Se il contratto a termine scade durante l'astensione obbligatoria l'indennità di maternità prosegue

di Teodoro Elisino

La risoluzione del rapporto di lavoro a tempo determinato intercorsa durante il periodo di astensione obbligatoria disposta dall'ispettorato , dà diritto all'indennità di maternità a carico dell'amministrazione di appartenenza. A stabilirlo è stata loa seconda sezione bis del Tar Lazio con la sentenza 9811/05 depositata lo scorso 25 ottobre e qui leggibile nei documenti correlati . Pubblichiamo di seguito il commento di Teodoro Elisino. di Teodoro Elisino* Per il combinato disposto di cui agli articoli 13 e 15 legge 1204, in caso di risoluzione del rapporto a tempo determinato intercorsa durante il periodo di astensione obbligatoria, spetta ed è a carico dell'amministrazione di appartenenza l'indennità di maternità è quanto deciso dal Tar Lazio con la sentenza citata in epigrafe. In data 1 ottobre 1997, una dipendente a tempo determinato del Comune di Pomezia, con contratto in scadenza il 2 ottobre 1997, presenta domanda all'amministrazione comunale per usufruire dei benefici di legge previsti dalla legge 1204/71 ed, in data 2 ottobre 1997, all'Ispettorato del lavoro di Roma, domanda di interdizione anticipata dal lavoro di cui all'articolo 5, lettera a della stessa legge. Il Comune di Pomezia corrispondeva l'indennità solo per il periodo 1-2 ottobre 1997 in ragione della data di cessazione del rapporto, in data 2 ottobre 1997. L'istante censurava il provvedimento per carenza di motivazione e per illogicità. Asseriva la ricorrente che il Comune non aveva considerato l'intervenuta modifica di cui all'articolo 8 della legge 166/91, in forza del quale L'articolo 13, comma 2, della legge 1204/71, va interpretato nel senso che il trattamento economico previsto dal combinato disposto degli articoli 15, primo comma, e 17 della medesima legge si applica anche alle lavoratrici madri assunte a tempo determinato dalle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, dalle regioni, dalle province, dai comuni e dagli altri enti pubblici, salvo che i relativi ordinamenti prevedano condizioni di migliore favore. Tale trattamento economico viene corrisposto direttamente dalle amministrazioni o enti di appartenenza . Per l'Amministrazione resistente, in ragione della cessazione del rapporto di lavoro a tempo determinato, la ricorrente avrebbe dovuto instare nei confronti dell'Inps in forza dell'articolo 1 del Dl 663/79 convertito in legge 33/1980. Il collegio ha deciso nel senso sopra riferito, sulla base delle considerazioni di diritto che seguono. Osserva il collegio che l'amministrazione comunale per rigettare l'istanza di parte ricorrente faceva riferimento all'articolo 2, legge 1204/71, laddove dispone che Il divieto di licenziamento non si applica nel caso c di ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice è stata assunta o di risoluzione del rapporto di lavoro per la scadenza del termine . L'amministrazione, pertanto, a motivazione del diniego della corresponsione dell'indennità, faceva riferimento all'ipotesi in cui è possibile il licenziamento, durante il periodo di gestazione, senza tenere conto che l'ispettorato del lavoro dall'1 ottobre 1997 provvedeva a interdire la ricorrente dal lavoro, in ragione della motivazione di cui alla lettera a dell'articolo 5 menzionato e cioè prima della prevista risoluzione del rapporto di lavoro. Dispone l'articolo 8 della legge 166/91, in via innovativa che 1. L'articolo 13, comma 2, della legge 1204/71, va interpretato nel senso che il trattamento economico previsto dal combinato disposto degli articoli 15, primo comma, e 17 della medesima legge si applica anche alle lavoratrici madri assunte a tempo determinato dalle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, dalle regioni, dalle province, dai comuni e dagli altri enti pubblici, salvo che i relativi ordinamenti prevedano condizioni di migliore favore. Tale trattamento economico viene corrisposto direttamente dalle amministrazioni o enti di appartenenza . Osservano, ancora i giudici, che il testo della disposizione va letto coordinatamente alle altre disposizioni richiamate - Articolo 15 Le lavoratrici hanno diritto ad una indennità giornaliera pari all'80 per cento della retribuzione per tutto il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro stabilita dagli articoli 4 e 5 della presente legge. Tale indennità è comprensiva di ogni altra indennità spettante per malattia . - Articolo 17 L'indennità di cui al primo comma dell'articolo 15 è corrisposta anche nei casi di risoluzione del rapporto di lavoro previsti dall'articolo 2, lettere b e c , che si verifichino durante i periodi di interdizione dal lavoro previsti dagli articoli 4 e 5 della presente legge. Per i giudici, il richiamo operato dall'articolo 15 agli articoli 4 e 5 della medesima legge chiarisce in modo evidente, che, ai fini della corresponsione dell'indennità, come periodo di astensione obbligatoria va considerato non solo quello definito per legge dall'articolo 4, ma anche quello disposto con provvedimento dell'Ispettorato del lavoro previo accertamento della particolare gravosità del lavoro . A sostegno delle suesposte argomentazioni, il collegio laziale richiama due precedenti giurisprudenziale del Tar Puglia e del Tar Toscana. Il primo, nell'anno 2002, così disponeva sulla questione Alla lavoratrice madre che incorra nella risoluzione del rapporto di lavoro a tempo determinato durante il periodo di astensione obbligatoria, spetta ed è a carico della amministrazione di appartenenza, la indennità di maternità di cui all'articolo 15 legge 1204/71 anche per il periodo successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro e sino alla conclusione del periodo di astensione obbligatoria. Sulla questione di che trattasi non possono esservi dubbi ermeneutici, soprattutto alla luce della disposizione interpretativa e quindi avente effetti retroattivi resa nell'articolo 8 Dl 103/91, convertito in legge dall'articolo 1 legge 166/91 . Tar Puglia Bari, sezione seconda, 1126/02 Il secondo, nell'anno 1998, ancora più specificamente Ai sensi dell'articolo 17 legge 1204/71 sulla tutela delle lavoratrici madri, l'indennità per l'astensione obbligatoria prevista dall'articolo 15 comma 1 legge cit. è corrisposta anche nel caso di risoluzione del rapporto di lavoro per scadenza del termine che si verifichi durante i periodi di interdizione del lavoro previsti dagli articolo 4 e 5 della legge medesima . Tar Toscana, sezione seconda, 1189/89 . In conclusione - rileva il collegio - deve rilevarsi che in data 2 ottobre 1997 la ricorrente era interdetta dal lavoro, con provvedimento dell'Ispettorato del lavoro con valenza obbligatoria, in considerazione della gravosità dell'attività e del certificato medico prodotto. L'interdizione, dunque, interveniva in circostanza di rapporto di lavoro, pur se nell'ultimo giorno previsto dal termine. Conseguentemente deve trovare applicazione all'istante il combinato disposto di cui agli articoli 13 e 15 legge 1204, in forza del quale, ove la risoluzione del rapporto a tempo determinato intercorsa durante il periodo di astensione obbligatoria, spetta ed è a carico dell'amministrazione di appartenenza l'indennità di maternità. Né può rilevare a contrario - sostengono, infine, i giudici -, il fatto che l'Ispettorato abbia proceduto successivamente, con provvedimento retroattivo, essendo ciò unicamente addebitabile allo svolgimento temporale dell'iter procedimentale. Con la legge 1204/71 abrogata già da un pezzo, e presumibilmente con un figlio di circa 7 anni, la ex dipendente del Comune di Pomezia si appresta a percepire l'indennità di maternità, richiesta a quell'amministrazione in data 1 ottobre 1997. I più ottimisti potrebbero dire meglio tardi che mai , dove il termine tardi , normalmente negativo, in Italia ha assunto un'accezione positiva , rapportato al mai , divenuto, quest'ultimo, la regola ma questa è un'altra storia. Accodandoci, quindi, agli ottimisti, sarebbe inutile il contrario, plaudiamo alla sentenza del Tar, rimarcando anche noi, soprattutto su questa materia, la positività del tardi . *Avvocato

Tar Lazio - Sezione seconda bis - sentenza 14 aprile-25 ottobre 2005, n. 9811 Presidente Patrizio - Relatore Solveig Ricorrente Pugliesi Fatto Con il ricorso sopra indicato, l'istante, dipendente comunale a tempo determinato, con qualifica di agente della Polizia municipale, con inizio il 3 luglio 1997 e termine in data 2 ottobre 1997, esponeva di aver presentato in data 1 ottobre 1997 al Comune di Pomezia domanda per usufruire dei benefici di legge previsti dalla legge 1204/71 ed, in data 2 ottobre 1997, all'Ispettorato del lavoro di Roma, domanda di interdizione anticipata dal lavoro di cui all'articolo 5, lettera a della stessa legge. Il Comune di Pomezia corrispondeva l'indennità solo per il periodo 1-2 ottobre 1997 in ragione della data di cessazione del rapporto, in data 2 ottobre 1997. L'istante censurava il provvedimento per carenza di motivazione e per illogicità. Asseriva la ricorrente che il Comune non aveva considerato l'intervenuta modifica di cui all'articolo 8 della legge 166/91, in forza del quale il trattamento economico previsto dall'articolo 13, comma 2, legge 1204/71 va interpretato come riferibile anche alle lavoratrici madri assunte a tempo determinato dalle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, dalla regioni, dalle province, dai comuni e dagli altri enti pubblici. Conseguentemente, l'obbligo della corresponsione dell'indennità in oggetto dovrebbe essere prorogato anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro per scadenza del termine. Si costituiva l'amministrazione, che chiedeva il rigetto della domanda. In particolare evidenziava la differenza tra l'istituto dell'astensione obbligatoria e l'interdizione dal lavoro, l'una operante ex lege e l'altro a seguito di provvedimento discrezionale in ragione della gravosità del lavoro. In ragione della cessazione del rapporto di lavoro a tempo determinato, la ricorrente avrebbe dovuto instare nei confronti dell'Inps in forza dell'articolo 1 del Dl 663/79 convertito in legge 33/1980. All'udienza di discussione la causa era trattenuta in decisione. Diritto Osserva il Collegio che la fattispecie all'esame è connotata da aspetti di particolarità, che richiedono un'attenta riflessione. In vero, la ricorrente, vincolata da un rapporto a tempo determinato con il Comune di Pomezia, in scadenza il 2 ottobre 1997, chiedeva in data 2 ottobre 1997, a seguito della visita del giorno precedente, all'Ispettorato del lavoro,il provvedimento di interdizione dal lavoro ai sensi dell'articolo 5, legge 1204/71 ed otteneva conseguentemente, i provvedimenti favorevoli, che rispettivamente disponevano dall'1 ottobre 1997 al 30 ottobre 1997 e dal 31 ottobre al 26 novembre 1997, dal 27 novembre 1997 al 14 gennaio 1998 ed infine dal 15 gennaio 1998 all'11 febbraio 1998, mentre il collocamento in astensione obbligatoria era previsto per il 2 marzo 1998. Eccepisce l'amministrazione che vi sarebbe una ratio diversa tra il trattamento economico previsto per il caso di astensione obbligatoria e quello di cui al periodo di astensione disciplinato dall'articolo 5, lettera a legge 1204/71, facendo riferimento alla differenza tra astensione obbligatoria e facoltativa. Orbene, ad un'attenta lettura delle norme, pare che l'amministrazione sia incorsa in un equivoco interpretativo tra l'astensione per interdizione dal lavoro prevista dalla predetta norma e quella facoltativa post partum. Primariamente va rilevato che l'amministrazione per rigettare l'istanza di parte ricorrente faceva riferimento all'articolo 2, legge 1204/71, laddove dispone che Il divieto di licenziamento non si applica nel caso c di ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice è stata assunta o di risoluzione del rapporto di lavoro per la scadenza del termine . L'amministrazione, pertanto, a motivazione del diniego della corresponsione dell'indennità, faceva riferimento all'ipotesi in cui è possibile il licenziamento, durante il periodo di gestazione, senza tenere conto che l'Ispettorato del lavoro dall'1 ottobre 1997 provvedeva a interdire la ricorrente dal lavoro, in ragione della motivazione di cui alla lettera a dell'articolo 5 menzionato e cioè prima della prevista risoluzione del rapporto di lavoro. Dispone l'articolo 8 della l. n. 166 del 1991, in via innovativa che 1. L'articolo 13, comma 2, della legge 1204/71, va interpretato nel senso che il trattamento economico previsto dal combinato disposto degli articoli 15, comma 1, e 17 della medesima legge si applica anche alle lavoratrici madri assunte a tempo determinato dalle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, dalle regioni, dalle province, dai comuni e dagli altri enti pubblici, salvo che i relativi ordinamenti prevedano condizioni di migliore favore. Tale trattamento economico viene corrisposto direttamente dalle amministrazioni o enti di appartenenza . Il testo della disposizione va letto coordinatamente alle altre disposizioni richiamate - Articolo 15 Le lavoratrici hanno diritto ad una indennità giornaliera pari all'80 per cento della retribuzione per tutto il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro stabilita dagli articoli 4 e 5 della presente legge. Tale indennità è comprensiva di ogni altra indennità spettante per malattia . - Articolo 17 L'indennità di cui al primo comma dell'articolo 15 è corrisposta anche nei casi di risoluzione del rapporto di lavoro previsti dall'articolo 2, lettere b e c , che si verifichino durante i periodi di interdizione dal lavoro previsti dagli articoli 4 e 5 della presente legge . Il richiamo operato dall'articolo 15 agli articoli 4 e 5 della medesima legge chiarisce in modo evidente, che, ai fini della corresponsione dell'indennità, come periodo di astensione obbligatoria va considerato non solo quello definito per legge dall'articolo 4, ma anche quello disposto con provvedimento dell'Ispettorato del lavoro previo accertamento della particolare gravosità del lavoro. La distinzione, che esattamente riferisce l'amministrazione tra astensione obbligatoria e facoltativa relativa all'oggetto della tutela la lavoratrice madre e la situazione del bambino , va, invero riferita a momenti diversi rispetto a quanto dall'amministrazione medesima evidenziato. Risponde alla necessità di tutela della maternità e delle condizioni della lavoratrice madre, l'astensione obbligatoria determinata ex lege negli ultimi mesi di gravidanza nonché quella obbligatoria, disposta a seguito di provvedimento dell'amministrazione a ciò competente ovvero dell'Ispettorato del lavoro adempie ad una funzione di tutela del bambino l'astensione facoltativa successiva alla nascita ed al periodo previsto dalla legge immediatamente successivo al parto. Non è rilevante, invece, ai fini della decisione, la disposizione di cui al comma 2 dell'articolo 17, legge 1204 cit., laddove dispone che le lavoratrici gestanti che si trovino, all'inizio del periodo di astensione obbligatoria dal lavoro, sospese, assenti dal lavoro ovvero disoccupate, sono ammesse al godimento dell'indennità giornaliera perché tra l'inizio della sospensione, dell'assenza o della disoccupazione e quello di detto periodo non sono trascorsi più di 60 giorni , che chiaramente si riferisce al periodo di astensione ex lege determinato. La giurisprudenza ha avuto modo di precisare che Le disposizioni dei commi 1 e 2 dell'articolo 17 della legge 1204/71 tutela delle lavoratrici madri - che attribuiscono il diritto all'indennità di maternità quando la cessazione dell'attività aziendale o del rapporto di lavoro a termine si siano verificate durante i periodi di interdizione dal lavoro di cui agli articolo 4 e 5 della stessa legge nonché nella ipotesi di lavoratrici gestanti trovatesi, all'inizio dell'astensione obbligatoria, sospese, assenti dal lavoro senza retribuzione ovvero disoccupate - sono norme eccezionali e, pertanto, non sono estensibili alle ipotesi in cui le stesse situazioni sopraindicate riguardino l'astensione facoltativa Cassazione civile, Sezione lavoro, 2861/87 . In questi termini è legittimo affermare la non estendibilità delle norme poste a tutela della lavoratrice madre anche ad altre ipotesi tuttavia, non può incorrersi nell'errore di ridurre l'ambito applicativo della norma. A riguardo giova richiamare quanto esposto dalla giurisprudenza a proposito Alla lavoratrice madre che incorra nella risoluzione del rapporto di lavoro a tempo determinato durante il periodo di astensione obbligatoria, spetta ed è a carico della amministrazione di appartenenza, la indennità di maternità di cui all'articolo 15 legge 1204/71 anche per il periodo successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro e sino alla conclusione del periodo di astensione obbligatoria. Sulla questione di che trattasi non possono esservi dubbi ermeneutici, soprattutto alla luce della disposizione interpretativa e quindi avente effetti retroattivi resa nell'articolo 8 Dl 103/91, convertito in legge dall'articolo 1 legge 166/91 . Tar Puglia Bari, sez. seconda, 1126/02 . Ed ancora, più specificamente Ai sensi dell'articolo 17 legge 1204/71 sulla tutela delle lavoratrici madri, l'indennità per l'astensione obbligatoria prevista dall'articolo 15 comma 1 legge cit. è corrisposta anche nel caso di risoluzione del rapporto di lavoro per scadenza del termine che si verifichi durante i periodi di interdizione del lavoro previsti dagli articolo 4 e 5 della legge medesima . Tar Toscana, sez. seconda, 1189/89 . In conclusione, deve rilevarsi che in data 2 ottobre 1997 la ricorrente era interdetta dal lavoro, con provvedimento dell'Ispettorato del lavoro con valenza obbligatoria, in considerazione della gravosità dell'attività e del certificato medico prodotto. L'interdizione, dunque, interveniva in circostanza di rapporto di lavoro, pur se nell'ultimo giorno previsto dal termine. Conseguentemente deve trovare applicazione all'istante il combinato disposto di cui agli articoli 13 e 15 legge 1204, in forza del quale, ove la risoluzione del rapporto a tempo determinato intercorsa durante il periodo di astensione obbligatoria, spetta ed è a carico dell'amministrazione di appartenenza l'indennità di maternità. Né può rilevare a contrario, il fatto che l'Ispettorato abbia proceduto successivamente, con provvedimento retroattivo, essendo ciò unicamente addebitabile allo svolgimento temporale dell'iter procedimentale. Per i motivi sopra esposti, il ricorso deve essere accolto e conseguentemente deve essere dichiarato il diritto della ricorrente a percepire le somme per trattamento di maternità anche successivamente al 2 ottobre 1097 e fino alla sussistenza dell'obbligo, nella misura e decorrenza di legge, oltre agli accessori come dovuti per legge. Né vale l'eccezione svolta da parte resistente in ordine alla mancata quantificazione delle somme dovute, che devono essere calcolate dall'amministrazione in ragione della retribuzione erogata e delle disposizione di legge sopra riferite. L'Amministrazione deve essere condannata, conseguentemente al pagamento di quanto sopra determinato. In ragione della complessità della fattispecie in oggetto di esame, sussistono giusti motivi per la compensazione della spese di lite tra le parti. PQM Il Tar per il Lazio, Sezione seconda bis, accoglie il ricorso e, per l'effetto annulla il provvedimento di diniego impugnato e condanna l'amministrazione resistente al pagamento dell'indennità per maternità relativa ai periodi di interdizione e di astensione obbligatoria per maternità, come definito in motivazione, oltre alle somme accessorie come per legge a decorrere dalla data del 2 ottobre 1997 e sino allo scadere del predetto periodo di astensione obbligatoria. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dalla Autorità amministrativa. 4