False fatture, la società deve provare l'estraneità

Accolto il ricorso del fisco non basta aver presentato querela nei confronti di un'azienda che ha contabilizzato ricevute inesistenti per evitare l'accertamento di maggior Iva

Non è sufficiente per scongiurare il pericolo di accertamento di maggior Iva presentare querela di falso relativamente alle fatture emesse per operazioni inesistenti. Infatti la società contribuente deve provare con ogni mezzo la sua estraneità ai documenti fiscali rinvenuti in un'altra impresa. Lo ha chiarito la Cassazione nella sentenza 7314/06 - depositata il 29 marzo e qui leggibile tra gli allegati - con cui ha accolto il ricorso del Fisco e rovesciato le decisioni dei giudici di merito. Questi, in entrambe i gradi del giudizio, avevano annullato gli avvisi di accertamento emessi dall'ufficio Iva per il recupero della maggiore imposta. E, infatti, la società aveva impugnato tali avvisi puntando il dito sulla sua estraneità alla redazione e quindi all'emissione delle fatture trovate presso una società che, aveva definito, terza. I giudici di merito avevano avallato questa teoria proprio sul presupposto della mancata prova del coinvolgimento dell'impresa. Quindi, secondo loro, le prove raccolte dalla guardia di finanza non erano affatto sufficienti. A rovesciare questa decisione ci ha pensato la Cassazione che ha accolto in pieno il ricorso del Fisco e respinto quello introduttivo della contribuente. La soluzione poggia sulla norma contenuta nell'articolo 54 del Dpr 633/72 che abilita l'ufficio a procedere alla rettifica sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti, tratte da atti e documenti in loro possesso, anche quando si tratti di verbali relativi ad ispezioni eseguite nei confronti di altri contribuenti . Tanto più in presenza di un quadro gravemente indiziario, dato dall'irregolarità della contabilità e dall'omissione della dichiarazione Iva. In altre parole è la società contribuente che deve fornire la prova certa della sua estraneità alle fatture emesse. Non è sufficiente a tali fini la querela di falso. Certamente non poteva bastare allo scopo , si legge nelle motivazioni, in assenza di altri affidabili elementi probatori, la mera presentazione di una querela di falso il cui esito, che in questo caso, è rimasto ignoto nei confronti di colui al quale la società intimata affermava attribuire la redazione delle fatture suppostamente non emesse . Debora Alberici