Cia, sequestri e carceri: l'Italia non collabora all'inchiesta sugli Stati membri

Il governo Berlusconi tace. Inadempienti anche San Marino, il Belgio, la Bosnia-Erzegovina e la Georgia

Per negligenza o per omissioni, l'Italia non risponde alle domande poste dal Consiglio d'Europa sulle presunte detenzioni segrete della Cia e sul trasporto illegale di persone dagli Stati membri verso Paesi in cui si pratica la tortura, e finisce nella lista degli inadempienti assieme alla Repubblica di San Marino, al Belgio, alla Bosnia-Erzigovina e alla Georgia. L'obiettivo dell'inchiesta istituita dal segretario generale del Consiglio d'Europa, Terry Davis, era stabilire se gli Stati membri, tutti firmatari della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, abbiano osservato, in particolare, gli articoli 3 divieto di tortura , 5 diritto alla libertà e alla sicurezza e 6 diritto a un giusto processo . Norme che, tra l'altro, prevedono obblighi positivi, ossia, richiedono ai governi di prevenire ogni tipo di violazione, attraverso l'adozione di provvedimenti specifici. Ho inviato un elenco di domande dettagliate ai 46 governi dei nostri Paesi membri , ha comunicato ieri Terry Davis al Consiglio dei Ministri, chiedendo quali leggi siano state adottate per proteggere gli individui da scomparse forzate, detenzioni segrete e trasferimenti eccezionali verso luoghi dove avrebbero potuto subire torture o essere esposti a trattamenti inumani o degradanti e come queste leggi siano state applicate dal 1 gennaio 2002. I governi di 41 Paesi hanno risposto entro la data prefissata . Allo scadere della mezzanotte del 21 febbraio, all'appello mancano infatti in cinque. L'Ambasciatore italiano si è affrettato a scrivere promettendo una risposta da parte del governo Berlusconi entro il pomeriggio di ieri. Il commento di Davis è laconico Vorrei ricordare che non rispondere equivale a infrangere la Convenzione che sostiene la tutela dei diritti umani in tutto il Continente. Occorre urgentemente porre rimedio a questa violazione . Il prossimo primo marzo a Strasburgo, nel corso di una conferenza stampa, saranno resi noti i risultati che, a detta di Davis, faranno emergere eventuali inadempienze. Per quanto particolareggiato sia il questionario, resta però sempre il fatto che sono gli stessi governi a compilarli. Più incisivo sarebbe stato, invece, procedere direttamente inviando funzionari di Strasburgo a effettuare l'indagine in loco. Il 23 novembre scorso Davis aveva deciso di aprire un'inchiesta formale in seguito ad alcune vicende successe in Europa relative al trasporto segreto di persone sospettate di essere implicate in atti terroristici dei veri e propri rapimenti effettuati da agenti segreti stranieri a volte con la complicità diretta o indiretta delle forze dell'ordine del luogo. Fatti come quello dell'ex imam di Milano, l'egiziano Abu Omar, misteriosamente scomparso dall'Italia nel febbraio del 2003 e di cui emergono i primi sconcertanti scenari soltanto nell'estate del 2005. Non mi interessa verificare se le presunte attività della Cia siano conformi alla legge statunitense , dichiarò Davis annunciando l'inchiesta, ma sapere se i nostri Stati membri rispettano la Convenzione dei diritti dell'uomo. Possiamo avere un'opinione politica e morale sull'operato degli Stati Uniti , aggiunse il segretario generale, ma abbiamo solo l'autorità giuridica per indagare su ciò che accade nei Paesi europei . L'Italia preferisce tacere. g.d.p.