte processuale, impedendogli, appunto, di adire il giudice di appello e riservandogli la sola impugnazione in sede di legittimità in caso di assoluzione o proscioglimento dell'imputato. A ben vedere il principio tempus regit actum applicabile, salva esplicita deroga legislativa, in campo processuale, andrebbe, nel caso in esame, a sua volta interpretato, in quanto dovrebbe stabilirsi se l'actus sia quello propulsivo del procedimento di impugnazione il ricorso del Pm , ovvero quello decisorio del giudice che su tale impugnazione si pronunzia. Si tratta insomma di stabilire se la procedura messa in atto dall'atto di impugnazione proposto quando vigeva la appellabilità da parte del Pm della sentenza di primo grado debba essere regolata, nelle sue conseguenze processuali scil. Nel giudizio di rinvio dalle norme all'epoca vigenti che non sono più quelle attuali ovvero se la nuova normativa debba trovare applicazione nella procedura incidentale pur attivata secondo le vecchie norme, ma che vede la sua conclusione sotto il governo delle nuove. Nella prima ipotesi, il rinvio deve essere disposto, come premesso, innanzi alla Corte di appello, nella seconda, innanzi al Tribunale, il quale ha emesso la sentenza che questa Corte di legittimità annulla. Ebbene numerose sono state le pronunzie del giudice di legittimità in tema di successione di leggi con riferimento alla disciplina delle impugnazioni. Di particolare rilievo, per la contiguità con il tema che qui si affronta, appaiono quelle sentenze emesse dopo l'entrata in vigore della legge 468/99, che aveva stabilito la inappellabilità delle sentenze di condanna a sola pena pecuniaria. In quel caso fu ritenuto che lo jus superveniens si applicasse esclusivamente alle ipotesi per le quali i termini per la proposizione dell'appello non fossero ancora decorsi e non anche nei confronti dei giudizi pendenti in grado di appello, operando, in tal modo, un temperamento del principio tempus regit actum con il principio del cosiddetto fatto esaurito , rappresentato dall'avvenuta proposizione dell'appello, dallo spirare del relativo temine e dalla stessa disposizione costituzionale della predisposizione del giudice Asn 200002883 - rv 216500 20000558 - rv 216414 . Insomma si ritenne che, per gli appelli proposti prima del novum legislativo ma non decisi , dovessero valere le disposizioni antecedenti, in quanto la ammissibilità dell'atto di impugnazione deve essere verificata alla stregua delle norme vigenti nel momento della sua presentazione e non già di quelle sopravvenute Asn 200008132 - rv 216724 . Diversamente ragionando, si disse Asn 200003058 - rv 216822 , si sarebbe attribuita efficacia retroattiva alla nuova formulazione del comma 3 dell'articolo 593 Cpp. Peraltro, nel caso, per cosiddetto inverso ripristino, a seguito della legge 128/01, della appellabilità delle sentenze di condanna alla sola multa , in una fattispecie in cui l'imputato, dopo avere correttamente proposto ricorso per cassazione, sulla base della modifica introdotta dalla legge precedentemente citata 468/99, chiedeva, sulla base della normativa sopraggiunta - che aveva ripristinato l'appello - la conversione del ricorso in appello, la Corte di cassazione dichiarava infondata la richiesta Asn 200134844 - rv 219817 , affermando che, in tema di successione di leggi processuali concernenti l'impugnazione , il principio tempus regit actum consente di individuare la normativa da applicare in quella vigente al momento della proposizione della impugnazione all'epoca, il solo ricorso per cassazione . Il caso che si presente oggi alla attenzione di questo Collegio, tuttavia, appare del tutto sui generis, in quanto il giudizio di secondo grado non più attivabile per iniziativa del Pm in caso di assoluzione finirebbe per essere instaurato a seguito di annullamento da parte della Corte di cassazione, annullamento che, tuttavia, è conseguenza di un'iniziativa del predetto Organo dell'accusa. È allora appare opportuno richiamare precedente e recente pronunzia di questa Sezione, che, affrontando un problema collaterale , ha avuto modo di affermare sentenza 30 marzo 2006, up, ric. Pg in proc. Aoussaoui, non ancora massimata che la modifica dell'articolo 593 Cpp, operata dall'articolo 1 della legge 46/2006, non consente la conversine del ricorso del Pm in appello, pur in presenza dei presupposti di cui ai commi 1 e 3 dell'articolo 569 Cpp e questo perché, evidentemente, al Pm non è più consentito proporre appello avverso le sentenze di proscioglimento o assoluzione e dunque lo stesso non può fruire di un secondo grado di giudizio di merito, anche se ad esso si dovesse pervenire attraverso un percorso diverso da quello derivante dalla proposizione di un atto di appello. Il principio deve trovare applicazione anche nel caso che occupa e ciò a maggior ragione, è il caso di aggiungere, atteso che l'articolo 10 della ricordata legge 46/2006 impone l'adozione della nuova disciplina ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della norma stessa, con la conseguenza che comma 2 l'appello proposto dal Pm contro sentenza di proscioglimento dell'imputato e pendente al momento della entrata in vigore della modifica legislativa deve essere dichiarato inammissibile e che comma 4 tale inammissibilità vige anche nei confronti di sentenza di condanna pronunziata in secondo grdo, in riforma di sentenza di assoluzione, se la predetta sentenza di appello sia stata annullata dal giudice di legittimità. Per i motivi sopra esposti, il rinvio va disposto al giudice di primo grado, che è il Tribunale di Bergamo. PQM La Corte annulla la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Bergamo per il giudizio.