Abusi sessuali, quando è automaticamente esclusa l'attenuante

Non si può in alcun modo configurare un caso di minore gravità se la vittima ha meno di 10 anni

Nessun attenuante se la vittima degli abusi ha meno di dieci anni. Il giro di vite in tema di reati sessuali arriva dalla Cassazione ed è contenuto, in poco più due pagine, nella sentenza 29730/06 depositata il 6 settembre scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati. In particolare, la terza sezione penale di piazza Cavour ha affermato che il compimento di atti sessuali con soggetto di età di gran lunga inferiore ai dieci anni, oltre a configurare l'aggravante di cui all'ultimo comma dell'articolo 609quater del Codice penale ipotesi punita con la pena della reclusione da sette a quattordici anni , è di per sé idoneo ad escludere la possibilità di applicazione dell'attenuante per i casi di minore gravità, prevista dal terzo comma dell'articolo 609bis Violenza sessuale . Con queste motivazione la Suprema corte ha, infatti, confermato la condanna a due anni e due mesi di reclusione inflitta dalla Corte d'appello di Torino ad uomo che si era fatto toccare più volte nelle parti intime da una bambina di appena quattro anni e mezzo, figlia di suoi amici di famiglia.

Cassazione - Sezione terza penale - sentenza 11 maggio-6 settembre 2006, n. 29730 Presidente Vitalone - Relatore Onorato Svolgimento del processo 1. Con sentenza dell'1 dicembre 2003 la Corte d'appello di Torino, parzialmente riformando quella resa l'11 maggio 2001, in esito a giudizio abbreviato, dal Gup del locale tribunale, condannava Piero Aiello alla pena di due anni e due mesi di reclusione, quale colpevole del reato di cui agli articoli 81 cpv e 609quater, ultimo comma Co, perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, aveva compiuto atti sessuali con la minore di circa quattro anni e mezzo, facendosi toccare dalla stessa l'organo genitale e accarezzandola sulla vagina in Isolabella, sino all'aprile 2000 . 2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso il difensore dell'imputato, deducendo due motivi a sostegno. 2.1. Col primo lamenta inosservanza degli articoli 81 cpv Cp, 192 commi 1 e 2 e 194 Cpp, nonché carenza di motivazione sul punto. Sostiene che i giudici di merito hanno scorrettamente valutato come attendibili le prime dichiarazioni rese alla madre dalla piccola trascurando la circostanza che in sede di audizione protetta questa aveva negato che l'imputato Piero Aiello amico di famiglia le avesse toccata la farfallina e aveva invece aggiunto particolari inverosimili, e cioè che Piero si era fatto toccare il pene in casa sua quando c'erano anche i di lei genitori e il di sui figlioletto. Aggiunge il difensore che non poteva condividersi la valutazione del consulente del Pm, dott.ssa Ornato, la quale aveva spiegato le incongruenze del racconto fatto al giudice con l'ansietà e la vergogna che la reiterazione dell'esame in sede ufficiale avevano ingenerato nella piccola. Infine, anche ammettendo la veridicità del racconto accusatorio, non era stata provata oltre ogni ragionevole dubbio la ripetizione nel tempo del presunto abuso. 2.2. Col secondo motivo, il ricorrente deduce erronea applicazione dell'articolo 609quater Cp e carenza di motivazione in ordine alla denegata attenuante speciale della minore gravità del fatto. Sostiene che l'attenuante non poteva essere negata in base alla minore età della vittima, e neppure per il danno arrecato alla sua crescita sessuale, considerato che la maestra della piccola signora Grinzia aveva testimoniato della sua serenità e tranquillità anche dopo avere subito gli asserti abusi. Motivi della decisione 3. Va anzitutto disattesa la prima censura 2.1. . La Corte di merito, infatti, ha motivato in modo logico e legittimo in ordine alla attendibilità del racconto accusatorio della piccola soprattutto valorizzando l'assoluta occasionalità e spontaneità della prima significativa rivelazione sul tema la bimba chiese al padre di fargli toccare il pisello e poi, alla richiesta di spiegazione, precisò immediatamente che tale era la condotta praticata normalmente da Piero Aiello. Anche le successive inesattezze in cui era caduta in sede di audizione protetta sono state plausibilmente spiegate nella sentenza impugnata con la tensione ormai assimilata dalla piccola in ordine a quei rapporti con Aiello che inizialmente aveva raccontato con assoluta naturalezza. Tali inesattezze comunque non erano tali da incrinare la credibilità complessiva del racconto accusatorio. Infine, è stata motivatamente accertata la continuazione nel reato, sottolineando che le prime spontanee dichiarazioni di erano assolutamente univoche circa la normalità e ripetitvità dei gesti sessuali compiuti dall'imputato. 4. Parimenti infondato è il secondo motivo di ricorso in tema di attenuante speciale 2.2. . È vero che l'età della vittima inferiore a dieci anni è elemento essenziale della circostanza aggravante, contestata all'imputato, di cui all'ultimo comma dell'articolo 609quater Cp, sicché l'attenuante della minore gravità deve essere individuata in un elemento di disvalore aggiuntivo rispetto a quello tipico della età infradecennale Cassazione, Sezione terza 37565/02, Capaccioli rv 223672 . Ma è anche vero che in questo caso la età della bambina era di gran lunga inferiore al limite dei dieci anni appena quattro anni e mezzo sicché poteva essere valutata come elemento concreto ulteriore rispetto a quello essenziale dell'aggravante, atto a escludere la circostanza attenuante speciale di cui all'articolo 609bis ultimo comma. Peraltro, la Corte di merito ha escluso la minore gravità del reato anche in considerazione del danno indubbiamente arrecato all'equilibrio sviluppo sessuale di che non può essere certamente escluso sol perché la sua maestra aveva riferito della serenità e tranquillità della bambina anche dopo gli abusi sessuali. La percezione di un atteggiamento esteriormente sereno non è incompatibile con il processo di alterazione psicologica profonda che notoriamente colpisce le vittime precoci di abusi sessuali e che può esprimersi anche a notevole distanza di tempo. 5. Il ricorso va pertanto rigettato. Consegue, ex articolo 616 Cpp la condanna del ricorrente alle spese processuali. Considerato il contenuto dell'impugnazione, non si ritiene di comminare anche la sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende. PQM La Sc di cassazione rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.