La trascrizione della casa coniugale ai figli naturali è possibile anche se il codice non la prevede

Con un'interpretativa di rigetto la Consulta mette la parola fine ai dubbi. Il diritto del genitore affidatario ad ottenere l'annotazione del provvedimento di assegnazione dell'immobile non richiede autonoma previsione normativa

La garanzia del minore, figlio naturale, attraverso la trascrizione del titolo che assegna al genitore affidatario il diritto di abitazione nella casa familiare si ricava da un'interpretazione sistematica delle norme a tutela della filiazione. Così la Corte costituzionale con la sentenza 394/05 depositata lo scorso 21 ottobre, redatta da Fernanda Contri e qui leggibile nei documenti ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità degli articoli 261, 147, 148, 2643 n. 8, 2653 e 2657 del codice civile. A sollevare le questioni era stato il Tribunale di Genova nella parte in cui non consentono la trascrizione del titolo che riconosce il diritto di abitazione del genitore affidatario del figlio naturale, che non sia titolare di diritti reali o di godimento sull'immobile assegnato. La Consulta nel dichiarare non fondate le questioni ha fornito, però, importanti chiarimenti. Del resto, hanno sostenuto i giudici delle leggi, come il diritto del figlio naturale a vivere nell'abitazione in seguito alla fine della convivenza fra i suoi genitori non richiede un'apposita previsione, anche il diritto del genitore affidatario di prole naturale ad ottenere la trascrizione del provvedimento di assegnazione non necessita di un'autonoma previsione. Del resto, risponde alla stessa esigenza di tutela del minore ed è strumentale a rafforzarne il contenuto. cri.cap

Corte costituzionale - sentenza 12-21 ottobre 2005, n. 394 Presidente Capotosti - Relatore Contri Ritenuto in fatto 1. - Il Tribunale di Genova, con ordinanza emessa il 15 ottobre 2003, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3 e 30 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli articoli 261, 147 e 148, 2643, numero 8, 2652, 2653 e 2657 del Cc, nella parte in cui non consentono la trascrizione del titolo che riconosce il diritto di abitazione del genitore affidatario della prole naturale, che non sia titolare di diritti reali o di godimento sull'immobile assegnato. Il rimettente premette in fatto di essere stato adìto dal genitore affidatario del figlio minore, nato da convivenza more uxorio ormai cessata, con azione volta ad ottenere l'assegnazione della casa familiare e l'ordine di trascrizione del relativo provvedimento nei registri immobiliari. Il giudice a quo osserva che, come già affermato da questa Corte con la sentenza 166/98, l'assegnazione della casa familiare al genitore naturale affidatario di minore è consentita attraverso l'interpretazione sistematica degli articoli 261, 147 e 148 Cc alla luce del principio di responsabilità genitoriale, secondo il quale le esigenze di mantenimento del figlio debbono essere tempestivamente ed efficacemente soddisfatte a prescindere dalla qualificazione dello status. Viceversa, ad avviso del rimettente, non sembra possibile ricavare dal combinato disposto degli articoli 261, 147 e 148 un principio generale che consenta anche di disporre la trascrizione del diritto di abitazione ciò perché le norme sulla trascrizione, rispondendo all'interesse pubblico alla sicurezza dei traffici giuridici, sono da considerarsi di stretta interpretazione nella parte in cui indicano gli atti soggetti a trascrizione . La normativa impugnata, pertanto, presenta profili di illegittimità per contrasto con gli articoli 3 e 30 della Costituzione, dal momento che irragionevolmente differenzia il regime dell'assegnazione della casa familiare al genitore affidatario della prole naturale al termine della convivenza more uxorio da quello dell'assegnazione della casa familiare, nelle medesime condizioni di fatto, al genitore affidatario della prole legittima , in violazione del dovere e diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli anche se nati fuori del matrimonio e dell'obbligo per lo Stato di assicurare a questi ultimi ogni tutela giuridica e sociale. 2. - Nel giudizio dinanzi a questa Corte non vi sono stati né costituzione di parti private né intervento del Presidente del Consiglio dei ministri. Considerato in diritto 1. - Il Tribunale di Genova dubita, in riferimento agli articoli 3 e 30 della Costituzione, della legittimità costituzionale degli articoli 261, 147 e 148, 2643 numero 8, 2652, 2653 e 2657 del Cc, nella parte in cui non consentono la trascrizione del titolo che riconosce il diritto di abitazione del genitore affidatario della prole naturale, che non sia titolare di diritti reali o di godimento sull'immobile assegnato. Ad avviso del rimettente, le norme impugnate contrastano in primis con il principio di parità di trattamento, dal momento che il regime di assegnazione della casa familiare al genitore affidatario di prole naturale risulta irragionevolmente differenziato rispetto a quello del genitore affidatario di prole legittima in secondo luogo, violano il disposto dell'articolo 30 della Costituzione, sia sotto il profilo del diritto e dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio, sia sotto il profilo dell'obbligo per il legislatore di assicurare a questi ultimi ogni tutela giuridica e sociale, purché compatibile con i diritti della famiglia legittima. 2. - La questione è infondata, nei sensi di seguito precisati. Come sottolineato dal Giudice rimettente, questa Corte, con la sentenza 166/98, che ha dichiarato infondata la questione di legittimità dell'articolo 155, comma 4, Cc, nella parte in cui non prevede la possibilità di assegnare la casa familiare al genitore naturale affidatario di un minore che non sia titolare di diritti sull'immobile, ha affermato il principio secondo il quale la condizione dei figli deve essere considerata come unica, a prescindere dalla qualificazione del loro status, e non può incontrare differenziazioni legate alle circostanze della nascita ciò perché il principio di responsabilità genitoriale di cui all'articolo 30 della Costituzione rappresenta il fondamento di quell'insieme di regole, che costituiscono l'essenza del rapporto di filiazione e si sostanziano negli obblighi di mantenimento, di istruzione e di educazione della prole sentenza 166/98 , regole che debbono trovare uniforme applicazione indipendentemente dalla natura, giuridica o di fatto, del vincolo che lega i genitori. Conseguentemente, il matrimonio non costituisce più elemento di discrimine nei rapporti fra genitori e figli - legittimi e naturali riconosciuti - identico essendo il contenuto dei doveri, oltre che dei diritti, degli uni nei confronti degli altri sentenza n. 166 del 1998 . Così, sempre secondo questa Corte, in attuazione del suddetto principio, e a conferma della preminenza attribuita al rapporto di filiazione ex se, l'articolo 261 Cc stabilisce che il riconoscimento comporta da parte del genitore l'assunzione di tutti i diritti e doveri che spettano nei confronti dei figli legittimi e l'articolo 317-bis Cc riconosce ad entrambi i genitori naturali, purché conviventi, la potestà sui figli, in modo corrispondente a quanto sancito per la famiglia legittima dall'articolo 316 Cc, espressamente richiamato. Nel menzionare il complesso dei diritti e doveri facenti capo ai genitori, l'articolo 261 Cc fa implicito rinvio al disposto degli articoli 147 e 148 Cc in particolare, l'articolo 147 Cc individua quale primo obbligo genitoriale quello di mantenimento della prole, il cui contenuto comprende in primis il soddisfacimento delle esigenze materiali, connesse inscindibilmente alla prestazione dei mezzi necessari per garantire un corretto sviluppo psicologico e fisico del figlio, e segnatamente fra queste [ ] la predisposizione e la conservazione dell'ambiente domestico, considerato quale centro di affetti, di interessi e di consuetudini di vita sempre ex sentenza 166/98 . Pertanto, se l'obbligo di mantenimento si traduce anche nell'assicurare ai figli un'idonea dimora, intesa come luogo di formazione della loro personalità, la concreta attuazione dello stesso non può incontrare differenziazioni in ragione della natura del vincolo che lega i genitori. 3. - Attraverso l'interpretazione sistematica delle norme che regolano i rapporti genitori-figli si individua la regola iuris cui l'interprete deve attenersi in sede di applicazione concreta, nel rispetto del principio di responsabilità genitoriale, che impone la soddisfazione delle esigenze della prole a prescindere dalla qualificazione dello status della stessa. Se il diritto all'assegnazione della casa familiare al genitore affidatario di prole naturale può trarsi in via di interpretazione sistematica dalle norme che disciplinano i doveri dei genitori verso i figli, alle medesime conclusioni deve pervenirsi con riguardo alla possibilità per il genitore naturale affidatario di minore - e che non sia titolare di diritti reali o di godimento sull'immobile - di trascrivere il provvedimento di assegnazione nei registri immobiliari, onde garantire effettività alla tutela dei diritti della prole anche in caso di conflitto con i terzi. Sul punto debbono essere richiamate le considerazioni svolte da questa Corte nella sentenza n. 454 del 1989, con la quale è stata dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'articolo 155, comma 4, Cc nella parte in cui non prevede la trascrizione del provvedimento giudiziale di assegnazione dell'abitazione nella casa familiare al coniuge affidatario della prole, ai fini della opponibilità ai terzi . Tale precedente ha stabilito che il provvedimento di assegnazione non ha la finalità di attribuire ad uno dei coniugi un titolo di legittimazione ad abitare, ma è funzionale a mantenere la destinazione dell'immobile a residenza familiare e ciò perché il titolo ad abitare per il coniuge è strumentale alla conservazione della comunità domestica e giustificato esclusivamente dall'interesse morale e materiale della prole affidatagli sentenza 454/89 . Conseguentemente, il provvedimento di assegnazione deve poter essere trascritto poiché, in caso contrario, l'atto non sarebbe opponibile ai terzi e potrebbe essere vanificato il vincolo di destinazione impresso alla casa familiare. Di tale necessità si è, del resto, avveduto lo stesso legislatore nel momento in cui ha stabilito che, in caso di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, l'assegnazione dell'abitazione al genitore affidatario della prole, se trascritta, è opponibile al terzo acquirente ai sensi dell'articolo 1599 Cc articolo 6, comma 6, della legge 898/70, come sostituito dall'articolo 11 della legge 74/1987 con la sentenza 454/89 questa Corte ha, così, stabilito che il non aver esteso la medesima facoltà al coniuge separato si traduce non in un'ingiustificata disparità fra coniugi separati e divorziati, essendo gli uni e gli altri portatori di status personali differenziati , ma in una diversità di trattamento di una situazione assolutamente identica, quale è quella della prole affidata ad un genitore separato o ad un genitore non più legato da vincolo matrimoniale sentenza 454/89 . Infatti, se la ratio sottesa all'istituto dell'assegnazione della casa familiare e alla trascrizione del relativo provvedimento è da ravvisarsi nel preminente interesse morale e materiale dei figli, la conservazione del vincolo di destinazione impresso all'abitazione domestica deve essere garantita agli stessi a prescindere dalle circostanze della nascita i figli legittimi, di genitori che abbiano ottenuto la separazione, lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, ed i figli naturali debbono poter fare assegnamento su un identico trattamento e vedersi garantiti gli stessi strumenti di tutela, anche nei confronti di terzi controinteressati. A tal fine, peraltro, non è necessaria una norma esplicita, dal momento che la regula iuris è immanente al sistema e si ricava per via interpretativa applicando il principio di responsabilità genitoriale l'assenza di una norma ad hoc che riconosca specificamente la trascrivibilità del provvedimento di assegnazione della casa familiare al genitore affidatario della prole naturale non impedisce, anzi suggerisce, di trarre la regola da applicare da un'interpretazione sistematica delle norme del Cc in tema di tutela della filiazione, lette alla luce del principio di responsabilità genitoriale di cui all'articolo 30 della Costituzione e del superiore interesse del figlio alla conservazione dell'abitazione familiare. 4. - Pertanto, come il diritto del figlio naturale a non lasciare l'abitazione in seguito alla cessazione della convivenza di fatto fra i genitori non richiede un'apposita previsione, anche il diritto del genitore affidatario di prole naturale ad ottenere la trascrizione del provvedimento di assegnazione non necessita di un'autonoma previsione, dal momento che risponde alla stessa ratio di tutela del minore ed è strumentale a rafforzarne il contenuto il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli e di garantire loro la permanenza nel medesimo ambiente in cui hanno vissuto con i genitori deve essere assolto tenendo conto, prima che delle posizioni di terzi, del diritto che alla prole deriva dalla responsabilità genitoriale prevista dall'articolo 30 della Costituzione e tesa a favorire il corretto sviluppo della personalità del minore. Il principio evocato dal Tribunale rimettente - la garanzia del minore attraverso la trascrizione del titolo che assegna al genitore affidatario il diritto di abitazione nella casa familiare - è ricavabile da un'interpretazione sistematica delle disposizioni a tutela della filiazione di conseguenza, le norme censurate, interpretate come in motivazione, debbono ritenersi conformi a Costituzione. PQM La Corte costituzionale dichiara non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale degli articoli 261, 147 e 148, 2643, numero 8, 2652, 2653 e 2657 del Cc, sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 30 della Costituzione, dal Tribunale di Genova, con l'ordinanza in epigrafe.