Imposte: per l'istanza di rimborso ufficio erariale e domicilio fiscale devono coincidere

di Angelina Iannaccone

di Angelina Iannaccone* Anche nel vigore del sistema di versamento unificato delle imposte, previsto dall'articolo 19 del D.Lgs 241/97, l'Ufficio finanziario competente a ricevere le istanze di rimborso dei versamenti diretti , ritenuti quali indebiti, va individuato non già in quello nella cui giurisdizione è compresa la sede della banca o dell'ufficio postale, presso cui è stato eseguito il pagamento dell'imposta, ma unicamente nell'ufficio erariale, nell'ambito della cui competenza territoriale si trova il Comune, nel quale il contribuente ha il suo domicilio fiscale. È quanto affermato dalla sezione quinta della Cassazione, con la sentenza 19605/05 depositata in cancelleria il 7 ottobre scorso e qui integralmente leggibili tra gli allegati. Con tale importante pronuncia, la Suprema corte viene ad affrontare, per la prima volta in modo diretto ed esplicito, il problema dell'individuazione territoriale dell'Ufficio finanziario, presso cui presentare l'istanza di rimborso dei versamenti diretti, dopo l'introduzione del sistema di pagamento unitario di imposte e contributi, tramite il modello di delega unica di pagamento ad una banca convenzionata o un ufficio postale abilitato. LA VICENDA Un contribuente, fiscalmente domiciliato in Veneto, presentava istanza di rimborso dell'imposta Irpef, versata per l'anno d'imposta 1998, sia alla Direzione Regionale del Veneto, sulla base, appunto, del proprio domicilio fiscale, sia a quella della Lombardia, in base alla considerazione che il versamento era stato effettuato presso un istituto di credito di Milano. Successivamente, il contribuente impugnava il silenzio-rifiuto della Direzione regionale lombarda, innanzi ai giudici tributari milanesi, formatosi nei riguardi della propria istanza. L'Amministrazione finanziaria, a sua volta, eccepiva l'incompetenza della Direzione regionale lombarda a ricevere l'istanza di rimborso, in quanto, in applicazione dell'articolo 31, comma 2, del Dpr 600/1973, la competenza spetta all'ufficio distrettuale nella cui circoscrizione è il soggetto obbligato alla dichiarazione alla data in cui questa è data o avrebbe dovuto essere presentata . Tale eccezione, sollevata dal Fisco, veniva rigettata dai giudici lombardi di primo e secondo grado, i quali, invece, asserivano che il contribuente aveva correttamente inoltrato l'istanza di rimborso alla Direzione Regionale della Lombardia, luogo in cui era stato eseguito il versamento, in armonia con l'articolo 38 del Dpr 602/73 il quale statuisce che chi ha effettuato un versamento eccessivo delle imposte può presentare istanza di rimborso all'Intendente di Finanza nella cui circoscrizione ha sede l'esattoria presso la quale è stato eseguito il versamento . LA COMPETENZA TERRITORIALE DEGLI UFFICI FINANZIARI IN MATERIA DI RIMBORSO Prima di esaminare le corrette statuizioni, formulate dalla Suprema corte, in relazione a tale concreta vicenda, appare fortemente opportuno richiamare il quadro normativo di riferimento. Nell'ambito della disciplina in tema di riscossione delle imposte sui redditi Dpr 602/73 , è prevista un'apposita procedura di rimborso in relazione a versamenti diretti erroneamente effettuati. Si tratta, precisamente, della disciplina prevista dall'articolo 38 del Dpr 602/73, in base al quale il soggetto che ha effettuato il versamento diretto può presentare all'Intendente di finanza, nella cui circoscrizione ha sede l'esattoria presso la quale è stato eseguito il versamento, istanza di rimborso, entro il termine di decadenza di quarantotto mesi dalla data del versamento stesso, nel caso di errore materiale, duplicazione ed inesistenza totale o parziale dell'obbligo di versamento . Occorre osservare che tale norma è rimasta immutata, nonostante le modifiche istituzionali e legislative, che si sono succedute in materia nel tempo. Dal 1 gennaio 1994, infatti, le Intendenze di finanza sono state soppresse e sono state sostituite dalle Direzioni regionali delle Entrate articolo 75, comma 2 del Dpr 287/92 . La competenza dell'Intendenza di finanze in materia di rimborsi di imposte dirette, è stata attribuita, in via esclusiva, ai Centri di servizio delle imposte dirette ed indirette articolo 40 del Dpr 287/92 . Tuttavia, fino alla data di attivazione dei Centri di servizio 1 gennaio 1998 , le competenze in tema di rimborsi delle imposte dirette sono state esercitate dalle Direzioni staccate della Direzione Regionale delle Entrate aventi la medesima ubicazione e competenza territoriale su base provinciale delle soppresse Intendenze di finanza. Con il provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate 220441 del 7 dicembre 2001, che ha disposto la soppressione dei suddetti Centri di servizio, la competenza esclusiva in materia di istanza di rimborsi è stata attribuita agli uffici locali dell'Agenzia delle Entrate territorialmente competenti. A sua volta, le esattorie, presso le quali venivano eseguiti i versamenti, sono state sostituite dai concessionari del servizio della riscossione, che svolgono le loro funzioni in circoscrizioni territoriali individuate con decreto. Infine, il D.Lgs 241/1997, che ha dato attuazione alla delega contenuta nella Legge 662/96, ha statuito la riscossione unitaria delle imposte, i contributi dovuti all'Inps, le altre somme a favore dello Stato, delle Regioni e degli enti previdenziali articolo 17, comma 2 . Tali versamenti si eseguono, tramite il modello di pagamento F24, presso gli sportelli di qualsiasi concessionario, qualsiasi banca delegata, o qualsiasi ufficio postale abilitato, situato sul territorio nazionale. Proprio tale ultima novità legislativa ha suscitato, invero, la problematica affrontata nella sentenza in esame, che può essere così sintetizzata in caso di versamento diretto delle imposte sui redditi, tramite il modello di pagamento F24, l'eventuale istanza di rimborso deve essere presentata all'Ufficio locale dell'Agenzia delle Entrate competente, in relazione alla sede dell'istituto di credito presso cui il versamento è stato eseguito, o rileva il domicilio fiscale del contribuente? Prima del lodevole intervento dei giudici di legittimità, la questione è stata scarsamente affrontata. L'Amministrazione finanziaria, dal suo canto, ha statuito che, in tema di rimborso di versamenti diretti, di cui all'articolo 38 del Dpr 602/1973, ai fini dell'individuazione dell'ufficio competente a ricevere l'istanza di rimborso, rileva unicamente il domicilio fiscale del soggetto richiedente, così come risultante al momento della richiesta rimane ininfluente, inoltre, a tal fine, ogni sopravenuto mutamento di domicilio Cm, Dre Lombardia, 28/2000 . Ciò in quanto, secondo l'Amministrazione, sia a seguito della riforma riguardante i versamenti unitari, sia con l'abrogazione dell'articolo 5 del Dpr 602/73, che prevedeva una competenza territoriale del Concessionario della riscossione in ragione del domicilio fiscale del contribuente, è ormai venuta meno qualunque rilevanza del collegamento tra il domicilio fiscale del versante e la sede del Concessionario, nonché tra quest'ultima e la sede dell'Ufficio dell'amministrazione finanziaria competente a provvedere sul rimborso . Si tratta, a ben vedere, di una posizione chiara, che viene confermata, seppur con diverse argomentazioni, dalla Cassazione. LA POSIZIONE DELLA CASSAZIONE Veniamo, ora, alle statuizioni della Corte di cassazione. Le doglianze dell'Amministrazione finanziaria, come già anticipato, sono state accolte dalla Suprema corte, sulla base di un percorso argomentativo pienamente condivisibile. In primo luogo, i giudici di legittimità hanno precisato che la modalità di pagamento delle imposte, previste dal primo comma dell'articolo 19 del D.Lgs 241/97, disciplinante il versamento unitario del pagamento delle imposte mediante delega irrevocabile a un istituto di credito convenzionato o alle Poste Italiane Spa, non consente di affermare che l'Ufficio finanziario competente a decidere su di un'istanza di rimborso, presentata ai sensi dell'articolo 38 del Dpr 602/73, sia quello, la cui circoscrizione comprenda la sede dello sportello della banca o dell'ufficio postale presso il quale il contribuente ha scelto, per sua esclusiva comodità, di effettuare materialmente il versamento . Secondo i giudici di piazza Cavour, infatti, anche a seguito della semplificazione delle modalità di pagamento, contenuta nel citato D.Lgs 241/1997, vige la regola, in base alla quale l'ufficio erariale, competente a ricevere l' istanza di rimborso dei versamenti diretti, è unicamente l'ufficio nell'ambito della cui competenza territoriale si trova il Comune, nel quale il contribuente ha il suo domicilio fiscale . Tale esito interpretativo viene desunto dalla lettura combinata delle due norme, direttamente applicabili in fattispecie non solo l'articolo 38 del Dpr 602/73, il quale prevede che il soggetto, che ha effettuato il versamento diretto, può presentare all'Intendente di Finanza, nella cui circoscrizione ha sede l'esattoria presso la quale è stato eseguito il versamento, istanza di rimborso , ma anche, e soprattutto, l'articolo 5 del Dpr 602/73, che stabilisce, inequivocamente, che il versamento diretto si esegue nell'esattoria, nella cui circoscrizione il contribuente ha il domicilio fiscale Diversamente opinando, a parere della Suprema corte, si finisce con il consentire al contribuente di alterare completamente il pubblico interesse al buon andamento della pubblica amministrazione, sotteso anche al riparto territoriale delle attribuzioni tra i singoli uffici e si finisce col conferire al contribuente il potere di imporre un onere di risposta a carico di un ufficio da lui determinato, ma diverso da quello del suo domicilio fiscale fissato dal Legislatore . Dunque, con la pronuncia in commento, la Corte di cassazione, giunge alle medesime conclusioni dell'Amministrazione finanziaria, ma attraverso il ricorso ad un percorso argomentativo alquanto diverso. Secondo i giudici di legittimità, infatti, con l'introduzione della disciplina dei versamenti unificati, non è venuto affatto meno il nesso indissolubile, che il legislatore aveva posto tra l'esattoria ed il domicilio fiscale del contribuente e, di logica conseguenza, il nesso tra il domicilio fiscale detto e l'ufficio erariale, al quale soltanto poteva e, quindi, doveva essere richiesto il rimborso. Ciò, in quanto, a ben vedere, l'individuazione dell'ufficio erariale competente a ricevere un'istanza di rimborso, sulla base della sede dell'esattoria presso la quale è stato effettuato il versamento che si assume indebito, in verità, era soltanto apparente, perché era la competenza dell'esattoria a ricevere il versamento, che discendeva dalla sede dell'ufficio del domicilio fiscale del contribuente, e non viceversa, per cui era sempre e solo l'ufficio del domicilio fiscale del contribuente quello a riceverle ed a deliberare sulle istanze di rimborso di quei versamenti . Proprio in base a tali argomentazioni, i giudici di legittimità sono giunti alla conclusione che le istanze di rimborso dei versamenti diretti, che si assumono indebiti, vanno presentate unicamente all'ufficio erariale, nell'ambito della cui competenza territoriale si trova il Comune, nel quale il contribuente ha il suo domicilio fiscale. Infine, deve essere rilevato che la Suprema corte ha aderito al severo orientamento, consolidatosi nella giurisprudenza di legittimità, secondo il quale l'istanza di rimborso, presentata ad un organo incompetente, osta alla formazione del provvedimento negativo e determina l'inammissibilità del ricorso al giudice tributario, per difetto di provvedimento impugnabile in tal senso, Corte di cassazione, sentenze 9.407/2005 3.730/2005 3.236/2005 18.121/2004 6.258/2004 Corte di cassazione a Sezioni unite, sentenza 11.217/2005 . CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE Le statuizioni della Suprema corte appaiono corrette, oltre che fortemente plausibili, e presentano l'indubbio merito di mettere fine alla confusione interpretativa, in cui sono incorsi, oltre che i contribuenti, come la concreta vicenda ci insegna ! , anche taluni giudici tributari Ctp Lombardia, sentenza 91/2003 Ctr Umbria, sentenza 29/2005 . In verità, ad un esame approfondito, i punti forti enunciati, o soltanto delineati nei loro aspetti essenziali, dalla Cassazione sono due. In primo luogo, la Suprema corte molto chiaramente afferma che la possibilità di ammettere una competenza degli uffici, in materia di presentazione di istanze di rimborso, fondata sul luogo di effettivo pagamento, aprirebbe inevitabilmente le porte ad arbitrarie ed incontrollate deroghe dell'assetto di competenze degli uffici medesimi si finisce con il consentire al contribuente di alterare completamente il pubblico interesse al buon andamento della pubblica amministrazione, sotteso anche al riparto territoriale delle attribuzioni tra i singoli uffici . Il punto è espresso con indubbia chiarezza non può essere permesso al contribuente di scegliere a proprio piacimento gli uffici, cui presentare istanza, attraverso la preventiva selezione, effettuata in modo del tutto rapsodico, del luogo del pagamento, fissando, in tal modo, anche la competenza territoriale del giudice tributario. In altri termini, il contribuente, attraverso l'insindacabile scelta del luogo di pagamento, giungerebbe a radicare lui, e non la legge!! il luogo di competenza degli uffici e del giudice. Ciò, per più che evidenti ragioni, connesse al principio del giudice naturale individuato dalla legge, non può essere consentito. In secondo luogo, pur se non espresso in maniera chiara, appare evidente, ricostruendo il pensiero della Cassazione, che il luogo di pagamento, quale criterio di individuazione della competenza degli uffici e del giudice, appare oltre che arbitrario, anche erratico , cioè sfuggente ad ogni razionale organizzazione dell'assetto delle competenze. Se si aderisse al principio del luogo di pagamento , come incredibilmente accolto dai giudici di merito, si giungerebbe all'ipotesi paradossale, ma reale nei suoi effetti ! , di una competenza che vaga, in modo anarchico ed incontrollato per l'intera nazione, sulla base dei capricci momentanei del contribuente ho il domicilio fiscale a Torino, ma mi trovo a passare per Isernia, lì effettuo il pagamento e lì, poi, potrò presentare istanza di rimborso e ricorso. Una scenetta indubbiamente comica, a cui potrebbero aggiungersi riflessioni, meno ilari ma più tristi, nel caso in cui la scelta erratica venisse fondata su presunte considerazioni, vere o false non importa, di compiacenza o simpatia degli uffici medesimi! Invero, la Cassazione, affrontando direttamente, e con statuizioni pienamente condivisibili, la problematica, avrebbe potuto soffermarsi su di un profilo non proprio secondario, e cioè ai fini dell'individuazione dell'ufficio fiscale competente a ricevere l'istanza di rimborso, rileva il domicilio fiscale del contribuente, al momento della presentazione della richiesta Risoluzione Ministeriale 123/2002 Cm, Dr Lombardia 28/2000 , oppure al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi, a cui ineriscono i versamenti, in applicazione dell'articolo 31 del Dpr 600/1973, così come ritenuto dall'Amministrazione finanziaria nella controversia oggetto della sentenza? Il dubbio, si badi, non è banale, in quanto l'istanza di rimborso può essere effettuata entro il termine di quarantotto mesi dal versamento e, quindi, sostanzialmente, dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi, cui i versamenti ineriscono. In tale lasso di tempo, ben potrebbe il contribuente variare il proprio domicilio fiscale, con la conseguenza che verrebbe ad assumere piena rilevanza il quesito ora illustrato. La questione potrebbe essere risolta, mediante un'interpretazione evolutiva dell'articolo 31 del Dpr 600/1973, alla luce dell'attribuzione, in favore degli uffici locali dell'Agenzia delle Entrate, della competenza a trattare le istanze di rimborso. Si consideri, infatti, che l'articolo 31 del Dpr 600/1973 disciplina le attribuzioni degli uffici delle imposte dirette adesso uffici unici dell'Agenzia delle Entrate , quali il controllo formale e sostanziale delle dichiarazioni, l'attività, ispettiva e accertativa, determinando la competenza territoriale in base al domicilio fiscale del soggetto obbligato alla dichiarazione alla data in cui questa è stata, o avrebbe dovuto essere presentata . Orbene, dal momento che gli stessi Uffici unici, a seguito del Provvedimento del direttore dell'Agenzia delle Entrate del 7 dicembre 2001, sono competenti in materia di rimborso di versamenti diretti, ben si potrebbe utilizzare, per ragioni di uniformità applicativa, anche per le istanze di rimborso, il criterio della competenza territoriale dell'ufficio in base al domicilio fiscale del richiedente alla data della presentazione della dichiarazione dei redditi. Infine, va rilevato che la posizione della Cassazione, in riferimento alla declaratoria di inammissibilità del ricorso a seguito della presentazione di un'istanza di rimborso e della successiva chiamata in giudizio ad un ufficio territorialmente incompetente, appare oltremodo penalizzante per contribuente, il quale può anche aver agito, sbagliando nell'individuazione dell'ufficio, per mera negligenza. A tal riguardo, la Cassazione giunge ad affermare che il principio rigettato giustamente del luogo di effettivo pagamento finisce col conferire al contribuente il potere di imporre un onere di risposta a carico di un ufficio da lui determinato, ma diverso da quello del suo domicilio fiscale fissato dal Legislatore . Come talora accade, partendo da una giusta premessa il rigetto del principio del luogo di effettivo pagamento , si giunge, inconsapevolmente, a strafare, cioè ad adottare soluzioni non improntate al buon senso ed anche, se vogliamo, all'evoluzione normativa in materia. Infatti, la declaratoria di inammissibilità del ricorso, a seguito della presentazione di un'istanza di rimborso e della successiva chiamata in giudizio ad un ufficio territorialmente incompetente, è oltremodo penalizzante per l'incolpevole contribuente. Invero, alla luce dei principi di collaborazione e di buona fede, i quali, a norma della Legge 212/2000 Statuto del contribuente , devono improntare i rapporti tra Amministrazione finanziaria e contribuente, non ci sarebbe nulla di strano che l'ufficio finanziario, ricevuta un'istanza di rimborso in riferimento alla quale risulta incompetente, comunichi pur non essendo tenuto ad inoltrarla all'ufficio competente al contribuente la propria estraneità alla questione, consentendo così al medesimo di regolarsi. Tutto ciò eviterebbe un inutile contenzioso e tutelerebbe congruamente il contribuente. Invero, una tale soluzione, ciò che è più importante, consentirebbe di realizzare un'effettiva collaborazione fra Pubblica amministrazione e cittadino, il quale, se non può, ovviamente, scegliere a proprio piacimento l'ufficio, può, forse deve ! , ricevere sempre una risposta, anche negativa, da parte di un'Amministrazione democraticamente posta al servizio esclusivo della Nazione. *Avvocato ?? ?? ?? ?? 1 1

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 7 ottobre 2005, n. 19605 Presidente Favara - Relatore D'Alonzo Pm Cafiero - difforme - ricorrente ministero dell'Economia e delle finanze ed altri Svolgimento del processo Con ricorso notificato il 20 gennaio 2004 a En. Do. depositato il 9 febbraio 2004 , il ministero dell'Economia e delle Finanze e l'Agenzia delle Entrate - premesso che il En. Do., il quale nell'anno 1998 aveva domicilio fiscale in To. Pd , aveva chiesto alla Direzione Regionale delle Entrate Dre della Lombardia ed a quella del Veneto la restituzione dell'Irpef pari a lire 2.019.378.940 versata presso un istituto di credito nella località di Milano perché ritenuta eccedente rispetto a quella dovuta sulla base della normativa cui all'articolo 29 della legge 449/97 la quale prevedeva un trattamento fiscale agevolato consistente nell'applicazione a carico della società di un'imposta sostitutiva pari al 10% del valore rappresentativo della plusvalenza realizzata a causa di assegnazione di quote di partecipazione dalla società ai soci che inglobava anche i tributi a carico dei soci assegnatari con riferimento alla tassazione delle quote di partecipazione assumendo aver egli calcolato detta imposta con il metodo ordinario -, in forza di un solo motivo chiedevano, con vittoria di spese, competenza ed onorari , di cassare la sentenza 91/01/2003 depositata il 12 novembre 2003 dalla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia notificata il 24 novembre 2003 la quale aveva respinto il gravame avanzata dall'Amministrazione Finanziaria dello Stato avverso la decisione n. 400/02/02 con cui la Commissione Tributaria Provinciale di Milano aveva accolto il ricorso proposto dal En Do. avverso il silenzio rifiuto formatosi su detta istanza di rimborso. Nel controricorso notificato il 24 febbraio 2004 depositato il 12 marzo 2004 il contribuente, con vittoria di spese, diritti ed onorari , instava per il rigetto del contrario ricorso e per la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali del presente grado di giudizio . Motivi della decisione 1. Con la sentenza gravata la Commissione Tributaria Regionale - dopo avere esposto che l'impugnazione era fondata sull'unico motivo secondo cui la sentenza di primo grado era stata resa nei confronti di un ufficio territorialmente incompetente dal momento che il ricorrente aveva domicilio fiscale a To. Pd per cui la competenza territoriale, inderogabile e rilevabile in ogni stato e grado del giudizio, ad esaminare la richiesta di rimborso spettava all'Ufficio delle Entrate di Padova - ha rigettato l'appello dell'Amministrazione Finanziaria dello Stato osservando - dall'istanza predisposta ex articolo 38 del Dpr 602/73 si legge che il contribuente ha indirizzato la medesima, in data 29 gennaio 2001, ad abundantiam , alla Direzione Regionale delle Entrate per il Veneto, all'Ufficio delle Entrate di Padova, alla Direzione Regionale delle Entrate per la Lombardia - il contribuente ha radicato, successivamente, il giudizio .avanti la Commissione Tributaria Provinciale di Milano, citando, quale controparte, l'Agenzia delle Entrate, Direzione Regionale delle Lombardia - sotto il profilo dell'autorità cui va inoltrata la richiesta di rimborso delle imposte dirette, la giurisprudenza della Cassazione ha, ripetutamente, affermato che la legittimazione passiva nel giudizio d'impugnazione del silenzio rifiuto formatosi sull'istanza del contribuente spetta, esclusivamente, all'Intendenza di Finanza successivamente sostituita dalla Direzione Regionale delle Entrate e non anche all'Ufficio Distrettuale delle Imposte dirette in quanto ai, sensi degli articolo 37 e 38 del Dpr 602/73, l'Intendenza di Finanza è l'unico soggetto legittimato a provvedere sui rimborsi mentre l'Ufficio ha una serie di poteri per l'adempimento dei propri compiti senza che sia stata, a questi, data alcuna legittimazione su istanze di rettifica e di conseguente rimborso - nella presente fattispecie il contribuente aveva inoltrato l'istanza di rimborso alla Direzione Regionale delle Entrate della Lombardia, luogo ove aveva effettuato il pagamento dell'Irpef, in armonia con l'articolo 38 del Dpr 602/73, e, a seguito del silenzio rifiuto da parte di quest'ultima, aveva radicato il giudizio avanti la Commissione Tributaria Provinciale di Milano, citando, correttamente, quale contro parte, la Direzione Regionale delle entrate della Lombardia . 2. Can l'unico motivo di ricorso le Amministrazioni Finanziarie - ricordato che il contribuente nell'anno 1998 risultava residente a To. Pd per cui era il locale ufficio delle entrate del Veneto competente all' esame del rimborso e non l'Ufficio di Milano - lamentano violazione e falsa applicazione articoli 38 Dpr 602/73, 31 Dpr 600/73 e 19 e 25 D.Lgs 241/97 nonché, in relazione al n. 5 dell'articolo 360 Cpc, motivazione insufficiente ed incongrua su punto decisivo della controversia adducendo che la tesi sulla quale la Commissione Tributaria Regionale ha fondato il suo convincimento di rigetto del gravame - secondo cui il versamento delle imposte in Milano avrebbe determinato l'effetto di incardinare la competenza dell'esame del rimborso sulla Direzione Regionale delle Entrate della Lombardia gia Intendenza di Finanza di Milano in armonia con il disposto dell'articolo 38 del Dpr 602/73, ai sensi del quale il soggetto che ha effettuato il versamento diretto può presentare all'Intendente di Finanza nella cui circoscrizione ha sede il concessionario presso la quale è stato eseguito il versamento, istanza di rimborso, entro il termine di decadenza di quarantotto mesi dalla data del versamento stesso, nel caso di errore materiale, duplicazione ed inesistenza totale o parziale dell'obbligo di versamento è errato perché il contribuente aveva effettuato il versamento presso un istituto di credito di Milano, ai sensi degli articoli 19 e 25 D.Lgs 241/97 e successivamente aveva però presentato la richiesta di rimborso sia alla Dre Lombardia sulla base di un supposto criterio territoriale collegato alla sede dell'istituto di credito presso cui aveva eseguito il versamento sia alla Dre Veneto sulla base del criterio territoriale collegato al domicilio fiscale nell' anno della dichiarazione dei redditi e del versamento la Ctr e, prima ancora, la Ctp hanno ritenuto competente a decidere sull'istanza di rimborso la Dre Lombardia, e ciò sulla base del disposto dell'articolo 38 Dpr 602/73 e, poi, hanno ritenuto illegittimo il relativo silenzio rifiuto l'articolo 38 Dpr 602/73 si riferisce, ed esaurisce il proprio ambito di applicabilità, al sistema precedente la disciplina di cui agli articoli 19 e 25 D.Lgs 241/97 , la cui disciplina da un lato non prevede la competenza a decidere sulle istanze di rimborso in base al criterio territoriale del luogo del versamento come fa l'articolo 38 Dpr 602/73 , dall'altro non dichiara applicabile l'art 38 Dpr 602/73 ai versamenti eseguiti l'articolo 38 Dpr 602/73 non può ritenersi applicabile sua sponte o per forza propria alla fattispecie di cui al D.Lgs 241/97, intendendosi sostituite le parole istituto di credito al concessionario . Secondo le ricorrenti discende da ciò che la competenza a decidere sul rimborso si radica in base al criterio residuale di cui all'articolo 31 Dpr 600/73, comma 2, ai sensi del quale la competenza spetta all'ufficio distrettuale nella cui circoscrizione è il domicilio fiscale del soggetto obbligato alla dichiarazione alla data in cui questa è stata o avrebbe dovuto essere presentata di tal che - essendo nella specie indiscutibile che il domicilio fiscale del ricorrente di primo grado era To., Pd. - la competenza a decidere sull'istanza di rimborso presentata dal ricorrente si apparteneva alla sezione staccata di Padova della Direzione Regionale Entrate Veneto succeduto per legge all'Ufficio distrettuale di Padova mentre l'istanza di rimborso presentata a Milano non aveva valore alcuno, per incompetenza ex articolo 31 Dpr 600/73, applicabile alla fattispecie, e caso mai avrebbe dovuto essere impugnato il silenzio rifiuto serbato dall'ufficio di Padova . 3. Il contribuente, a sua volta, precisato che gli articoli 19 e 25 del D.Lgs 241/97 regolano esclusivamente le modalità di versamento delle imposte e non le modalità di rimborso e che l'articolo 31 del Dpr 600/73 disciplina l'attività di accertamento e controllo , richiamati i principi affermati da questa sezione - in particolare quelli delle sentenze a 9 agosto 2000 n. 10478, per la quale la disposizione speciale di cui all'articolo 38 Dpr 602/73 copre l'intera area dell'indebito, prevalendo sulle comuni regole inerenti alla ripetizione di tale indebito , e b 1539/03, per la quale la legittimazione passiva nel giudizio di impugnazione del silenzio rifiuto formatosi sulla istanza di rimborso di somme versate in eccedenza, in conseguenza di rettifica della dichiarazione dei redditi da parte del contribuente, spetta esclusivamente alla Intendenza di finanza successivamente sostituita dalla direzione regionale delle entrate e non anche all'ufficio distrettuale delle imposte dirette, atteso che ai sensi degli articolo 37 e 38 Dpr 602/73 la Intendenza di finanza è il .solo soggetto legittimato a provvedere sui rimborsi, mentre gli articolo 31, comma 1, 32 e 36bis, lettera a , Dpr 600/73 attribuiscono agli uffici distrettuali delle imposte una serie di poteri per l'adempimento dei loro compiti, senza conferire agli stessi alcuna legittimazione sulle istanze di rettifica e di conseguente rimborso -, sostiene che le modalità di rimborso sono disciplinate dall'articolo 38 del Dpr 602/73 nel testo in vigore dal primo luglio 1999 . 4. Il ricorso deve essere accolto perché fondato. A. La modalità, prevista dal primo comma dell'articolo 19 del D.Lgs 241/97 recante norme di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi e dell'imposta sul valore aggiunto, nonché di modernizzazione del sistema di gestione delle dichiarazioni , di effettuazione, con un unico versamento unitario , del pagamento dette imposte, dei contributi, dei premi previdenziali ed assistenziali e delle altre somme nonché della eventuale omogenea compensazione mediante delega irrevocabile ad una banca convenzionata o ultimo periodo dell'ultimo comma all'Ente Poste italiane poi Poste Italiane Spa , invero, non consente affatto di ritenere che, a norma dell'articolo 38 Dpr 602/73 e, di conseguenza, per gli effetti dell'articolo 10 D.Lgs 546/92 ufficio che ha emanato l'atto impugnato o non emanato l'atto richiesto , l'Ufficio finanziario competente a decidere anche con la scelta del silenzio su di una istanza di rimborso possa, essere identificato in quello la cui circoscrizione comprenda la sede dello sportello della banca o dell'ufficio della Poste Italiane Spa presso il quale il contribuente ha scelto, per sua esclusiva comodità, di effettuare materialmente il versamento. B. Il senso vero e compiuto della disposizione contenuta nel primo comma dell'articolo 38 Dpr 602/73 - secondo cui il soggetto che ha effettuato il versamento diretto può presentare all'intendente di finanza nella cui circoscrizione ha sede l'esattoria presso la quale è stato eseguito il versamento istanza di rimborso -, invero, va desunto dal coordinamento con la previsione dell'articolo 5 del medesimo Dpr, per il cui comma 1 il versamento diretto di cui al primo comma dell'articolo 3 si esegue all'esattoria nella cui circoscrizione il contribuente ha il domicilio fiscale e per il secondo comma del quale il versamento eventualmente effettuato all'esattoria incompetente è valido salva l'applicazione della sanzione di cui all'articolo 93. L'esattoria che ha ricevuto il versamento deve informare l'ufficio delle imposte nella cui circoscrizione ha sede e darne contemporaneamente notizia al contribuente tale coordinamento considerata, per la espressa salvaguardia dell' applicazione della sanzione di cui all'articolo 93 poi abrogato dall'articolo 16 del D.Lgs 471/97 , la previsione di una sanzione a carico del contribuente e tenuto conto dell'obbligo imposto all'esattore di informare dell'operato versamento l'ufficio nella cui circoscrizione ha sede e di dare notizia al contribuente di tale informativa evidenzia il nesso indissolubile che il legislatore aveva posto tra l'esattoria e il domicilio fiscale del contribuente e, di logica conseguenza, il nesso tra il domicilio fiscale detto e l'ufficio erariale al quale soltanto potava e, quindi, doveva essere richiesto il rimborso. C. La individuazione dell'ufficio erariale competente a ricevere un'istanza di rimborso sulla base della sede dell'esattoria presso la quale è stato effettuato il versamento che si assume indebito, in verità, era soltanto apparente perché, in realtà, in base alle norme richiamate, era la competenza dell'esattoria a ricevere il versamento che discendeva dalla sede dell'ufficio del domicilio fiscale del contribuente e non viceversa per cui era sempre e solo l'ufficio del domicilio fiscale del contribuente quello competente a riceverle ed a deliberare sulle istanze di rimborso di quei versamenti. D. La regolamentazione non può dirsi modificata per effetto dell'introduzione dell'articolo 19 D.Lgs 241/97 diversamente opinando, infatti, si finisce con il consentire al contribuente di alterare completamente il pubblico interesse al buon andamento della pubblica amministrazione sotteso - Cassazione, Sezione prima, 2998/87 id., I, 1506/86, per la quale la competenza territoriale degli uffici delle imposte ha carattere inderogabile, essendo determinata dall'interesse generale che gli accertamenti degli imponibili siano compiuti da quegli organi dell'amministrazione tributaria che, secondo la presunzione derivante dalle norme dì legge in materia, sono i più idonei per lo svolgimento dell'attività accertatrice id., 4277/80 - anche al riparto territoriale delle attribuzioni tra i singoli uffici e si finisce col conferire al contribuente il potere di imporre un onere di risposta a carico di un ufficio da lui determinato ma diverso da quello del suo domicilio fiscale fissato dal legislatore. E. In definitiva va affermate il principio secondo cui, anche nel vigore del sistema di versamento unitario delle imposte oltre che dei contributi, dei premi etc. indicati dalla norma previsto dall'articolo 19 del D.Lgs 241/97, l'Ufficio competente a ricevere, ai sensi dell'articolo 38 Dpr 602/73, le istanze di rimborso dei versamenti diretti che sì assumono indebiti va individuato non già in quello nella cui giurisdizione è compresa la sede della banca o dell'ufficio postale presso cui è stato eseguito il pagamento dell'imposta ma unicamente nell'ufficio erariale nell'ambito della cui competenza territoriale si trova il comune nel quale il contribuente ha il suo domicilio fiscale. F. In ordine al rimborso dei c.d. versamenti diretti regolato dall'articolo 38 Dpr 602/73 si è rettamente affermato Cassazione, Su, 11217/97, invocata dal Ministero e ribadito Cassazione, Sezione tributaria, 9096/02 id., Sezione prima, 9090/98 id., 1222/98 id, 6103-6105/90 il principio - che in totale carenza di qualsivoglia contraria argomentazione convincente deve essere confermato - secondo cui la presentazione di un'istanza di rimborso ad un ufficio incompetente osta alla formazione del provvedimento negativo, anche nella forma del silenzio rifiuto, e determina l'improponibilità - rilevabile d'ufficio dal giudice, anche in sede di gravame, salvo che si sia già formato sul punto un giudicato interno - del ricorso presentato alla commissione tributaria per difetto di provvedimento impugnabile. G. La rilevabilità ex officio dell'improponibilità detta evidenzia che la relativa deduzione ad opera di una parte non costituisce proposizione di un'eccezione in senso tecnico giuridico - ovverosia enunciazione di una ragione su cui il giudice non può pronunciarsi se ne manchi l'allegazione ad opera delle parti stesse Cassazione, Sezione tributaria, 5895/02 -, come tale soggetta, a preclusioni processuali, ma una semplice sollecitazione rivolta al giudice affinché questi accerti, come suo potere-dovere, la proponibilità della domanda, ovverosia, nel caso, se il ricorso del contribuente sia stato proposto contro un atto anche sub specie di silenzio validamente formato, trattandosi di un accertamento sottratto a qualsiasi potere dispositivo delle parti atteso che la giurisdizione tributaria può essere esercitata solo se viene impugnato, uno degli specifici atti indicati nell'articolo 19 del D.Lgs 546/92. H. L'evidenziata indisponibilità delle parti sulla materia regolante la competenza amministrativa a pronunciarsi sull'istanza di rimborso esclude, altresì, che possano riconnettersi conseguenze giuridiche all' atteggiamento di silenzio mantenuto nel caso dalla Dre della Lombardia, investita da una delle due istanze di rimborso, nella cui circoscrizione come pacifico il contribuente non aveva il proprio domicilio fiscale, perché tale Ufficio non aveva nessun potere di adottare nessun provvedimento sull'istanza stessa. I. È appena il caso 1 di porre in rilievo che la distribuzione della competenza tra i vari uffici in ragione della ubicazione di ognuno competenza territoriale è del tutto diversa dalla competenza territoriale del giudice tributario e 2 di ricordare Cassazione, Sezione prima, 8655/92, cit. che la competenza territoriale delle Commissioni tributarie Provinciali, per il combinato disposto degli articoli 4, primo comma, e 10 del D.Lgs 546/92, si determina sulla base della sede dell'ufficio finanziario che ha adottato l'atto o il provvedimento contro cui si ricorre di conseguenza, nell'ipotesi di azione proposta come nel caso dal contribuente, a seguito del silenzio mantenuto dall'amministrazione finanziaria su una istanza di rimborso, competente a conoscere del ricorso è la commissione tributaria nella cui circoscrizione ha sede l'ufficio cui l'istanza è stata presentata e che, con il silenzio-rifiuto, l'ha implicitamente rigettata, rimanendo irrilevante, ai fini della competenza giurisdizionale, la questione attinente al merito, circa la competenza di quell'ufficio sul rapporto tributario e la sua legittimazione a disporre il rimborso. 5. Le considerazioni fin qui esposte impongono di cassare la sentenza impugnata perché la stessa ai è discostata dai principi di diritto innanzi richiamati e, intuitivamente, rendono del tutto superfluo l'esame del secondo motivo di ricorso - con il quale il Ministero denuncia, ancora in relazione all'articolo 360, nn. 3 e 5, Cpc, violazione e falsa applicazione degli articoli 6, 16 e 49 del Dpr 917/96 e dell'articolo 2697 Cc nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto essenziale della controversia in ordine alla statuizione, contenuta nella sentenza gravata, secondo la quale, non essendoci obbligo per la società che ha corrisposto la somma di procedere alla ritenuta come sostituto d'imposta , il diniego opposto dall'Ufficio all'istanza di rimborso del contribuente doveva essere riconosciuto illegittimo - atteso che l'esame del merito cui tale statuizione afferisce suppone di necessità l'esistenza di un atto impugnabile. 6. La causa non abbisogna di ulteriori accertamenti di fatto e, quindi, la stessa deve essere decisa nel merito ai sensi dell'articolo 374 Cpc con declaratoria di inammissibilità del ricorso introduttivo del giudizio di primo grado del En. Do. a causa della .mancata formazione di un valido atto impugnabile discendente dal fatto che la Dre della Lombardia alla quale è stata presentata l'istanza di rimborso, essendo diversa da quella Dre del Veneto nella cui circoscrizione egli aveva il suo domicilio fiscale, non era competente a pronunciarsi sulla stessa per cui non si è formato nessun valido atto anche di silenzio rifiuto impugnabile ai sensi del richiamato articolo 19 D.Lgs 546/92. 7. Le spese processuali dell'intero giudizio vanno compensate integralmente tra le parti ai sensi del secondo comma dell'articolo 92 Cpc. PQM La Corte accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile il ricorso di primo grado del contribuente compensa integralmente tra le parti le spese processuali dell'intero giudizio.