Per gli agricoltori esenzione Ici, a tutto campo

Sono esenti dal tributo i fabbricati strumentali all'attività agricola. Cambiando rotta rispetto al passato, i giudici della V sezione estendono i casi di agevolazione

In agricoltura agevolazioni Ici a tutto campo. Sono esenti dal tributo i fabbricati, oggettivamente strumentali all'attività agricola, anche se non appartengono a un imprenditore ma a una società di capitali. È quanto ha affermato la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 13334 del 7 giugno 2006 integralmente leggibile tra i correlati , ha respinto il ricorso di un Comune contro un'azienda agricola a responsabilità limitata che vantava l'esenzione rivendicando la strumentalità all'attività agricola di tali immobili. Al contrario, il contribuente non può usufruire dell'agevolazione tributaria nel caso di imposte sui redditi, come Irpeg e Irpef, da corrispondersi su reddito agrario e dominicale. E infatti, si legge nelle motivazioni, il regime dell'Ici e delle relative esenzioni non può essere ricavato dalla disciplina normativa regolante l'imposizione diretta, e quindi essenzialmente dal Tuir, bensì dalle disposizioni specificamente inerenti la stessa imposta comunale sugli immobili. In sostanza, cambiando rotta rispetto al passato sentenza n. 18854 del 2005 , la Cassazione ha affermato che ai fini dell'esenzione non deve concorrere il requisito soggettivo afferente la forma personale, societaria o cooperativa dell'imprenditore agricolo, valutabile invece in tema d'imposizione del reddito agrario e dominicale . A dire il vero finora la giurisprudenza di legittimità era stata concorde nel ritenere che, per non pagare il tributo, fosse necessaria anche la condizione soggettiva del titolare del bene. Con questa sentenza, invece, i giudici della quinta sezione estendono i casi di esenzione, ritenendo applicabili soltanto le norme specifiche in materia di Ici. È il caso di un'azienda agricola costituita come società a responsabilità limitata a cui il comune aveva notificato un avviso di accertamento, ai fini Ici, appunto, per alcuni immobili strumentali all'attività agricola. Così aveva fatto ricorso alla commissione tributaria provinciale che aveva ritenuto vi fossero i presupposti per l'agevolazione. L'ente locale, non contento dell'esito del primo grado di giudizio, aveva presentato appello alla commissione tributaria regionale. La quale aveva confermato l'esenzione poiché, aveva detto, i fabbricati avevano tutti i requisiti per essere considerati rurali . Contro questa decisione il comune ha presentato ricorso in Cassazione, integralmente respinto. deb.alb.

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 28 aprile-7 giugno 2006, n. 13334 Presidente Favara - Relatore Magno Pm Sorrentino - difforme - Ricorrente Comune di Cenate Sotto - Controricorrente Azienda Agricola Fungorobica Srl Svolgimento del processo 1. Con distinti ricorsi alla Ctp di Bergamo, successivamente riuniti, la società Arl Azienda Agricola Fungorobica, corrente nel Comune di Cenate Sotto, impugnò gli avvisi di accertamento dell'Ici emessi dal medesimo comune per gli anni 1993 e 1994, notificati il 27 dicembre 2000, relativi ad immobili aziendali, eccependo, in via pregiudiziale, la decadenza del comune dall'accertamento, ed affermando, nel merito, il proprio diritto all'esenzione, essendo detti immobili esclusi quelli destinati ad uffici strumentali alla propria attività di azienda agricola. In subordine, rilevò che l'ente impositore aveva errato nel calcolo dell'imposta. 2. La Commissione adita, con sentenza 173/01 in contraddittorio delle parti, respinta l'eccezione pregiudiziale di decadenza, accolse i ricorsi riuniti e condannò il comune al pagamento delle spese di giudizio, avendo rilevato che alla ricorrente spettava l'esenzione dell'Ici per le ragioni addotte in ricorso. 3. Propose appello il comune, sostenendo che la contribuente non aveva dimostrato l'esistenza dei presupposti per l'esenzione dall'Ici e ribadendo le ragioni della pretesa tributaria. 3.1. La società appellata, costituendosi in giudizio, chiese il rigetto dell'appello, per gli stessi motivi esposti in primo grado, e propose appello incidentale per chiedere l'accoglimento dell'eccezione di decadenza per chiedere l'accoglimento e, in subordine, l'eliminazione del preteso errore di calcolo dell'imposta. 3.2. La Ctr, con la sentenza citata in epigrafe, respinte entrambe le impugnazioni, confermò la sentenza di primo grado, avendo giudicato che i fabbricati oggetto della contestazione avevano tutti i requisiti per essere considerati rurali, sicchè dovevano riconoscersi esenti dall'Ici che non si era verificata alcuna decadenza e che l'eccezione di incostituzionalità della norma che aveva prorogato al 31 dicembre 2000 i termini per l'accertamento dell'Ici era manifestamente infondata. 4. Per la cassazione di tale sentenza ricorre il Comune di Cenate Sotto con tre motivi, cui resiste la società Arl Fungorobica mediante controricorso e ricorso incidentale condizionato, con due motivi illustrati da memoria, al quale non replica il comune. Motivi della decisione 5. Preliminarmente deve procedersi, ai sensi dell'articolo 335 Cpc alla riunione dei ricorsi principale ed incidentale, proposti contro la stessa sentenza. 5.1. La censura contenuta nel primo motivo del ricorso incidentale condizionato - concernente pretesa decadenza del comune dell'azione di accertamento dell'Ici -, pur essendo di carattere pregiudiziale, non deve essere esaminata con precedenza sui motivi del ricorso principale, dal momento che tale decadenza, stabilita a tutela della ragioni del contribuente e perciò non sottratta alla sua disponibilità, non è rilevabile d'ufficio ai sensi dell'articolo 2969 Cc Cassazione, 18169/04 e 11521/04 . 6. Col primo motivo del ricorso principale, il comune impositore denunzia, ai sensi dell'articolo 360 comma 1 n. 3 Cpc, violazione e falsa applicazione dell'articolo 9, Dl 557/93, convertito con modificazioni nella legge 133/94, in relazione all'articolo 29, Dpr 917/86 Tu delle imposte sui redditi , deducendo che, stabilita la natura oggettivamente rurale degli immobili assoggettati ad Ici terreni e fabbricati adibiti alla funghicoltura, la sentenza impugnata ne avrebbe ingiustamente derivato il giudizio di esenzione da tale imposta, in assenza del concorrente requisito soggettivo dell'imprenditore agricolo che, ai sensi del combinato disposto degli articoli 29, comma 4, 24 comma 2, 51 comma 2 lettera c e 87 comma 1 lettera a , Tu 917/86, non potrebbe essere una società e, tanto meno, una società di capitali, come invece è la Srl Fungorobica. 6.1. La censura è infondata. 6.1.1. Si osserva che l'articolo 29, comma 4 Tuir e le altre norme sopra citate, collegate alla prima, si riferiscono all'imposizione diretta Irpef, Irpeg e Ilor dei redditi, compresi quelli agrario, dominicale e dei fabbricati dipendenti dallo svolgimento di attività agricole che peraltro - come annota la sentenza impugnata - il D.Lgs 504/92 istitutivo dell'Ici non contempla l'autonoma tassazione del fabbricato rurale in quanto la redditività facente capo a tali costruzioni è compresa nel reddito dei terreni . 6.1.2. Se ne deve desumere che il regime dell'Ici e delle relative esenzioni non può essere ricavato dalla disciplina normativa regolante l'imposizione diretta, e quindi essenzialmente dal Tuir, bensì dalle disposizioni specificamente inerenti alla stessa imposta comunale sugli immobili, e precisamente dagli articoli 78, D.Lgs 504/92 e 9 comma 3 e 3bis, Dl 557/93, convertito con modificazioni nella legge 133/94 disposizioni che non ponevano con riferimento al pericolo interessato v. infra, par. 7.2.2. alcuna distinzione, ai fini dell'esenzione, riferibile al profilo soggettivo dell'imprenditore agricolo persona fisica o società e, fra queste, società di persone o di capitali ma che contempla va no unicamente la ruralità dei fabbricati, desunta dall'essere strumentali all'attività agricola, e per i terreni, il fatto di essere compresi in aree montane o di collina, normativamente delimitate. 6.2. Pertanto, non essendo contestate le condizioni oggettive suddette strumentalità dei fabbricati e insistenza del terreno in area montana o collinare esente , devesi escludere che, ai fini dell'esenzione dall'Ici, debba concorrere il requisito soggettivo afferente la forma personale, societaria o cooperativa dell'imprenditore agricolo, valutabile invece in tema di imposizione diretta del reddito agrario o dominicale. 7. Col secondo motivo di censura il ricorrente Comune di Cenate rileva, ai sensi dell'articolo 360, comma 1 n. 3 Cpc, violazione e falsa applicazione di norme di legge, con particolare riferimento all'articolo 7, comma 1 lettera h D.Lgs 557/93 recte 504/92 , per avere la sentenza impugnata erroneamente riconosciuto gli immobili in questione esenti dall'Ici, siccome insistenti su terreno a sua volte esente, per essere l'intero territorio di detto comune in zona montana, secondo la previsione della norma citata e la specificazione contenuta in apposita circolare ministeriale 9/1993 del ministero delle Finanze . 7.1. Sostiene il ricorrente che, pur avendo i fabbricati natura oggettiva rurale , essi non potrebbero beneficiare del suddetto morivo di esenzione dall'Ici, intendendosi per terreno agricolo , ai sensi dell'articolo 2 lettera c stesso D.Lgs, solo quello adibito all'esercizio delle attività indicate nell'articolo 2135 Cc fra le quali non sarebbe compresa la coltivazione dei funghi, menzionata bensì dalla precedente lettera b del cit. articolo 2, ma solo in quanto i terreni siano posseduti e condotti dai soggetti indicati dal comma 1 dell'articolo 9 , cioè da coltivatori diretti o da imprenditori agricoli, mentre la società contribuente non apparterrebbe ad alcuna di tali categorie. 7.2. Anche questo motivo di censura è infondato, sotto entrambi i profilo prospettati. 7.2.1. Devesi infatti osservare, in primo luogo, che fra le attività indicate dall'articolo 2135 Cc - caratterizzanti sotto l'aspetto oggettivo l'imprenditore agricolo come colui che le esercita - è compresa, a tutti gli effetti, quella di coltivazione dei funghi, giusta la disposizione dell'articolo 1, legge 126/85. 7.2.2. In secondo luogo, e cioè sotto il profilo soggettivo, la figura dell'imprenditore agricolo, cui fanno riferimento sia l'articolo 2135 Cc sia l'articolo 9, comma 1 D.Lgs 504/92 nella formulazione originaria, richiamato dal precedente articolo 2, lettera b ed applicabile al caso di specie, non esclude le società e, per quanto interessa, quella di capitali v. par. 6.1.2. una limitazione fu invero disposta solo successivamente, dall'articolo 58, comma 2 D.Lgs 446/97 - norma non retroattiva Cassazione 19375/03 e perciò non applicabile agli anni 1993 e 1994, cui si riferisce l'accertamento in questione -, nel senso che la qualifica di coltivatore diretto o imprenditore agricolo a titolo principale fu ristretta, ai fini dell'esenzione dall'Ici, alle persone fisiche iscritte negli appositi elenchi. 7.3. Con riferimento alle annualità in questione, il motivo di censura in esame è dunque infondato. 8. Col terzo motivo il ricorrente denunzia un vizio di violazione e falsa applicazione di norme di legge, con particolare riferimento all'articolo 2 comma 1 lettera a Dl 90/1990, convertito con modificazioni nella legge 165/90, in relazione agli articoli 51, Tu 917/86 e 40, Dpr 597/93 recte 1973 sostiene infatti che la circostanza in equivoca e pacifica delle strumentalità dei fabbricati ai fini dell'attività di funghicoltura non condurrebbe all'esenzione dall'Ici, sia per difetto dei requisiti soggettivi dell'imprenditore , che è una società di capitali, sia perché il citato articolo 51 del Tuir parifica ai redditi d'impresa commerciale quelli derivanti dalle attività agricole esercitate dalle società di capitali, da quelle cooperative e da quelle in nome collettivo ed in accomandita semplice comma 2 lettera c inserita dall'articolo 2 del citato Dl 90/1990 . 8.1. Questo motivo di censura è assorbito, sotto entrambi i profili, dalle considerazioni sopra svolte, rispettivamente ai par. 7.2.2., 6.1.2 e 6.2. 9. Per tutte le ragioni esposte, il ricorso principale deve essere rigettato ed il ricorso incidentale condizionato - che, oltre al primo motivo concernente pretesa decadenza del comune dell'azione di accertamento e subordinata eccezione d'incostituzionalità della normativa di proroga dei termini v. par. 5.1. , contempla, al secondo motivo, censura di omessa motivazione sulla subordinata richiesta di correzione di presunti errori di calcolo dell'imposta - resta assorbito. Le spese del presente giudizio di cassazione, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza. PQM La Corte riunisce i ricorsi. Rigetta il ricorso principale e dichiara assorbito il ricorso incidentale. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di questo giudizio di cassazione, liquidate in complessivi euro 2.600 di cui euro 2500 per onorari, oltre spese generali ed accessori di legge.