Dal buon padre di famiglia al giocatore d’azzardo

Nel mio articolo del 22 luglio 2016 ponevo questo problema Se le Casse di previdenza sono amministrazioni pubbliche, possono investire i contributi previdenziali che sono tributi corrisposti obbligatoriamente dagli iscritti in asset rischiosi? O non piuttosto, come avviene nel caso della Social Security Administration l'INPS degli USA che da sempre ha un Trust Fund che investe solo in titoli speciali del Tesoro, dovrebbero limitarsi ad investire in titoli del debito pubblico italiano come avveniva prima del d.lgs. n. 509/94?

La mia domanda, ovviamente, è rimasta senza risposta ma nel frattempo il decreto, che ha da tempo concluso il suo iter formativo, nonostante le numerose assicurazioni, non è ancora stato inviato in Gazzetta Ufficiale per la pubblicazione. Dichiarazioni del Presidente dell'AdEPP. Recentemente il Presidente dell'AdEPP, Associazione che riunisce gran parte delle Casse di previdenza dei professionisti, riferendosi in particolar modo all'atteso Decreto sugli investimenti, ha dichiarato Alcuni principi portati in esso non ci convincono molto. Primo perché è un Decreto in cui in alcuni passaggi si parla di limiti, di tetti, di divieti e crediamo sia ormai una evidenza comune che bisogna cavalcare le opportunità, valutare che ci siano gli asset corretti, che ci sia una gestione del rischio corretta e che ci siano i presupposti per poter effettuare gli investimenti, ma non delle limitazioni. Abbiamo un codice di autoregolamentazione e siamo vigilati dai Ministeri. Il codice degli appalti ingesserebbe il sistema . Si comprende, per l’ammissione del Presidente AdEPP, che ciò che non va alle Casse di previdenza è il richiamo al codice degli appalti e quindi alle gare con evidenza pubblica, principio questo inserito da Cantone. Luigi Berliri oggi su mondoprofessionisti.eu così scrive Potrebbe finalmente cessare il taglieggiamento sulle casse di previdenza privato da parte del Tesoro. A lasciarlo intravedere il Vice ministro dell’economia, Enrico Morando, Nella legge di Bilancio ha dichiarato Morando - abbiamo scelto la strada di defiscalizzazione di una quota importante di investimenti delle Casse di Previdenza, qualora si rivolgano a finanziare l’economia reale del Paese in modo stabile, nel tempo, per almeno 5 anni abbandonando la strada del credito di imposta che non ha avuto successo per responsabilità di tutti. Lo credo ha aggiunto Morando che sia una strada molto promettente a condizione però che venga accompagnata da altre misure che spero potremmo prendere molto tempestivamente già nelle prossime settimane, che siano in grado di favorire il fatto che le imprese possano trovare capitali per finanziare il loro debito anche al di fuori delle banche quindi meno banco centrico e a condizione che il Sistema finanziario si organizzi per fare in modo che questo processo attiri il risparmio delle famiglie italiane ad investire in questa direzione. Visto che i titoli di Stato rendono poco. Un altro tassello di un mosaico volto sostanzialmente a fare in modo che il Paese possa crescere di più perché tornano a crescere gli investimenti. Sostenere gli investimenti sia quelli pubblici sia quelli privati è la scelta fondamentale di cui abbiamo bisogno, c’è bisogno di introdurre qualche misura di schok positivo importante per fare in modo che la crescita non sia +1 virgola ma sia + 3 o + 4 virgola. Da questo punto di vista ha sottolineato il Vice ministro mi pare ci siano due problemi per gli investimenti pubblici e per quelli delle Casse private, il problema del codice degli appalti e lì bisogna portare rapidamente a verifica semplicemente la conoscenza dei dati. Se il blocco è stato temporaneo, dovuto a necessità di mettere a punto le competenze necessarie per gestire il nuovo codice benissimo, allora gli investimenti ripartiranno. Se invece il blocco dovesse perdurare è chiaro che il problema è il codice degli appalti e quindi va rivisto. Verificare quindi al più presto se il nuovo codice degli appalti riduce la platea di potenziali gestori e rallenta i tempi di investimento. Quindi ha concluso Morando per sintetizzare portare immediatamente a regime con il decreto attuativo la defiscalizzazione che abbiamo introdotto nella legge di bilancio e accompagnare subito queste misure con degli interventi sulla finanza d’impresa che consenta rapidamente alle famiglie di orientare una parte dei propri risparmi in questa direzione e alle imprese di rivolgersi a questo mercato dei capitali per avere le risorse necessarie per realizzare i propri investimenti . In buona sostanza si sta cercando di trasformare le Casse di previdenza dei professionisti in banche in favore dell’economia reale italiana. Il fine è nobile, ma lo strumento è assolutamente inadeguato perché il patrimonio delle Casse è costituito da montante contributivo obbligatorio destinato a garantire le pensioni dei professionisti. L’impiego di tali risorse deve quindi essere guidato dalla prudenza del buon padre di famiglia che non può consentire di cavalcare le opportunità dei mercati. Dopo il tentativo, frustrato per la opposizione della base, del finanziamento al Fondo Atlante lo Stato ci riprova in altro modo ma l’obiettivo è sempre quello di mettere le mani sul patrimonio delle Casse di previdenza dei professionisti italiani. O meglio è la maggioranza che ci riprova con la bozza di revisione della normativa sulle Casse a firma Titti Di Salvo e Lello Di Gioia che ho già commentato negativamente. Se il patrimonio è costituito da tributi obbligatoriamente versati dagli iscritti lo Stato emetta un bond dedicato garantendo alle Casse un rendimento del 2% netto annuo oltre alla restituzione del capitale a 10 anni in tal modo tutti gli organismi finanziari delle Casse vanno a casa con notevole risparmio di denaro. Il fai da te non si addice al buon padre di famiglia! Il 15 marzo 2017 Rocco Aprile del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, Ispettorato Generale per la spesa Sociale ha scritto alcune cose molto interessanti che sono