Penalisti, Mastella apre al dialogo

Rinnovati i vertici dell'Unione Camere penali. Dominioni vedremo come si svilupperà questo confronto

Nel segno della continuità con uno sguardo al futuro. Lo scorso fine settimana ad Ancona si è svolto l'XI Congresso nazionale dell'Unione delle camere penali. Il nuovo presidente, Oreste Dominioni, è stato eletto per acclamazione, Beniamino Migliucci resta vicepresidente, Renato Borzone è il nuovo segretario, Lodovica Giorgi tesoriere mentre la giunta sarà composta da Roberto D'Errico, Daniele Grasso, Bartolo Iacono, Vincenzo Ioppoli, Raffaele Lepore, Vincenzo Maiello, Emiliana Olivieri, Eriberto Rosso e Vando Scheggia. Il nuovo esecutivo si insedia in un momento molto particolare per i penalisti che dal prossimo mercoledì si asterranno dalle udienze per tre giorni. Uno sciopero indetto dalla scorsa giunta - ha detto il neo segretario Borzone - ma che noi condividiamo in pieno nel segno delle continuità con il precedente esecutivo ma proiettati verso il futuro. Non è stato un Congresso scontato - ha continuato Borzone - si è svolto con grande successo, con la presenza di centouno Camere penali, per 253 delegati e siamo molto soddisfatti per come si sono svolti i lavori . Secondo Borzone occorre fare una riflessione sull'ipoteca che ha la magistratura associata sulle riforme in materia di giustizia , servono iniziative di carattere culturale e politico per far capire anche il punto di vista dell'avvocatura. Soprattutto bisognerebbe ragionare su cosa è diventato il Consiglio superiore della magistratura e rilanciare la vecchia battaglia della separazione delle carriere non senza ribadire la necessità della specializzazione per l'accesso e la formazione dell'avvocato. Un tema, questo, rispetto al quale l'Ucpi vuole imprimere una forte accelerazione. Il neo presidente Dominioni ha ribadito le necessità dei penalisti già inserite nel suo programma vedi tra gli arretrati del 6 ottobre 2006 . Rivedere innanzitutto la legge Bersani, per la quale noi chiediamo profonde modifiche - ha illustrato Dominioni - perché quando si parla di questo provvedimento si trascura il tema della riqualificazione dell'avvocato, delle specializzazioni, che per noi è essenziale . L'altro fronte è ovviamente il rapporto con la politica Per quanto riguarda la sospensiva, mi sembra che ormai per il primo passaggio al Senato sia cosa fatta - ha continuato il neo presidente riferendosi al Ddl Mastella sulla sospensione dell'efficacia dei decreti delegati della riforma dell'ordinamento giudiziario, sin dall'inizio osteggiata dai penalisti - mentre il problema è il tipo di approccio che questo governo ha soprattutto nei contenuti in tema di giustizia . Dominioni, ad esempio, vorrebbe sapere che cosa si intende quando si dichiara di voler fare un processo più breve , di sicuro però, l'elaborazione delle soluzioni di problemi riguardanti la giustizia fino a questo momento è stata fatta avendo come interlocutore quasi esclusivo l'Associazione nazionale magistrati, recependone i contenuti delle proposte . Il nuovo vertice per il momento resta alla porta ci ripromettiamo di avere un maggiore dialogo, poi per le nostre risposte si vedrà . E di reciproca collaborazione ha parlato il Guardasigilli Clemente Mastella, inviando a Dominioni un telegramma di auguri. Nella consapevolezza dell'importanza del ruolo che l'avvocatura deve ricoprire - ha scritto Mastella - per l'attuazione di un efficace processo riformatore in materia di giustizia e con la certezza di poter realizzare con l'organismo da lei presieduto una proficua interlocuzione per il miglioramento del sistema giudiziario, nell'interesse dei cittadini e delle istituzioni, le formulo i miei migliori auguri di buon lavoro . Nel congratularsi, il Guardasigilli ha anche manifestato la sua disponibilità ad un incontro per importare una reciproca collaborazione. I penalisti si sono detti disponibili, resta adesso da vedere come questo dialogo verrà sviluppato. p.a.

XI Congresso delle camere penali Ancona 6 - 8 ottobre 2006 Mozioni congressuali approvate Mozione congressuale n. 1 Il Congresso dell'Unione delle Camere Penali italiane visti -la delibera sulla specializzazione dell'Avvocato approvata al Congresso Nazionale delle Camere Penali italiane in Bari nell'ottobre 2004 -l'attività sinora svolta dalla Giunta dell'Unione e dal Consiglio delle Camere Penali in ordine alla specializzazione dell'avvocato penalista -la recente approvazione della c.d. Legge Bersani e la delibera di astensione dalle udienze penali dell'11, 12 e 13 ottobre 2006 adottata dalla Giunta UCPI il 26 settembre scorso, in cui si precisano i temi di protesta e proposta dell'avvocatura penale premesso -che deve essere condivisa la valutazione fortemente critica assunta dall'UCPI nei confronti della cosiddetta Legge Bersani sia con riguardo agli strumenti legislativi impiegati, sia con specifico riferimento all'impianto complessivo ed alla filosofia che ispira il predetto provvedimento legislativo - che invero l'uso dello strumento del decreto legge testimonia l'assenza di ogni volontà di concertazione, in totale dispregio al dibattito in corso, da anni, all'interno della avvocatura e fra l'avvocatura e le istituzioni politiche - che inoltre l'utilizzo della fiducia ha ulteriormente mortificato il dibattito parlamentare, rendendo impossibile ogni spazio di confronto evidenziato - che, quanto al merito di detto provvedimento, va ribadita la peculiarità della professione forense, la quale, concorrendo alla piena attuazione dei principi dello stato di diritto, ed innanzitutto del diritto di difesa e del diritto ad un processo giusto, non può soggiacere ai principi che regolano la libertà di concorrenza fra imprese - che tale peculiare caratterizzazione del ruolo dell'avvocato, oltre a fondare sul volto costituzionale del sistema di giustizia delineato dalla Carta Repubblicana, è stata altresì riconosciuta in sede Europea, sia nell'ambito di importanti decisioni della Corte di Giustizia, sia nel contesto di specifiche risoluzioni del Parlamento Europeo - che per tali ragioni va decisamente contrastata la tendenza ad una visione aziendalistica della professione di avvocato, che vede come sua naturale conseguenza il declino del prestigio e della autorevolezza del ruolo, e con esso l'inevitabile processo di dequalificazione culturale del medesimo - che conseguentemente va paventato il rischio di una perdita di qualità del risultato di giustizia prodotto dal processo e con esso la prospettiva di una non adeguata difesa dei diritti di libertà e delle aspettative sociali di tutela alla cui protezione è deputato il processo Per questi motivi, il Congresso invita la Giunta dell'Unione delle Camere Penali ad assumere tutte le iniziative necessarie, anche attraverso l'indizione di convegni di studio o la nomina di commissioni ad hoc per 1 Assicurare una riforma professionale che tuteli il ruolo dell'avvocato come garante dei diritti dei cittadini 2 Operare con determinazione affinché nell'ambito di tale riforma si pervenga a da un lato, a disciplinare la qualità dell'accesso alla professione rendendo quest'ultima scelta esclusiva e fondata sulla effettività ed insurrogabilità della pratica forense b dall'altro, affermare il principio della specializzazione dell'avvocato, attraverso l'istituzione di albi di specialità , come imprescindibile momento di qualificazione deontologica e professionale, anche mediante la predisposizione e redazione di proposte o progetti, eventualmente integrativi di proposte di riforma professionale già esistenti. I delegati della Camera penale di Roma Gian Domenico Caiazza Luana Granozio Francesco Petrelli Roberto Randazzo Francesco Romeo Fabio Santaniello Mozione congressuale proposta dalla Camera Penale di Roma e sottoscritta dalle seguenti Camere Penali Ancona Catanzaro Civitavecchia Imperia Lombardia Orientale Lucca Macerata Messina Milano Modena Napoli Novara Padova Parma Perugia Piemonte Occidentale e Valle d'Aosta Viterbo Mozione congressuale n. 2 Il Congresso dell'Unione delle Camere Penali italiane, riunito ad Ancona il 6-7-8 ottobre 2006 premesso -che la questione relativa alla separazione delle carriere tra magistrati del settore inquirente e magistrati giudicanti continua ad essere imprescindibile obbiettivo dell'avvocatura penale -che una riforma che stabilisca la separazione radicale delle carriere salvaguardando l'autonomia e l'indipendenza del pubblico ministero non attiene ad esigenze corporative dell'avvocatura,ma rappresenta l' attuazione di un principio costituzionale e il superamento di un assetto dell'ordinamento giudiziario che -in base a concezioni culturali di stampo autoritarioassimila e rende contigue due funzioni del processo penale che debbono essere non solo essere tenute distinte formalmente come oggi avviene ma anche sostanzialmente, per assicurare il principio della terzietà del giudice, non assimilabile a quello della mera imparzialità -che è almeno sorprendente che le forze politiche, alcune delle quali fanno richiamo a principii riformisti e di progresso, non comprendano come la credibilità e la nobiltà della giurisdizione sarebbero enfatizzate da un assetto ordinamentale che veda finalmente il giudice in posizione di effettiva terzietà rispetto alle parti, assetto non a caso era stato respinto, proprio per ragioni ideologiche, dal legislatore fascista -che gli slogan sulla cultura della giurisdizione della magistratura associata, finalizzati a patrocinare l'unicità delle carriere ,altro non sono, in realtà, che lo strumento puramente polemico attraverso il quale si intende in realtà perpetuare la cultura dell'inquisizione che pervade troppo spesso le concezioni intellettuali e giuridiche della Magistratura italiana -che, in tale contesto, la c.d. riforma Castelli, che aveva introdotto, fra altre discutibili innovazioni, una modesta distinzione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, se non può soddisfare l'avvocatura, rappresenta pur sempre un minimale punto di riferimento che possa in futuro consentire la speranza della realizzazione di una riforma liberale e democratica della giustizia -che, pertanto, sospendere tutti gli aspetti della legge Castelli, al di là delle promesse di fonte governativa circa possibili successivi aggiustamenti , significa di fatto pervenire ad una restaurazione del pre-esistente e, in definitiva, un tentativo di liquidazione totale di ogni possibilità di riforma in tema di ordinamento giudiziario -che, pertanto, l'indizione dell'astensione dalle udienze convocata dall'Unione delle Camere Penali italiane per l'11, 12 e 13 ottobre 2006 rappresenta tra l'altro un segnale alla classe politica per affermare che l'avvocatura penale non è disponibile a rinunciare alla riforma liberale e democratica della separazione delle carriere -che anzi appare opportuno che l'Unione delle Camere Penali prosegua e rilanci ogni iniziativa per la riforma ordinamentale della magistratura secondo quello che è il programma della Giunta candidata al Congresso di Ancona. Tanto premesso, il Congresso invita la Giunta dell'Unione delle Camere Penali italiane a proseguire in tutte le sedi le iniziative per la riforma dell'ordinamento giudiziario, anche attraverso la predisposizione delle necessarie proposte legislative o di riforma costituzionale Mozione congressuale sottoscritta dalle seguenti Camere Penali Alessandria Ancona Bologna Busto Arsizio Catania Cosenza Firenze Livorno Milano Monza Napoli Pistoia Roma Romagna Torino Trento Varese Mozione Congressuale n. 3 Ritenuto il documento della Camera Penale di Sciacca del 12.9.2006, il Programma del Prof. Oreste Dominioni per il Congresso del 6-8.10.2006 ad Ancona, l'intervento del Pres. Randazzo al XXVIII Congresso Naz. Forense del 21.9.2006, e quanto pubblicato sul sito delle Camere Penali il 28.9.06 sotto il titolo Non solo Bersani anzi , ne deriva che si è concordi nell'affermare che l'Avvocatura è stata devastata e in particolare - la professionalità dell'Avvocato è umiliata e mortificata nel difendere i Diritti dei Cittadini avanti i Giudici di Pace che dovrebbero essere soppressi cfr. Dominioni - il prestigio e il decoro dell'Avvocato è offeso dall'abolizione dei minimi tariffari Bersani - la dignità e l'etica dell'Avvocato è avvilita dalla soppressione del divieto di pubblicità Bersani per cui vi sarà chi garantirà assoluzioni per i reati associativi e chi per gli omicidi colposi, - l'autonomia, l'indipendenza e la libertà dell'Avvocato sono sottomessi ai poteri forti, ' attraverso l'ingresso di soci di capitale negli studi legali e l'assimilazione dell'Avv. ad un parapubblico ufficiale privacy, antiriciclaggio e Bersani - l'Avvocatura, secondo la Bersani, è considerata come un grumo di evasori, imbroglioncelli, approfittatori che non meritano cfr. sito UCPI, 28.9.06, Non solo Bersani . In definitiva, la professione dell'Avvocato, unica tra le professioni che ha un rilievo Costituzionale, ha subito una omologazione mercantile alle altre professioni cfr. Randazzo . Se, su tale premessa, vi è l'accordo unanime e incondizionato di tutti e considerato pertanto che, l'Avvocatura, privata della professionalità, del prestigio, del decoro, della dignità, dell'etica, dell'autonomia, della indipendenza e della libertà è, sicuramente, un'Avvocatura devastata, senza alcuna autorevolezza, e senza alcun spazio d'ascolto per esporre le proprie ragioni constatato che l'UCPI non intende sperimentare, al di là dell'astensione dalle udienze, altre forme di protesta più coraggiose e incisive che la gravità del momento richiede che l'abusata e spuntata arma dell'astensione dalle udienze non ha sortito effetti, tant'e che gli 1 Avvocati, ossia quel grumo di evasori, imbroglioncelli e approfittatori non ricevono neanche un ' piccolo spazio di ascolto per esporre le proprie ragioni agli organi istituzionali valutato che è indispensabile fare comprendere che la Professione dell'Avvocato per la sua ineludibile, e non mercantile, funzione riceve dignità e tutela dalla Carta Costituzionale, e che, pertanto, non possono applicarsi leggi che impongano agli Avvocati oneri e responsabilità da pubblici ufficiali o quasi, rendendoli incapaci di esercitare la loro funzione Costituzionale, senza violare le dette inutili, vessatorie, violente e degradanti leggi, si propone che l'UCPI adotti i mezzi di protesta, adeguati alla gravità del momento, anche se dovessero richiedere coraggio e sacrifici, indispensabili per liberare e fare emergere l'Avvocatura dai macigni privacy, antiriciclaggio, Bersani dai quali è stata schiacciata, delegittimata, mortificata, umiliata e resa non più idonea a difendere la corretta applicazione del Giusto Processo a sostenere la lotta per la necessaria separazione delle carriere a sostenere la riforma dell'Ordinamento Giudiziario e dell'Ordinamento Professionale, in definitiva, a difendere i diritti della Collettività, nobile funzione tutelata dalla Costituzione Italiana. Si manifesta la piena disponibilità a discutere e ad accettare forme di protesta che, in discontinuità da quelle finora adottate, possano ridare Dignità all'Avvocatura e Credibilità alla Giustizia. Mozione congressuale presentata dalla Camera Penale di Sciacca e sottoscritta dalle seguenti Camere Penali Cassino Spoleto Civitavecchia Pisa Imperia Gela Basilicata Catania Termini Imerese Napoli La mozione è stata sottoscritta da altre Camere Penali la cui firma sul documento originale non è chiaramente leggibile. Mozione n. 4 presentata dalla Camera penale di Napoli È superfluo ribadire tutte le provocazioni che - come Unione delle Camere Penali Italiane e come Avvocati Penalisti iscritti all'associazione - abbiamo dovuto subire, nella giornata di ieri, da numerosi rappresentanti delle Istituzioni intervenuti, direttamente o a mezzo di portavoce , al dibattito. Iniziando dal messaggio inviato dalla Presidenza della Repubblica e sottoscritto da un Segretario, fino ad arrivare al proclama del Ministro della Giustizia letto ieri da un proprio consulente per altro anch'esso avvocato si è assistito ad una serie di tentativi, frustranti, di eludere le reali problematiche su cui il Congresso è incentrato ma, soprattutto, si è cercato improvvidamente di negare l'evidenza di gravi errori commessi nel recente passato. È giusto sostenere - come è stato autorevolmente fatto - che l'U.C.P.I. ha tutte le risorse necessarie per reagire a queste situazioni e per ridare nuovo slancio e centralità alla classe Forense ed agli stessi penalisti. È noto che dalle Commissioni recentemente istituite dal Ministro della Giustizia, aventi per scopo quello di riformare il Codice Penale ed il Codice di Procedura Penale, sono stati esclusi - per la prima volta e inopinatamente - rappresentanti dell'Unione, i quali, in precedenti commissioni governative, si sono sempre distinti e fatti apprezzare per i preziosi contributi di alto profilo scientifico nelle materie di loro competenza. Ed è per tale ragione, nell'ottica di quella pronta e rapida risposta che l'Unione è in grado di approntare che la Camera Penale di Napoli Avanza la seguente mozione al Congresso l'istituzione - non meramente simbolica - di due apposite commissioni che - in tempi brevissimi e con la fattiva collaborazione delle istituzioni e degli organismi già esistenti all'interno dell'Unione - preparino e presentino due autonomi progetti di Nuovo Codice Penale e di Procedura Penale che siano ispirati ai principi di un moderno stato di Diritto e di un Giusto Processo. Il Presidente e la Giunta della Camera penale di Napoli Ettore Stravino Mozione congressuale n. 5 La Camera penale Di Monza Premesso 1 che la legge Bersani nel disciplinare la possibilità per l'avvocatura di esercitare pubblicità irtformativa su titoli, specializzazione, prestazioni e relativi costi all'evidente ed inaccettabile rischio di mercificazione della professionalità ingenera nel consumatore l'erronea convinzione circa la possibilità di fruire di un servizio qualificato specialistico a fronte della mancanza di una attuale disciplina in materia 2 che la pesante e progressiva riduzione dello stanziamento delle spese di giustizia pregiudica irrimediabilmente e nell'immediato il servizio giustizia compromettendo l'accesso da parte della cittadinanza meno abbiente ad un servizio finalizzato all'esercizio dei propri diritti costituzionalmente garantiti che, inoltre, la carenza di risorse per come già manifestatisi ad oggi pregiudica la stessa amministrazione della giustizia nei suoi aspetti più pratici e quotidiani, andando inevitabilmente ad incidere anche su altre categorie di operatori della giustizia interpreti, consulenti tecnici, servizi esterni di stenotipia 3 che per un paese che voglia garantire un'amministrazione della giustizia valida ed efficace appare paradossale il drastico taglio, deliberato come noto senza nessuna forma di concertazione, programmato per il prossimo triennio in un settore che, viceversa, avrebbe meritato un ampliamento delle già scarse risorse disponibili 4 che, con specifico riferimento, all'impegno del difensore nella tutela del cittadino meno abbiente, la legge Bersani attraverso i noti tagli e la modifica delle modalità di erogazione dei compensi, ha inibito di fatto l'effettiva applicazione del D.P.R. 115/2002, ignorando la necessità di stanziare risorse sufficienti per il recupero degli onorari professionali 5 che le problematiche connesse alla situazione rappresentata si stanno già manifestando nella quotidianità in rutta la loro rilevanza. Tanto premesso Invita La Giunta dell'Unione delle Camere Penali a porsi come prioritario l'obiettivo di affrontare le problematiche evidenziate in premessa della legge Bersani con concretezza e attraverso tutte le iniziative che saranno ritenute necessarie, concertandole anche con gli altri soggetti interessati. La Camera Penale di Monza Mozione congressuale sottoscritta dalle seguenti Camere Penali Chiavari Bari Catania Firenze Lombardia Orientale Marsala Milano Modena Montepulciano Napoli Padova Palermo Paola Pistoia Romagna Siena Spoleto Venezia Vicentina Voghera Mozione congressuale n. 6 La Camera Penale di Firenze PREMESSO che, col referendum dell'8 novembre 1987, più di venti milioni di cittadini italiani corrispondenti all'80% dei votanti si pronunciarono a favore della responsabilità civile dei magistrati che, appena un anno più tardi, scrivendo una delle pagine più vergognose della storia della Repubblica, il Parlamento annichilì il risultato della volontà popolare, con l'approvazione della L. 117/88 che i congegni approntati dalla L. 117/88, uno per tutti il controllo preliminare di ammissibilità della domanda risarcitoria, hanno determinato finora a garantire la sostanziale esenzione dei magistrati dalla responsabilità civile che all'esecrabile soluzione legislativa si è aggiunta una prassi giurisprudenziale volta a restringere ulteriormente il campo applicativo delle ipotesi di responsabilità basti pensare all'interpretazione ipergarantista dei parametri normativi del dolo e della colpa grave, certo molto diversa da quella abitualmente praticata in altre materie e specialmente in tema di riparazione di ingiusta detenzione che questa esenzione contrasta col dettato della Carta costituzionale, in particolare con l'art. 28, ove è affermata la diretta responsabilità dei funzionari pubblici per gli atti compiuti in violazione di diritti che la necessaria garanzia di indipendenza dei magistrati, pur imponendo l'adozione di una disciplina differenziata rispetto a quella dei restanti pubblici funzionari, non può tuttavia assurgere a schermo per sostanziali e inaccettabili immunità ed esser fonte di privilegi di casta, incompatibili con un ordinamento democratico che, proprio di recente, la L. 117/88 è incorsa nelle severe censure della Corte di giustizia europea Grande Sezione, sentenza 13 giugno 2006, Traghetti del Mediterraneo Spa c. Repubblica italiana , che l'ha ritenuta incompatibile con il diritto comunitario laddove limita la responsabilità dei magistrati ai soli casi di dolo o colpa grave e ove la esclude del tutto in relazione all'attività di interpretazione delle norme giuridiche e di valutazione dei fatti e delle prove che l'esperienza giudiziaria è purtroppo ricca di casi in cui la consapevolezza di godere di una sostanziale immunità ha prodotto gravi violazioni del diritto specie in materia di cautele personali e reali , lasciando le parti danneggiate prive di qualsivoglia tutela che l'attuale disciplina contrasta altresì con il risalente principio delle democrazie liberali secondo cui ad ogni potere corrisponde una responsabilità CHIEDE che la Giunta dell'Unione delle Camere Penali Italiane inserisca, quale parte integrante del proprio programma, tutte quelle iniziative politiche volte ad ottenere l'adozione di una seria ed efficace normativa in tema di responsabilità civile dei magistrati, che, nella salvaguardia della necessaria indipendenza di questi ultimi, allinei il nostro ordinamento ai principi costituzionali e sovranazionali citati. Mozione congressuale n. 7 della Camera penale di Napoli Il tema del Congresso impone di affrontare anche la questione, da troppo tempo irrisolta, delle condizioni in cui vivono i detenuti in Italia. Nuovi scenari l'indulto. Non si poteva più attendere, anzi si era già in ritardo. Vecchi copioni Ma il provvedimento ha confermato, ancora una volta, l'assoluto disinteresse della classe politica e l'indifferenza dell'opinione pubblica nei confronti di coloro che stanno in carcere e di coloro che ne escono. Tant'è che l'indulto appena emanato altro non è che -come è stato giustamente detto - la porta girevole tra il carcere e la libertà. Prima ristretti, poi liberati ed abbandonati al loro destino. Non è stato un atto di clemenza, ma solo l'ennesima prova dell'incapacità dello Stato a rispettare i principi costituzionali in tema di detenzione. Se l'Avvocato penalista deve agire in difesa delle garanzie costituzionali, deve tutelare, prima di tutto, i diritti dei detenuti, considerati vere e proprie vite di scarto . Nell'aprile 2003 la Camera Penale di Napoli ha dato vita al progetto IL CARCERE POSSIBILE una strada di denuncia, ma anche propositiva, che parte dal principio sancito dal terzo comma dell'art. 27 della Costituzione, nella convinzione che tutto quello che eccede la privazione della libertà altro non è che arbitraria violenza e che una detenzione scontata con modalità legali è il presupposto indispensabile affinché lo Stato possa chiedere il rispetto delle sue regole a chi queste regole ha infranto. Con il progetto Il Carcere Possibile sono state promosse molteplici iniziative non solo denunce della drammatica situazione in cui versano gli Istituti di pena, ma anche eventi con i detenuti protagonisti Rassegne Teatrali , che hanno visto i detenuti sul palcoscenico del Teatro Stabile di Napoli laboratori di lettura che hanno portato i detenuti nelle librerie cittadine a commentare con gli autori i libri letti pubblicazioni sul carcere convegni e confronti con politici ed addetti ai lavori. Una vera opera di prevenzione del crimine non può prescindere da una diversa visione del sistema carcerario. In quanto struttura pubblica, il carcere - così come una scuola, un ospedale - deve avere ambienti sani e personale idoneo, preparato ad affrontare il compito che la legge gli assegna. Occorre investire in strutture efficienti, ma soprattutto in risorse umane, per un nuovo rapporto con la persona detenuta . La battaglia da affrontare, dunque, è soprattutto culturale. Un nuovo carcere è possibile . La Costituzione lo impone e le Leggi lo prevedono. Le Camere Penali devono più incisivamente far sentire la loro voce a tutela dei diritti dei detenuti. La proposta d'istituire un OSSERVATORIO CARCERE ci vede, pertanto, partecipi e pronti ad offrire, come Camera Penale di Napoli, il nostro contributo. Affinché l'organismo creato sia effettivamente agile ed efficace occorre l'impegno di ciascuna Camera Penale per la creazione di una vera e propria rete d'informazioni e programmi che possano monitorare costantemente la situazione ed affrontare, finalmente dalla parte dei detenuti , le problematiche legate alla detenzione. Ben venga, dunque, la creazione dell' Osservatorio , ma ci sia per ogni carcere una Camera Penale pronta a denunciare le violazioni di legge ed a elaborare proposte in favore dei detenuti, al fine di contribuire alla loro rieducazione e reinserimento sociale. La Camera Penale di Napoli, pertanto, avanza la seguente mozione congressuale La Giunta ponga in essere tutte le iniziative necessarie al fine di promuovere la costituzione presso ciascuna Camera Penale di un organismo che si occupi dei problemi relativi agli Istituti di Pena che insistono sul territorio di competenza, con lo scopo di porre in essere iniziative a tutela delle persone detenute nonché a comunicare ed interagire con gli organismi delle altre Camere Penali e con quello centrale da istituire a cura del Consiglio. L'organismo centrale curerà la messa in rete dei dati e dei programmi al fine di determinare una politica giudiziaria dell'Unione che affronti concretamente la costante violazione dei diritti dei detenuti Il Presidente della Camera Penale di Napoli Avv. Ettore Stravino Mozione congressuale sottoscritta dalle seguenti Camere Penale Belluno Brindisi Firenze L'Aquila Milano Monza Napoli Padova Roma Rovigo Treviso Venezia Verona Vicenza Mozione congressuale n. 8 presentata dall'Unione delle Camere penali del Veneto Le camere penali di Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza preso atto che, ancorché la riforma dell'art. 111 della Costituzione imponga la terzietà del giudice rispetto alle parti, residuano resistenze di tipo culturale che, da un lato, hanno impedito la, da sempre, auspicata separazione delle carriere tra giudici e p.m. e, dall'altro, la rivisitazione di tutte quelle norme del codice di rito che privilegiano, con l'avallo della giurisprudenza di merito e di legittimità, poteri officiosi del giudice a scapito della sua effettiva terzietà preso atto che i penalisti italiani hanno sempre, anche con ripetuti ricorsi all'astensione dalle udienze, richiamato le forze politiche della scorsa legislatura al rispetto del precetto costituzionale ottenendo, con l' approvazione della riforma dell'ordinamento giudiziario, esclusivamente una più marcata separazione delle funzioni tra giudice e p.m. preso atto che, nel corso della presente legislatura, la richiesta della magistratura associata di azzerare tutta la riforma dell'ordinamento ed in specie la prevista distinzione delle funzioni tra giudici e p.m. e dell'articolazione degli uffici della procura, ha trovato la pronta, supina adesione del governo che ha accolto anche la richiesta di congelamento della blanda sottolineatura della separazione delle funzioni appena introdotta ritenuto che i penalisti debbano, con realismo politico, privilegiare oggi la tattica rispetto alla strategia e, quindi, allo stato, fermo restando l'obiettivo dell'affermazione del principio costituzionale della terzietà del giudice rispetto al p.m. da attuarsi attraverso l'introduzione di una effettiva separazione delle carriere, difendere strenuamente la vigente normativa in tema di separazione della funzione giudicante da quella requirente ritenuto che la sospensione della riforma in parola non può che tradursi se non in una cancellazione della già sin troppo timida ed insoddisfacente introduzione della separazione delle funzioni considerato che, così come ha dimostrato l'introduzione del principio del giusto processo in costituzione, l'unica via per ottenere il rispetto del precetto che impone la terzietà del giudice, non può che essere quella di riforma della costituzione nelle parti in cui ancor oggi consente interpretazioni non più conciliabili con una lettura che deve imporre diversità di regole di carriera, di interessi economici e di disciplina tra autorità giudicante ed autorità requirente ritenuto, conseguentemente che la strategia perseguibile dalla nuova giunta non possa prescindere dal raggiungimento dell'obiettivo proprio dell'Unione delle Camere Penali, perseguendolo con gli strumenti ritenuti più idonei nell'ottica di realizzazione della separazione delle carriere attraverso una riforma costituzionale e che, nell'immediato, la tattica non possa prescindere da una strenua difesa della separazione delle funzioni ritenuto, altresì che l'attuale crisi della avvocatura penale, anche a seguito di riforme, conformi al dettato costituzionale e fortemente volute dall'Unione, che non solo hanno tradito le intenzioni ma, di fatto, si sono tradotte in un danno per l'immagine del penalista, non consente di ulteriormente procrastinare scelte mirate alla specializzazione dell'avvocato a garanzia del cittadino e del processo ritenuto, che le attuali forme di protesta contro l'inerzia o, peggio, I' accondiscendenza verso i desiderata del potere giudiziario, si trascinano stancamente e con rituali ormai di dubbio rilievo, come le astensioni dalle udienze penali alle quali nessuno presta più attenzione, per cui si impongono forme nuove di protesta strumentali agli obiettivi ed alla progettualità che il nuovo governo dell'Unione deve essere sollecitato a perseguire IMPEGNANO La nuova Giunta 1 ad attuare un progetto politico che, fermo l'obiettivo primario della separazione della carriera giudicante da quella requirente, sia improntato ad una realistica difesa della separazione delle funzioni così come attuata nella riforma dell'ordinamento giudiziario 2 a dare attuazione, a breve periodo, a concrete iniziative volte ad una riforma della legge professionale che imponga gli albi di specialità 3 a combattere ogni forma di elisione del principio costituzionale della ragionevole durata del processo individuando sacche di inefficienza del servizio giustizia anche di natura processuale al fine di rendere effettivo il diritto di difesa e l'attuazione del giusto processo nel contraddittorio pieno ed immediato tra specialisti del procedimento e del processo 4 ad individuare forme nuove ed alternative alla astensione dalle udienze. Mozione congressuale sottoscritta dalle seguenti Camere Penali Avezzano Bari Belluno Busto Arsizio Caltanissetta Cassino Catania Ferrara Firenze Napoli Padova Pavia Piemonte Occidentale e Valle d'Aosta Pordenone Siracusa Spoleto Treviso Udine Varese Venezia Verona Vicenza