Protezione civile, le attribuzioni sono quelle che decide lo Stato

Le Regioni possono solo prevedere il coordinamento. Incostituzionale la legge della Basilicata, non fondata la questione per l'Emilia Romagna

Protezione civile, le Regioni non possono gravare sugli organi e le amministrazioni dello Stato con compiti e attribuzioni ulteriori rispetto a quelli individuati dal legislatore statale. Tuttavia, possono prevedere, rispettando la sfera di competenza nazionale, l'intervento e il coordinamento dello Stato per fronteggiare le calamità naturali che colpiscono il territorio regionale. A chiarirlo è stata la Corte costituzionale rispettivamente con le sentenze 322 e 323 del 2006 redatte entrambe da Franco Bile, depositate lo scorso 6 ottobre e qui leggibili nei documenti correlati . La sentenza 322/06. A sollevare la questione di legittimità dell'articolo 3 comma 1 lettera h e 13 della legge della Regione Basilicata 13/2005 sulle Norme per la protezione dei boschi dagli incendi era stata la Presidenza del Consiglio dei ministri nella parte in cui prevedono ulteriori compiti che gravano sugli organi dello Stato. L'articolo 3 della legge 13/2005 dispone, tra l'altro, che la Regione provvede a organizzare l'impiego della guardie ecologiche unitamente alle Forze dell'Ordine e di Pubblica Sicurezza . L'articolo 13 dello stesso provvedimento si spinge ben oltre stabilendo che la vigilanza sull'applicazione della presente legge è affidata al Corpo Forestale dello Stato [ ], a tutte le Forze dell'ordine e di Pubblica sicurezza . La Consulta nel dichiarare incostituzionali entrambe le norma ha fornito importanti chiarimenti. Del resto, hanno ricordato i giudici delle leggi, le Regioni non possono porre a carico di organi e amministrazioni dello Stato compiti e attribuzioni ulteriori rispetto a quelli individuati con legge statale. Infine, ha concluso l'Alta corte, le forme di collaborazione e di coordinamento che coinvolgono compiti e attribuzioni di organi dello Stato non possono essere disciplinate unilateralmente e autoritativamente dalle regioni, nemmeno nell'esercizio della loro potestà legislativa esse debbono trovare il loro fondamento o il loro presupposto in leggi statali che le prevedano o le consentano, o in accordi tra gli enti interessati . La sentenza 323/06. A sollevare la questione di legittimità degli articoli 1, commi 1, 2 e 3, 4 comma 1, 20 comma 2 lettera f , 23 e 24 comma 1 della legge della Regione Emilia Romagna 1/2005 sulle Norme in materia di protezione civile e volontariato. Istituzione dell'Agenzia regionale di protezione civile nella parte in cui prevede, in conformità alla legislazione statale, l'intervento e il coordinamento dello Stato per fronteggiare eventi calamitosi di rilievo nazionale che colpiscono il territorio regionale. La Consulta nel dichiarare non fondata la questione ha fornito importanti chiarimenti. del resto, i giudici delle leggi hanno ricordato, in ordine all'assetto delle competenze nella materia concorrente della protezione civile, il legislatore statale, istituendo il Servizio nazionale della protezione civile con la legge 225/92 , aveva già rinunciato ad un modello centralizzato optando per un'organizzazione diffusa a carattere policentrico. Per cui, ha concluso l'Alta corte, nel mutato quadro del Titolo V della Costituzione, la legge 1/2005 persegue la finalità prioritaria di salvaguardare la sicurezza territoriale della Regione e disciplina il coordinamento della propria attività con quella degli enti locali e degli altri soggetti pubblici o privati coinvolti nel sistema regionale di protezione civile . cri.cap

Corte costituzionale - sentenza 2-6 ottobre 2006, n. 322 Presidente e relatore Bile Ritenuto in fatto 1. - Con ricorso notificato il 22 aprile 2005 e depositato il successivo 29 aprile, il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato, in via principale, gli articoli 3, comma 1, lettera h , e 13 della legge della Regione Basilicata 13/2005 Norme per la protezione dei boschi dagli incendi . Ricondotta la disciplina in esame nell'ambito della potestà legislativa concorrente in materia di protezione civile , governo del territorio e valorizzazione dei beni ambientali , il ricorrente deduce che l'articolo 3, comma 1, lettera h - ai sensi del quale la Regione provvede a organizzare l'impiego delle guardie ecologiche unitamente alle Forze dell'Ordine e di Pubblica Sicurezza - viola a le norme di principio dettate dall'articolo 7 della legge-quadro 353/00, secondo cui alle Regioni è dato di avvalersi di risorse e mezzi delle Forze armate e di Polizia dello Stato solo in caso di riconosciuta ed urgente necessità e previa specifica richiesta all'autorità statale competente b le norme generali di organizzazione contenute nella legge-quadro sulla protezione civile e, in particolare, l'articolo 2, comma 1, lettera c , della legge 225/92, che rimette allo Stato l'intervento nei casi di calamità più gravi c il principio generale secondo il quale non è nei poteri delle Regioni porre a carico di organi e amministrazioni dello Stato compiti e attribuzioni ulteriori rispetto a quelli individuati con legge statale, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera g , della Costituzione. Gli stessi vizi rilevati per l'articolo 3, comma 1, lettera h , sono riferiti anche all'articolo 13 della legge regionale in esame, secondo cui La vigilanza sull'applicazione della presente legge è affidata al Corpo Forestale dello Stato [ ], a tutte le Forze dell'Ordine e di Pubblica Sicurezza . Inoltre, secondo il ricorrente, la disposizione mal si concilia anche con l'altro principio contenuto nell'articolo 118, primo comma, Costituzione, il quale prevede che lo Stato possa attribuire a se stesso quelle funzioni amministrative per le quali occorra garantire l'unitarietà di esercizio. 1.1. - Nella memoria illustrativa d'udienza, la difesa erariale sottolinea come la necessità dell'intervento statale attraverso gli organi a ciò deputati , eventualmente tramite un'organizzata collaborazione con le Regioni, è imprescindibile in quei settori dell'ordinamento come appunto nella lotta agli incendi boschivi nei quali sono coinvolti interessi ed esigenze dell'intera collettività nazionale, connessi a valori costituzionali di rilievo primario, in quanto strettamente inerenti alla difesa dell'ordine e della sicurezza pubblica. Considerato in diritto 1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri impugna due norme della legge della Regione Basilicata 13/2005 Norme per la protezione dei boschi dagli incendi . In particolare, le censure riguardano l'articolo 3, comma 1, lettera h , che - nel disciplinare i compiti ed i ruoli della Regione nella predisposizione di strutture ed attività per la prevenzione, l'avvistamento e lo spegnimento di incendi - dispone, tra l'altro, che la Regione provvede a organizzare l'impiego delle guardie ecologiche unitamente alle Forze dell'Ordine e di Pubblica Sicurezza e l'articolo 13, secondo cui La vigilanza sull'applicazione della presente legge è affidata al Corpo Forestale dello Stato [ ], a tutte le Forze dell'Ordine e di Pubblica Sicurezza . Il ricorrente ritiene che entrambe le norme - essendo la disciplina in esame riconducibile alle materie, di competenza concorrente, della protezione civile , del governo del territorio e della valorizzazione dei beni ambientali - siano in contrasto a con l'articolo 7 della legge-quadro 353/00, secondo cui alle Regioni è dato di avvalersi di risorse e mezzi delle Forze armate e di Polizia dello Stato solo in caso di riconosciuta ed urgente necessità e previa specifica richiesta all'autorità statale competente b con l'articolo 2, comma 1, lettera c , della legge 225/92, che rimette allo Stato l'intervento nei casi di calamità più gravi c con l'articolo 117, comma 2, lettera g , della Costituzione. Il solo articolo 13 è impugnato anche per contrasto con l'articolo 118, comma 1, Costituzione, che consente allo Stato di attribuire a se stesso le funzioni amministrative di cui occorra garantire l'unitarietà di esercizio. 2. - Le questioni sono fondate. Questa Corte ha già affermato - come il ricorrente ricorda - che le Regioni non possono porre a carico di organi e amministrazioni dello Stato compiti e attribuzioni ulteriori rispetto a quelli individuati con legge statale sentenza 134/04 . Ed ha sottolineato che - pur non essendo ovviamente escluso che si sviluppino auspicabili forme di collaborazione tra apparati statali, regionali e degli enti locali volte a migliorare le condizioni di sicurezza dei cittadini e del territorio - tuttavia le forme di collaborazione e di coordinamento che coinvolgono compiti e attribuzioni di organi dello Stato non possono essere disciplinate unilateralmente e autoritativamente dalle regioni, nemmeno nell'esercizio della loro potestà legislativa esse debbono trovare il loro fondamento o il loro presupposto in leggi statali che le prevedano o le consentano, o in accordi tra gli enti interessati cfr. anche sentenza 429/04 . Orbene, tanto con l'attribuzione alla Regione del compito di provvedere, per le finalità di cui all'articolo 1, all'organizzazione dell'impiego delle Forze dell'ordine e di pubblica sicurezza, quanto con l'affidamento della vigilanza sull'applicazione della legge anche a tali Forze oltre che al Corpo forestale dello Stato , la Regione ha unilateralmente disposto il diretto coinvolgimento di organi dello Stato, addossando ad essi gli obblighi conseguenti all'attribuzione dei relativi compiti, così violando l'articolo 117, secondo comma, lettera g , Costituzione. In realtà l'articolo 7 della legge 353/00 correttamente evocato quale principio fondamentale prevede che tale utilizzazione da parte della Regione possa avvenire, per il Corpo forestale dello Stato, in base ad accordi di programma comma 3, lettera a e, per le Forze di Polizia dello Stato, in caso di riconosciuta e urgente necessità , previa richiesta all'Autorità competente che ne potrà disporre l'utilizzo in dipendenza delle proprie esigenze comma 3, lettera c . Ma le due norme regionali impugnate non operano alcun rinvio a tali condizioni. Esse quindi devono essere dichiarate costituzionalmente illegittime, limitatamente alle parole unitamente alle Forze dell'Ordine e di Pubblica Sicurezza contenute nell'articolo 3, comma 1, lettera h e alle parole al Corpo Forestale dello Stato e a tutte le Forze dell'Ordine e di Pubblica Sicurezza contenute nell'articolo 13, comma 1. Beninteso, la decisione non preclude alla Regione di avvalersi nella lotta contro gli incendi boschivi di risorse, mezzi e personale degli organi di sicurezza statali, purché nei limiti e con le modalità di cui alla citata legislazione dello Stato. PQM La Corte costituzionale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 3, comma 1, lettera h , della legge della Regione Basilicata 13/2005 Norme per la protezione dei boschi dagli incendi , limitatamente alle parole unitamente alle Forze dell'Ordine e di Pubblica Sicurezza dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 13 della medesima legge della Regione Basilicata 13/2005, limitatamente alle parole al Corpo Forestale dello Stato e a tutte le Forze dell'Ordine e di Pubblica Sicurezza . ?? ?? ?? ?? 1 3

Corte costituzionale - sentenza 2-6 ottobre 2006, n. 323 Presidente e relatore Bile Ritenuto in fatto 1. - Con ricorso notificato l'8 aprile 2005 e depositato il successivo 13 aprile, il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato, in via principale gli articoli 1, 2, 4, 20, 23 e 24 della legge della Regione Emilia-Romagna 1/2005 Norme in materia di protezione civile e volontariato. Istituzione dell'Agenzia Regionale di protezione civile . L'articolo 1, commi 1, 2 e 3, è censurato in quanto - ridefinendo principi, funzioni, compiti e finalità di protezione civile - invaderebbe la competenza dello Stato cui è demandata, nella materia concorrente in argomento ex articolo 117, comma 3, della Costituzione , la determinazione dei principi fondamentali da definirsi in maniera unitaria a livello nazionale. Il comma 2 del medesimo articolo 1 - secondo cui all'espletamento delle attività di protezione civile provvedono la Regione, le Province, i Comuni, le Comunità montane, le Unioni di Comuni e le altre forme associative - è impugnato anche per contrasto con l'articolo 118, commi 1 e 2, Costituzione, che, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza, legittima l'attribuzione di funzioni amministrative in capo allo Stato ove occorra assicurarne l'esercizio unitario. Inoltre l'articolo 1 è impugnato in quanto a riformula il principio fondamentale già codificato dalla normativa di principio statale ed esclude dal concorso alle attività di protezione civile alcune categorie di soggetti cittadini, ordini e collegi professionali , così violando l'articolo 6 della legge 225/92, e, conseguentemente, l'articolo 117, comma 3, nonché l'articolo 118, ultimo comma, Costituzione b impone che il concorso operativo e la collaborazione nelle attività di protezione civile delle Amministrazioni dello Stato e degli Enti pubblici avvenga previa intesa, in contrasto con quanto dispone l'articolo 5, commi 4 e 4bis, del Dl 343/01, convertito, con modificazioni, nella legge 9 novembre 2001, n. 401, secondo cui l'attività tecnico-operativa dello Stato diretta ad assicurare i primi interventi è effettuata in raccordo con le Regioni c limita la salvaguardia dell'incolumità esclusivamente ai cittadini, escludendo dal novero dei soggetti tutelabili coloro che cittadini non sono, così violando non solo i principi fondamentali della materia, ma anche quelli previsti dalla Costituzione, dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali ex articolo 117, comma 1, Costituzione in tema di tutela dell'integrità della vita. L'articolo 2 è censurato alla luce del richiamato principio unitario , sotto il profilo che esso - definendo gli eventi calamitosi sulla base dell'organo competente ad intervenire piuttosto che in relazione ai parametri dell'intensità e dell'estensione del fenomeno come previsto dall'articolo 2 della citata legge 225/92 - configura sistemi differenziati di intervento regionale suscettibili di inficiare sia il principio di uguaglianza, sia l'azione statale per i casi calamitosi che travalicano i confini del territorio della singola Regione. Anche l'articolo 4, comma 1, è censurato sotto il profilo della garanzia di unitarietà del sistema , in quanto - rimettendo alla Regione l'esercizio delle funzioni in materia di protezione civile non conferite ad altri Enti dalla legislazione regionale e statale - viola l'articolo 7, comma 1, della legge 131/03, secondo cui lo Stato, in attuazione dell'articolo 118, comma 1, Costituzione, può attribuire a se stesso quelle funzioni amministrative delle quali occorra garantire l'unitarietà di esercizio. A sua volta l'articolo 20, che istituisce l'Agenzia regionale di protezione civile, è impugnato per contrasto con i già richiamati principi costituzionali , poiché attribuisce rilevanti funzioni di protezione civile - quali la gestione del volontariato, l'emissione di avvisi di attenzione, preallarme ed allarme, la predisposizione del programma di previsione e prevenzione, la pianificazione di emergenza, la presidenza del Comitato operativo regionale, la partecipazione alla Commissione regionale per la previsione e per la prevenzione dei grandi rischi - ad un Ente pubblico dotato di autonomia tecnica, operativa, amministrativa e contabile. In particolare, secondo il ricorrente, il comma 2, lettera f , dello stesso articolo 20 - che consente all'Agenzia regionale di protezione civile di emettere avvisi di attenzione, pre-allarme ed allarme - contrasta con la direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 febbraio 2004. L'articolo 23 - che istituisce il Comitato operativo regionale per l'emergenza, operativo anche per i casi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c , della stessa legge regionale - è denunciato per violazione dell'articolo 2, comma 1, lettera c , della legge 225/92, che invece rimette allo Stato l'intervento nei casi di calamità più gravi. Inoltre il ricorrente ritiene che lo stesso articolo, istituendo la Commissione regionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi a determina inutili duplicazioni di funzioni con quelle che la Commissione statale per la previsione e per la prevenzione dei grandi rischi svolge sull'intero territorio nazionale ai sensi dell'articolo 5, commi 3, 3bis e 3quater del Dl 343/01 e degli articoli 7 e 9 della legge 225/92 , nell'ambito del potere di coordinamento, anche scientifico, attribuito in via esclusiva allo Stato nella materia della protezione civile articolo 5 del citato Dl 343/01, articolo 107 del decreto legislativo 112/98 b viola gli articoli 107, lettera f , punto 1 , e 108, lettera a , punto 1 , del medesimo D.Lgs 112/98, i quali stabiliscono, rispettivamente, che lo Stato mantenga la funzione di definizione degli indirizzi per la predisposizione e l'attuazione dei programmi di previsione e prevenzione in relazione alle varie ipotesi di rischio e che la Regione provveda alla predisposizione dei programmi di previsione e prevenzione dei rischi, sulla base degli indirizzi nazionali . La stessa norma, poi - affidando al suddetto Comitato e in particolare al suo presidente, il direttore dell'Agenzia regionale e alla Commissione il coordinamento tecnico degli interventi nella fase emergenziale - violerebbe l'articolo 5 del Dl 343/01 e l'articolo 107 del D.Lgs 112/98 che attribuiscono specificamente allo Stato il potere di coordinamento, anche scientifico, al fine di assicurare interventi di più ampio orizzonte e non parcellizzati. Infine, l'articolo 24, comma 1 - che prevede il trasferimento di risorse nazionali all'Agenzia regionale -, è censurato per contrasto con gli articoli 118 e 119 Costituzione, secondo cui l'erogazione di finanziamenti pubblici è disposta dallo Stato e avviene in base ai principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza per il ricorrente, le Regioni dispongono infatti di risorse proprie per lo svolgimento delle funzioni pubbliche ad esse attribuite e di quelle aggiuntive che lo Stato eroga in via eventuale e comunque soltanto per gli specifici ambiti costituzionalmente individuati. 1.1. - Nella memoria illustrativa d'udienza, la difesa del ricorrente sottolinea come la necessità dell'intervento statale attraverso gli organi a ciò deputati , eventualmente anche tramite un'organizzata collaborazione con le Regioni, è imprescindibile in quei settori dell'ordinamento come appunto la protezione civile nei quali sono coinvolti interessi ed esigenze dell'intera collettività nazionale, connessi a valori costituzionali di rilievo primario, in quanto strettamente inerenti alla difesa dell'ordine e della sicurezza pubblica. 2. - La Regione Emilia-Romagna si è costituita chiedendo il rigetto del ricorso proposto perché inammissibile e infondato, con riserva di esporne i motivi. 2.1. - Nell'imminenza dell'udienza, la Regione ha depositato memoria illustrativa, deducendo, in primo luogo, l'infondatezza delle censure mosse all'articolo 1, commi 1-3, della legge in esame, giacché le norme impugnate sono prive di contenuto precettivo, limitandosi ad individuare l'oggetto della legge, ossia la finalità prioritaria dell'azione regionale. Inoltre, anche le singole disposizioni dei tre commi impugnati si pongono nel solco dei principi fondamentali dettati dallo Stato in ordine sia ai soggetti chiamati a partecipare all'attività di protezione civile in ambito regionale, sia alle modalità di svolgimento di detta attività, sia ai soggetti destinatari degli interventi. Riguardo all'articolo 2, che ribadisce in sostanza il contenuto dell'articolo 2 della legge 225/92, la Regione afferma che la norma si limita a coordinare il tipo e la dimensione dell'evento con norme più precise sulla competenza degli enti locali e di essa stessa, con ciò rispettando la competenza statale per gli eventi che ne richiedano l'intervento, quale manifestazione dei principi di unità e di solidarietà nazionale. Alle stesse conclusioni la Regione perviene quanto all'articolo 4, che pone una mera norma di chiusura per tutto quanto non sia affidato ad altre amministrazioni dalla legislazione regionale e statale. La Regione deduce poi l'inammissibilità dell'impugnazione dell'articolo 20, nella parte in cui istituisce l'Agenzia regionale di protezione civile, per genericità ed indeterminatezza dei parametri e dell'ulteriore censura mossa alla previsione del comma 2, lettera f , dello stesso articolo 20, per omessa illustrazione dell'oggetto del contrasto, che si verificherebbe tra la norma regionale e quanto stabilito dall'evocata direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 febbraio 2004. La censura sarebbe comunque infondata, non essendo ravvisabile alcun contrasto tra la norma regionale e la citata direttiva statale. Con riferimento all'articolo 23, la Regione rileva che la norma in realtà conferisce all'istituito Comitato operativo regionale per l'emergenza, da un lato, il coordinamento tecnico-operativo delle attività necessarie a fronteggiare gli eventi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b , della legge 225/92, e, dall'altro lato, il concorso tecnico regionale ad interventi di ausilio e collaborazione con l'azione statale in caso di grandi eventi. Inoltre, riguardo al comma 4 del medesimo articolo 23, la difesa regionale osserva che la Commissione regionale grandi rischi costituisce una struttura necessaria proprio per l'attuazione, a livello regionale, dei criteri stabiliti dalla Commissione nazionale, senza duplicarne in alcun modo le funzioni, ma attuandone la trasposizione in sede locale. Infine, quanto alla censurata attribuzione al Comitato ed alla Commissione del coordinamento tecnico degli interventi nella fase emergenziale, essa si riferisce specificamente all'attività propria delle Regioni e non contrasta con alcuna attività statale. Riguardo, da ultimo, all'impugnato articolo 24, comma 1, la difesa regionale deduce che tale norma si limita a descrivere le entrate dell'Agenzia regionale di protezione civile e, pertanto, non pone alcun vincolo per la finanza statale, trattandosi di risorse che lo Stato, in base a proprie leggi e a proprie decisioni attuative, assegna alla Regione per le finalità della protezione civile, che la Regione a sua volta assegna in gestione all'Agenzia regionale. Considerato in diritto 1. - Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato, in via principale, gli articoli 1, 2, 4, 20, 23 e 24 della legge della Regione Emilia-Romagna 1/2005 Norme in materia di protezione civile e volontariato. Istituzione dell'Agenzia Regionale di protezione civile . 1.1. - Un primo gruppo di questioni riguarda i commi 1, 2 e 3 dell'articolo 1. Il comma 1 sancisce che la Regione Emilia-Romagna con la legge in esame provvede, nell'esercizio delle attribuzioni ad essa spettanti ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione, alla disciplina e al riordino delle funzioni in materia di protezione civile ed assume quale finalità prioritaria della propria azione la sicurezza territoriale. Il comma 2 precisa che all'espletamento delle attività di protezione civile provvedono la Regione, le Province, i Comuni, le Comunità montane, le Unioni di Comuni e le altre forme associative di cui alla legge regionale 11/2001, e vi concorre ogni altra istituzione ed organizzazione pubblica o privata, ivi comprese le organizzazioni di volontariato, che svolgono nel territorio regionale compiti, anche operativi, di interesse della protezione civile. E soggiunge che, per quanto riguarda le Amministrazioni dello Stato e gli enti pubblici nazionali, il concorso operativo e la collaborazione nelle attività previste dalla presente legge avvengono previa intesa. Il comma 3 infine prevede che i soggetti ora indicati compongono il sistema regionale di protezione civile che persegue l'obiettivo di garantire la salvaguardia dell'incolumità dei cittadini, la tutela dell'ambiente, del patrimonio culturale ed artistico e degli insediamenti civili e produttivi dai danni o dal pericolo di danni derivanti da eventi calamitosi. 1.2. - Tali disposizioni sono impugnate innanzitutto sotto il profilo che esse - nel ridefinire principi, funzioni, compiti e finalità di protezione civile - contrasterebbero con l'articolo 117, comma 3, della Costituzione, in base al quale spetta allo Stato determinare, in maniera unitaria a livello nazionale, i principi fondamentali nella materia concorrente della protezione civile . La questione non è fondata. In ordine all'assetto delle competenze nella materia concorrente della protezione civile ed al rispetto da parte della Regione dei principi fondamentali posti dallo Stato, la Corte ha più volte affermato sentenze 327/03 e 32/2006 che - ancor prima della riforma costituzionale del 2001 - il legislatore statale, istituendo il Servizio nazionale della protezione civile con la legge 225/92 , aveva già rinunciato ad un modello centralizzato optando per un'organizzazione diffusa a carattere policentrico e che in tale logica, nell'articolo 2, comma 1, della legge citata, lo stesso legislatore aveva previsto tre diverse tipologie di eventi , correlativamente definendo competenze e responsabilità a eventi fronteggiabili mediante interventi degli enti e delle amministrazioni competenti in via ordinaria b eventi che comportano l'intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria c calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, richiedono mezzi e poteri straordinari. In questa prospettiva, nel mutato quadro del nuovo assetto del Titolo V della Parte seconda della Costituzione, la legge regionale in esame, con gli impugnati commi dell'articolo 1, persegue la finalità prioritaria di salvaguardare la sicurezza territoriale della Regione comma 1 e - in coerenza con tale finalità - disciplina il coordinamento della propria attività con quella degli enti locali e degli altri soggetti pubblici o privati coinvolti comma 2 nell'ambito degli interventi del sistema regionale di protezione civile comma 3 v. pure articolo 3 . Il rispetto della sfera di competenza dello Stato risulta esplicitato da diverse norme della legge stessa l'articolo 2, comma 1, lettera c , prevede, in conformità alla legislazione statale, l'intervento e il coordinamento dello Stato per fronteggiare eventi calamitosi di rilievo nazionale, che colpiscono il territorio regionale l'articolo 4, comma 3, prevede che la partecipazione della Regione ad iniziative di protezione civile al di fuori del territorio regionale e nazionale avvenga in armonia con gli indirizzi ed i piani nazionali gli articoli 5 e 6, disciplinano l'esercizio, da parte delle Province e dei Comuni, di funzioni e compiti amministrativi ad essi attribuiti dalla citata legge 225/92 e dal decreto legislativo 112/98 gli articoli 11, 12 e 20, comma 2, lettere b e c , sanciscono che il programma regionale di previsione e prevenzione dei rischi e il piano regionale per la preparazione e gestione delle emergenze sono predisposti rispettivamente in armonia con gli indirizzi nazionali ed in conformità con i criteri di massima formulati a livello nazionale l'articolo 13 prevede, in materia di incendi boschivi, il rispetto dei principi della legge 353/00 l'articolo 17 stabilisce, in materia di volontariato di protezione civile, il rispetto dei principi della legge 266/91. Si deve quindi ritenere che la norma impugnata, così come tutta la legge regionale, ha quale oggetto soltanto gli eventi calamitosi incidenti comunque sul solo territorio regionale fronteggiabili con gli interventi di cui alle lettere a e b dell'articolo 2, comma 1, della legge 225/92, e non anche le calamità naturali, catastrofi o altri eventi destinati, per intensità ed estensione, ad essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari dello Stato ex articolo 2, comma 1, lettera c, della stessa legge , nel rispetto della sfera di competenza ad esso attribuita dai principi fondamentali della materia concorrente in esame. 1.3. - Il comma 2 dell'articolo 1 secondo cui all'espletamento delle attività di protezione civile provvedono la Regione, le Province, i Comuni, le Comunità montane, le Unioni di Comuni e le altre forme associative è, altresì, ritenuto dal ricorrente in contrasto con l'articolo 118, primo e secondo comma, Costituzione, che, in base ai principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza, legittima l'attribuzione di funzioni amministrative in capo allo Stato ove occorra assicurarne l'esercizio unitario. La questione non è fondata. Poiché sulla base delle considerazioni appena esposte, la norma impugnata si riferisce solo alle attività del sistema regionale di protezione civile , essa non incide su calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, debbano essere fronteggiati con mezzi e poteri di competenza statale. E comunque essa non preclude l'eventuale allocazione in capo allo Stato di quelle funzioni amministrative di cui occorra assicurare l'esercizio unitario, ai sensi dell'articolo 118 Costituzione, che peraltro - secondo la giurisprudenza di questa Corte - può avvenire soltanto sulla base di una legge statale, in ossequio al principio di legalità. 1.4. - Il comma 2 dell'articolo 1 è anche censurato nella parte in cui esclude dal concorso alle attività di protezione civile alcune categorie di soggetti cittadini, ordini e collegi professionali secondo il ricorrente, la norma - in quanto riformula il principio fondamentale posto dall'articolo 6 della legge 225/92 - violerebbe gli articoli 117, comma 3, e 118, ultimo comma, Costituzione. La questione non è fondata, poiché basata su una lettura incompleta della norma impugnata. Infatti, il comma 2 - dopo aver affermato che all'espletamento delle attività di protezione civile provvedono la Regione, le Province, i Comuni, le Comunità Montane, le Unioni di Comuni e le altre forme associative di cui alla legge regionale 26 aprile 2001, n. 11 - aggiunge testualmente che vi concorre ogni altra istituzione ed organizzazione pubblica o privata, ivi comprese le organizzazioni di volontariato, che svolgono nel territorio regionale compiti, anche operativi, di interesse della protezione civile . Il tenore generale della disposizione consente, dunque, di ritenere comprese nel concorso alle attività di protezione civile anche le categorie di soggetti indicate dal ricorrente. 1.5. - Il comma 2 dell'articolo 1 è ancora impugnato - nella parte in cui prevede che il concorso operativo e la collaborazione nelle attività di protezione civile delle Amministrazioni dello Stato e degli Enti pubblici avvenga previa intesa - sotto il profilo della violazione dell'articolo 5, commi 4 e 4bis, del Dl 343/01, convertito nella legge 401/01, secondo cui l'attività dello Stato per i primi interventi è effettuata in concorso con le regioni e da queste in raccordo con i prefetti e con i Comitati provinciali di protezione civile . Neanche tale questione è fondata. L'articolo 2, comma 1, della legge regionale in esame si risolve in una parafrasi dei principi fissati dall'articolo 2, comma 1, lettere a , b e c , della legge 225/92, prima ricordati al n. 12 , integrati dagli articoli 107 e 108 del D.Lgs 112/98. A sua volta, il comma 1 dell'articolo 23 attribuisce all'istituito Comitato regionale per l'emergenza - oltre alla funzione di coordinamento tecnico-operativo regionale delle attività necessarie a fronteggiare gli eventi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b , la cui disciplina spetta alla legge regionale - anche il concorso tecnico regionale agli interventi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c , della legge 225, in evidente funzione ausiliaria e collaborativa con gli organi statali. In un quadro siffatto, la previsione dell' intesa non viene impiegata in senso contrapposto al concorso e al raccordo previsti dal citato articolo 5 del Dl 343/01 ma per significare che - nei casi in cui l'attività degli organi regionali può concorrere con quella di organi statali, ossia nei casi di cui alla menzionata lettera c - gli organi regionali devono agire sulla base di intese con gli organi statali, proprio a maggior garanzia dell'autonomia dell'amministrazione statale. 1.6. - A sua volta, il comma 3 dell'articolo 1 è censurato - nella parte in cui limita ai cittadini la salvaguardia dell'incolumità, escludendo dal novero dei soggetti tutelati chi cittadino non sia - per violazione dei principi fondamentali della materia e di quelli previsti dalla Costituzione, dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali articolo 117, comma 1, Costituzione . La questione non è fondata. L'espressione cittadini non è evidentemente usata dalla norma in senso tecnico, riferito all'appartenenza delle persone allo Stato, con esclusione degli stranieri o degli apolidi e può dunque agevolmente essere intesa, in senso costituzionalmente orientato, come riferita in generale a tutte le persone fisiche. 2. - L'articolo 2, sul presupposto dell'esistenza di un principio unitario che informerebbe la materia, è censurato sotto il profilo che - definendo gli eventi calamitosi in funzione dell'organo competente ad intervenire piuttosto che dell'intensità ed estensione del fenomeno come previsto dall'articolo 2 della legge 225/92 - configurerebbe sistemi di intervento regionale differenziati, capaci di inficiare, da un lato, il principio di uguaglianza e, dall'altro, l'azione statale per i casi calamitosi travalicanti i confini del territorio della singola Regione. La questione non è fondata. A prescindere dalla già rilevata erroneità della premessa dell'esistenza di un principio unitario del sistema di protezione civile, si è notato retro, n. 1.5. come la norma regionale si ponga invece nel solco dei principi fissati dall'articolo 2, comma 1, lettere a , b e c , della legge 225/92, integrati dagli articoli 107 e 108 del D.Lgs 112/98, il cui contenuto del resto sostanzialmente riproduce. 3. - L'articolo 4, comma 1, è a sua volta censurato ancora sul presupposto dell'unitarietà del sistema sotto il profilo che esso - attribuendo alla Regione l'esercizio delle funzioni in materia di protezione civile non conferite ad altri Enti dalla legislazione regionale e statale - violerebbe l'articolo 7, comma 1, della legge 131/03, secondo il quale, in attuazione dell'articolo 118, comma 1, Costituzione, lo Stato può attribuire a se stesso le funzioni amministrative di cui occorra garantire l'unitarietà di esercizio. Nei termini in cui è proposta, la questione non è fondata. Valgono, infatti, le medesime considerazioni svolte circa l'erroneità della premessa dell' unitarietà del sistema di protezione civile e circa l'inidoneità di norme come quella impugnata ad impedire un'eventuale allocazione in capo allo Stato, mediante apposita legge statale, di funzioni amministrative assunte in sussidiarietà, ai sensi dell'articolo 118 Costituzione. 4. - L'articolo 20, che istituisce l'Agenzia regionale di protezione civile, è impugnato per contrasto con i già richiamati principi costituzionali , poiché attribuisce rilevanti funzioni di protezione civile - quali la gestione del volontariato, l'emissione di avvisi di attenzione, preallarme ed allarme, la predisposizione del programma di previsione e prevenzione, la pianificazione di emergenza, la presidenza del Comitato operativo regionale, la partecipazione alla Commissione regionale per la previsione e per la prevenzione dei grandi rischi - ad un Ente pubblico dotato di autonomia tecnica, operativa, amministrativa e contabile. Nei termini prospettati - ed anche a prescindere dalla genericità dell'argomentazione a sostegno dell'asserita incostituzionalità - la questione è inammissibile in quanto nella proposta del ministro per gli Affari regionali, richiamata dalla delibera del Consiglio dei ministri di impugnazione della legge in esame, non v'è traccia di tale motivo di impugnazione. 4.1. - L'articolo 20, comma 2, lettera f - che consente all'Agenzia regionale di protezione civile di emettere avvisi di attenzione, preallarme ed allarme -, è censurato per contrasto con la direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 febbraio 2004 a sostegno dell'impugnazione il ricorrente richiama la sentenza di questa Corte 238/04, deducendo che in essa si prevede che le Regioni non possano porre in essere attività o atti lesivi delle direttive statali . La questione non è fondata. In primo luogo, l'affermazione di cui alla richiamata sentenza - peraltro non espressa nei termini evocati nel ricorso - si muove nel diverso ambito dell'esercizio del c.d. potere estero delle Regioni di cui ai commi quinto e nono dell'articolo 117 Costituzione e del necessario coordinamento di esso con l'esclusiva competenza statale in tema di politica estera secondo le procedure dettate dall'articolo 6 della legge 131/03 . La decisione non può quindi di per sé comportare l'incostituzionalità della norma impugnata, in un contesto nel quale - trattandosi di materia rimessa alla competenza concorrente di Stato e Regione - al primo spetta solo di determinare, con legge, i principi fondamentali ex articolo 117, comma 3, ultimo periodo, Costituzione ed articolo 1 della legge 131/03 . D'altro canto, la formulazione della norma impugnata consente di interpretarla nel senso che lo specifico compito di emissione di avvisi di attenzione, preallarme ed allarme, da essa affidato all'Agenzia regionale di protezione civile, mira ad attuare il disposto dell'articolo 108 del D.Lgs 112/98, il quale al comma 1, lettera a, n. 1 , attribuisce alle Regioni le funzioni relative alla predisposizione dei programmi di previsione e prevenzione dei rischi, sulla base degli indirizzi nazionali. 5. - L'articolo 23 è censurato sotto diversi profili. La norma - nella parte in cui istituisce il Comitato operativo regionale per l'emergenza COREM , con funzioni estese anche ai casi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c - violerebbe, in primo luogo, l'articolo 2, comma 1, lettera c , della legge 225/92, che invece rimette allo Stato l'intervento nei casi di calamità più gravi. La questione non è fondata. Infatti, il comma 1 dell'articolo 23 attribuisce al COREM - da un lato - la funzione di coordinamento tecnico-operativo regionale delle attività necessarie a fronteggiare gli eventi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera b , la cui disciplina per le ragioni esaminate retro, n. 1.2. spetta alla competenza della Regione ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera b , della legge 225/92 e - dall'altro - il concorso tecnico regionale agli interventi di cui all'articolo 2, comma 1, lett. c , della stessa legge 225, in funzione meramente ausiliaria e collaborativa con i competenti organi statali. 5.1. - Inoltre, secondo il ricorrente, la norma - nella parte in cui istituisce la Commissione regionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi - violerebbe a l'articolo 5, commi 3, 3bis e 3quater del Dl 343/01 e gli articoli 7 e 9 della legge 225/92, determinando inutili duplicazioni di funzioni con quelle svolte sull'intero territorio nazionale dalla Commissione statale per la previsione e per la prevenzione dei grandi rischi b gli articoli 107, lettera f , numero 1 , e 108, lettera a , numero. 1 , del D.Lgs 112/98, sulle competenze di Stato e Regioni in tema di predisposizione e attuazione dei programmi di previsione e prevenzione dei rischi. Entrambi i profili di censura sono infondati. Anche le funzioni della Commissione regionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi - in coerenza con l'intero assetto della legge regionale in esame - devono ritenersi limitate ai soli eventi calamitosi incidenti sul territorio regionale fronteggiabili con gli interventi di cui alle lettere a e b dell'articolo 2, comma 1, della legge 225/92, con esclusione quindi degli eventi destinati, per intensità ed estensione, ad essere fronteggiati con mezzi straordinari, di competenza statale articolo 2, comma 1, lettera c . D'altro canto, la Commissione regionale ha il solo compito di fornire, su richiesta della Regione, consulenza, supporto tecnico-scientifico e proposte in materia di previsione e prevenzione dei rischi specifici del territorio regionale essa quindi nell'intenzione del legislatore regionale, peraltro libero di legiferare nella materia concorrente col solo rispetto dei principi fondamentali è anche deputata ad attuare, trasponendoli a livello regionale, i criteri stabiliti dalla Commissione nazionale, senza con ciò duplicarne le funzioni. 5.2. - Infine la norma - nella parte in cui affida al Comitato operativo regionale per l'emergenza e alla Commissione regionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi il coordinamento tecnico degli interventi nella fase emergenziale - violerebbe l'articolo 5 del Dl 343/01 e l'articolo 107 del D.Lgs 112/98, che attribuiscono allo Stato il potere di coordinamento, anche scientifico, per assicurare interventi di più ampio orizzonte, non parcellizzati. Nel senso dell'infondatezza della censura valgono i criteri interpretativi più volte citati la norma impugnata, riguardando attività della Regione per eventi rientranti nell'ambito della sua competenza, non comporta di per sé violazione dei principi fondamentali desumibili dalle evocate norme interposte, pur se non le richiama esplicitamente ma nemmeno contiene previsioni ad esse contrarie sentenze 327/03 e 129/06 . 6. - Infine l'articolo 24, comma 1, è censurato nella parte in cui prevede il trasferimento di risorse statali all'Agenzia regionale, per contrasto con gli articoli 118 e 119 Costituzione, secondo i quali l'erogazione di finanziamenti pubblici è disposta dallo Stato e avviene in base ai principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. La questione non è fondata. La norma impugnata classifica fra le entrate dell'Agenzia regionale - oltre alle risorse ordinarie e straordinarie trasferite annualmente dalla Regione - le risorse ordinarie statali per l'esercizio delle funzioni conferite alla Regione in materia di protezione civile le risorse straordinarie statali per interventi connessi ad eventi da cui derivi lo stato di emergenza nel territorio regionale le risorse del Fondo regionale di protezione civile di cui all'articolo 138, comma 16, della legge 388/00 e le risorse comunitarie, statali e regionali per il finanziamento o il cofinanziamento di progetti ed attività di interesse della protezione civile in ambito europeo. Il suo contenuto, pertanto, è meramente descrittivo di entrate che possono pervenire alla Agenzia regionale secondo i generali criteri di conferimento, e non costituisce certo fonte di obbligazioni di trasferimento di risorse finanziarie a carico dello Stato sicché il solo effetto dell'elenco è quello di legittimare l'Agenzia a ricevere gli indicati tipi di entrate, se e quando i relativi trasferimenti vengano disposti dalla fonte competente, regionale, statale o comunitaria. PQM La Corte costituzionale dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 1, commi 1, 2 e 3, dell'articolo 2, dell'articolo 4, comma 1, dell'articolo 20, comma 2, lettera f , dell'articolo 23 e dell'articolo 24, comma 1, della legge della Regione Emilia-Romagna 1/2005 Norme in materia di protezione civile e volontariato. Istituzione dell'Agenzia Regionale di protezione civile , proposte - in riferimento agli articoli 117, comma 1 e 3, 118, primo, commi 3 e 4, e 119 della Costituzione - dal Presidente del Consiglio dei ministri, con il ricorso in epigrafe dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 20 della medesima legge della Regione Emilia-Romagna 1/2005, proposta - in riferimento ai già richiamati principi costituzionali - dal Presidente del Consiglio dei ministri, con il citato ricorso.