Avvocatura shock … gli avvocati invisibili

Cassa Forense sulla Rivista La previdenza forense 2/3 2016 ha pubblicato i dati statistici dell’Avvocatura italiana. Al 31 dicembre 2016 risultano iscritti 239.848 avvocati dei quali 226.762 avvocati attivi e 13.086 pensionati attivi.

Cassa Forense sulla Rivista La previdenza forense 2/3 2016 ha pubblicato i dati statistici dell’Avvocatura italiana si vedano i miei scritti Avvocati invisibili un calvario senza welfare e senza clienti in Diritto e Giustizia, 20/3/2013 e I numeri dell’Avvocatura italiana anno 2015 in Diritto e Giustizia, 19/2/2016 . Volume d’affari. Al 31 dicembre 2016 risultano iscritti 239.848 avvocati dei quali 226.762 avvocati attivi e 13.086 pensionati attivi. Il reddito e il volume d’affari risulta in leggerissimo aumento ma vi è un problema perché tra gli iscritti ve ne sono ben 20.642 pari al 8,6% che non hanno inviato il Modello 5 e dei quali quindi Cassa Forense conosce l’esistenza e l’ubicazione ma non il reddito e il volume d’affari. Ho chiesto a Cassa Forense se i 20.642 avvocati hanno versato il contributo minimo e se sono stati conteggiati nella statistica, quanto a reddito e volume d’affari. Non ho avuto risposta. Questi 26.642 avvocati quindi da punto di vista reddituale sono invisibili e quindi, non conoscendo Cassa Forense i dati, non ne tiene conto nelle medie reddituali. Ne consegue che le medie vanno prese con le pinze. Il comma 8 dell’art. 21, legge n. 247/2012 prevede che l’iscrizione agli Albi comporta la contestuale iscrizione alla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense . In attuazione dei commi 8 e 9 della legge n. 247/2012 Cassa Forense ha emanato il regolamento di attuazione. L’art. 1 di tale regolamento, deliberato dal Comitato dei Delegati il 31 gennaio 2014 e approvato con nota ministeriale del 7 agosto 2014 in Gazzetta Ufficiale del 20 agosto 2014, prevede che a decorrere dall’entrata in vigore del regolamento, o dalla data di iscrizione all’Albo, se successiva, l’iscrizione alla Cassa è obbligatoria per tutti gli avvocati iscritti agli Albi professionali forensi. L’iscrizione viene deliberata d’ufficio dalla Giunta esecutiva della Cassa, non appena sia pervenuta comunicazione dell’iscrizione in un albo forense. Ai sensi dell’art. 2 del medesimo regolamento i Consigli dell’Ordine, e il Consiglio Nazionale Forense per gli iscritti nell’Albo speciale, danno notizia alla Cassazione delle iscrizioni agli Albi da essi deliberate entro e non oltre 30 giorni dalla delibera. Entro 60 giorni dall’entrata in vigore del regolamento i Consigli dell’Ordine e il Consiglio Nazionale Forense per gli iscritti nell’Albo speciale trasmettono alla Cassa gli elenchi degli iscritti agli Albi alla data di entrata in vigore del regolamento. Dai dati ufficiali di Cassa Forense risulta quindi che 20.642 avvocati non hanno inviato il Modello 5 con la comunicazione del reddito e del volume d’affari. Rispetto ai dati del 2014 vi è stata una diminuzione soltanto dello 0,3%. Questo significa che le procedure previste dagli artt. 10 e 11 del vigente regolamento contributi non hanno funzionato e, a seguire, che i Ministeri Vigilanti e la Corte dei Conti non hanno fatto attenzione all’esistenza di questo esercito di avvocati invisibili che rappresenta una vera e propria mina vagante in grado di sconquassare il sistema previdenziale forense. Gli articoli citati prevedono questo Ho ragione di ritenere che questa procedura o non è stata avviata o non ha sortito l’effetto sperato. È indispensabile quindi che Cassa Forense chiarisca al più presto chi sono questi 20.642 avvocati invisibili, dove risiedono, che cosa fanno, se esercitano la professione forense in regime di concorrenza sleale con tutti gli altri perché, evidentemente, non versano la contribuzione previdenziale prescritta dai vigenti regolamenti e perché non sono stati o regolarizzati o cancellati. Se, per ipotesi, fossero titolari di reddito zero andrebbero ad aggiungersi ai già accertati 20.982 professionisti che dichiarano reddito pari o inferiore a zero. Con il raddoppio dell’attuale percentuale che dal 9,8% degli iscritti passerebbe al 18,4% e in grado, quindi, di modificare sensibilmente tutte le medie relative ai redditi e al volume d’affari con inevitabili ripercussioni sul bilancio tecnico ai fini della sostenibilità di lungo periodo.