Illecito il diverso trattamento per i dividendi basato sulla residenza della società madre

La Francia prevedeva una ritenuta alla fonte nel caso di residenza altrove e una quasi esenzione nel caso interno. Una previsione che restringe la libertà di stabilimento

Una normativa nazionale che assoggetta ad una ritenuta alla fonte i dividendi percepiti da una società madre non residente, mentre esenta quasi totalmente i dividendi percepiti da una società madre residente, restringe la libertà di stabilimento. Lo ha chiarito la Corte di Giustizia europea con la sentenza qui leggibile come documento correlato statuendo come la libertà di stabilimento osti ad una siffatta ritenuta alla fonte, anche se una convenzione fiscale autorizzi la società madre non residente ad imputarla all'imposta dovuta nel suo Stato di residenza, quando detta società madre versi nell'impossibilità di procedere ad una tale imputazione. In base alla normativa francese in vigore all'epoca dei fatti della causa in oggetto, i dividendi distribuiti da una società residente in Francia ad una società madre non residente in Francia davano luogo all'applicazione di una ritenuta alla fonte, all'aliquota del 25 per cento. Per i dividendi distribuiti da una società residente in Francia ad una società madre egualmente residente in Francia, non era prevista alcuna ritenuta alla fonte. Peraltro, una società madre avente la sua sede o il suo centro di attività stabile in Francia poteva beneficiare, a certe condizioni, di un'esenzione quasi totale sui dividendi distribuiti dalla consociata. Ad eccezione di una quota del 5 per cento, tali dividendi venivano sottratti dall'utile netto imponibile della società madre e quindi esentati da imposta. Inoltre, una convenzione franco-olandese che mira ad evitare la doppia imposizione dispone che una società madre residente nei Paesi Bassi possa imputare l'imposta versata in Francia all'importo dell'imposta da pagare nei Paesi Bassi. Detta imputazione non deve superare l'importo dell'imposta olandese dovuta su tali dividendi. Essendo le società olandesi esentate nei Paesi Bassi dall'imposta sui dividendi di fonte straniera, ne deriva che non è accordata alcuna riduzione a titolo di ritenuta alla fonte francese. La Denkavit Internationaal BV è una società madre, residente nei Paesi Bassi che, all'epoca dei fatti, aveva due consociate francesi, la Agro-Finances SARL e la Denkavit France che si sono successivamente fuse in seno alla Denkavit France , di cui essa controllava la quasi totalità del capitale. Dal 1987 al 1989, queste due società hanno versato 14,5 milioni di franchi francesi FRF di dividendi alla loro società madre, la Denkavit Internationaal. In base alla convenzione franco-olandese ed alla normativa francese, è stato prelevato mediante ritenuta alla fonte, il 5 per cento dell'importo di tali dividendi, ossia un ammontare di 725 000 FRF. La Denkavit Internationaal e la Denkavit France hanno chiesto il rimborso di tale somma dinanzi al Conseil d'État che ha posto alla Corte europea la questione della compatibilità del meccanismo francese della ritenuta alla fonte con il diritto comunitario. La Corte di giustizia ha ricordato innanzi tutto che la materia delle imposte dirette rientra nella competenza degli Stati membri, che devono però esercitarla nel rispetto del diritto comunitario. La Corte ha poi precisato che la libertà di stabilimento riconosciuta ai cittadini comunitari, comporta, per una società costituita in conformità alla normativa di uno Stato membro, il diritto di svolgere la propria attività in particolare attraverso una consociata. La libertà di stabilimento mira così a garantire il beneficio del trattamento nazionale nello Stato membro ospitante della consociata, vietando qualsiasi discriminazione, anche minima, fondata sul luogo in cui si trova la sede delle società. Una tale discriminazione consiste nell'applicare un diverso trattamento quando la situazione obiettiva non presenta alcuna diversità tale da giustificare questa disparità di trattamento. La Corte ha quindi constatato che, indipendentemente dalla convenzione franco-olandese, la normativa nazionale controversa determinava una disparità di trattamento fiscale dei dividendi distribuiti da una consociata residente alla società madre, a seconda che quest'ultima sia o meno residente. Infatti, le società madri residenti hanno la possibilità di beneficiare di un'esenzione quasi totale sui dividendi percepiti, mentre le società madri non residenti sono sottoposte ad una tassazione, attraverso ritenuta alla fonte, pari al 25 per cento dell'importo dei dividendi distribuiti. Inoltre, a differenza dei dividendi versati alle società madri residenti, quelli versati alle società madri non residenti sono oggetto di un'imposizione a catena in forza della normativa francese. Così, tali dividendi sono tassati, una prima volta, a titolo d'imposta sulle società posta a carico della consociata residente che li distribuisce e, una seconda volta, in base alla ritenuta alla fonte cui è assoggettata la società madre non residente che ne beneficia. Pertanto, una tale diversità di trattamento fiscale dei dividendi versati alle società madri in relazione al luogo in cui si trova la loro sede costituisce una restrizione discriminatoria al diritto di stabilimento. Bocciata quindi la normativa francese che, attraverso le sue disposizioni, restringe ed ostacola la libertà di stabilimento.

Corte di giustizia europea - Prima sezione - sentenza 14 dicembre 2006 Presidente Jann - Relatore Lenaerts Causa C-170/05 Libertà di stabilimento - Imposta sulle società - Distribuzione di dividendi - Esenzione per i dividendi versati a società residenti - Ritenuta alla fonte effettuata sui dividendi versati a società non residenti - Convenzione fiscale diretta a impedire la doppia imposizione - Possibilità di imputare l'importo trattenuto all'imposta da versare in un altro Stato membro Ricorrente Denkavit Internationaal BV ed altri - controricorrente Ministre de l'Économie, des Finances et de l'Industrie 1. La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull'interpretazione dell'articolo 43 CE alla luce della legislazione fiscale francese che, all'epoca dei fatti, prevedeva una ritenuta alla fonte in caso di distribuzione di dividendi da parte di una consociata residente a una società madre non residente, mentre i dividendi distribuiti da una consociata residente a una società madre residente erano quasi totalmente esentati dall'imposta sulle società. 2. Tale domanda è stata presentata nell'ambito di una controversia, pendente dinanzi al Consiglio di Stato, in merito all'imposizione di dividendi versati dalla Denkavit France SARL in prosieguo la Denkavit France e dalla Agro Finances SARL in prosieguo l' Agro Finances , stabilite in Francia, alla loro società madre, la Denkavit Internationaal BV in prosieguo la Denkavit Internationaal , stabilita nei Paesi Bassi. Contesto normativo Normativa nazionale 3. Ai sensi dell'articolo 119bis, n. 2, del Code général des imp ts in prosieguo il CGI , nella versione vigente all'epoca dei fatti, i dividendi distribuiti da una società residente ad una persona fisica o giuridica non avente il proprio domicilio fiscale o la sede in Francia davano luogo all'applicazione di una ritenuta alla fonte al tasso del 25%. Per i dividendi distribuiti da una società residente ad un azionista residente non era prevista alcuna ritenuta alla fonte. 4. In base agli articoli 145 e 216 del CGI, una società madre, avente la propria sede o centro di attività stabile in Francia, poteva, nell'ambito della tassazione del reddito delle società, a determinate condizioni, beneficiare di un'esenzione quasi totale sui dividendi distribuiti dalla sua consociata. Infatti, ad eccezione di una quota del 5%, tali dividendi venivano sottratti dall'utile netto imponibile della società madre e pertanto esentati dall'imposta a suo carico. Detta quota del 5% rimaneva compresa nell'utile netto imponibile della società madre e assoggettata alle aliquote dell'imposta sulle società. Convenzione fiscale franco-olandese 5. L'articolo 10, n. 1, della convenzione tra il governo della Repubblica francese e il governo del Regno dei Paesi Bassi volta ad evitare le doppie imposizioni e a prevenire l'evasione fiscale in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, sottoscritta a Parigi il 16 marzo 1973 in prosieguo la convenzione franco-olandese , stabilisce che i dividendi versati da una società residente in uno degli Stati contraenti a un soggetto residente dell'altro Stato sono imponibili in questo secondo Stato. A norma dell'articolo 10, n. 2, di tale convenzione, detti dividendi possono essere tuttavia tassati nello Stato di residenza della società che li versa a un'aliquota massima del 5% se la società madre detiene almeno il 25% del capitale della consociata. 6. In virtù dell'articolo 24, parte A, nn. 1 e 3, della convenzione franco-olandese, il Regno dei Paesi Bassi può includere nella base imponibile dei suoi residenti gli elementi del reddito che, conformemente a tale convenzione, sono imponibili in Francia. Per quanto riguarda gli elementi del reddito imponibili in Francia in base all'articolo 10, n. 2, di tale convenzione, il Regno dei Paesi Bassi concede una riduzione pari all'ammontare dell'imposta riscossa in Francia, riduzione che non può superare l'imposta olandese dovuta sugli elementi predetti. La controversia nella causa principale e le questioni pregiudiziali 7. All'epoca dei fatti, la Denkavit Internationaal deteneva il 50% del capitale della Denkavit France e il 99,9% del capitale dell'Agro Finances, che deteneva, a sua volta, il 50% del capitale della Denkavit France. 8. Nel corso degli anni 1987-1989, la Denkavit France e l'Agro Finances, che successivamente si sono fuse, versavano alla Denkavit Internationaal dividendi per un importo complessivo di FRF 14 500 000. 9. Ai sensi del combinato disposto degli articoli 119 bis, n. 2, del CGI e 10, n. 2, della convenzione franco-olandese, veniva prelevato, mediante ritenuta alla fonte, il 5% dell'importo di tali dividendi, ossia FRF 725 000. 10. In seguito ad un ricorso proposto dinanzi al tribunal administratif tribunale amministrativo di Nantes Francia , la Denkavit Internationaal otteneva la restituzione dell'importo trattenuto alla fonte. Tuttavia, con sentenza 13 marzo 2001, la cour administrative d'appel Corte d'Appello amministrativa di Nantes annullava la sentenza del tribunal administratif di Nantes e riaddebitava alla Denkavit Internationaal la somma di FRF 725 000. 11. La Denkavit Internationaal e la Denkavit France proponevano ricorso per cassazione contro quest'ultima sentenza dinanzi al Conseil d'État. Esse sostengono, in particolare, che la normativa fiscale francese controversa viola l'articolo 43 CE. 12. Considerando che la ritenuta alla fonte prevista dalla legislazione francese controversa colpisce non la società residente che distribuisce i dividendi ma la società madre non residente alla quale i suddetti dividendi sono versati, mentre una società madre residente può, nell'ambito della tassazione del reddito delle società, beneficiare di un'esenzione quasi totale sui dividendi versati dalle sue consociate, il giudice del rinvio si chiede se, riguardo a questo diverso trattamento fiscale, sotto il profilo del meccanismo di ritenuta alla fonte sui dividendi, una società madre residente ed una società madre non residente siano in una situazione oggettivamente analoga. 13. Il giudice del rinvio si chiede altresì quale sia l'incidenza della convenzione franco-olandese nella valutazione della compatibilità della ritenuta alla fonte con la libertà di stabilimento. 14. Da una parte, poiché, in base all'articolo 24 di tale convenzione, una società madre residente nei Paesi Bassi e che riceve i dividendi da una società residente in Francia, può, in linea di principio, imputare all'importo dell'imposta da versare nei Paesi Bassi l'imposta riscossa a suo carico in Francia, il giudice del rinvio si chiede se la ritenuta alla fonte, autorizzata dalla convenzione franco-olandese attraverso la fissazione di un'aliquota massima e l'imputazione di detta ritenuta all'imposizione dell'azionista olandese che riceve tali dividendi, possa essere considerata come una semplice modalità di ripartizione dell'imposizione dei dividendi tra la Repubblica francese e il Regno dei Paesi Bassi che non incide sul carico fiscale complessivo della società madre olandese e, pertanto, sulla libertà di stabilimento di tale società. 15. D'altra parte, il giudice del rinvio solleva la questione della necessità di tener conto del fatto che la società residente nei Paesi Bassi può beneficiare di una tale imputazione soltanto se l'imposta da essa ivi dovuta è superiore alla riduzione d'imposta che essa può far valere ai sensi dell'articolo 24 della convenzione franco-olandese. 16. Ritenendo quindi che la soluzione della causa principale necessiti di un'interpretazione del diritto comunitario, il Conseil d'État ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali 1 Se un dispositivo che addebita l'onere di un'imposizione ad una società madre, beneficiaria del versamento di dividendi, non avente sede in Francia, dispensandone le società madri con sede in Francia sia censurabile riguardo al principio della libertà di stabilimento 2 Se un tale dispositivo di trattenuta alla fonte sia di per sé censurabile riguardo al principio della libertà di stabilimento o se, dato che una convenzione fiscale stipulata tra la Francia e un altro Stato membro, la quale autorizza la detta trattenuta alla fonte, prevede la possibilità di imputare all'imposta dovuta in quest'altro Stato membro l'onere addebitato ai sensi del dispositivo censurato, occorra tener conto di tale convenzione per valutare la compatibilità del detto dispositivo con il principio della libertà di stabilimento 3 Se, nell'ipotesi in cui sia accolta la seconda parte dell'alternativa [di cui alla seconda questione], l'esistenza della suddetta convenzione sia sufficiente a far considerare il dispositivo censurato come un mero meccanismo di ripartizione della materia imponibile tra i due Stati interessati, privo di incidenza per le imprese, o se l'eventualità che per una società madre non avente sede in Francia risulti impossibile procedere all'imputazione prevista dalla convenzione debba indurre a considerare tale dispositivo come una violazione del principio della libertà di stabilimento . Sulle questioni pregiudiziali 17. In via preliminare, occorre osservare che la controversia nella causa principale verte su fatti anteriori all'adozione della direttiva del Consiglio 23 luglio 1990, 90/435/CEE, concernente il regime fiscale comune applicabile alle società madri e figlie di Stati membri diversi GU L 225, pag. 6 . Di conseguenza, le risposte alle questioni pregiudiziali si fonderanno unicamente sulle disposizioni pertinenti del trattato CE. Sulla prima questione 18. Con la prima questione, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se l'articolo 43 CE osti ad una normativa nazionale che assoggetta ad imposta i dividendi versati da consociate residenti alla società madre stabilita in un altro Stato membro mentre le società madri residenti ne sono quasi totalmente esentate. La prima questione va dunque intesa nel senso che essa riguarda anche l'articolo 48 CE. 19. Si deve rammentare, in limine, che, secondo costante giurisprudenza, se è pur vero che la materia delle imposte dirette rientra nella competenza degli Stati membri, questi ultimi devono tuttavia esercitare tale competenza nel rispetto del diritto comunitario v. sentenze 14 febbraio 1995, causa C-279/93, Schumacker, Racc. pag. I-225, punto 21, 16 luglio 1998, causa C-264/96, ICI, Racc. pag. I-4695, punto 19, e 23 febbraio 2006, causa C-471/04, Keller Holding, Racc. pag. I-2107, punto 28 astenendosi da qualsiasi discriminazione basata sulla cittadinanza v. sentenze 11 agosto 1995, causa C-80/94, Wielockx, Racc. pag. I-2493, punto 16, 29 aprile 1999, causa C-311/97, Royal Bank of Scotland, Racc. pag. I-2651, punto 19, e 8 marzo 2001, cause riunite C-397/98 e C-410/98, Metallgesellschaft e a., Racc. pag. I-1727, punto 37 . 20. Orbene, la libertà di stabilimento, che l'articolo 43 CE riconosce ai cittadini della Comunità e che implica per essi l'accesso alle attività non subordinate ed al loro esercizio, nonché la costituzione e la gestione di imprese, alle stesse condizioni previste dalle leggi dello Stato membro di stabilimento per i cittadini di questo, comprende, ai sensi dell'articolo 48 CE, per le società costituite a norma delle leggi di uno Stato membro e che abbiano la sede sociale, l'amministrazione centrale o la sede principale nel territorio della Comunità europea, il diritto di svolgere la loro attività nello Stato membro di cui trattasi mediante una controllata, una succursale o un'agenzia sentenze 21 settembre 1999, causa C-307/97, Saint-Gobain ZN, Racc. pag. I-6161, punto 35, e Keller Holding, cit., punto 29 . 21. L'abolizione delle restrizioni della libertà di stabilimento si estende alle restrizioni per la costituzione di agenzie, di succursali o di consociate da parte dei cittadini di uno Stato membro stabiliti nel territorio di un altro Stato membro sentenze 28 gennaio 1986, causa 270/83, Commissione/Francia, Racc. pag. 273, punto 13, e Royal Bank of Scotland, cit., punto 22 . 22. Per quanto riguarda le società, è importante rilevare che la loro sede, ai sensi dell'articolo 48 CE, serve a determinare, al pari della cittadinanza delle persone fisiche, il loro collegamento all'ordinamento giuridico di uno Stato v. sentenza Metallgesellschaft e a., cit., punto 42, e giurisprudenza citata . Ammettere che lo Stato membro di stabilimento della consociata residente possa liberamente riservarle un trattamento diverso per il solo fatto che la sede della società madre si trova in un altro Stato membro svuoterebbe di contenuto l'articolo 43 CE v., in tal senso, sentenze Commissione/Francia, cit., punto 18, 13 luglio 1993, causa C-330/91, Commerzbank, Racc. pag. I-4017, punto 13, Metallgesellschaft e a., cit., punto 42, e 13 dicembre 2005, causa C-446/03, Marks & Spencer, Racc. pag. I-10837, punto 37 . La libertà di stabilimento mira così a garantire il beneficio del trattamento nazionale nello Stato membro ospitante della consociata vietando qualsiasi discriminazione, anche minima, fondata sul luogo in cui si trova la sede delle società v., in tal senso, citate sentenze Commissione/Francia, punto 14, e Saint-Gobain ZN, punto 35 . 23. Certo, la Corte ha già dichiarato che, nel diritto tributario la residenza dei contribuenti può rappresentare un fattore che può giustificare norme nazionali che comportano un diverso trattamento tra contribuenti residenti e non residenti sentenza Marks & Spencer, cit., punto 37 . 24. Un diverso trattamento tra contribuenti residenti e non residenti non può quindi essere qualificato, di per sé, quale discriminazione ai sensi del trattato v., in questo senso, sentenza Wielockx, cit., punto 19 . 25. Tuttavia una disparità di trattamento tra queste due categorie di contribuenti deve essere qualificata quale discriminazione ai sensi del trattato quando non sussiste alcuna obiettiva diversità di situazione tale da giustificare detta disparità di trattamento v., in tal senso, citate sentenze Schumacker, punti 36 a 38, e Royal Bank of Scotland, punto 27 . 26. Nella fattispecie, deriva dalla legislazione nazionale controversa nella causa principale, indipendentemente dall'incidenza della convenzione franco-olandese, un differente regime fiscale dei dividendi versati dalla consociata residente alla società madre, a seconda che quest'ultima sia o meno residente. 27. Infatti, mentre le società madri residenti hanno la possibilità di beneficiare di un'esenzione quasi totale sui dividendi riscossi, le società madri non residenti sono invece assoggettate ad un'imposizione per mezzo di una ritenuta alla fonte pari al 25% dell'importo dei dividendi distribuiti. 28. Pertanto, in virtù della normativa francese, i dividendi versati alle società madri non residenti, a differenza di quelli versati alle società madri residenti, sono oggetto di un'imposizione a catena, in quanto, come rilevato dall'avvocato generale ai paragrafi 16-18 delle sue conclusioni, tali dividendi sono tassati, una prima volta, a titolo di imposta sulle società a carico della consociata residente che li distribuisce e, una seconda volta, a titolo di ritenuta alla fonte cui è assoggettata la società madre non residente beneficiaria di tali dividendi. 29. Una tale differenza di trattamento fiscale dei dividendi tra società madri, in relazione al luogo in cui si trova la loro sede, costituisce una restrizione alla libertà di stabilimento, in linea di principio vietata dagli articoli 43 CE e 48 CE. 30. La norma tributaria in questione, infatti, scoraggia l'esercizio della libertà di stabilimento da parte delle società stabilite in altri Stati membri, le quali potrebbero di conseguenza rinunciare all'acquisizione, alla creazione o al mantenimento di una controllata nello Stato membro che emana tale norma v., in tal senso, sentenze 12 dicembre 2002, causa C-324/00, Lankhorst-Hohorst, Racc. pag. I-11779, punto 32, e Keller Holding, cit., punto 35 . 31. Tuttavia, il governo francese fa valere che la possibilità di beneficiare di un'esenzione quasi totale sui dividendi è egualmente data alle società madri non residenti che dispongono di un centro di attività stabile in Francia. Orbene, riguardo a un dispositivo di trattenuta alla fonte quale quello controverso nella causa principale, la situazione delle società madri non residenti che non dispongono di un centro di attività stabile in Francia non sarebbe analoga a quella di società madri residenti ovvero non residenti aventi un centro di attività stabile in Francia. 32. Il governo francese aggiunge che, conformemente al principio di territorialità, l'esenzione sui dividendi versati da consociate residenti a società madri non residenti che non dispongono di un centro di attività stabile in Francia consentirebbe a queste ultime di sfuggire, in Francia o nei Paesi Bassi, a qualsiasi imposizione su tali redditi, e porrebbe nuovamente in forse la ripartizione delle competenze fiscali tra la Repubblica francese ed il Regno dei Paesi Bassi. 33. Tali argomenti non possono essere accolti. 34. È vero che, con riguardo ai provvedimenti adottati da uno Stato al fine di prevenire o attenuare l'imposizione a catena ovvero la doppia imposizione degli utili distribuiti da una società residente, gli azionisti beneficiari residenti non si trovano necessariamente in una situazione analoga a quella di azionisti beneficiari che risiedono in un altro Stato membro v., in tal senso, sentenza 12 dicembre 2006, causa C-374/04, Test Claimants in Class IV of the ACT Group Litigation, Racc. pag. I-0000, punti da 57 a 65 . 35. Tuttavia, a partire dal momento in cui uno Stato membro, in modo unilaterale o per via convenzionale, assoggetti all'imposta sul reddito non soltanto gli azionisti residenti, ma anche gli azionisti non residenti, per i dividendi che essi percepiscono da una società residente, la situazione di tali azionisti non residenti si avvicina a quella degli azionisti residenti sentenza Test Claimants in Class IV of the ACT Group Litigation, cit., punto 68 . 36. Nella fattispecie, per quanto riguarda la tassazione, in Francia, dei dividendi distribuiti dalle consociate residenti, le società madri beneficiarie si trovano in una situazione analoga percepiscano esse detti dividendi quali società madri residenti o quali società madri non residenti ma aventi un centro di attività stabile in Francia ovvero quali società madri non residenti che non dispongono di un centro di attività stabile in Francia. Infatti, in tutte queste ipotesi, la Repubblica francese sottopone ad imposta i dividendi percepiti da una società residente. 37. In proposito, occorre considerare che l'esenzione sui dividendi, a vantaggio delle società madri residenti, mira a prevenire un'imposizione a catena degli utili delle consociate distribuiti alle società madri di queste ultime sotto forma di dividendi. Orbene, come ha rilevato l'avvocato generale al paragrafo 22 delle conclusioni, dato che la Repubblica francese ha scelto di preservare i suoi residenti da una tale imposizione, essa deve estendere tale provvedimento anche ai non residenti se un'imposizione analoga derivante dall'esercizio della sua competenza fiscale colpisce i non residenti v., in tal senso, sentenza Test Claimants in Class IV of the ACT Group Litigation, citata, punto 70 . 38. In tale contesto, il meccanismo della ritenuta alla fonte applicabile solo ai dividendi versati dalle consociate residenti alle società madri non residenti che non dispongono di un centro di attività stabile in Francia non può essere giustificato dalla necessità di impedire a tali società di sfuggire a qualsiasi imposizione su tali dividendi, in Francia e nei Paesi Bassi, poiché neppure le società madri residenti sono assoggettate ad una tassazione ulteriore che colpisca detti dividendi. 39. Negando alle società madri non residenti il trattamento fiscale nazionale, più vantaggioso, concesso alle società madri residenti, la normativa nazionale controversa nella causa principale costituisce una misura discriminatoria incompatibile con il trattato in quanto prevede un'imposizione dei dividendi versati da consociate residenti alle società madri olandesi più gravosa rispetto a quella prevista sui medesimi dividendi versati a società madri francesi. 40. Dal momento che il governo francese non ha fatto valere altri motivi di giustificazione, occorre rilevare che le disposizioni nazionali controverse nella causa principale costituiscono misure discriminatorie, in ragione del luogo in cui si trova la sede delle società madri, in Francia o in un altro Stato membro, contrarie agli articoli 43 CE e 48 CE. 41. Di conseguenza, occorre risolvere la prima questione dichiarando che gli articoli 43 CE e 48 CE devono essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa nazionale che, in quanto fa gravare l'onere di un'imposizione sui dividendi su una società madre non residente, mentre ne dispensa quasi totalmente le società madri residenti, costituisce una restrizione discriminatoria alla libertà di stabilimento. Sulla seconda e sulla terza questione 42. Con la seconda e con la terza questione, che occorre esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se la soluzione alla prima questione può risultare diversa dato che, in forza della convenzione franco-olandese, la società madre con sede nei Paesi Bassi può, in via di principio, imputare all'imposta da essa dovuta in tale Stato quella riscossa in Francia e che, pertanto, la ritenuta alla fonte discende semplicemente dalla ripartizione delle competenze fiscali tra gli Stati membri interessati, ripartizione che non può essere censurata sotto il profilo degli articoli 43 CE e 48 CE, quand'anche fosse impossibile alla società madre avente sede nei Paesi Bassi procedere all'imputazione prevista dalla detta convenzione. 43. Al riguardo occorre anzitutto ricordare che in mancanza di misure di armonizzazione comunitaria o di convenzioni concluse tra tutti gli Stati membri ai sensi dell'articolo 293, secondo trattino, CE, è ancora compito degli Stati membri determinare i criteri d'imposizione sui redditi al fine di eliminare, se del caso mediante convenzioni, le doppie imposizioni. In tale contesto gli Stati membri sono liberi, nell'ambito delle convenzioni bilaterali concluse al fine di evitare la doppia imposizione, di stabilire gli elementi di collegamento per la ripartizione della competenza fiscale v., in tal senso, sentenze Saint-Gobain ZN, cit., punto 57, e 19 gennaio 2006, causa C-265/04, Bouanich, Racc. pag. I-923, punto 49 . 44. Ciò non toglie che, per quanto concerne l'esercizio del potere impositivo così ripartito, gli Stati membri non possono esimersi dal rispettare le norme comunitarie, avuto riguardo al principio ricordato al punto 19 della presente sentenza sentenza Saint-Gobain ZN, cit., punto 58 . In particolare, tale ripartizione della competenza fiscale non legittima gli Stati membri ad introdurre una discriminazione contraria alle regole comunitarie sentenza Bouanich, cit., punto 50 . 45. Nella specie, dato che il regime fiscale derivante dalla convenzione franco-olandese è parte del contesto normativo applicabile alla causa principale ed è stato definito tale dal giudice del rinvio, la Corte deve tenerne conto per fornire a quest'ultimo un'interpretazione del diritto comunitario che gli sia utile v., in tal senso, sentenze 7 settembre 2004, Manninen, causa C-319/02, Racc. pag. I-7477, punto 21 Bouanich, cit., punto 51, e Test Claimants in Class IV of the ACT Group Litigation, cit., punto 71 . 46. Per quanto riguarda il trattamento fiscale derivante dalla convenzione franco-olandese, occorre ricordare che una società non residente, quale la Denkavit Internationaal, è in linea di massima autorizzata, in forza di tale convenzione, ad imputare all'imposta da essa dovuta nei Paesi Bassi la ritenuta alla fonte del 5% riscossa sui dividendi di fonte francese. La suddetta imputazione non può tuttavia superare l'importo dell'imposta olandese normalmente dovuta su tali dividendi. Orbene, è pacifico che le società madri olandesi sono dispensate, dal Regno dei Paesi Bassi, dall'imposta sui dividendi di fonte straniera, e quindi di fonte francese, cosicché non è accordata nessuna riduzione a titolo di ritenuta alla fonte francese. 47. È giocoforza constatare che l'applicazione combinata della convenzione olandese e della legislazione olandese pertinente non permette di neutralizzare gli effetti della restrizione alla libertà di stabilimento rilevata nell'ambito della soluzione alla prima questione. 48. Infatti, in base alla convenzione franco-olandese e alla normativa olandese pertinente, una società madre stabilita nei Paesi Bassi che percepisce dividendi da una consociata stabilita in Francia è soggetta ad un'imposizione mediante prelievo alla fonte, fissato, per la verità, da tale convenzione entro il massimale del 5% dell'importo dei dividendi interessati, mentre una società madre stabilita in Francia, come è stato rilevato al punto 4 della presente sentenza, ne è quasi totalmente esentata. 49. Qualunque sia la sua portata, la disparità di trattamento fiscale risultante dall'applicazione della convenzione e dalla normativa di legge costituisce una discriminazione, a sfavore delle società madri in ragione del luogo in cui si trova la loro sede, incompatibile con la libertà di stabilimento garantita dal trattato. 50. Infatti, anche una limitazione della libertà di stabilimento di esigua portata o d'importanza minore è vietata dall'articolo 43 CE v., in tal senso, sentenze Commissione/Francia, cit., punto 21, 15 febbraio 2000, causa C-34/98, Commissione/Francia, Racc. pag. I-995, punto 49, e 11 marzo 2004, causa C-9/02, De Lasteyrie du Saillant, Racc. pag. I-2409, punto 43 . 51. A tal proposito, il governo francese fa valere che, in base ai principi sanciti dal diritto fiscale internazionale e così come risulta dalla convenzione franco-olandese, spetta allo Stato di residenza del contribuente e non a quello della fonte dei redditi tassati correggere gli effetti della doppia imposizione. 52. Tale argomento non può essere accolto in quanto privo di rilevanza nel presente contesto. 53. Infatti, la Repubblica francese non può invocare la convenzione franco-olandese per sfuggire agli obblighi su di essa incombenti in forza del trattato v., in tal senso, sentenza 28 gennaio 1986, Commissione/Francia, cit., punto 26 . 54. Orbene, l'applicazione congiunta della convenzione franco-olandese e della legislazione olandese pertinente non consente di evitare l'imposizione a catena alla quale è assoggettata, a differenza di una società madre residente, una società madre non residente e pertanto di neutralizzare gli effetti della restrizione alla libertà di stabilimento rilevata nell'ambito della soluzione della prima questione proposta, come accertato ai punti 46-48 della presente sentenza. 55. Infatti, mentre le società madri residenti beneficiano di un regime fiscale che permette loro di evitare un'imposizione a catena, come è stato ricordato al punto 37 della presente sentenza, le società madri non residenti sono al contrario assoggettate a una siffatta imposizione sui dividendi distribuiti dalle loro consociate stabilite in Francia. 56. Pertanto, occorre risolvere la seconda e la terza questione dichiarando che gli articoli 43 CE e 48 CE devono essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa nazionale che prevede, solo per le società madri non residenti, un'imposizione mediante ritenuta alla fonte sui dividendi distribuiti dalle consociate residenti, quand'anche una convenzione fiscale tra lo Stato membro interessato ed un altro Stato membro che autorizza tale ritenuta alla fonte preveda la possibilità di imputare all'imposta dovuta in tale altro Stato l'onere sostenuto in base a tale normativa nazionale, quando una società madre versa nell'impossibilità, in quest'ultimo Stato, di procedere all'imputazione prevista dalla detta convenzione. Sulle spese 57. Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute per presentare osservazioni alla Corte, diverse da quelle delle dette parti, non possono dar luogo a rifusione. PQM 1 Gli articoli 43 CE e 48 CE ostano ad una normativa nazionale che, in quanto fa gravare l'onere di un'imposizione sui dividendi su una società madre non residente, mentre ne dispensa quasi totalmente le società madri residenti, costituisce una restrizione discriminatoria alla libertà di stabilimento. 2 Gli articoli 43 CE e 48 CE ostano ad una normativa nazionale che prevede, solo per le società madri non residenti, un'imposizione mediante ritenuta alla fonte sui dividendi distribuiti dalle consociate residenti, quand'anche una convenzione fiscale tra lo Stato membro interessato ed un altro Stato membro che autorizza tale ritenuta alla fonte preveda la possibilità di imputare all'imposta dovuta in tale altro Stato l'onere sostenuto in base a tale normativa nazionale, quando una società madre versa nell'impossibilità, in quest'ultimo Stato, di procedere all'imputazione prevista dalla detta convenzione.