La multa non vale se il vigile è troppo lontano

L'efficacia probatoria di un verbale non sussiste se non è stato possibile verificare e controllare le modalità del fatto secondo un metro sufficientemente obiettivo

Non sono valide le contravvenzioni inflitte dai vigili in lontananza. Più precisamente, se il pubblico ufficiale si trova ad una distanza superiore ai cento metri osservano i giudici di Piazza Cavour, è in una situazione che non può consentire una credibile valutazione , dunque, la multa finirà nel cestino. Lo ha affermato la Cassazione nella sentenza 15324/05 - depositata il 21 luglio e qui integralmente leggibile tra gli allegati - con la quale la prima sezione civile ha dichiarato nulle due contravvenzioni inflitte ad un automobilista di Bressanone che si era visto arrivare a casa tre multe relative ad altrettante violazioni del Codice della strada commesse il 21 dicembre 2000 . In particolare, nel verbale redatto dalla polizia municipale del luogo, si contestava di avere oltrepassato un incrocio malgrado il semaforo rosso, di avere effettuato il sorpasso di altri veicoli lenti o in lento movimento portandosi nella parte sinistra della carreggiata, e di non avere regolato la velocità in prossimità dell'incrocio. Violazione al Cds che il vigile aveva elevato osservando da una distanza di circa 150 metri. Il caso è finito davanti al Giudice di Pace di Bressanone che, nel maggio 2001, convalidava la multa all'automobilista per quel che riguarda il passaggio dell'incrocio nonostante il rosso, mentre annullava le altre due contravvenzioni sul rilievo che dalla posizione in cui l'agente si trovava , circa 150 metri, sicuramente il vigile aveva potuto accertare che l'attraversamento era avvenuto nel momento dell'interdizione , ma la distanza dall'incrocio, circa 150 metri, era tale da non consentire una credibile valutazione . Il Comune di Bressanone ha presentato ricorso in Cassazione, facendo notare che era contraddittorio ritenere il vigile attendibile per una infrazione e non per le altre due . I magistrati del Palazzaccio lo hanno respinto, affermando che l'efficacia di piena prova di un verbale di accertamento di una violazione del Cds non sussiste se le modalità di accadimento non si siano potute verificare e controllare secondo un metro sufficientemente obiettivo tale da potere dare luogo ad una percezione sensoriale implicante margini di apprezzamento, come nell'ipotesi che quanto attestato dal pubblico ufficiale inerisca non alla percezione di una realtà statica come ad es. la descrizione dello stato dei luoghi, senza oggetti in movimento , bensì all'indicazione di un corpo o di un oggetto in movimento, con riguardo allo spazio che cade sotto la percezione visiva del verbalizzante . In altre parole, per la Cassazione è probabile che il vigile abbia potuto osservare soltanto la parte finale della manovra di sorpasso effettuata dall'automobilista ricevendo l'impressione di una velocità eccessiva e di un sorpasso irregolare . Ma la distanza, secondo gli ermellini era tale da non consentire una credibile valutazione .

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 9 febbraio-21 luglio 2005, n. 15324 Presidente De Musis - Relatore Giuliani Pm Ceniccola - conforme - ricorrente Comune di Bressanone Svolgimento del processo Con ricorso depositato il 24 gennaio 2001, Gennaro Bruno proponeva davanti al Giudice di pace di Bressanone opposizione avverso tre verbali di contestazione redatti dalla locale Polizia Municipale e relativi ad altrettante violazioni del codice stradale per avere egli contemporaneamente, in data 21 dicembre 2000 ed alla guida della Renault Twingo targata BB 793 LQ oltrepassato l'intersezione tra Viale Mozart e Via San Cassiano, sita nel Comune omonimo, malgrado il semaforo proiettasse luce rossa ed effettuato il sorpasso di altri veicoli lenti o in lento movimento portandosi nella parte sinistra della carreggiata, nonché per non avere particolarmente regolato la velocità in prossimità dell'anzidetta intersezione. Deduceva l'opponente che il vigile gli avrebbe dovuto immediatamente contestare le infrazioni, mentre, invece, quest'ultimo aveva altresi omesso di avvisarlo in merito al successivo invio dei verbali in questione. Si costituiva l'Ammininistrazione comunale. esponendo che il ricorrente di per sé non contestava le violazioni ascrittegli e che l'agente accertatore aveva esplicitamente indicato nel verbale i motivi della mancata contestazione immediata. Il Giudice adito, con sentenza dei 9/28 maggio 2001, rigettava il ricorso quanto alla prima delle anzidette infrazioni, mentre lo accoglieva quanto alle rimanenti due, assumendo che mancassero prove certe in ordine alla responsabilità dei Bruno a quest'ultimo riguardo, segnatamente nel senso che la distanza alla quale si trovava il verbalizzante dall'autoveicolo nel momento delle pretese violazioni era tale da non consentire una credibile valutazione, anche in considerazione del punto di osservazione, frontale rispetto al senso di marcia e, quindi, suscettibile dì facili errori prospettici, onde era probabile che lo stesso verbalizzante avesse potuto apprezzare soltanto la parte finale della manovra di sorpasso effettuata dal ricorrente, ricevendo l'impressione di una velocità eccessiva e di un sorpasso irregolare. Avverso tale sentenza, ricorre per cassazione il Comune di Bressanone, deducendo due motivi di gravame ai quali non resiste il Bruno. Motivi della decisione Con il primo motivo di impugnazione, lamenta il ricorrente, ai sensi dell'articolo 360, primo comma, n. 5, Cpc, contraddittorietà della motivazione in ordine a un punto decisivo della controversia, prospettato dalle parti, assumendo che il pubblico ufficiale il quale ha redatto i verbali di contestazione delle infrazioni, sentito anche come testimone, doveva essere ritenuto attendibile riguardo alle circostanze relative a tutti gli atti impugnati, essendo stato ritenuto attendibile in ordine ad uno di essi e costituendo, del resto, le violazioni un contesto unico ed inscindibile. Con il secondo motivo di impugnazione, del cui esame congiunto con il precedente si palesa l'opportunità involgendo ambedue la trattazione di questioni strettamente connesse, lamenta il ricorrente violazione e/o falsa applicazione della norma di cui all'articolo 2700 Cc, dato che la fede privilegiata dei verbali di infrazione doveva essere riconosciuta a tutti gli atti pubblici impugnati, in assenza di querela di falso ed in presenza, anzi, di esplicite e decisive ammissioni dì responsabilità, da parte dell'opponente, nel giudizio di primo grado. I due motivi non sono fondati. Giova premettere come il Giudice di pace, per quanto attiene al verbale di contestazione n. 3449, riguardante la violazione degli articoli 41, undicesimo comma e 146, terzo comma, dei codice stradale, abbia, con incensurato apprezzamento, rilevato che dalla relazione del vigile accertatore emerge che egli ha visto chiaramente come il ricorrente abbia, a bordo della vettura Renault Twingo tg. BB 793 LQ oltrepassato l'intersezione semaforica posta ad ovest dell'incrocio di viale Mozart e via san Cassiano con la luce rossa onde il riconoscimento che il verbale in questione, senza che il ricorrente abbia fornito al riguardo alcuna prova contraria né abbia, tanto meno. proposto querela di falso avverso il contenuto del verbale stesso, costituisca piena prova in merito a quanto ivi accertato sul rilievo che Dalla posizione in cui l'agente si trovava. il semaforo era ben visibile e, proiettando la stessa luce in entrambi i sensi di marcia, egli ha potuto accertare che l'attraversamento è avvenuto nel momento di interdizione . Per converso, l'anzidetto Giudice, riguardo alle altre due infrazioni contestate al ricorrente di cui ai verbali n. 3450 e n. 3451 rispettivamente relativi, il primo, alla violazione dell'articolo 148, undicesimo e sedicesimo comma, del codice stradale per avere sorpassato altri veicoli fermi o in lento movimento al semaforo, nonché, il secondo, alla violazione dell'articolo 14 1, terzo e ottavo comma. dei codice stradale per non avere regolato particolarmente la velocità in prossimità di intersezione , ha ritenuto che la distanza che separava il vigile dall'autoveicolo del ricorrente nel momento delle presunte infrazioni più di 15 0 m era tale da non consentire una credibile valutazione anche in considerazione del punto di osservazione, frontale rispetto al senso di marcia e quindi suscettibile di facili errori prospettici. È probabile che il vigile abbia potuto osservare soltanto la parte finale della manovra di sorpasso effettuata dal ricorrente ricevendo l'impressione di una velocità eccessiva e di un sorpasso irregolare . Al riguardo, deve innanzi tutto osservarsi come un simile apprezzamento vada esente da censure per quanto concerne il mancato riconoscimento agli altri due verbali indicati da ultimo della medesima fede privilegiata attribuita al primo, atteso che il Giudice di merito, sulla base di accertamenti di fatto di per sé incensurati rispettivamente relativi alla distanza che separava il vigile dall'autoveicolo del ricorrente nel momento delle presunte infrazioni ed al punto di osservazione, frontale rispetto al senso di marcia ha puntualmente e correttamente applicato il principio secondo cui, con riferimento al verbale di accertamento di una violazione del codice della strada, l'efficacia di piena prova fino a querela di falso, che ad esso deve riconoscersi, ex articolo 2700 Cc, in forza della sua natura di atto pubblico, oltre che riguardo alla provenienza dell'atto ed alle dichiarazioni rese delle parti, anche relativamente agli altri atti che il pubblico ufficiale che lo redige attesta essere avvenuti in sua presenza o da lui compiuti non sussiste né con riferimento ai giudizi valutativi che esprima il pubblico ufficiale, né con riferimento alla menzione di quelle circostanze relative a fatti i quali, in ragione delle loro modalità di accadimento, non si siano potuti verificare e controllare secondo un metro sufficientemente obbiettivo e, pertanto, abbiano potuto date luogo ad una percezione sensoriale implicante margini di apprezzamento, come nell'ipotesi che quanto attestato dal pubblico ufficiale inerisca non alla percezione di una realtà statica come, ad esempio, la descrizione dello stato dei luoghi, senza oggetti in movimento , bensì all'indicazione di un corpo o di un oggetto in movimento, con riguardo allo spazio che cade sotto la percezione visiva del verbalizzante Cass. 10 aprile 1999, numero 522 . Ne consegue che, una volta denegata l'applicabilità, per le ragioni accennate, del richiamato articolo 2700 Cc, del tutto corretto si palesa il libero apprezzamento che dei due verbali in questione, al pari di un qualsiasi elemento probatorio non coperto dalla fede privilegiata dell'atto pubblico, è stato fatto dal medesimo Giudice, il quale ha considerato non fondate le valutazioni dei verbalizzante, ritenendole sostanzialmente inattendibili sulla base della motivazione sopra riportata, di per sé immune da vizi logici e giuridici, ovvero sulla base del rilievo che La distanza che separava il vigile dall'autoveicolo del ricorrente nel momento delle presunte infrazioni più di 150 m era tale da non consentire una credibile valutazione anche in considerazione del punto di osservazione, frontale rispetto al senso di marcia e quindi suscettibile di facili errori prospettici. È probabile che il vigile abbia potuto osservare soltanto la parte finale della manovra di sorpasso effettuata dal ricorrente ricevendo l'impressione di una velocità eccessiva e di un sorpasso irregolare laddove, invece, quanto al verbale di contestazione numero relativo all'attraversamento dell'intersezione semaforica con la luce rossa, sì è già visto come il Giudice di merito abbia rilevato che Dalla posizione in cui l'agente si trovava, il semaforo era ben visibile e, proiettando la stessa luce in entrambi i sensi di marcia, ha potuto accertare che l'attraversamento è avvenuto nel momento di interdizione . Discende, poi, da quanto precede e, segnatamente, dalle già indicate ragioni di inattendibilità , che si sottrae alle censure dedotte dal ricorrente altresì il mancato o insufficiente apprezzamento della deposizione testimoniale resa dall'agente accertatore là dove questo, secondo l'assunto dell'odierno ricorrente, ha confermato quanto scritto nei verbali di contestazione, affermando esattamente nella posizione in cui mi trovavo ebbi modo di osservare esattamente come il sig. Gennaro effettuò il sorpasso dell'autoveicolo, credo germanico, che si era fermato al semaforo regolarmente , come pure delle dichiarazioni rese dallo stesso agente nella relazione di servizio prot. n. 1890/01 P.M. in data 4.5.2001 là dove questo, di nuovo secondo l'assunto del ricorrente, ha affermato Il conducente, giunto all'intersezione semaforica con via S. Cassiano eseguiva manovra di sorpasso di un veicolo che lo precedeva, il quale si era fermato regolarmente all'intersezione semaforica che emetteva luce gialla. Quindi il conducente oltrepassava l'intersezione semaforica con luce rossa a velocità pericolosa . Circa, infine, le dichiarazioni rese dal contravventore, si osserva che il Giudice di Pace ha preso in considerazione tali dichiarazioni là dove il medesimo contravventore, secondo l'apprezzamento contenuto nella sentenza impugnata, ha affermato di aver iniziato il sorpasso della vettura germanica -spostandosi a tal fine in parte sulla carreggiata destinata al senso opposto di marcia - ad una distanza di 20 m. dal semaforo, in quanto la predetta vettura si era accostata o comunque stava per accostarsi al bordo del marciapiede, e di aver imboccato l'incrocio quando si trovava di nuovo sulla propria destra implicitamente rilevando, tuttavia, con motivazione adeguata ed immune da vizi logico-giuridici, come siffatte dichiarazioni, peraltro in contrasto con le affermazioni dei vigile il quale affermava che la vettura del turista germanico sì trovava nell'imminenza del semaforo diffondente luce gialla, ed arrestava la sua corsa, quando veniva sorpassato dalla vettura condotta dall'odierno ricorrente vero essendo, comunque, che lo svolgimento dei sorpasso è avvenuto ad una distanza dì più di 150 metri dalla posizione del vigile che difficilmente poteva vedere l'antecedente fase iniziale dei sorpasso, iniziato a dire del ricorrente circa 20 m. prima del semaforo in questione non implichino minimamente l'ammissione di avere eseguito la manovra in parola nell'imminenza del semaforo senza che, al riguardo, si palesi decisiva neppure la prospettazione del Comune di Bressanone là dove quest'ultimo assume che il contravventore abbia riconosciuto dì avere proceduto al sorpasso dell'autovettura dei predetto turista giunti in prossimità - una decina di metri ca. - dal semaforo di viale Mozart dal momento che, come appare palese, altro è sorpassare nell'imminenza del semaforo altro è sorpassare in prossimità del semaforo, indipendentemente, poi, in quest'ultimo caso, dal fatto che la distanza sia di circa 20 m. ovvero di una decina di metri ca. . L'impugnata sentenza, pertanto, non soggiace alle censure dedotte dal ricorrente, onde il ricorso deve essere rigettato. Nulla è a pronunziar circa la sorte delle spese del giudizio di cassazione, non avendo l'intimato, in questa sede, né resistito, né comunque, svolto attività difensiva alcuna. PQM La Corte rigetta il ricorso.