E la curva resta off limits anche quando il provvedimento è annullato con rinvio

L'ordine del questore è misura cautelare che rimane in vigore nonostante la censura della Cassazione all'ordinanza di convalida del Gip

Linea dura della Cassazione contro gli ultrà violenti il divieto di stadio resta in vigore anche quando il Gip deve riscriverlo. In altre parole, per i tifosi diffidati dall'assistere alle partite della loro squadra del cuore resta comunque in vigore l'ordine - impartito dal questore - di presentarsi all'autorità di pubblica sicurezza durante l'orario degli incontri di calcio anche se il provvedimento è stato annullato dalla magistratura, con rinvio, per vizi di motivazione. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza 4443/06 - depositata il 3 febbraio e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - con cui le Sezioni unite penali di Piazza Cavour hanno risposto che l'ordinanza deve essere annullata con rinvio in relazione al quesito di diritto se l'ordinanza di convalida del provvedimento del questore, che abbia a taluno imposto l'obbligo di presentazione periodica agli uffici di polizia, a norma dell'articolo 6, comma 2, legge 401/89 e successive modifiche, e che risulti viziata nella motivazione relativamente alla sussistenza dei presupposti legittimanti l'adozione della misura, debba essere annullata con o senza rinvio . Il giro di vite della Cassazione sul divieto di stadio ha, in realtà, risolto un importate problema di ordine pubblico quello di tenere lo stesso sotto controllo gli ultrà violenti nei confronti dei quali sono state emesse delle ordinanze limitative della libertà personale carenti, però, dal punto di vista del diritto. In questo modo i Gip che hanno convalidato l'ordinanza questorile - che vieta lo stadio e impone ai supporters facinorosi di presentarsi al commissariato per firmare all'inizio e prima della fine delle partite - possono tranquillamente riscriverla quando il provvedimento viene annullato dalla Cassazione su istanza dei difensori degli ultrà, senza che la misura cautelare perda di efficacia. Ecco il principio di diritto elaborato dalle Sezioni unite del Palazzaccio In materia di misure volte a prevenire la violenza negli stadi, l'annullamento per vizio di motivazione dell'ordinanza di convalida del provvedimento con cui il questore fa divieto di accesso ai luoghi ove si svolgono manifestazioni sportive non mette in discussione la ritualità della procedura di convalida e l'esistenza dei presupposti per il legittimo passaggio all'esame del merito del provvedimento interdittivo, sicché esso non preclude un nuovo intervento del giudice di merito e deve essere disposto con rinvio per una nuova deliberazione, senza che ne consegua l'inefficacia del provvedimento interdittivo.

Cassazione - Sezioni unite penali cc - sentenza 29 novembre 2005-3 febbraio 2006, n. 4443 Presidente Marvulli - Relatore Cortese Ricorrente Spinelli Fatto Con provvedimento del 26 gennaio 2005, emesso ai sensi dell'articolo 6 comma 2 legge 401/89, e notificato all'interessato il successivo 2 febbraio, alle ore 18.20, il Questore di Bolzano disponeva nei confronti di Spinelli Matteo il divieto di assistere, per la durata di un anno, agli incontri sportivi della HC Milano e della HC Bolzano, nonché di accedere a tutti gli impianti sportivi del territorio nazionale, ospitanti le suddette squadre di hockey, compresi i luoghi interessati alla sosta, transito e trasporto dei partecipanti o assistenti alle competizioni medesime. Con lo stesso provvedimento era prescritto allo Spinelli di presentarsi presso la Stazione dei Carabinieri di Meda mezz'ora prima dell'inizio delle partite di campionato - in sede o in trasferta - delle suddette squadre, ovvero mezz'ora dopo l'inizio degli incontri in caso di orario posticipato o anticipato o di partita agonistica fuori campionato. Il provvedimento veniva adottato dopo che il predetto era stato segnalato dalla P.S. quale autore di episodi di violenza verificatesi nel corso dell'incontro di hockey tra HC Bolzano e HC Milano il 4 gennaio 2005 presso il locale palazzo del ghiaccio. Lo Spinelli veniva descritto dal Questore come elemento pericoloso per l'ordine e la pubblica sicurezza in occasione di manifestazioni sportive, in quanto a seguito dei suddetti episodi non si era dissociato dalle azioni violente del gruppo, ma incitava con grida e gesta i facinorosi agli scontri con l'opposta tifoseria. In data 5 febbraio 2005, il Gip del Tribunale di Bolzano, su richiesta del Pm del 4 febbraio, convalidava il provvedimento del Questore, così motivando ritenuto che sussistono i presupposti indicati di cui al 1 comma dell'articolo 6 legge 401/89 per l'emissione dell'ordinanza da parte del Questore . In data 16 febbraio era notificato all'interessato il provvedimento di convalida. Avverso l'ordinanza di convalida del Gip, con atto depositato il 23 febbraio 2005 presso la cancelleria del Tribunale di Udine, ricorreva per cassazione l'avv. R. Bussinello del foro di Verona, difensore di fiducia di Spinelli, deducendo 1 violazione e falsa applicazione dell'articolo 6 comma 3 legge 401/89 e succ. modd., sotto i profili del difetto di motivazione del decreto del Pm contenente la richiesta di convalida del provvedimento del questore e del rispetto dei termini prescritti 2 difetto o mancanza di motivazione della convalida del Gip in ordine ai presupposti prescritti e alla pericolosità del soggetto interessato 3 difetto di motivazione in ordine alle ragioni di necessità ed urgenza che giustificano l'adozione della misura Ciò premesso, il ricorrente chiedeva l'annullamento con ogni conseguenza di legge dell'ordinanza gravata. La terza Sezione, assegnataria del ricorso, con ordinanza pronunciata all'udienza camerale del 4 luglio 2005, ne rimetteva la decisione alle Su penali. La Corte osservava preliminarmente come tutti i ricorsi presentati si presentassero fondati prima facie limitatamente alle carenze motivazionali dei singoli provvedimenti di convalida, non contenendo questi ultimi alcuna valutazione, neppure generica, in ordine ai presupposti soggettivi ed oggettivi richiesti dalla legge per l'imposizione dell'obbligo di cui al comma 2 dell'articolo 6 della legge 401/89. Richiamava a tal riguardo gli arresti giurisprudenziali formatisi in ordine alla necessità di un'adeguata verifica dei presupposti giustificativi dell'atto, ovvero delle ragioni di necessità e di urgenza, della pericolosità concreta ed attuale del soggetto, dell'attribuibilità al medesimo delle condotte addebitate e della loro riconducibilità alle ipotesi previste dalla norma, tutti presupposti indicati da Su 44273/04, ric. Labbia . La stessa Corte, peraltro, osservava che l'annullamento del provvedimento, a causa della strutturale carenza motivazionale, poneva il giudice di legittimità di fronte ad un'opzione circa la tipologia della relativa pronuncia - annullamento con o senza rinvio - in merito alla quale erano state adottate da parte della Corte Suprema divergenti soluzioni interpretative. Il Collegio riteneva quindi opportuno investire della questione le Su. Con decreto del 28 luglio 2005 il Primo Presidente assegnava i citati ricorsi alle Su, fissandone la trattazione all'udienza camerale del 29 novembre 2005. Diritto Preliminarmente deve essere esaminata l'eccezione di violazione e falsa applicazione dell'articolo 6 comma 3 legge 401/89 e succ. modd., sotto i profili del difetto di motivazione del decreto del Pm contenente la richiesta di convalida del provvedimento del questore e del rispetto dei termini prescritti. Per quanto concerne l'eccezione di invalidità della richiesta del Pm per difetto di motivazione, si osserva che la stessa è sollevata in modo generico e ipotetico, in quanto si ammette nel ricorso la non cognizione del decreto del Pm. Nella ratio della norma decadenziale in esame, peraltro, è evidente lo scarso rilievo che assume la motivazione solo incidentalmente prevista del provvedimento di richiesta del Pm, che è un mero atto di impulso, inteso a innescare, con le scansioni perentorie prescritte, il pronto e completo controllo del giudice sulla sussistenza dei presupposti per la limitazione della libertà personale del destinatario del provvedimento del Questore. Il Pm, in definitiva, non deve far altro che svolgere una sommaria delibazione sulla sussistenza di tali presupposti, al solo fine di verificare se inoltrare o no la richiesta di convalida al giudice. Dal suo decreto deve pertanto semplicemente risultare che tale delibazione è stata effettuata, e tanto è dato riscontrare in atti con riferimento al caso di specie. In relazione al mancato rispetto dei termini prescritti, la relativa eccezione, in relazione al termine per l'adozione del provvedimento di convalida da parte del Gip, è nel ricorso meramente enunciata ma non riceve alcuno sviluppo. E, in effetti, nella specie, non vi è alcuna incertezza sul rispetto del termine di legge, posto che la convalida risulta emessa il giorno successivo alla richiesta del Pm e, quindi, sicuramente entro il prescritto termine di 48 ore. Circa il termine di 48 ore dalla notifica del provvedimento questorile, previsto per la presentazione della richiesta del Pm, il ricorrente rileva che non vi è certezza sul suo rispetto, considerato che la notifica avvenne il 2 febbraio 2005 alle ore 18,20 e la richiesta risulta presentata il 4 febbraio 2005 in ora non conosciuta. In argomento la giurisprudenza ha affermato - da un lato, che l'intempestività della richiesta del Pm e della convalida del giudice non può presumersi per la sola circostanza che tali atti, pur regolarmente datati, non contengano l'indicazione dell'ora in cui sono stati assunti Cassazione, Sezione prima, 46250/03, Capecchi - dall'altro, che l'assoluta incertezza sulla tempestività della convalida ne verrebbe ad inficiare ab origine la legittimità, in applicazione analogica del principio del favor rei , Cassazione Sezione terza, 4/12/2001, ric. Chiorino Sez. prima, 3282/99, ric. Para ed altri . Ora, benché nella specie non si rinvengano in atti elementi che consentano di accertare con esattezza l'ora di presentazione della richiesta del Pm, può attendibilmente ritenersi che il termine di 48 ore prescritto dalla legge sia stato rispettato. In tal senso, invero, depongono sia la circostanza che, per essere tardiva, la richiesta del Pm avrebbe dovuto essere presentata fuori dell'orario di ufficio della cancelleria e cioè dopo le ore 18,20 del 04.02.2005 , sia la specifica attestazione del Gip circa il rispetto dei termini dettati dall'articolo 6 comma 3 della legge 401/89. Sgombrato il campo dalle eccezioni preliminari, esaminiamo ora i rilievi attinenti al provvedimento del Gip. Al riguardo il ricorrente lamenta la carenza di motivazione dell'ordinanza di convalida, in ordine alla verifica dei presupposti ivi compresi quelli della pericolosità del soggetto interessato e delle ragioni di necessità ed urgenza richiesti per l'applicazione della misura. Le censure appaiono fondate. L'ordinanza impugnata, invero, reca la seguente motivazione ritenuto che sussistono i presupposti indicati di cui al 1 comma dell'articolo 6 legge 401/89 per l'emissione dell'ordinanza da parte del Questore . Tale motivazione è sicuramente carente rispetto a quanto imposto dalla ratio e dallo scopo dell'intervento giurisdizionale in questione, così come definitivamente puntualizzati dalla giurisprudenza costituzionale e di legittimità. Il Giudice delle leggi ha avuto modo di qualificare la misura prevista dal comma 2 dell'articolo 6 legge 301/89 come un provvedimento di tipo preventivo idoneo ad incidere sulla libertà personale del soggetto tenuto a comparire, facendola pertanto rientrare a pieno titolo nelle previsioni dell'articolo 13 della Costituzione sentenza 193/96 . Nel sottolineare nella sentenza 143/96 la sostanziale analogia fra la procedura prescelta dal legislatore per disciplinare le modalità della convalida della misura prevista dall'articolo 6 comma 2 legge cit. e quella prevista dall'artt. 390 Cpp per la convalida dell'arresto o del fermo, la stessa Corte ha precisato che il giudizio di convalida effettuato dal giudice per le indagini preliminari deve presentare le seguenti caratteristiche deve concretarsi in un controllo pieno, ovvero tale da coinvolgere la personalità del destinatario, le modalità di applicazione sentenza 143 cit. , la ragionevolezza ed esigibilità della misura sentenza 136/98 , e deve svolgersi nel rispetto delle garanzie della difesa sentenza 144/97 . Le Su di questa Corte, con la sentenza 44273/04, ric. Labbia, nel comporre il contrasto che si era profilato in giurisprudenza in ordine ai limiti del controllo devoluto al giudice della convalida del provvedimento adottato dal questore era in particolare controverso se tale controllo dovesse estendersi o meno alla verifica della pericolosità del soggetto interessato , hanno fatto proprie le indicazioni ermeneutiche del Giudice delle leggi sentenza 136/98 cit. e sentenza 512/02 , assegnando al controllo del giudice carattere pieno , ossia esteso alla verifica in concreto, anche sotto il profilo della sufficienza indiziaria, dell'esistenza dei presupposti richiesti dalla legge. Secondo la ricostruzione della Sc, la prescrizione imposta dal Questore ai sensi dell'articolo 6, comma 2 legge 401/89 deve qualificarsi come misura di prevenzione diretta in particolare ad evitare la consumazione di reati attinenti alla tutela dell'ordine pubblico in occasione di manifestazioni di carattere sportivo da parte di soggetti che, per precedenti condotte, siano ritenuti socialmente pericolosi , che - come tutti i provvedimenti provvisori restrittivi della libertà che l'autorità di polizia può adottare a norma dell'articolo 13, comma 3, Costituzione - deve avere natura necessariamente servente rispetto all'intervento di competenza dell'autorità giudiziaria, da identificarsi nel controllo di legalità devoluto al giudice della convalida. In tale ricostruzione, solo l'atto motivato dell'autorità giudiziaria viene a costituire il provvedimento idoneo a incidere definitivamente sulla posizione soggettiva della persona, mentre quello dell'autorità di polizia, in quanto servente, non può che avere effetti anticipatori e preparatori . La convalida, quindi, non può che rivestire la natura di pieno controllo di legalità sull'esistenza dei presupposti legittimanti l'adozione del provvedimento da parte dell'autorità amministrativa, compresi quelli che la natura di misura di prevenzione richiede , non differenziandosi, nella sostanza, da quello previsto per altri provvedimenti provvisori attribuiti alla competenza dell'autorità amministrativa quale in particolare quello avente ad oggetto l'arresto operato dalla polizia . I presupposti legittimanti l'adozione del provvedimento del questore, sulla cui sussistenza deve esplicarsi il controllo giudiziale sono stati dalla S.C. individuati segnatamente nel fumus di attribuibilità delle condotte alla persona sottoposta alla misura nella riconducibilità di tali condotte alle ipotesi previste dalla norma nelle ragioni di necessità ed urgenza che hanno indotto il questore ad adottare il provvedimento nella valutazione di sussistenza della pericolosità del soggetto cui è applicata la misura il giudice della convalida dovrà in particolare verificare se i fatti indicati dal questore possano costituire indice sicuro della pericolosità intesa nella particolare accezione che risulta dal testo dell'articolo 6 della legge 401/89 . Inoltre, il giudice della convalida deve procedere alla valutazione circa la congruità della durata della misura, potendo, ove la ritenga eccessiva, ridurla. La stessa Corte ha poi ribadito il principio secondo cui, anche in questa materia, il giudice della convalida può legittimamente avvalersi della motivazione per relationem, purché dia conto del percorso giustificativo e delle ragioni di condivisione del provvedimento richiamato, non potendosi risolvere la motivazione in una acritica recezione del provvedimento amministrativo. Per procedere a tale penetrante controllo il Gip deve disporre della documentazione su cui è fondato il provvedimento del questore, che dovrà, pertanto, essergli trasmessa dal Pm. Risulta chiaro, alla stregua di quanto sopra, come la surriportata lapidaria locuzione posta a base dell'ordinanza di convalida oggetto di impugnazione non risponda al compiuto obbligo di motivazione cui il GIP era tenuto. Né può nell'ordinanza ravvisarsi una valida motivazione per relationem, limitandosi essa a riportare sinteticamente il solo dispositivo del provvedimento questorile, senza alcuna notazione atta a dar conto del percorso giustificativo e delle ragioni di condivisione del provvedimento richiamato . L'impugnata ordinanza deve, pertanto, essere annullata. Si pone a questo punto il problema che ha determinato la rimessione del ricorso alle Su se cioè l'annullamento debba essere senza rinvio o con rinvio. La formula dell'annullamento senza rinvio, oltre ad essere pacificamente adottata dalla Sc in presenza di profili di illegittimità afferenti direttamente al provvedimento del questore o nei casi di convalida intervenuta tardivamente Sezione sesta, 3195/98, ric. Azzolin Sez. prima, 2401/99, ric. Cori 29113/04, ric. Arnese , ricorre prevalentemente anche in presenza di vizi relativi alla procedura o al provvedimento di convalida. Si tratta tuttavia di scelte quasi sempre non supportate da specifiche argomentazioni. Per quanto riguarda i vizi della procedura, tale formula è stata costantemente pronunciata con riferimento ad un provvedimento di convalida adottato da giudice incompetente 3874/95, ric. Tortora Sez. prima, 4688/96, ric. De Risi 42584/04, ric. Del Zoppo 38661/04, ric. Buono ovvero in violazione dei diritti di difesa si è ravvisato in tal caso una nullità assoluta dell'ordinanza di convalida per violazione dell'articolo 178, comma 1, lettera c , Cpp 5624/99, ric. Piscitelli 2158/99, ric. Smeragliuolo 3215/99, ric. Furnari 686/00, ric. Bucciarelli 5566/00, ric. Cacciotti Sez. terza, 1671/02, ric. Carlomagno Sez. prima, 39340/02, ric. Alunni Sez. prima, 45183/04, ric. Faustini 3851/04, ric. Ecchili 31571/04, ric. Coppari 45184/04, ric. Martinello 46032/04, ric. Ranno 6783/05, ric. Purpura . In particolare, nelle citate sentenze Piscitelli, Cacciotti, Faustini, Martinello, Coppari, Ecchili e Purpura si fa osservare che l'annullamento dell'ordinanza impugnata non può che essere disposto senza rinvio, non potendo la convalida stessa più essere validamente rinnovata , essendo ormai spirato il termine perentorio previsto dalla legge, a pena di inefficacia del provvedimento stesso. In merito alle carenze motivazionali del provvedimento di convalida, la prevalente giurisprudenza della Sc si è espressa per la formula dell'annullamento senza rinvio, nella maggior parte dei casi senza particolari argomentazioni circa la scelta operata e la sorte del provvedimento del questore. In tal senso, Sez. prima, 1359/04, ric. Canato Sez. prima, 3852/04, ric. Chiafalà 3876/04, ric. Di Lonardo 9670/04, ric. Ottaviani 9671/04, ric. Nastasi 9680/04, ric. Ferretti 44364/04, ric. Camiolo 46062/04, ric. Mirulla 46061/04, ric. Mascari 8116/05, ric. Ceccato. Soltanto alcune pronunce, però, dichiarano espressamente la cessazione dell'efficacia delle prescrizioni imposte dal questore Sez. terza, 3053/02, ric. Coppola 3054/02, ric. Chiorino 1671/02, ric. Carlomagno Sez. prima, 11065/04, ric. Caporossi , ovvero prendono specifica posizione sui motivi della scelta della formula dell'annullamento senza rinvio. L'argomento su cui viene fondata tale scelta è anche qui essenzialmente quello della impossibilità di rinnovare la convalida, una volta spirato il termine perentorio previsto dall'articolo 6 l. cit. Così Sez. prima, 11039/04, ric. Fattori, nella quale si è affermato che poiché, nel termine perentorio stabilito dall'ultima parte del comma 3 dell'articolo 6 legge 401/89, non era intervenuto un valido provvedimento del giudice nel caso di specie, per difetto assoluto di motivazione , l'ordinanza impugnata doveva essere annullata senza rinvio con la conseguenza prevista da detta norma, consistente nella perdita di efficacia della prescrizione del questore Sez. prima, 17644/05, ric. Todisco, secondo cui l'annullamento doveva essere disposto senza rinvio, poiché, una volta trascorso il termine per la convalida, il provvedimento del questore aveva perso efficacia. Nei medesimi termini, si rinviene 39580/04, ric. Caldarella. In favore dell'annullamento con rinvio, si può anzitutto richiamare la succitata sentenza Labbia delle Su, che - pur senza supportare con specifiche considerazioni la propria scelta -, dopo aver rilevato che nel caso di specie il giudice della convalida aveva del tutto omesso di motivare sui presupposti legittimanti l'adozione della misura da parte del questore, essendosi limitato ad un controllo meramente formale del provvedimento, ha significativamente disposto l'annullamento dell'ordinanza impugnata con rinvio al giudice della convalida che avrebbe dovuto uniformarsi, nella valutazione della richiesta di convalida, ai principi enunciati. In precedenza, talune sentenze della Sc, in presenza di carenze motivazionali dell'ordinanza di convalida, avevano disposto l'annullamento con rinvio, peraltro senza particolari argomentazioni. Così Sez. prima, 284/97, ric. Nucciarelli 576/00, ric. Nicolini Sez. terza, 18075/03, ric. Innaro. Da ultimo, questa scelta è stata seguita da Sez. terza, 8871/05, ric. Norice 10893/05, ric. Donnarumma 10892/05, ric. Astarita. Un approfondimento della questione, con particolare riguardo al correlato problema della efficacia delle prescrizioni questorili oggetto della convalida annullata in sede di legittimità, è venuto da Sez. prima, 48369/04, ric. Morelli, che, nel conformarsi alla scelta della formula della decisione indicata dalle Sezioni unite, si è soffermata sulle conseguenze del disposto annullamento con rinvio, pervenendo alla conclusione che la pronuncia di annullamento con rinvio dell'ordinanza di convalida tempestivamente adottata, ma non sostenuta da congrua motivazione, non può comportare la perdita di efficacia delle prescrizioni imposte dal questore, conseguente soltanto alla mancata adozione del provvedimento di convalida entro il termine prescritto. Una volta tempestivamente adottato il provvedimento di convalida, la perdita di efficacia delle prescrizioni non può pertanto più aver luogo, anche nel caso in cui detto provvedimento venga, a seguito di ricorso per cassazione, annullato con rinvio per vizio di motivazione o per altra causa. La Corte, nel fondare questa affermazione, ha richiamato l'analoga situazione dell'annullamento con rinvio dell'ordinanza del tribunale del riesame confermativa della misura cautelare personale, per violazione dei termini perentori previsti dall'articolo 309, comma 9, Cpp, in merito alla quale le Sezioni unite avevano costantemente escluso la perdita di efficacia della misura cautelare, conseguente soltanto, ai sensi del comma 10 del citato articolo 309 Cpp, al mancato intervento di qualsiasi decisione del tribunale del riesame entro il termine prescritto Su, 2/1993, ric. Piccioni Su, 12/10/1993, dep. 8 novembre 1993, ric. Durante . Ad avviso del Collegio, è da condividere l'orientamento a favore dell'annullamento con rinvio. La tesi contraria, come si è visto, si basa essenzialmente sul rilievo che la caducazione dell'ordinanza di convalida si risolverebbe nel mancato rispetto del termine perentorio fissato per la sua adozione, con correlativa immediata perdita di efficacia della misura e conseguente inutilità di un nuovo intervento del giudice. Non c'è dubbio che il problema relativo alla determinazione del tipo di annullamento con o senza rinvio da disporre in caso di vizio dell'ordinanza del GIP è connesso a quello inerente agli eventuali effetti - che a tale vizio si ricolleghino - di caducazione della misura applicata. In presenza di tale situazione, infatti, una nuova deliberazione in sede di rinvio appare preclusa, non solo e non tanto dall'intervenuta cessazione in sé della misura posto che una residua utilità della nuova deliberazione potrebbe comunque riconoscersi sotto il profilo dell'accertamento della legittimità originaria dell'azione dell'autorità di polizia, come ad es. è espressamente previsto, in tema di convalida dell'arresto e del fermo, dall'articolo 121 disp. att. Cpp, nel caso in cui la persona sia stata nel frattempo liberata, per vizi non attinenti alla illegittimità o all'efficacia della restrizione della libertà , quanto dalla circostanza che, se si ritiene nella sostanza scaduto il termine per l'intervento del giudice, questi non avrebbe più alcuna legittimazione a provvedere. Per escludere la caducazione della misura, la giurisprudenza ha fatto leva sugli argomenti usati dalla giurisprudenza delle Sezioni unite al fine di giustificare la perdurante efficacia della misura coercitiva in caso di pronuncia, affetta da nullità, adottata dal tribunale del riesame entro il termine prescritto dall'articolo 309, commi 9 e 10, Cpp. Il percorso motivazionale seguito al riguardo dalla sentenza 2/1993, ric. Piccioni, veniva a fondarsi sulla distinzione dei concetti di inesistenza e di invalidità l'inesistenza sarebbe di per sè irrimediabile, ma non così l'invalidità processuale, che potrebbe risultare invece priva di conseguenze se non fatta valere con i rimedi previsti dalla legge. Si affermava pertanto che l'effetto caducatorio previsto dal comma 10 della citata norma Se la decisione non interviene entro il termine prescritto , avendo la funzione di garantire nel breve termine un controllo sul provvedimento coercitivo, faceva riferimento soltanto alla mancanza e non alla invalidità del provvedimento. Tali principi risultavano riaffermati dalle Sezioni unite in successive pronunce nella sentenza 6/1996, ric. Pagnozzi, con riferimento all'inosservanza del termine di tre giorni liberi previsto dall'articolo 309, comma 8, Cpp anche in tal caso insistendosi sulla distinzione tra il concetto di inesistenza, comportante la perdita di efficacia dell'ordinanza dispositiva della misura coercitiva e l'impossibilità di reiterazione della decisione nel rispetto del termine, ormai decorso, e quello di nullità, postulante invece la esistenza giuridica del provvedimento, pur meritevole di annullamento con conseguente necessità di un nuovo esame nella sentenza 20/1993, ric. Durante, con riferimento all'erronea declaratoria di inammissibilità dell'istanza di riesame per carenza di interesse nella sentenza 40/1996, ric. Carlutti, con riferimento alla mancata traduzione, perché non disposta o non eseguita, dell'indagato all'udienza di riesame o di appello cautelare. Ora, non c'è dubbio che l'analogia tra la situazione esaminata dalle Su e quella oggetto di ricorso è, come correttamente rilevato in dottrina, solo parziale. Nel caso dell'ordinanza del riesame, infatti, per impedire la perdita di efficacia della misura, è sufficiente, a norma del comma 10 dell'articolo 309 Cpp., l'intervento nei termini di una qualsiasi decisione sulla richiesta di riesame , mentre, per impedire la perdita di efficacia della misura preventiva di cui in causa, è necessario che, nel termine previsto, intervenga un positivo controllo giurisdizionale di merito sul provvedimento del Questore. Ne consegue che se tale intervento risulti inficiato da vizi che avrebbero precluso in radice il valido passaggio all'esame del merito da parte del GIP, la loro rilevazione, facendo venir meno in toto e ab origine l'espletato controllo giurisdizionale, non può che comportare l'annullamento senza rinvio del provvedimento di convalida, con correlativa decadenza della misura preventiva, posto che un eventuale annullamento con rinvio si risolverebbe nell'abilitare il GIP a svolgere per la prima volta quel controllo di merito, ormai definitivamente precluso dall'intervenuto decorso del termine. In queste situazioni, correlate a vitia in procedendo, il rinvio ha in effetti, per usare una terminologia più diffusa nella dottrina processual-civilistica, un carattere tipicamente restitutorio espressione con cui si vuole appunto significare la riconduzione della causa al giudice di merito nella stessa posizione in cui si trovava al momento del verificarsi del vizio. Per evidenziare tale particolarità, si usa talvolta nella prassi di questa Corte la formula dell'annullamento senza rinvio, con contestuale ordine di trasmissione degli atti al giudice di merito per l'ulteriore corso. Ora, è chiaro che quando il detto riposizionamento è precluso, come nel caso in esame, da una decadenza esplicitamente prevista, la rilevazione del vizio determina inevitabilmente un annullamento senza rinvio. Una situazione di questo tipo venne correttamente ravvisata dalle Sezioni unite nella sentenza 25/6/1997, dep. 19/7/1997, ric. Gattellaro, in riferimento a una ipotesi di nullità, derivante da omesso rispetto dei diritti di difesa e quindi inficiante in radice il passaggio del giudice all'esame del merito, del provvedimento di proroga di una misura cautelare, che poteva essere mantenuta in vita solo da un positivo provvedimento di proroga tempestivamente assunto. Il discorso sopra svolto non vale però per i cc.dd. errores in judicando e, in particolare, per i vizi di motivazione. Qui infatti l'esistenza dei presupposti per il legittimo passaggio all'esame del merito non è in discussione e, quindi, tale esame è stato validamente intrapreso, anche se poi, nel suo concreto svolgimento ed esito, si è rivelato viziato. In questo caso l'esame stesso va sì rifatto, e in maniera esente dal precedente errore, ma ciò nell'alveo di un fisiologico prosieguo di una procedura ritualmente sviluppatasi. In tal senso si può correttamente parlare di rinvio in funzione prosecutoria . Le conseguenze delle considerazioni che precedono sul tema che ci occupa sono evidenti. Se il positivo controllo giurisdizionale di merito, che l'ultima parte del comma 3 dell'articolo 6 della legge 401/89 richiede a pena di decadenza della misura, è intervenuto in maniera proceduralmente valida nel termine prescritto, il conseguente realizzarsi della condizione voluta dalla legge, in ossequio al principio di cui al comma 3 dell'articolo 13 della Costituzione, per evitare l'immediata decadenza della misura restrittiva, non può essere eliso dagli interventi caducatori, che, senza rilevare vizi implicanti la formale originaria carenza del controllo stesso, siano diretti solo ad assicurarne la completa e corretta effettuazione attenendo ciò non più alla predetta garanzia della libertà personale nei confronti dei provvedimenti provvisori di polizia, bensì al naturale svolgersi dell'iter impugnatorio previsto, nell'ambito del sistema di tutela nei confronti dei provvedimenti giurisdizionali. Escluso, quindi, che, in tale ipotesi, la rilevazione del vizio del provvedimento di convalida determini la caducazione della misura e la connessa preclusione di un nuovo intervento del giudice di merito, nulla osta a che l'annullamento derivante dalla rilevazione anzidetta sia disposto, quando la relativa causa lo richieda in relazione ai limiti propri del sindacato di legittimità ed è la regola per i casi di vizio della motivazione , con rinvio al GIP, che andrà legittimamente a svolgere la sua nuove ma non prima , agli effetti che qui interessano valutazione di merito. È opportuno sottolineare, sotto un profilo sistematico, che la questione qui affrontata, e risolta nel senso della utilità, e conseguente necessità, dell'annullamento con rinvio dell'ordinanza di convalida affetta da vizio di motivazione, va tenuta distinta da quella relativa alla sorte della esecutività del provvedimento nel periodo intercorrente fra l'annullamento e il nuovo provvedimento adottato in sede di rinvio. Tale questione si pone in effetti per tutte quelle situazioni, nelle quali un unico provvedimento immediatamente incidente sulla libertà personale sia soggetto a diretto ricorso per cassazione. Basti pensare al settore dell'esecuzione o alla adozione di una misura di prevenzione personale intervenuta per la prima volta in sede di appello. In questi casi, in cui, come in quello oggetto del nostro discorso, è escluso dalla legge l'effetto sospensivo del ricorso per cassazione, non c'è dubbio che l'intervento rescindente della Suprema Corte toglie al titolo annullato la possibilità di essere posto a base di una restrizione in atto della libertà personale. Ciò però non può essere, e non è mai stato in effetti, considerato preclusivo in sé di un rinvio al giudice di merito, per una rinnovata deliberazione, intesa a correggere, quando possibile, i vizi del provvedimento annullato, con ricostituzione, ove del caso, di un titolo restrittivo valido e operativo essendo, una simile conseguenza, intrinsecamente inerente all'esigenza di concludere l'iter impugnatorio che il sindacato di legittimità abbia, per i limiti che lo connotano, lasciato incompleto. Né, a confutazione della linea argomentativa esposta, appare utile il richiamo alla fattispecie dell'annullamento, da parte del giudice di legittimità, della misura cautelare personale impugnata per saltum ai sensi dell'articolo 311, comma 2 Cpp, in relazione alla quale la Sc ha affermato che, una volta accertata la mancanza di motivazione dell'ordinanza cautelare e, pertanto, la nullità del provvedimento, va dichiarato l'annullamento senza rinvio e la cessazione dell'efficacia della custodia cautelare Sez. prima, 4942/98, ric. Sesana Sez. sesta, 4007/99 Sez. prima, 6039/95, ric. Bisogno . Ci si trova dinanzi a una situazione del tutto particolare, di un ricorso diretto, che, previsto in via alternativa avverso un provvedimento avente la sua naturale sede di ri-valutazione del merito nel procedimento di riesame, diviene, una volta proposto, preclusivo per legge di quest'ultimo all'annullamento del detto provvedimento, derivante anche da vizi della motivazione, manca dunque, in conseguenza del sistema scelto, una utile sede per la ri-deliberazione eventualmente correttiva del merito, non essendo a tanto legittimato il GIP, per il ruolo esclusivo istituzionalmente assegnato al riguardo al tribunale del riesame, e non potendo più neppure quest'ultimo essere chiamato a intervenire, per l'effetto preclusivo derivante dalla scelta del ricorso diretto. Da tutto quanto sopra consegue l'annullamento dell'ordinanza impugnata, con rinvio al GIP del Tribunale di Bolzano per nuova deliberazione. PQM Visti gli artt. 615 e 623 Cpp., annulla l'impugnata ordinanza e rinvia per nuova deliberazione al GIP del Tribunale di Bolzano.