Tutte le mail hackerate del Movimento 5 Stelle devono essere distrutte

Con il provvedimento n. 226 del 6 maggio 2013 l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha posto un divieto assoluto di pubblicazione del contenuto delle mail intercettate ai parlamentari del Movimento 5 Stelle. Sanzioni amministrative e penali anche per chiunque non provveda a cancellarle. Il Garante ha riscontrato una lesione del diritto alla riservatezza non solo dei diretti interessati, cioè dei parlamentari intestatari degli indirizzi di posta elettronica, ma anche di tutti coloro che sono entrati in contatto con essi tramite mail, nonché eventualmente di terzi citati nelle comunicazioni.

Privacy e diritto di cronaca. Già lo scorso 25 aprile 2013, in seguito all'intrusione nella corrispondenza privata dei parlamentari del Movimento 5 stelle e la minaccia della pubblicazione del contenuto delle loro mail, il Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, definendo gravissimo tale fatto, aveva affermato il rischio di violazioni da parte dei mezzi di informazione che si prestassero a ripubblicare i contenuti eventualmente resi noti dagli stessi hacker . Aveva poi escluso che i giornalisti, forti del diritto di cronaca, potessero pubblicare notizie relative ad una persona per il solo fatto che si tratti di un personaggio noto o che eserciti funzioni pubbliche, richiedendo invece il pieno rispetto della loro vita privata quando le notizie o i dati non hanno rilievo sul loro ruolo e sulla loro vita pubblica . Pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. A distanza di una decina di giorni, il Garante ha utilizzato il proprio potere di disporre il blocco totale dei trattamenti di tali dati, con provvedimento del 6 maggio 2013, annunciando la sua prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, al fine di rendere edotti coloro che dispongono delle suddette mail del divieto di ogni loro ulteriore trattamento e del conseguente obbligo di provvedere alla loro cancellazione . Molteplici violazioni. La violazione delle mail ha comportato una lesione del diritto alla riservatezza e alla protezione dei dati personali non solo dei parlamentari intestatari degli indirizzi di posta elettronica, ma di tutti coloro che sono entrati in contatto con essi attraverso tale mezzo di comunicazione, nonché eventualmente di terzi citati all'interno delle comunicazioni . Tale atto di hackeraggio ha comportato la violazione di numerose disposizioni di legge, dalla Costituzione stessa al codice penale, dal diritto d’autore al codice della privacy. Costituzione. L’art. 15 della Costituzione garantisce l'inviolabilità della libertà e segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione. L’art. 68 pone ulteriori specifiche garanzie a tutela delle comunicazioni e della corrispondenza dei membri del Parlamento. Codice Penale. L’art. 616 c.p. sanziona chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta, ovvero sottrae o distrae, al fine di prendere o di farne da altri prendere cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta . La sanzione penale è ancora più grave se il colpevole senza giusta causa, rivela, in tutto o in parte, il contenuto della corrispondenza se dal fatto deriva nocumento . Diritto d’autore. L'art. 93, legge n. 633/1941, prevede che, qualora la corrispondenza abbia carattere confidenziale o si riferisca alla intimità della vita privata , è necessario il consenso dell'autore e del destinatario della corrispondenza stessa affinché questa possa essere pubblicat a , riprodott a od in qualunque modo portat a alla conoscenza del pubblico . Codice Privacy. Poiché l'acquisizione e la diffusione di dati personali è avvenuta all'insaputa e contro la volontà degli interessati, c’è stata una violazione del d.lgs. n. 196/2003, secondo cui i dati personali devono essere raccolti e registrati per scopi determinati, espliciti e legittimi, e trattati in modo lecito e secondo correttezza. Divieto assoluto di trattamento. Alla luce di queste considerazioni, l'illiceità dell’iniziale acquisizione delle comunicazioni e della successiva messa a disposizione delle stesse sul web, il Garante ha dichiarato l’illiceità di ogni altra successiva operazione di raccolta, conservazione e ulteriore utilizzo degli stessi dati. Disponendo il divieto assoluto di ogni eventuale ulteriore trattamento delle mail dei deputati del Movimento 5 Stelle, l’Autorità ha ordinato, a chiunque sia tuttora in possesso delle mail, di cancellarle. Anche dagli archivi.

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