Investimenti immobiliari ""porta a porta"" con mutuo: la tutela del recesso vale solo per il finanziamento

Le compravendite di immobili anche con mutuo e definite investimenti sono estranee alla direttiva sul commercio a domicilio. Ma se non informa sul possibile recesso la banca rischia di sopportare i rischi che l'investitore ha assunto senza scelta

Investimenti immobiliari proposti porta a porta e contestuali all'accensione di un mutuo le condizioni di recesso relative a quest'ultimo contratto devono essere portate a conoscenza del cliente con assoluta chiarezza. Se è vero, infatti, che le previsioni di tutela del consumatore previste dalla direttiva cosiddetta porta a porta direttiva del Consiglio 20 dicembre 1985, 85/577/CEE, per la tutela dei consumatori in caso di contratti negoziati fuori dei locali commerciali non comprendono nella propria sfera di applicazione i contratti di compravendita immobiliare, è tuttavia fuori discussione che la banca concedente il mutuo debba informare il consumatore sul diritto di recesso relativo a tale contratto. A chiarirlo - peraltro sottolineando tutte le altre eventualità connesse alla fattispecie - è la Corte di Giustizia europea con le sentenze qui leggibili come documenti correlati chiamata a pronunciarsi in via pregiudiziale da due giudici tedeschi sull'interpretazione della direttiva porta a porta . I giudici tedeschi erano stati aditi per controversie tra investitori immobiliari e banche relative a obbligazioni sorte dopo trattative precontrattuali svolte nell'ambito di vendite a domicilio investimenti consistenti in un contratto di acquisto di un bene immobile concluso con una società immobiliare e in un contratto di mutuo concluso con una banca finalizzato al finanziamento dell'acquisto. Si trattava, inoltre, di investimenti proposti porta a porta , da un agente della società immobiliare ovvero di un intermediario. Esclusa, come già detto, la facoltà di recesso dal contratto di compravendita immobiliare anche se parte di un investimento finanziario le cui risorse vengono garantite attraverso un mutuo , la Corte ha annotato che - qualora l'informativa sul recesso inerente il mutuo sia stata correttamente espressa - la direttiva non osta neppure a che il consumatore sia obbligato a restituire immediatamente e integralmente l'importo del mutuo, maggiorato degli interessi al tasso di mercato . Né la direttiva contrasta con eventuali norme nazionali che, quale unica conseguenza del recesso dal mutuo, prevedano l'annullamento del contratto stesso, anche ove si tratti di investimenti finanziari per i quali il mutuo non sarebbe stato concesso senza l'acquisto dell'immobile . Nondimeno il consumatore, se non è stato informato del suo diritto di recesso inerente il contratto di mutuo, può scampare ad eventuali danni più gravi. Spetta infatti alla banca, afferma la Corte, in fattispecie come quelle inerenti la causa principale, sopportare i rischi inerenti agli investimenti di cui si tratta. La mancata informazione sul diritto di recesso, infatti, ha privato il consumatore di alcune opportunità fondamentali per i suoi interessi. Egli infatti avrebbe potuto modificare la propria decisione di concludere il contratto e, eventualmente, avrebbe potuto decidere di non procedere alla stipula del rogito per l'acquisto dell'immobile. Decisioni che avrebbe potuto prendere per evitare rischi finanziari eventualmente incombenti o ravvisati come tali sopravvalutazione del valore dell'immobile all'atto dell'acquisto, rischi che i proventi di futura locazione non si realizzino, aspettative erronee circa le prospettive di incremento del valore dell'immobile . Secondo i giudici comunitari la tutela del consumatore contro gli effetti di tali rischi deve essere garantita dal legislatore e dal giudice nazionale.

Corte di giustizia Europea - Sezione seconda - sentenza 25 ottobre 2005 Presidente Timmermans - Relatore Gulmann Ricorrente Crailsheimer Volksbank eG Causa C-229/04 Tutela dei consumatoriContratti negoziati fuori dei locali commerciali - Contratto di mutuo connesso con l'acquisto di un bene immobile stipulato a domicilio - Diritto di revoca 1. La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull'interpretazione della direttiva del Consiglio 20 dicembre 1985, 85/577/CEE, per la tutela dei consumatori in caso di contratti negoziati fuori dei locali commerciali GU L 372, pag. 31 in prosieguo la direttiva , e in particolare degli articoli 1, 2 e 5, n. 2, della medesima. 2. Tale domanda è stata presentata nell'ambito di tre controversie tra la Crailsheimer Volksbank eG in prosieguo la banca , da un lato, e i sigg. K. Conrads, i coniugi F. Schulzke e P. Schulzke-Losche, e. J. Nitschke in prosieguo, congiuntamente, i mutuatari , dall'altro, circa la revoca, a norma del diritto nazionale applicabile in materia di vendite a domicilio, di contratti di credito sottoscritti dai mutuatari presso la banca per il finanziamento dell'acquisto di beni immobili. Contesto normativo La normativa comunitaria 3. La direttiva intende offrire ai consumatori degli Stati membri una tutela minima nel settore delle vendite a domicilio al fine di proteggerli dal rischio derivante da circostanze proprie alla stipula di un contratto fuori dei locali del commerciante. Il quarto e il quinto 'considerando' della direttiva sono così formulati la caratteristica dei contratti conclusi fuori dei locali commerciali del commerciante è che, di regola, il commerciante prende l'iniziativa della trattativa, il consumatore è impreparato di fronte a queste trattative e si trova preso di sorpresa il consumatore non ha spesso la possibilità di confrontare la qualità e il prezzo che gli vengono proposti con altre offerte è opportuno accordare al consumatore il diritto di rescissione da esercitarsi entro un termine non inferiore a sette giorni, per permettergli di valutare gli obblighi che derivano dal contratto . 4. L'articolo 1, n. 1, della direttiva così dispone La presente direttiva si applica ai contratti stipulati tra un commerciante che fornisce beni o servizi e un consumatore - durante una visita del commerciante i al domicilio del consumatore o a quello di un altro consumatore qualora la visita non abbia luogo su espressa richiesta del consumatore . 5. L'articolo 2 della direttiva precisa Ai fini della presente direttiva s'intende per commerciante , la persona fisica o giuridica che, nel concludere la transazione in questione, agisce nell'ambito della propria attività commerciale o professionale, o la persona che agisce a nome o per conto di un commerciante . 6. L'articolo 3, n. 2, lettera a , della direttiva così dispone La presente direttiva non si applica a ai contratti per la costruzione, vendita e locazione di beni immobili e ai contratti relativi ad altri diritti concernenti beni immobili. . 7. L'articolo 4 della direttiva è così formulato Il commerciante deve informare per iscritto il consumatore, nel caso di transazioni contemplate all'articolo 1, del suo diritto di rescindere il contratto entro i termini di cui all'articolo 5, nonché del nome e indirizzo della persona nei cui riguardi può essere esercitato tale diritto. Detta informazione deve recare una data e menzionare gli elementi che permettono d'individuare il contratto. Essa è consegnata al consumatore a al momento della stipulazione del contratto nel caso dell'articolo 1, paragrafo 1 Gli Stati membri fanno sì che la loro legislazione nazionale preveda misure appropriate per la tutela dei consumatori qualora non venga fornita l'informazione di cui al presente articolo . 8. Secondo l'articolo 5 della direttiva 1. Il consumatore ha il diritto di rescindere il proprio impegno indirizzando una comunicazione entro un termine di almeno 7 giorni dal momento in cui ha ricevuto l'informazione di cui all'articolo 4, e secondo le modalità e condizioni prescritte dalla legislazione nazionale. 2. Con l'invio della comunicazione il consumatore è liberato da tutte le obbligazioni derivanti dal contratto rescisso . 9. L'articolo 7 della direttiva prevede Qualora il consumatore eserciti il proprio diritto di rescissione, gli effetti giuridici del recesso sono disciplinati a norma della legislazione nazionale, in particolare per quanto riguarda il rimborso dei pagamenti relativi a beni o a prestazioni di servizi, nonché la restituzione di merci ricevute . 10. L'articolo 8 della direttiva è così formulato La presente direttiva non osta a che gli stati membri adottino o mantengano in vigore disposizioni ancora più favorevoli in materia di tutela dei consumatori nel settore da essa disciplinato . La giurisprudenza della Corte 11. Nella sentenza 13 dicembre 2001, causa C-481/99, Heininger Racc. pag. I-9945 , la Corte ha interpretato la direttiva sotto tre aspetti. 12. In primo luogo, ha giudicato che la direttiva si applica ai contratti di credito fondiario cioè ai contratti sottoscritti per finanziare l'acquisto di un bene immobile. Al punto 32 della detta sentenza ha deciso che, anche se un siffatto contratto si ricollega a un diritto su un bene immobile, in quanto il mutuo concesso dev'essere garantito da un'ipoteca, tale elemento del contratto non è sufficiente per poter ritenere che il detto contratto riguardi un diritto concernente beni immobili ai sensi dell'articolo 3, n. 2, lettera a della detta direttiva. 13. Ha poi ricordato che il consumatore che ha concluso un contratto di credito fondiario in una situazione di vendita a domicilio dispone del diritto di rescissione istituito dall'articolo 5 della direttiva. Al punto 35 della stessa sentenza ha precisato che le conseguenze di un'eventuale revoca di tale contratto, intervenuta conformemente alle norme della detta direttiva, sul contratto di acquisto del bene immobile e sulla costituzione dell'ipoteca devono essere disciplinate dal diritto nazionale. 14. La Corte ha infine ricordato che il termine di sette giorni per esercitare il diritto di recesso dev'essere calcolato a partire dal momento in cui il consumatore ha ricevuto dal commerciante l'informazione relativa al suo diritto di recesso. Al punto 48 della citata sentenza Heininger, ha giudicato che la direttiva osta a che il legislatore nazionale applichi un termine di un anno dalla stipulazione del contratto per l'esercizio del diritto di recesso istituito dall'articolo 5 di tale direttiva, qualora il consumatore non abbia beneficiato dell'informazione prevista dall'articolo 4 dell direttiva medesima. La normativa nazionale 15. La direttiva è stata trasposta nel diritto tedesco mediante la legge sulla revoca dei contratti conclusi a domicilio e di analoghe transazioni Gesetz ber den Widerruf von Haust rgesch ften und hnlichen Gesch ften del 16 gennaio 1986 BGBl. 1986 I, p. 122 in prosieguo la HWiG . 16. Nella versione in vigore all'epoca dei fatti di cui alla causa a qua, l'articolo 1, n. 1, della HwiG prevedeva Qualora il cliente sia stato indotto a rendere una dichiarazione di volontà diretta alla stipulazione di un contratto avente ad oggetto una prestazione a titolo oneroso 1. mediante trattative orali sul suo posto di lavoro o nella sfera del suo domicilio privato, tale dichiarazione di volontà è efficace solo qualora il cliente non l'abbia revocata per iscritto entro una settimana . 17. L'articolo 3 della HWiG così dispone 1 In caso di revoca, ciascuna delle parti è tenuta a restituire all'altra le prestazioni ricevute. Il diritto di revoca non è escluso dal deterioramento o dalla perdita dell'oggetto o da altra impossibilità di restituire l'oggetto ricevuto. Il cliente responsabile del deterioramento, della perdita o dell'altra impossibilità è tenuto a corrispondere la differenza di valore o il valore dell'oggetto all'altra parte del contratto. 2 Il cliente, qualora non sia stato informato conformemente all'articolo 2 e non abbia avuto altrimenti conoscenza del suo diritto di revoca, è ritenuto responsabile del deterioramento, della perdita o dell'altra impossibilità di restituzione solo se non ha esercitato la vigilanza che è solito esercitare nei suoi affari. 3 Il valore della cessione dell'uso o dell'utilizzazione di un bene nonché delle altre prestazioni fino al momento dell'esercizio del diritto di revoca, dev'essere rimborsato la perdita di valore intervenuta a causa dell'adeguato utilizzo di un bene o di un'altra prestazione non è presa in considerazione. 4 Il cliente può esigere dall'altra parte la compensazione delle spese necessarie effettuate sul bene . 18. L'articolo 123 del codice civile tedesco B rgerliches Gesetzbuch ,che verte sulla contestazione per atti dolosi o minacce, dispone 1. Chiunque può contestare una dichiarazione di volontà alla cui pronuncia sia stato indotto per atti dolosi o illecite minacce. 2. Qualora il dolo sia opera di terzi, la dichiarazione che doveva essere resa ad altra persona può essere contestata solo se tale persona era a conoscenza del dolo o avrebbe dovuto averne conoscenza . Le controversie di cui alla causa principale 19. Agli inizi degli anni '90, una società di promozione immobiliare faceva costruire nei pressi di Stoccarda un complesso di appartamenti destinati ad essere affittati, in particolare, a uomini d'affari. Tale complesso immobiliare doveva essere gestito come un albergo da una società di gestione operante in qualità di locatario. 20. Gli appartamenti venivano venduti in coproprietà a privati, tra i quali i mutuatari, come investimenti che presentavano vantaggi fiscali. La società di promozione immobiliare ricorreva a tal fine ai servizi di una società di vendita posta sotto il suo controllo che aveva, tra l'altro, elaborato uno scadenziario nel quale venivano riprese le varie tappe necessarie per la realizzazione dell'operazione di acquisto e del suo finanziamento. A sua volta, tale società di vendita faceva intervenire intermediari indipendenti, tra i quali il mediatore sig. W. in prosieguo il mediatore , il quale negoziava gli acquisti oggetto delle controversie di cui alle cause a qua. Il finanziamento dell'acquisto degli appartamenti nella maggior parte dei casi avveniva in un modo tale per cui un istituto bancario la DSL-Bank assumeva a suo conto una parte delle spese con un'ipoteca di primo grado, mentre la banca, che aveva già finanziato il promotore per la costruzione dell'immobile, finanziava il resto delle spese con un'ipoteca di secondo grado. 21. Nelle tre cause a qua, il modo di operare del mediatore consisteva nell'intrattenersi, talvolta a più riprese, con i mutuatari nel loro domicilio privato al fine di presentare loro degli esempi di calcolo e di raccogliere le informazioni personali ed elementi circa la loro solvibilità in vista dell'istituzione di una domanda di finanziamento. Il mediatore ritornava qualche settimana più tardi per fare firmare i contratti di prestito che erano stati redatti nel frattempo dalla banca. Parallelamente a tali iniziative, i corrispondenti contratti di acquisto immobiliare o una procura che autorizzava a stipulare un siffatto contratto venivano verificati da notai. 22. Lo stabile veniva terminato nel febbraio 1993. Cinque mesi dopo tale data la società di gestione cessava di pagare il canone di affitto e, all'inizio del 1994, veniva dichiarata la cessazione dei pagamenti della stessa. La società di promozione immobiliare pagava il canone di locazione previsto sino alla fine del 1993 e nel 1995 falliva. Il tasso di occupazione pianificato non veniva mai raggiunto. 23. In seguito, i ricavi ottenuti dall'investimento si rivelavano insufficienti. In ragione delle restrizioni figuranti nella dichiarazione di ripartizione, gli alloggi non erano in pratica sfruttabili separatamente, essendo escluso ogni uso privato o affitto individuale. 24. Parimenti anche i mutuatari cessavano i loro pagamenti alla banca. 25. A seguito della disdetta dei contratti di prestito da parte dei mutuatari, la banca introduceva un'azione contro ciascuno di essi al fine di ottenere il pagamento dei suoi crediti nonché gli interessi di mora. 26. Per quanto riguarda il sig. Conrads, il Landgericht Bremen accoglieva la domanda della banca con sentenza 4 dicembre 2001. 27. A seguito dell'appello proposto da tale mutuatario avverso la detta sentenza, lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen procedeva a misure di istruzione al fine di stabilire se il contratto di prestito era stato concluso in una situazione di vendita a domicilio. Ne è risultato che il mediatore si è rivolto al detto mutuatario spontaneamente accordandosi con lui sulla partecipazione al piano di risparmio fiscale della società di promozione immobiliare in una situazione di vendita a domicilio. Con sentenza 16 gennaio 2003 lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen annullava la sentenza del Landgericht Bremen e respingeva la domanda in appello. 28. Lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen ha motivato tale rigetto sottolineando, in primo luogo, l'esistenza di una responsabilità della banca in ragione delle informazioni errate fornite sul controllo dell'utilizzo dei fondi e di altri elementi, opponendo, in secondo luogo, al diritto al rimborso del prestito le obiezioni formulate nei confronti del costruttore e giudicando, in terzo luogo, che la revoca del contratto di prestito ai sensi della HwiG era valida. 29. Su questo punto il giudice a quo ha dichiarato che si trattava di una situazione di vendita a domicilio. Per quanto riguarda la questione a chi tale situazione debba essere attribuita, ha citato e applicato i principi stabiliti in materia dall'undicesima sezione del Bundesgerichtshof. Su tale base lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen ha imputato alla banca la situazione di vendita a domicilio di cui attribuiva l'ignoranza alla negligenza della banca, affermando che il termine molto breve previsto dallo scadenziere avrebbe dovuto incentivarla a chiedere maggiori informazioni sulle circostanze nelle quali i contratti venivano negoziati. Invocando l'unità economica tra l'acquisto e il finanziamento, il giudice a quo rifiutava di accogliere la domanda di rimborso della banca ai sensi dell'articolo 3 della HwiG. 30. A seguito del ricorso per Revision proposto dalla banca, il Bundesgerichtshof, con sentenza 27 gennaio 2004, annullava la sentenza dello Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen e rinviava la causa dinanzi allo stesso giudice affinché statuisse ex novo. 31. Per quanto riguarda il sig. Schulzke e la sig.ra Schulzke-L sche, il Landgericht Bremen accoglieva la domanda della banca con sentenza 27 novembre 2001. 32. Lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen adito in appello da tali mutuatari procedeva all'audizione di un testimone. Tale misura ha rilevato che il contratto di mutuo era stato pure concluso a seguito della visita del mediatore nel domicilio dei mutuatari. L'istanza veniva sospesa, tenuto conto del ricorso per Revision nella causa relativa al sig. Conrads. 33. La domanda di rimborso del mutuo formulata dalla banca nei confronti del Sig. Nitschke veniva respinta dal Landgericht Bremen. La detta banca ha presentato appello avverso tale decisione dinanzi alloHanseatisches Oberlandesgericht in Bremen . Le questioni pregiudiziali 34. Lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen precisa, in limine, che, a seguito della citata sentenza Heininger, in Germania è insorta una divergenza tra l'undicesima sezione del Bundesgerichtshof e una serie di giudici di primo e di secondo grado sulle conseguenze giuridiche di tale sentenza. 35. Secondo il giudice a quo, le condizioni del diritto di revoca previste dall'articolo 1 della HwiG sono esse stesse controverse. Fa a questo proposito presente che, secondo la costante giurisprudenza del Bundesgerichtshof, il diritto di revoca non dipende soltanto dall'esistenza di una situazione di vendita a domicilio, ma anche dall'imputabilità di questa. Tale giurisprudenza deriverebbe dalla motivazione ufficiale allegata alla HwiG dove viene raccomandato d'interpretare l'articolo 1 di tale legge sulla base dei principi giuridici dell'articolo 123, numero , del codice civile tedesco e cioè che è possibile imputare i comportamenti dolosi di un terzo a un contraente solo se quest'ultimo era o avrebbe dovuto essere a conoscenza dei comportamenti del terzo. Orbene, secondo il Bundesgerichtshof, ogni persona che, in una situazione di vendita a domicilio, viene presa alla sprovvista e è indotta a dare il proprio consenso a un contratto non dovrebbe essere trattata in modo migliore della vittima di un dolo. Lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen ritiene per contro che la direttiva non contiene alcun elemento che consenta di limitare in tal modo il diritto di revoca, poiché subordina tale diritto unicamente alla situazione di vendita a domicilio. La prima questione verte di conseguenza sulle condizioni nelle quali una situazione di vendita a domicilio dev'essere imputata al mutuante. 36. Lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen si domanda ancora se, in una situazione di vendita a domicilio, la revoca implica necessariamente un obbligo di rimborso. Le sue questioni da due a quattro vertono pertanto sulle conseguenze giuridiche della revoca. 37. A questo proposito, il giudice a quo fa presente che il Bundesgerichtshof parte dal principio che in situazioni quali quelle di cui alla causa a qua, il mutuatario deve rimborsare alla banca l'importo del credito anche quando tale importo è stato versato direttamente a un terzo, nella specie la società di promozione immobiliare. Il detto giudice aggiunge che il Bundesgerichtshof interpreta l'articolo 3, n. 1, della HwiG nel senso che, a seguito della revoca del prestito, il mutuatario deve rimborsare l'importo del mutuo non già alle scadenza previste, ma immediatamente e in una volta sola. 38. Lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen fa riferimento alla domanda di pronuncia pregiudiziale del Landgericht Bochum nella causa Schulte, che ha dato luogo all'odierna sentenza causa C-350/03, non ancora pubblicata nella Raccolta , dove la Corte è stata pure interpellata sulle conseguenze giuridiche della revoca di un contratto di credito fondiario concluso in una situazione di vendita a domicilio. 39. Per quanto riguarda la seconda questione, la quale, come la terza questione del Landgericht Bochum nella citata causa, verte sull'obbligo di rimborso, il giudice a quo sostiene che, per salvaguardare l'effetto utile della direttiva e, in particolare, del suo articolo 5, n. 2, il mutuatario non dev'essere tenuto a rimborsare l'importo del prestito quando, in una situazione di vendita a domicilio, non è stato soltanto incentivato a concludere il contratto di mutuo, ma allo stesso tempo è stato indotto in modo irreversibile ad accettare che l'importo del prestito fosse versato a un terzo senza poterne disporre. Da siffatta istruzione data dal consumatore preso alla sprovvista non dovrebbe derivare alcun obbligo di rimborso. Per quanto riguarda la terza e la quarta questione, lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen fa presente che esse corrispondono alla quarta questione del Landgericht Bochum nella citata causa Schulte. 40. Ciò considerato, lo Hanseatisches Oberlandesgericht in Bremen ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali 1 Se sia compatibile con l'articolo 1, n. 1, della direttiva subordinare i diritti del consumatore, in particolare il suo diritto di recesso, non solo alla condizione che il contratto sia stato stipulato a domicilio, ai sensi dell'articolo 1, n. 1, della direttiva , bensì anche ad ulteriori criteri d'imputabilità, quali quello del consapevole coinvolgimento di un terzo da parte del commerciante nella conclusione del contratto o quello della negligenza del commerciante con riguardo alla condotta del terzo nell'ambito della vendita conclusa a domicilio. 2 . Se sia compatibile con l'articolo 5, n. 2, della direttiva il fatto che, nell'ambito di un mutuo immobiliare, il mutuatario, che abbia non solo stipulato il contratto di mutuo a domicilio, ma che, contemporaneamente e sempre a domicilio, abbia ordinato che il versamento del capitale avvenisse su un conto praticamente sottratto alla sua disponibilità, sia tenuto in caso di recesso a rimborsare al mutuante l'importo mutuato. 3 Se sia compatibile con l'articolo 5, n. 2, della direttiva il fatto che, nell'ambito di un mutuo immobiliare, il mutuatario - qualora a seguito del suo recesso sia obbligato a rimborsare l'importo mutuato - debba rimborsare tale importo non alle scadenze rateali pattuite nel contratto, bensì immediatamente ed in un'unica soluzione. 4 Se sia compatibile con l'articolo 5, n. 2, della direttiva il fatto che, nell'ambito di un mutuo immobiliare, il mutuatario - qualora sia obbligato a rimborsare l'importo mutuato anche in caso di recesso - debba corrispondere gli interessi al tasso di mercato . Sulle questioni pregiudiziali Sulla prima questione 41 Con tale questione il giudice a quo vuole in sostanza sapere se gli articoli 1 e 2 della direttiva devono essere interpretati nel senso che, qualora un terzo intervenga in nome e per conto di un commerciante nella trattativa o nella conclusione di un contratto, l'applicazione della direttiva possa essere subordinata non solo alla condizione che il contratto sia stato stipulato in una situazione di vendita contemplata all'articolo 1 della direttiva, ma anche a quella che il commerciante sia stato o avrebbe dovuto essere stato a conoscenza del fatto che il contratto era stato stipulato in una siffatta situazione. 42. A questo proposito è sufficiente rilevare che l'esistenza di una siffatta condizione supplementare non trova alcun fondamento nella formulazione della direttiva. Infatti, l'articolo 1 di tale direttiva precisa che essa si applica ai contratti stipulati tra un commerciante e un consumatore in una situazione di vendita a domicilio e, secondo l'articolo 2 della medesima direttiva, con la nozione di commerciante ai fini di tale direttiva s'intende la persona che agisce a nome o per conto di un commerciante. 43. Del resto, ammettere una siffatta condizione supplementare sarebbe in contrasto con l'obiettivo della direttiva che è quello di tutelare il consumatore contro l'elemento di sorpresa che è inerente nella vendita a domicilio. 44. Tale interpretazione trova conferma nel punto 43 della sentenza 22 aprile 1999, causa C-423/97, Travel Vac Racc. pag. I-2195 , secondo il quale, affinché il consumatore possa avvalersi del diritto di revoca, è sufficiente che egli si trovi in una delle situazioni obiettive descritte all'articolo 1 della detta direttiva e non è necessario esigere che sia dimostrato che egli sia stato indotto o manipolato dal commerciante. 45. Si deve di conseguenza risolvere la prima questione dichiarando che gli articoli 1 e 2 della direttiva devono essere interpretati nel senso che, qualora un terzo intervenga in nome o per conto di un commerciante nella negoziazione o nella stipula di un contratto, l'applicazione della direttiva non può essere subordinata alla condizione che il commerciante fosse o avrebbe dovuto essere stato a conoscenza del fatto che il contratto era stato stipulato in una situazione di vendita a domicilio rientrante sotto l'articolo 1 della detta direttiva. Sulla seconda, terza e quarta questione 46. Con tali questioni il giudice a quo vuole in sostanza sapere se la direttiva, e più esattamente il suo articolo 5, n. 2, osti a che il mutuatario di un credito immobiliare debba in caso di revoca rimborsare al mutuante l'importo del prestito contratto in una situazione di vendita a domicilio in occasione della quale il mutuante ha fatto versare il detto importo su un conto del quale, in pratica, egli non poteva più disporre e, in caso contrario, se essa osta a che il mutuatario debba rimborsare il prestito non già alle scadenze previste nel contratto, ma immediatamente e in una sola volta pagando interessi al tasso di mercato. 47. Come rilevato dalla banca, dai mutuanti, dai governi tedesco e francese come pure dalla Commissione, si deve osservare che, come altresì constatato dal giudice a quo, la seconda, terza e quarta questione corrispondono in sostanza alla terza e quarta questione sollevate nel procedimento conclusosi con la sentenza Schulte. 48. Orbene, nel rispondere a tali questioni, la Corte ha dichiarato in tale sentenza che la direttiva, in particolare il suo articolo 5, n. 2, non osta a che - il consumatore che si è avvalso del diritto di revoca conformemente a tale direttiva deve rimborsare al mutuante l'importo del prestito, anche se, secondo il dispositivo predisposto nell'investimento finanziario, il prestito serve esclusivamente al finanziamento dell'acquisto del bene immobile e venga versato direttamente al venditore di tale bene - sia richiesto che l'importo del prestito dev'essere rimborsato immediatamente - una normativa nazionale prevede l'obbligo per il consumatore, in caso di revoca di un contratto di credito immobiliare, non solo di rimborsare gli importi ricevuti in forza di tale contratto, ma anche di versare al mutuante gli interessi praticati sul mercato. Tuttavia, in una situazione in cui, se la banca avesse rispettato l'obbligo di informare il consumatore del suo diritto di revoca, questi avrebbe potuto evitare di esporsi ai rischi inerenti ad investimenti come quelli di cui alle cause principali, l'articolo 4 della direttiva impone agli Stati membri di fare in modo che la loro normativa nazionale tuteli i consumatori che non hanno potuto evitare di esporsi a siffatti rischi, con l'adozione di misure idonee a evitare loro di subire le conseguenze del verificarsi di siffatti rischi. 49. Di conseguenza, le questioni sollevate in termini identici a quelli della citata sentenza Schulte, devono essere risolte nel senso che la direttiva, in particolare l'articolo 5, n. 2, non osta a che - il consumatore che si è avvalso del diritto di revoca conformemente a tale direttiva deve rimborsare al mutuante l'importo del prestito, anche se, secondo il dispositivo predisposto nell'investimento finanziario, il prestito serve esclusivamente al finanziamento dell'acquisto del bene immobile e venga versato direttamente al venditore di tale bene - sia richiesto che l'importo del prestito dev'essere rimborsato immediatamente - una normativa nazionale prevede l'obbligo per il consumatore, in caso di revoca di un contratto di credito immobiliare, non solo di rimborsare gli importi ricevuti in forza di tale contratto, ma anche di versare al mutuante gli interessi praticati sul mercato. Tuttavia, in una situazione in cui, se la banca avesse rispettato l'obbligo di informare il consumatore del suo diritto di revoca, questi avrebbe potuto evitare di esporsi ai rischi inerenti ad investimenti come quelli di cui alle cause principali, l'articolo 4 della direttiva impone agli Stati membri di fare in modo che la loro normativa nazionale tuteli i consumatori che non hanno potuto evitare di esporsi a siffatti rischi, con l'adozione di misure idonee a evitare loro di subire le conseguenze del verificarsi di siffatti rischi. Sulle spese 50. Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute per sottoporre osservazioni alla Corte, diverse da quelle delle dette parti, non possono costituire oggetto di rimborso. Per questi motivi, la Corte Seconda Sezione dichiara 1 Gli articoli 1 e 2 della direttiva del Consiglio 20 dicembre 1985, 85/577/CEE, per la tutela dei consumatori in caso di contratti negoziati fuori dei locali commerciali, devono essere interpretati nel senso che, qualora un terzo intervenga in nome o per conto di un commerciante nella negoziazione o nella stipula di un contratto, l'applicazione della direttiva non può essere subordinata alla condizione che il commerciante fosse o avrebbe dovuto essere a conoscenza del fatto che il contratto era stato stipulato in una situazione di vendita a domicilio rientrante sotto l'articolo 1 della detta direttiva. 2 La direttiva 85/577, in particolare il suo articolo 5, n. 2, non osta a che - il consumatore che si è avvalso del diritto di revoca conformemente a tale direttiva deve rimborsare al mutuante l'importo del prestito, anche se, secondo il dispositivo predisposto nell'investimento finanziario, il prestito serve esclusivamente al finanziamento dell'acquisto del bene immobile e venga versato direttamente al venditore di tale bene - sia richiesto che l'importo del prestito dev'essere rimborsato immediatamente - una normativa nazionale prevede l'obbligo per il consumatore, in caso di revoca di un contratto di credito immobiliare, non solo di rimborsare gli importi ricevuti in forza di tale contratto, ma anche di versare al mutuante gli interessi praticati sul mercato. Tuttavia, in una situazione in cui, se la banca avesse rispettato l'obbligo di informare il consumatore del suo diritto di revoca, questi avrebbe potuto evitare di esporsi ai rischi inerenti ad investimenti come quelli di cui alle cause principali, l'articolo 4 della direttiva 85/577 impone agli Stati membri di fare in modo che la loro normativa nazionale tuteli i consumatori che non hanno potuto evitare di esporsi a siffatti rischi, con l'adozione di misure idonee a evitare loro di subire le conseguenze del verificarsi di siffatti rischi.

Corte di giustizia Europea - Sezione quinta - sentenza 25 ottobre 2005 Presidente Skouris - Relatore Gulmann Ricorrente Elisabeth Schulte Causa C-350/03 Tutela dei consumatori - Vendita a domicilio - Acquisto di un bene immobile - Operazione di investimento finanziata con un contratto di mutuo ipotecario - Diritto di recesso - Conseguenze 1. La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull'interpretazione dell'articolo 95, n. 3, CE, nonché della direttiva del Consiglio 20 dicembre 1985, 85/577/CEE, per la tutela dei consumatori in caso di contratti negoziati fuori dei locali commerciali GU L 372, pag. 31, in prosieguo la direttiva , e in particolare degli articoli 3, nn. 2, 4, 5 e 7 della direttiva medesima. 2. Tale domanda è stata sottoposta alla Corte nell'ambito di una controversia tra i coniugi Schulte e la Deutsche Bausparkasse Badenia AG in prosieguo la banca , con riguardo alle conseguenze del recesso, in forza della normativa nazionale applicabile in materia di vendita a domicilio, dal contratto di mutuo ipotecario sottoscritto dai coniugi Schulte presso la banca. Contesto normativo Normativa comunitaria 3. La direttiva mira a garantire ai consumatori degli Stati membri una tutela minima nell'ambito della vendita a domicilio, al fine di tutelarli dal rischio connesso alle circostanze proprie della conclusione di un contratto al di fuori dai locali commerciali del commerciante. Il quarto ed il quinto 'considerando' della direttiva prevedono quanto segue la caratteristica dei contratti conclusi fuori dai locali commerciali del commerciante è che, di regola, il commerciante prende l'iniziativa delle trattative, il consumatore è impreparato di fronte a queste trattative e si trova preso di sorpresa che il consumatore non ha spesso la possibilità di confrontare la qualità e il prezzo che gli vengono proposti con altre offerte [ è opportuno accordare al consumatore il diritto di rescissione da esercitarsi entro un termine non inferiore a sette giorni, per permettergli di valutare gli obblighi che derivano dal contratto . 4. L'articolo 1, n. 1, della direttiva così dispone La presente direttiva si applica ai contratti stipulati tra un commerciante che fornisce beni o servizi e un consumatore -. durante una visita del commerciante i al domicilio del consumatore o a quello di un altro consumatore qualora la visita non abbia luogo su espressa richiesta del consumatore . 5. L'articolo 3, n. 2, lettera a , della direttiva recita quanto segue La presente direttiva non si applica a ai contratti per la costruzione, vendita e locazione di beni immobili e ai contratti relativi ad altri diritti concernenti beni immobili. . 6. L'articolo 4 della direttiva dispone Il commerciante deve informare per iscritto il consumatore, nel caso di transazioni contemplate all'articolo 1, del suo diritto di rescindere il contratto entro i termini di cui all'articolo 5, nonché del nome e indirizzo della persona nei cui riguardi può essere esercitato tale diritto. Detta informazione deve recare una data e menzionare gli elementi che permettono d'individuare il contratto. Essa è consegnata al consumatore a al momento della stipulazione del contratto nel caso dell'articolo 1, paragrafo 1 Gli stati membri fanno sì che la loro legislazione nazionale preveda misure appropriate per la tutela dei consumatori qualora non venga fornita l'informazione di cui al presente articolo . 7. Ai termini dell'articolo 5 della direttiva 1. Il consumatore ha il diritto di rescindere il proprio impegno indirizzando una comunicazione entro un termine di almeno 7 giorni dal momento in cui ha ricevuto l'informazione di cui all'articolo 4, e secondo le modalità e condizioni prescritte dalla legislazione nazionale. 2. Con l'invio della comunicazione il consumatore è liberato da tutte le obbligazioni derivanti dal contratto rescisso . 8. L'articolo 7 della direttiva prevede che [q]ualora il consumatore eserciti il proprio diritto di rescissione, gli effetti giuridici del recesso sono disciplinati a norma della legislazione nazionale, in particolare per quanto riguarda il rimborso dei pagamenti relativi a beni o a prestazioni di servizi, nonché la restituzione di merci ricevute . 9. L'articolo 8 precisa che la direttiva medesima non osta a che gli stati membri adottino o mantengano in vigore disposizioni ancora più favorevoli in materia di tutela dei consumatori nel settore da essa disciplinato . La giurisprudenza della Corte 10. Nella sentenza 13 dicembre 2001, causa C-481/99, Heininger Racc. pag. I-9945 , la Corte ha interpretato la direttiva sotto tre profili. 11. In primo luogo, ha ritenuto la direttiva applicabile ai contratti di mutuo ipotecario, vale a dire ai contratti di credito destinati a finanziare l'acquisto di un bene immobile. Al punto 32 della detta decisione, la Corte ha ritenuto che, anche se tale tipo di contratto si ricollega ad un diritto su un bene immobile, in quanto il mutuo concesso dev'essere garantito da un'ipoteca, tale elemento del contratto non è sufficiente per poter ritenere che detto contratto riguardi un diritto concernente beni immobili ai sensi dell'articolo 3, n. 2, lettera a , della direttiva. 12. La Corte ha quindi ricordato che il consumatore che ha stipulato un contratto di mutuo ipotecario in una situazione di vendita a domicilio dispone del diritto di recesso istituito dall'articolo 5 della direttiva ed ha precisato, al punto 35 della medesima decisione, che le conseguenze di un'eventuale revoca del contratto di mutuo ipotecario, effettuata conformemente alle norme della detta direttiva, sul contratto di acquisto del bene immobile e la costituzione dell'ipoteca devono essere disciplinate dal diritto nazionale. 13. La Corte ha rammentato, infine, che il termine minimo di sette giorni previsto per esercitare il diritto di recesso deve essere calcolato dal momento in cui il consumatore ha ricevuto da parte del commerciante l'informazione relativa al suo diritto di recesso. Al punto 48 della menzionata sentenza Heininger, la Corte ha affermato che la direttiva osta a che il legislatore nazionale applichi un termine di un anno dalla stipulazione del contratto per l'esercizio del diritto di recesso istituito dall'articolo 5 di tale direttiva, qualora il consumatore non abbia beneficiato dell'informazione prevista dall'articolo 4 della direttiva medesima. La normativa nazionale 14. In Germania, la direttiva è stata trasposta nel diritto nazionale dal Gesetz ber den Widerruf von Haust rgesch ften und hnlichen Gesch ften legge tedesca sul recesso dai contratti negoziati fuori dai locali commerciali e transazioni analoghe , del 16 gennaio 1986 BGBl. 1986 I, pag. 122, in prosieguo il HWiG . 15. Nella versione vigente all'epoca dei fatti di cui alla causa principale, l'articolo 1, 1, del HWiG prevede quanto segue Qualora il cliente sia stato indotto ad effettuare una dichiarazione di volontà ai fini della conclusione di un contratto avente ad oggetto una prestazione a titolo oneroso 1. a seguito di trattative orali svoltesi sul suo luogo di lavoro o nell'ambito di un domicilio privato, la detta dichiarazione di volontà ha effetto solo se il cliente non l'ha revocata per iscritto entro una settimana . 16. L'articolo 3 del HWiG dispone quanto segue 1 In caso di recesso, ciascuna delle parti è tenuta a restituire all'altra la prestazione ricevuta. Il recesso non è escluso a causa della deteriorazione o della perdita dell'oggetto o dell'impossibilità di altro genere di restituire l'oggetto ricevuto. Il cliente, laddove sia responsabile della deteriorazione, della perdita o dell'impossibilità di altro genere, è tenuto a versare la differenza di valore o il valore dell'oggetto all'altra parte del contratto. 2 Il cliente, qualora non sia stato informato conformemente all'articolo 2 e non abbia avuto altrimenti conoscenza del proprio diritto di recesso, viene presunto responsabile della deteriorazione, della perdita o dell'impossibilità di altro genere solo se non abbia agito con la diligenza del buon padre di famiglia. 3 Ai fini della cessione del diritto di utilizzare ovvero di impiegare un bene nonché ai fini delle altre prestazioni effettuate sino al momento del recesso, il loro valore deve essere rimborsato la perdita di valore intervenuta in ragione dell'uso corretto del bene o di un'altra prestazione non viene presa in considerazione. 4 Il cliente può esigere dall'altra parte la compensazione delle spese necessarie effettuate sul bene . 17. Il legislatore tedesco ha peraltro trasposto la direttiva del Consiglio 22 dicembre 1986, 87/102/CEE, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri in materia di credito al consumo GU 1987, L 42, pag. 48 , adottando il Verbraucherkreditgesetz legge sul credito al consumo , del 17 dicembre 1990 BGBl. 1990 I, pag. 2840 in prosieguo il VerbrKrG . La detta legge, nella sua versione iniziale, era vigente all'epoca dei fatti di cui alla causa principale e sino al 30 settembre 2000. 18. L'articolo 9 del VerbrKrG dispone quanto segue 1. Un contratto di vendita costituisce un negozio connesso al contratto di mutuo quando il mutuo serva al finanziamento del prezzo di vendita e i due contratti debbano essere considerati costitutivi di un'unità economica. Sussiste un'unità economica quando il mutuante benefici della cooperazione del venditore per la preparazione ovvero la conclusione del contratto di mutuo. 2. La dichiarazione di volontà del consumatore volta alla conclusione del contratto di vendita connesso è valida solo se il consumatore stesso non revochi, ai sensi dell'articolo 7, 1, la propria dichiarazione di volontà volta alla conclusione del contratto di mutuo. L'informazione relativa al diritto di recesso deve contenere l'indicazione che, in caso di recesso, cessa anche la validità del contratto di vendita connesso al contratto di mutuo . Se l'importo netto del mutuo è stato già versato al venditore, il mutuante assume, nei confronti del consumatore, i diritti e gli obblighi del venditore che discendono dal contratto di vendita con riguardo agli effetti giuridici del recesso . . 19. L'articolo 3, 2, del VerbrKrG così dispone Non sono applicabili, inoltre 2. l'articolo 4, 1, quarto periodo, punto 1, lettera b , e gli articoli 7, 9 e 11-13, ai contratti di mutuo in base ai quali il mutuo è subordinato alla costituzione di una garanzia immobiliare ed è concesso secondo gli usi vigenti per i mutui ipotecari e per il loro finanziamento intermedio . Causa principale 20. Secondo la decisione di rinvio, sin dalla fine degli anni 80, la banca finanzia l'acquisto di appartamenti usati. In linea generale, si tratta di immobili edificati nell'ambito della costruzione di case popolari nel corso degli anni 60 e 70, che sono stati rilevati dall'Allgemeine Wohnungsverm gens AG, quindi rinnovati e messi in vendita. La società Heinen & Biege GmbH in prosieguo la Heinen & Biege , che ha come oggetto sociale l'intermediazione di servizi immobiliari e finanziari, si occupava della vendita effettiva degli appartamenti e dell'intermediazione del finanziamento. 21. Nel contesto di tale attività di vendita, i coniugi Schulte venivano contattati, nel febbraio del 1992, da un agente della Heinen & Biege che proponeva loro un investimento finanziario volto all'acquisto di un immobile finanziato tramite mutuo. L'appartamento doveva essere utilizzato da terzi e, per ragioni fiscali, il suo acquisto doveva venire interamente finanziato dal mutuo. 22. Il 28 aprile 1992, i coniugi Schulte acquistavano un appartamento al prezzo di DEM 90 519. Il contratto di compravendita veniva sottoscritto dinanzi al notaio, secondo le disposizioni della normativa nazionale in materia. 23. Al fine esclusivo di finanziare tale acquisto, in data 7 aprile 1992 i coniugi Schulte sottoscrivevano presso la banca un mutuo per DEM 105 000, garantito da un'ipoteca di pari importo sull'appartamento acquistato. Tale garanzia immobiliare veniva costituita con atto notarile dell'8 maggio 1992. In tale atto, inoltre, i coniugi Schulte assumevano la responsabilità personale per il pagamento dell'importo del debito fondiario, accettando la possibilità dell'immediata esecuzione forzata del contratto di mutuo su tutto il loro patrimonio. I coniugi Schulte, inoltre, dovevano aderire, su richiesta della banca, ad un sistema di gestione comune dei proventi della locazione, volto a garantire una ripartizione equa di tutti i proventi della locazione del complesso immobiliare. 24. I coniugi Schulte, peraltro, si impegnavano a concludere con la Banca due contratti di risparmio edilizio, ciascuno relativo alla metà dell'importo del mutuo. Le parti convenivano che il rimborso del mutuo doveva aver luogo destinando a tal fine unicamente il primo contratto di risparmio edilizio. Il contratto di mutuo non conteneva alcuna informazione relativa al diritto di recesso ai sensi del HWiG. 25. In seguito alla conclusione di tali diversi contratti ed alla costituzione delle garanzie previste dal contratto di mutuo, la banca, in base all'ordine scritto dei coniugi Schulte, versava direttamente alla società venditrice del bene l'importo di DEM 101 850. 26. Poiché i coniugi Schulte venivano meno ai loro obblighi di pagamento mensile previsti dal contratto di mutuo, la banca procedeva alla risoluzione del contratto, richiedendo il rimborso immediato e, a fronte del protrarsi dell'inadempimento, provvedeva all'esecuzione forzata sulla base dell'atto notarile dell'8 maggio 1992. 27. Nel novembre 2002 i coniugi Schulte recedevano dal contratto di mutuo sulla base dell'articolo 1 del HWiG e avviavano, dinanzi al Landgericht Bochum, un'azione di opposizione avverso l'esecuzione forzata. 28. Dinanzi al detto giudice essi deducevano che, nel febbraio 1992, erano stati contattati a domicilio da un agente della Heinen & Biege che aveva proposto loro una soluzione che consentiva di realizzare economie fiscali e che, in seguito, in un breve lasso di tempo, nel loro domicilio privato si erano svolti tre incontri informativi durante i quali, oltre al bene immobile, era stato proposto loro il finanziamento integrale dell'operazione e, se del caso, solo quello della banca. Sarebbe stato loro espressamente precisato che il finanziamento del bene immobile sarebbe stato garantito, in ragione del tipo di investimento finanziario scelto, dai vantaggi fiscali connessi a tale investimento nonché dai proventi della locazione. Sia il contratto di mutuo sia i contratti di risparmio edilizio sarebbero stati successivamente conclusi nel loro appartamento. 29. A loro avviso, la banca era responsabile dell'operazione di vendita realizzata a domicilio, avendo collaborato strettamente da anni con la società di intermediazione, ove tutta la fase di negoziazione dei contratti veniva garantita per conto della banca. 30. I coniugi Schulte deducevano parimenti che il contratto di vendita e il contratto di mutuo dovevano essere considerati quale unica entità economica, sicché, ai sensi dell'articolo 9, 2, quarto periodo, del VerbrkrG, in ogni caso applicabile analogicamente, sarebbero stati semplicemente tenuti a restituire il titolo di proprietà dell'appartamento. 31. La banca contestava che il contratto di mutuo fosse stato concluso nel contesto di una operazione di vendita a domicilio. Peraltro, anche se ricorresse tale ipotesi, la banca non potrebbe essere ritenuta giuridicamente responsabile, dal momento che l'agente era un collaboratore della società di intermediazione il cui ruolo, con riguardo alla conclusione del contratto di mutuo, sarebbe consistito esclusivamente in un intervento nell'istruzione della pratica e nella trasmissione dei dati. 32. La banca riteneva peraltro che la questione non vertesse sull'accertamento se i coniugi Schulte disponessero di un diritto di recesso a termini del HWiG, dal momento che, anche ammettendo la validità del recesso sulla base dell'articolo 1 del HWiG, essi sarebbero tenuti a rimborsare l'importo del mutuo versato, vale a dire l'importo netto del mutuo, oltre ad un indennizzo per il godimento dei beni, in ragione degli interessi contrattualmente convenuti o, in ogni caso, praticati sul mercato. In subordine, la banca chiedeva con domanda riconvenzionale la condanna dei coniugi Schulte al rimborso della somma versata, vale a dire DEM 101 850, oltre interessi legali. Questioni pregiudiziali 33. Il Landgericht Bochum ricorda che, nel diritto nazionale, il recesso da un contratto di mutuo ipotecario produce la conseguenza dell'annullamento del detto contratto, atteso che ogni parte è tenuta, a termini dell'articolo 3, 1 e 3, del HWiG, a restituire all'altra le prestazioni ricevute e a corrispondere un'indennità di valore pari all'uso fornito fino al momento del recesso. Il detto giudice aggiunge che, secondo costante giurisprudenza del Bundesgerichtshof Corte federale di cassazione tedesca , il mutuo si considera ottenuto dal mutuatario anche se l'importo relativo non sia stato versato al mutuatario medesimo bensì, su suo ordine, ad un terzo. 34. Ne consegue che, nell'ipotesi di recesso da un contratto di mutuo ipotecario concluso in una fattispecie di vendita a domicilio, l'articolo 3, 1 e 3, del HWiG conferiscono alla banca mutuante il diritto ad ottenere il rimborso dell'importo netto della somma mutuata, oltre interessi al tasso di mercato. 35. Il Landgericht Bochum precisa che l'esito della controversia principale dipende principalmente dalla questione se, successivamente all'esercizio, da parte dei coniugi Schulte, del loro diritto di recesso dal contratto di mutuo ipotecario, la banca possa avvalersi del diritto al rimborso immediato e integrale dell'importo del mutuo in forza dell'articolo 3, 1, del HWiG, come interpretato dal Bundesgerichtshof. Il detto giudice ritiene che tale conseguenza sia severa per il consumatore e che nell'ambito del diritto interno possano essere individuate altre soluzioni. 36. In particolare, il contratto di mutuo ipotecario ed il contratto di compravendita immobiliare potrebbero essere considerati come entità economica ai sensi dell'articolo 9, 2, del VerbrKrG, sicché il mutuante, per effetto del recesso dal contratto di mutuo ipotecario, non sarebbe più vincolato al contratto di vendita immobiliare e la banca, conformemente al quarto periodo della detta disposizione, assumerebbe i diritti e gli obblighi del venditore. Il mutuante, pertanto, non sarebbe più tenuto a rimborsare l'importo del mutuo alla banca, bensì unicamente a restituire il bene immobile finanziato dal mutuo medesimo e all'indennizzo del valore pari all'uso frattanto goduto del bene. Sarebbe parimenti possibile, senza far riferimento all'articolo 9, 2, del VerbrKrG, ritenere, sulla base del principio dell'unità economica tra i due contratti, che il recesso da uno di essi implichi parimenti l'invalidità dell'altro, ove il fine di tutela della disposizione relativa al recesso impone di non far pesare sul mutuante l'obbligo di restituire l'importo del mutuo. 37. Il Landgericht Bochum precisa, tuttavia, che, secondo costante giurisprudenza del Bundesgerichtshof, confermata anche successivamente alla menzionata sentenza Heininger, l'articolo 9 del VerbrKrG non è applicabile ai contratti di mutuo ipotecario in ragione dell'articolo 3, 2, del VerbrKrG. Secondo la detta giurisprudenza, il mutuo immobiliare e l'acquisto immobiliare finanziato per mezzo del credito non si considerano quali contratti connessi costituenti un'entità economica. Conseguentemente, il recesso dal contratto di mutuo ipotecario non inficia la validità del contratto di compravendita relativo al bene immobile così finanziato. 38. Il Landgericht Bochum si chiede se una disposizione nazionale quale l'articolo 3 del HWiG, come interpretato dal Bundesgerichtshof, sia conforme al diritto comunitario, poiché le conseguenze giuridiche che discendono dall'interpretazione della detta disposizione, secondo il detto giudice, non soddisfano la finalità di tutela del diritto di recesso. 39. A tale riguardo, il giudice del rinvio deduce che l'obbligo di rimborso che discende dalla detta interpretazione implica, per il consumatore che abbia concluso un contratto di mutuo senza essere stato informato del proprio diritto di recesso e che eserciti, quindi, tale diritto - che, secondo la menzionata sentenza Heininger, non è limitato nel tempo - una situazione meno favorevole, sul piano economico, dell'ipotesi di mantenimento del contratto di mutuo. Dal momento che la sua esecuzione potrebbe provocare l'insolvibilità dei consumatori, l'obbligo di rimborso immediato e integrale potrebbe dissuadere i consumatori dall'esercizio del diritto di recesso riconosciuto dall'articolo 5 della direttiva. 40. Ciò premesso, il Landgericht Bochum decideva di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali 1 Se l'articolo 3, n. 2, lettera a , della direttiva si applichi anche ai contratti di vendita di beni immobili che debbano essere considerati quali mera parte integrante di un tipo di investimento finanziario il cui finanziamento avvenga mediante mutuo e le cui trattative precontrattuali, tanto in relazione al contratto di vendita dell'immobile, quanto al contratto di mutuo diretto esclusivamente al finanziamento, vengono svolte fuori dai locali commerciali ai sensi dell'articolo 1 [della HWiG]. 2 Se i requisiti specifici insiti nel principio dell'elevato livello di protezione in materia di tutela dei consumatori articolo 95, n. 3, CE , nonché quelli dell'efficacia della tutela dei consumatori garantita dalla direttiva siano soddisfatti dalle disposizioni di un ordinamento giuridico nazionale, ovvero dall'interpretazione che di queste viene fatta, che prevedono, quale unica conseguenza della revoca della dichiarazione di volontà diretta alla conclusione del contratto di mutuo, l'annullamento del contratto stesso, anche ove si tratti di investimenti finanziari in cui il mutuo non sarebbe stato concesso senza l'acquisto dell'immobile. 3 Se una normativa nazionale che preveda, quale conseguenza del recesso dal contratto di mutuo, che il consumatore che ha esercitato il proprio diritto di recesso sia obbligato a restituire l'importo del mutuo all'istituto di credito che ha concesso il finanziamento, anche qualora il mutuo, in base al metodo applicato all'investimento, sia diretto esclusivamente al finanziamento dell'immobile e venga versato direttamente al venditore dell'immobile, soddisfi la finalità di tutela di cui all'articolo 5, n. 2, della direttiva , in materia di recesso. 4 Se una disposizione nazionale che preveda, quale conseguenza del recesso, l'obbligo per il consumatore, successivamente all'esercizio del proprio diritto di recesso, di restituire immediatamente il saldo restante dell'importo del mutuo - non ancora rimborsato in base al piano d'ammortamento elaborato per l'investimento - oltre interessi al tasso di mercato, sia incompatibile con un livello di protezione elevato in materia di tutela dei consumatori articolo 95, n. 3, CE , nonché con il principio dell'effettività della tutela dei consumatori sancito dalla direttiva . Sulle questioni pregiudiziali Sulla ricevibilità 41. Le questioni sollevate muovono dalla premessa che il contratto di mutuo di cui trattasi nella causa principale sia stato concluso nell'ambito di una fattispecie di vendita a domicilio. 42. La banca dubita della ricevibilità del rinvio pregiudiziale, atteso che il Landgericht Bochum non avrebbe acclarato se il contratto di mutuo sia stato concluso nell'ambito di una fattispecie di vendita a domicilio e che, sino a quando tale questione non sia stata risolta, il rinvio pregiudiziale presenterebbe carattere ipotetico. 43. Si deve rilevare a questo proposito che spetta esclusivamente al giudice nazionale - cui è stata sottoposta la controversia e che deve assumersi la responsabilità dell'emananda decisione giurisdizionale - valutare, alla luce delle particolari circostanze di ciascuna causa, sia la necessità di una pronuncia pregiudiziale per essere in grado di pronunciare la propria sentenza sia la rilevanza delle questioni che sottopone alla Corte. Tuttavia, la Corte ha ritenuto di non poter statuire su una questione sollevata da un giudice nazionale qualora appaia in modo manifesto, in particolare, che l'interpretazione di una norma comunitaria chiesta da tale giudice non abbia alcuna relazione con l'effettività o con l'oggetto della causa a qua oppure qualora il problema sia di natura ipotetica v. sentenza 15 dicembre 1995, causa C-415/93, Bosman, Racc. pag. I-4921, punti 59 e 61 . 44. Il giudice del rinvio rileva che, se i coniugi Schulte dovessero rimborsare immediatamente e integralmente l'importo del mutuo oltre interessi, non sarebbe più necessario accertare se la banca abbia validamente risolto il contratto di mutuo o se i coniugi Schulte abbiano validamente revocato la loro dichiarazione di volontà volta alla conclusione del contratto di mutuo, conformemente al HWiG. Infatti, in tali due ipotesi, i coniugi Schulte dovrebbero rimborsare immediatamente e integralmente l'importo del mutuo. 45. Ciò premesso, non si può sostenere che le questioni pregiudiziali siano manifestamente ipotetiche o senza alcuna relazione con l'effettività e con l'oggetto della controversia principale. Nel merito Osservazioni preliminari -. Sull'investimento finanziario oggetto della causa principale 46. L'investimento finanziario operato dai coniugi Schulte presenta, in particolare, le caratteristiche che seguono. 47. Un intermediario proponeva alla coppia l'acquisto di un appartamento il cui venditore era una società che aveva acquistato e rinnovato numerosi appartamenti ai fini della rivendita. 48. Per ragioni fiscali, l'acquisto del detto appartamento doveva essere interamente finanziato da un mutuo. 49. Il detto intermediario proponeva di procedere al finanziamento del prezzo di acquisto e delle spese relative all'operazione mediante un mutuo concesso dalla banca, garantito da ipoteca, ove peraltro i coniugi Schulte assumevano la responsabilità personale per il pagamento del debito. 50. Questi ultimi si impegnavano ad aderire ad un sistema di gestione comune dei proventi della locazione degli appartamenti dell'immobile di cui trattasi, sistema che avrebbe dovuto garantire una ripartizione paritaria della totalità dei proventi. 51. L'investimento nell'appartamento, finanziato interamente dal mutuo, non avrebbe dovuto richiedere altre spese da parte dei coniugi Schulte, dal momento che il finanziamento doveva essere rimborsato mediante i proventi della locazione, in connessione, in particolare, con l'effetto di taluni benefici fiscali. 52. Dinanzi alla Corte non è stato contestato che i detti investimenti finanziari implichino i rischi, oltre a quello della sopravvalutazione del valore dell'appartamento all'atto dell'acquisto, in particolare, che i proventi della locazione previsti non si realizzino e che le aspettative relative all'incremento del prezzo dell'immobile si rivelino erronee. 53. Appare evidente che, per i coniugi Schulte, tali ultimi due rischi si siano realizzati. 54. Nella fattispecie della controversia principale, successivamente alla menzionata sentenza Heininger, i coniugi Schulte hanno esercitato il diritto di recesso dal contratto di mutuo, conformemente al HWiG, ritenendo che ciò consentisse loro di liberarsi da tutti i propri obblighi nei confronti della banca. -. Sulla portata delle questioni pregiudiziali 55. Il giudice del rinvio fa presente che, secondo la normativa nazionale applicabile all'epoca dei fatti oggetto della causa principale, se, con il recesso, il mutuante era affrancato da tutti gli obblighi discendenti dal contratto di mutuo, era tenuto a rimborsare immediatamente e integralmente l'importo del mutuo, maggiorato degli interessi. Il detto giudice precisa che, secondo la pertinente normativa nazionale, come interpretata dal Bundesgerichtshof, resta irrilevante il fatto che il mutuo sia stato versato direttamente dalla banca al venditore dell'appartamento e che non è possibile, in una fattispecie come quella di cui alla causa principale, ritenere il contratto di mutuo e il contratto di compravendita come contratti connessi costitutivi di un'unica entità economica. 56. È assolutamente pacifico dinanzi alla Corte - e il Bundesgerichtshof lo ha peraltro affermato nella propria giurisprudenza sentenza 12 novembre 2002, BGHZ 152, 331 - che, in presenza di tali presupposti, nel diritto tedesco, in linea di principio, il recesso dal contratto di mutuo è economicamente poco interessante se non privo di interesse. Il consumatore si troverebbe nella medesima situazione in cui si troverebbe se il recesso non fosse stato compiuto, se non in una situazione più svantaggiosa, in quanto dovrebbe saldare il proprio debito immediatamente e non a scaglioni, come previsto dal contratto. 57. Alla luce di tale rilievo, il giudice del rinvio chiede se la normativa tedesca, determinando in tal modo le conseguenze giuridiche del recesso da un contratto di mutuo concluso in una situazione di vendita a domicilio, sia conforme al diritto comunitario. 58. Le questioni sollevate riguardano, quanto alle prime due, l'incidenza del recesso sul contratto di vendita e, quanto alle ultime due, l'incidenza del recesso sul contratto di mutuo. -. Sulla normativa comunitaria applicabile 59. Nella seconda e nella quarta questione, il giudice del rinvio si richiama all'articolo 95, n. 3, CE, il quale stabilisce che la Commissione, nelle proprie proposte, previste al n. 1 della disposizione medesima in materia di protezione dei consumatori, si basi su un livello di protezione elevato e che il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione europea, nell'ambito delle rispettive competenze, cercheranno di conseguire tale obiettivo. 60. In limine, deve rilevarsi che la detta disposizione, introdotta nel Trattato CE nel 1986 con l'Atto unico europeo, non era applicabile nel 1985, all'epoca dell'adozione della direttiva. 61. Del resto, anche a voler ritenere che fosse stata applicabile, la detta disposizione è rivolta alle varie istituzioni, avente ciascuna il proprio ruolo nel procedimento legislativo comunitario e non può pertanto essere invocata quale fondamento normativo diretto di obblighi vincolanti per uno Stato membro. Tutt'al più, si potrebbe far ricorso alla disposizione medesima quale elemento di interpretazione della direttiva. 62. Pertanto, le norme di diritto comunitario applicabili per risolvere le questioni sollevate sono quelle della direttiva. 63. In limine, si deve ricordare che la direttiva, a termini del proprio articolo 8, non esclude che gli Stati membri adottino o mantengano in vigore disposizioni più favorevoli in materia di tutela dei consumatori nel settore da essa disciplinato. 64. Inoltre, la direttiva si applica, conformemente all'articolo 1 della medesima, a tutti i contratti stipulati tra commercianti e consumatori, ad eccezione di alcuni contratti tassativamente elencati dall'articolo 3, n. 2, della detta direttiva e, segnatamente, dei contratti relativi alla vendita di beni immobili. 65. Infine, la tutela accordata al consumatore che abbia concluso un contratto nel contesto di un'operazione di vendita a domicilio consiste più particolarmente, conformemente all'articolo 5, n. 1, della direttiva, nella possibilità, per il consumatore stesso, di recedere dal contratto entro un termine si sette giorni dal momento in cui ha ricevuto l'informazione del proprio diritto di recesso, ove il commerciante è tenuto a tale obbligo di informazione ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della direttiva. 66. È quanto la Corte ha rammentato, al punto 38 della menzionata sentenza Heininger, sottolineando che, da un lato, la direttiva è volta a tutelare il consumatore contro il rischio derivante dalle circostanze specifiche inerenti alla stipulazione di un contratto avvenuta al di fuori dei locali del commerciante e, dall'altro, che la tutela del consumatore viene garantita con l'istituzione di un diritto di recesso. 67. Quanto alle conseguenze del recesso, l'articolo 5, n. 2, della direttiva prevede che, con il recesso, il consumatore sia affrancato da tutti gli obblighi derivanti dal contratto e l'articolo 7 della direttiva medesima prevede che gli effetti giuridici del recesso siano disciplinati a norma della legislazione nazionale. 68. Al punto 35 della menzionata sentenza Heininger, la Corte si è richiamata a quest'ultima disposizione aggiungendo che, se è pur vero che un contratto di mutuo ipotecario rientra nella sfera di applicazione della direttiva, le conseguenze di un'eventuale revoca di tale contratto - verificatasi conformemente alle norme della detta direttiva - sul contratto di acquisto del bene immobile e sulla costituzione dell'ipoteca sono disciplinate dal diritto nazionale. 69. Orbene, se spetta agli Stati membri disciplinare gli effetti giuridici del recesso, tale competenza deve essere esercitata nel rispetto del diritto comunitario, e più particolarmente delle norme della direttiva, interpretate alla luce del suo obiettivo, in modo tale da garantire che essa produca i propri effetti utili. Gli Stati membri destinatari di una direttiva hanno l'obbligo di adottare, nell'ambito del proprio ordinamento giuridico, tutti i provvedimenti necessari a garantire la piena efficacia della direttiva, conformemente allo scopo che essa persegue v., segnatamente, sentenze 17 giugno 1999, causa C-336/97, Commissione/Italia, Racc. pag. I-3771, punto 19, e 5 dicembre 2002, causa C-324/01, Commissione/Belgio, Racc. pag. I-11197, punto 18 . 70. Va aggiunto che la Corte ha affermato che una direttiva non può di per sé creare obblighi a carico di un singolo e non può quindi essere fatta valere in quanto tale nei suoi confronti. v., segnatamente, sentenze 14 luglio 1994, causa C-91/92, Faccini Dori, Racc. pag. I-3325, punto 20, e 5 ottobre 2004, cause riunite da C-397/01 a C-403/01, Pfeiffer e a., Racc. pag. I-8835, punto 108 . 71. Tuttavia, il giudice nazionale cui sia sottoposta una controversia che ha luogo esclusivamente tra singoli, nell'applicare le norme del diritto interno adottate al fine dell'attuazione degli obblighi previsti dalla direttiva, deve prendere in considerazione tutte le norme del diritto nazionale ed interpretarle, per quanto possibile, alla luce del testo e della finalità di tale direttiva per giungere a una soluzione conforme all'obiettivo da essa perseguito v. sentenza Pfeiffer e.a., cit., punto 120 . Sulla prima e sulla seconda questione, relative all'incidenza del recesso dal contratto di mutuo sul contratto di compravendita 72. Con la prima questione, il giudice del rinvio chiede l'interpretazione dell'articolo 3, n. 2, della direttiva, che esclude dalla sfera di applicazione della direttiva medesima, segnatamente, i contratti relativi alla compravendita di beni immobili. Il detto giudice chiede se la detta esclusione si applichi anche ai contratti di vendita di beni immobili che debbano essere considerati meramente come parte integrante di un tipo di investimento finanziario il cui finanziamento avvenga mediante mutuo e le cui trattative precontrattuali, tanto in relazione al contratto di vendita dell'immobile, quanto al contratto di mutuo diretto esclusivamente al finanziamento, vengano svolte nell'ambito di una operazione di vendita a domicilio. 73. Con la seconda questione il giudice del rinvio chiede, sostanzialmente, se la direttiva osti a norme nazionali che prevedano, quale unica conseguenza del recesso dal contratto di mutuo, l'annullamento del contratto stesso, anche ove si tratti di investimenti finanziari in cui il mutuo non sarebbe stato concesso senza l'acquisto dell'immobile. 74. Dalla decisione di rinvio emerge che il giudice a quo ha sollevato le due dette questioni ritenendo che, in fattispecie come quelle oggetto della causa principale, i due contratti potrebbero costituire contratti connessi costitutivi di un'unica entità economica, sicché il recesso dal contratto di mutuo potrebbe inficiare la validità del contratto di vendita e il mutuatario, a causa del recesso dal primo contratto, potrebbe non essere più vincolato dal secondo. 75. A tale riguardo, si deve anzitutto rilevare che la direttiva esclude espressamente e inequivocabilmente dalla propria sfera di applicazione i contratti di compravendita immobiliari. 76. Mentre altre direttive comunitarie volte alla tutela degli interessi dei consumatori, e, segnatamente, la direttiva 87/102, contengono norme relative ai contratti connessi, la direttiva non prevede alcuna norma di tal genere e non fornisce alcun indizio che induca a presumere l'esistenza implicita di norme siffatte. 77. Secondo alcune delle osservazioni presentate alla Corte, in particolare dal governo francese, dalla sentenza 22 aprile 1999, causa C-423/97, Travel Vac Racc. pag. I-2195 emergerebbe l'applicabilità della direttiva ad un'operazione di vendita a domicilio che sfoci nella conclusione di un contratto di vendita di un immobile, contratto che si integri in modo tale da non poterne essere disgiunto in un complesso di contratti più ampio, comprensivo al tempo stesso di un contratto di mutuo garantito da ipoteca, di un contratto di risparmio edilizio e di un contratto di gestione dell'immobile, ove questi ultimi contratti dovrebbero essere considerati come un contratto di prestazione di servizi di valore superiore a quello dell'immobile. 78. Tale tesi non può essere accolta. Infatti, il contratto di multiproprietà oggetto della menzionata sentenza Travel Vac, che non è stato ritenuto compreso nell'esclusione prevista dall'articolo 3, n. 2, della direttiva, non è paragonabile ai contratti oggetto della causa principale, se non altro perché, nella detta sentenza, sussisteva un unico contratto relativo a diritti su beni immobili e a servizi, ove questi ultimi erano prevalenti, mentre, nella causa principale, ricorrono due operazioni giuridicamente separate aventi, in linea di principio, obiettivi diversi. 79. La Corte ha peraltro già sottolineato, al punto 35 della menzionata sentenza Heininger, che le conseguenze della revoca di un contratto di mutuo ipotecario, operata conformemente alle norme della direttiva, sul contratto di acquisto del bene immobile finanziato dal mutuo e sulla costituzione dell'ipoteca devono essere disciplinate dal diritto nazionale. 80. Ciò premesso, la direttiva, se è pur vero che non esclude che il diritto nazionale, nell'ipotesi in cui i due contratti connessi costituiscano un'unica entità economica, preveda che il recesso dal contratto di mutuo ipotecario incida sulla validità del contratto di vendita di un bene immobile, non impone, in una fattispecie come quella descritta dal giudice del rinvio, un risultato siffatto. 81. Le prime due questioni devono pertanto essere risolte nel senso che -. l'articolo 3, n. 2, lettera a , della direttiva deve essere interpretato nel senso che esso esclude dalla sfera di applicazione della direttiva medesima i contratti di compravendita immobiliari, ancorché essi siano mera parte integrante di un investimento finanziario il cui finanziamento sia garantito mediante mutuo e le cui trattative precontrattuali, tanto in relazione al contratto di vendita dell'immobile, quanto al contratto di mutuo diretto esclusivamente al finanziamento, vengano svolte nel contesto di un'operazione di vendita a domicilio -. la direttiva non osta a norme nazionali che prevedano, quale unica conseguenza del recesso dal contratto di mutuo, l'annullamento del contratto stesso, anche ove si tratti di investimenti finanziari in cui il mutuo non sarebbe stato concesso senza l'acquisto dell'immobile. Sulla terza e sulla quarta questione, relative all'incidenza del recesso sul contratto di mutuo 82. In primo luogo, il giudice del rinvio chiede se la direttiva, e segnatamente l'articolo 5, n. 2, di essa, osti a che il consumatore che abbia esercitato il proprio diritto di recesso conformemente alla direttiva medesima sia obbligato a restituire l'importo del mutuo all'istituto di credito che abbia concesso il finanziamento, anche qualora il mutuo, in base al metodo applicato all'investimento finanziario, sia diretto esclusivamente al finanziamento dell'immobile e venga versato direttamente al venditore dell'immobile stesso. 83. Secondo i coniugi Schulte ed il governo italiano, tale obbligo non soddisfa la finalità di tutela prevista dall'articolo 5, n. 2, della direttiva. I coniugi Schulte sostengono che, nell'ipotesi di una transazione costitutiva di un'unica entità economica artificialmente scissa in un'operazione di acquisto ed una di finanziamento, il diritto di recesso conferito dalla direttiva resta inefficace qualora la risoluzione della transazione si limiti ad una delle due operazioni, vale a dire il contratto di mutuo. A loro avviso, in considerazione della concezione complessiva dell'operazione, il consumatore non ha mai ricevuto personalmente il denaro mutuato, né ha inciso in alcun modo sul versamento del relativo importo. In un'ipotesi siffatta, il fatto che il consumatore debba restituire alla banca l'importo di un mutuo del quale non avrebbe potuto ricevere personalmente il pagamento si porrebbe in contrasto con il principio dell'effetto utile. 84. A tale riguardo, è sufficiente rilevare, al pari della banca, del governo tedesco e della Commissione, che le due circostanze richiamate nella detta questione - vale a dire, il fatto che il mutuo sia diretto esclusivamente al finanziamento dell'immobile e venga versato direttamente al venditore - corrispondono ad una prassi ampiamente diffusa. 85. Peraltro, contrariamente a quanto sostenuto dai coniugi Schulte, non si può ritenere l'importo mutuato come non ricevuto dal mutuatario, dal momento che esso è stato direttamente versato dalla banca mutuante al venditore dell'immobile, laddove - come verificatosi nella causa principale - la banca abbia agito su ordine dei consumatori i quali, dietro versamento dell'importo mutuato, hanno potuto acquisire la proprietà dell'immobile. 86. Pertanto, anche qualora il mutuo sia diretto esclusivamente al finanziamento dell'immobile e venga versato direttamente al venditore dell'immobile stesso, la direttiva non osta a che il consumatore sia obbligato a restituire l'importo del mutuo. 87. In secondo luogo, il giudice del rinvio chiede se, in un'ipotesi come quella oggetto della causa principale, la direttiva osti all'obbligo di restituire immediatamente l'importo del mutuo. 88. A tale riguardo, al pari della banca, del governo italiano e della Commissione, si deve ricordare che, conformemente al disposto dell'articolo 5, n. 2, della direttiva, con l'invio della comunicazione del recesso il consumatore è liberato da tutte le obbligazioni derivanti dal contratto rescisso. Il fatto che, in tal modo, gli obblighi del consumatore vengano meno implica, per il consumatore nonché per il mutuante, il ripristino dello status quo ante. 89. Pertanto, la direttiva non osta all'obbligo per il consumatore, nell'ipotesi di recesso dal contratto di mutuo ipotecario, di restituire immediatamente al mutuante l'importo mutuato. 90. In terzo luogo, il giudice del rinvio chiede se, in una fattispecie come quella oggetto della causa principale, la direttiva osti a che la normativa nazionale preveda l'obbligo per il consumatore, nell'ipotesi di recesso dal contratto di mutuo, non solo di restituire gli importi percepiti in base al detto contratto, ma anche di versare al mutuante gli interessi al tasso di mercato. 91. Secondo i coniugi Schulte, una normativa siffatta è in contrasto con il principio dell'effettività della tutela dei consumatori sancito dalla direttiva. Secondo la banca ed il governo tedesco, anche alla luce del principio dell'effettività della tutela dei consumatori che essa garantisce, la direttiva non prevede alcun obbligo che osti a tale normativa nazionale. 92. A tale riguardo, si deve ricordare che l'esercizio del diritto di recesso previsto dall'articolo 5, n. 1, della direttiva, nell'ambito di un contratto di mutuo, determina, ai sensi del n. 2 della disposizione medesima, la liberazione del consumatore da tutte le obbligazioni derivanti dal contratto rescisso, il che implica il ripristino dello status quo ante. 93. Pertanto, la direttiva non osta a che la normativa nazionale preveda l'obbligo per il consumatore, nell'ipotesi di recesso dal contratto di mutuo ipotecario, non solo di restituire gli importi percepiti in base al detto contratto, ma anche di versare al mutuante gli interessi al tasso di mercato. Sugli obblighi che derivano dalla direttiva nell'ipotesi di violazione dell'obbligo di informare il consumatore del proprio diritto di recesso 94. Se è vero che la direttiva non osta, in linea di principio, al fatto che le norme nazionali - a termini delle quali il consumatore che receda da un contratto di mutuo debba restituire immediatamente e integralmente il mutuo, maggiorato degli interessi al tasso di mercato - trovino applicazione in fattispecie in cui il commerciante abbia rispettato l'obbligo di informazione del consumatore, obbligo impostogli dall'articolo 4 della direttiva, lo stesso ragionamento non si applica necessariamente qualora il commerciante sia venuto meno a tale obbligo. 95. A tale riguardo si deve ricordare che, ai sensi dell'articolo 4, terzo comma, della direttiva, spetta agli Stati membri controllare che la loro legislazione nazionale preveda misure appropriate per la tutela dei consumatori qualora non venga fornita l'informazione relativa al diritto di recesso. 96. Si deve rilevare che un elemento pertinente nella valutazione della controversia principale è costituito - nell'assunto che il giudice del rinvio abbia ritenuto validamente effettuato il recesso - dal fatto che la banca non ha informato i coniugi Schulte in merito al loro diritto di recesso e che essi non hanno risolto il contratto se non trascorsi vari anni. 97. Se la banca avesse informato in tempo utile i coniugi Schulte in merito al loro diritto di recesso, conformemente al HWiG, essi avrebbero avuto sette giorni per ritornare sui loro passi, revocando quindi la conclusione del contratto di mutuo. Se essi avessero scelto, allora, di revocare il detto contratto, è pacifico che, in considerazione della connessione tra il contratto di mutuo e il contratto di vendita, quest'ultimo non si sarebbe concluso. 98. Laddove la banca non abbia rispettato l'obbligo di informazione ad essa incombente in forza dell'articolo 4 della direttiva, il consumatore, qualora debba restituire l'importo del mutuo conformemente alla normativa tedesca, come precisata dalla giurisprudenza del Bundesgerichtshof, si trova esposto ai rischi inerenti a investimenti finanziari quali quelli oggetto della causa principale, ricordati al punto 52 della presente sentenza. 99. Orbene, in una fattispecie come quella oggetto della causa principale, il consumatore, se fosse stato informato in tempo utile del proprio diritto di recesso, avrebbe potuto evitare di esporsi a tali rischi. 100. Ciò premesso, la direttiva fa obbligo agli Stati membri di adottare misure idonee per evitare al consumatore di sostenere le conseguenze del verificarsi di tali rischi. Gli Stati membri devono quindi garantire che, in situazioni di tal genere, la banca che non abbia rispettato l'obbligo di informazione sopporti le conseguenze del verificarsi dei detti rischi, al fine di rispettare l'obbligo di tutela dei consumatori. 101. Pertanto, in una fattispecie nella quale, se la banca avesse informato il consumatore del suo diritto di recesso, questi avrebbe potuto evitare di esporsi ai rischi inerenti ad investimenti come quelli oggetto della causa principale, l'articolo 4 della direttiva fa obbligo agli Stati membri di garantire che le rispettive normative nazionali tutelino i consumatori che non abbiano potuto evitare di esporsi a tali rischi, adottando provvedimenti tali da evitare che essi si trovino esposti alle conseguenze della realizzazione dei rischi medesimi. 102. Come si è ricordato al punto 71 della presente decisione, spetta ai giudici nazionali interpretare, per quanto possibile, la normativa nazionale al fine di realizzare il risultato indicato al punto 101 della decisione medesima. 103. Alla luce delle suesposte considerazioni, occorre procedere alla soluzione della terza e della quarta questione nel senso che la direttiva non osta a che -. il consumatore che abbia esercitato il proprio diritto di recesso conformemente alla direttiva medesima sia obbligato a restituire l'importo del mutuo all'istituto mutuante, anche qualora il mutuo, in base al metodo applicato all'investimento finanziario, sia diretto esclusivamente al finanziamento dell'acquisto dell'immobile e venga versato direttamente al venditore dell'immobile medesimo -. l'importo del mutuo debba essere versato immediatamente -. una normativa nazionale preveda l'obbligo per il consumatore, nell'ipotesi di recesso da un contratto di mutuo ipotecario, non solo di restituire gli importi percepiti in base al detto contratto, ma anche di versare al mutuante gli interessi al tasso di mercato. Tuttavia, in una fattispecie nella quale, se la banca avesse adempiuto l'obbligo di informare il consumatore in merito al suo diritto di recesso, questi avrebbe potuto evitare di esporsi ai rischi inerenti ad investimenti come quelli oggetto della causa principale, l'articolo 4 della direttiva fa obbligo agli Stati membri di garantire che le rispettive normative nazionali tutelino i consumatori che non abbiano potuto evitare di esporsi a tali rischi, adottando provvedimenti tali da evitare che essi si trovino esposti alle conseguenze della realizzazione dei rischi medesimi. Sulle spese 104. Nei confronti delle parti della causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione. PQM 1 L'articolo 3, n. 2, lettera a , della direttiva del Consiglio 20 dicembre 1985, 85/577/CEE, per la tutela dei consumatori in caso di contratti negoziati fuori dei locali commerciali deve essere interpretato nel senso che esso esclude dalla sfera di applicazione della direttiva medesima i contratti di compravendita immobiliari, ancorché essi siano mera parte integrante di un investimento finanziario il cui finanziamento sia garantito mediante mutuo e le cui trattative precontrattuali, tanto in relazione al contratto di vendita dell'immobile, quanto al contratto di mutuo diretto esclusivamente al finanziamento, vengano svolte nel contesto di un'operazione di vendita a domicilio. 2 La direttiva 85/577 non osta a norme nazionali che prevedano, quale unica conseguenza del recesso dal contratto di mutuo, l'annullamento del contratto stesso, anche ove si tratti di investimenti finanziari in cui il mutuo non sarebbe stato concesso senza l'acquisto dell'immobile. 3 La direttiva 85/577 non osta a che -. il consumatore che abbia esercitato il proprio diritto di recesso conformemente alla direttiva medesima sia obbligato a restituire l'importo del mutuo all'istituto mutuante, anche qualora il mutuo, in base al metodo applicato all'investimento finanziario, sia diretto esclusivamente al finanziamento dell'acquisto dell'immobile e venga versato direttamente al venditore dell'immobile medesimo -. l'importo del mutuo debba essere versato immediatamente -. una normativa nazionale preveda l'obbligo per il consumatore, nell'ipotesi di recesso da un contratto di mutuo ipotecario, non solo di restituire gli importi percepiti in base al detto contratto, ma anche di versare al mutuante gli interessi al tasso di mercato. Tuttavia, in una fattispecie nella quale, se la banca avesse adempiuto l'obbligo di informare il consumatore in merito al suo diritto di recesso, questi avrebbe potuto evitare di esporsi ai rischi inerenti ad investimenti come quelli oggetto della causa principale, l'articolo 4 della direttiva 85/577 fa obbligo agli Stati membri di garantire che le loro rispettive normative tutelino i consumatori che non abbiano potuto evitare di esporsi a tali rischi, adottando provvedimenti tali da evitare che essi si trovino esposti alle conseguenze della realizzazione dei rischi medesimi.