Vigilanza privata, il prefetto può negare la licenza

Nel confermare il giudizio del Tar Puglia, il provvedimento menziona il rischio della prevedibile concorrenza con quello del peggioramento dei servizi, dell'ordine e della sicurezza pubblica

Vigilanza privata, il prefetto può negare la licenza se esistono già altri istituti che svolgono il medesimo servizio. Del resto, a rischio è il peggioramento delle prestazioni conseguenza dell'incremento della concorrenza tra le stesse aziende. Lo ha stabilito la sesta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 508/06 depositata lo scorso 9 febbraio e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha respinto il ricorso di un istituto di vigilanza che si era visto negare dal prefetto di Foggia l'autorizzazione ad estendere l'ambito territoriale della propria attività anche nei Comuni di Torremaggiore, Serracapriola e Volturino. Il Tar Puglia aveva respinto il ricorso della società ritenendo legittima la decisione della Prefettura. I giudici di piazza Capo di Ferro, nel confermare la sentenza dei colleghi pugliesi, hanno sostenuto la piena legittimità del provvedimento soprattutto nella parte in cui menziona il rischio della prevedibile concorrenza con l'inevitabile peggioramento dei servizi e dell'ordine e della sicurezza pubblica. L'articolo 136 del Testo unico 773/31, tuttavia, nel prevedere che la licenza può essere negata in considerazione del numero e dell'importanza degli istituti già esistenti, o per ragioni di ordine e sicurezza pubblica, impone all'amministrazione di effettuare una comparazione tra l'andamento e la qualità del servizio di vigilanza privata. Ma non solo qualora decida di concedere un'ulteriore licenza deve anche valutare quali saranno gli effetti sull'ordine e sulla sicurezza pubblica. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 8 novembre 2005-9 febbraio 2006, n. 508 Presidente Varrone - Estensore Salemi Ricorrente Cuozzo Fatto e diritto 1. Con due ricorsi, notificati il 20 aprile 1996 e il 2 aprile 1997, il sig. Giuseppe Cuozzo, nella sua qualità di amministratore unico dell'istituto di vigilanza Pool Daunia , impugnava danti al Tar della Puglia, sede di Bari, rispettivamente i provvedimenti del 10 gennaio e del 25 novembre 1996, con i quali il Prefetto di Foggia aveva respinto le sue istanze volte ad ottenere l'autorizzazione ad estendere l'ambito territoriale dell'attività di vigilanza ai Comuni di Torremaggiore, Serracapriola e Volturino. 2. Con sentenza 943/98, il giudice adito, previa riunione dei due ricorsi, dichiarava inammissibile il primo ricorso per sopravvenuta carenza d'interesse e respingeva il secondo. 3. Con ricorso notificato il 27 gennaio 2000. il ricorrente ha proposto appello contro la summenzionata sentenza. Premette l'appellante che il Prefetto ha fondato il diniego - si direbbe in via esclusiva - sulla ritenuta presenza di altri istituti, sufficienti a garantire la vigilanza privata. Orbene, a suo avviso, se il Prefetto, illo tempore, ritenne, ad esempio, giusto ed opportuno autorizzare due istituti Nord Puglie di Apricena e Sicura di Foggia , per il territorio di Torremaggiore, nel momento in cui si evidenzia che il primo ha limitato la sua presenza alla campagna contrada Fiorentino e il secondo non è più operante in quel Comune, non esiste alcuna ragione logica, prima ancora che giuridica, per denegare una ulteriore autorizzazione. Siffatto modo di argomentare, da parte del prefetto, avallato dal giudice di primo grado, offrirebbe il fianco non solo alla censura di violazione di legge ex articolo 136 Tulps possibilità di diniego in considerazione del numero o dell'importanza degli istituti già esistenti , ma anche a quelle di eccesso di potere per omessa valutazione dei presupposti, carenza di istruttoria e difetto di motivazione Resiste al ricorso l'Amministrazione appellata. Alla pubblica udienza dell'8 novembre 2005, il ricorso è stato trattenuto in decisione. 4. L'appello è infondato. Nell'impugnato provvedimento del 25 novembre 1996, l'Amministrazione ha data esauriente indicazione delle ragioni che hanno giustificato il diniego. In esso si dice che nel Comune di Torremaggiore che ha circa 12.000 abitanti, in cui vi è il Comando Stazione Carabinieri, sono autorizzati ad operare l'istituto di vigilanza rurale di Rizzi Leonardo di S. Severo, l'istituto Nord Puglie di Apricena e l'istituto Sicura di Foggia. Si soggiunge, altresì, richiamando la nota del Questore di Foggia dl 23 ottobre 1996, che la concessione di una nuova licenza e, quindi, la nomina di altre guardie giurate, comporterebbe scompensi negativi nel rapporto quantitativo esistente tra il numero di queste e quelle delle Forze di polizia, istituzionalmente preposte alle funzioni di sicurezza e di vigilanza nei confronti della generalità dei cittadini oltre a ripercussioni negative sull'ordine pubblico. Ad avviso del Collegio, che concorda con quanto ritenuto dal giudice di prime cure, il provvedimento impugnato è adeguatamente motivato con riferimento al rischio della prevedibile concorrenza con peggioramento dei servizi e ai pericoli per l'ordine e la sicurezza pubblica, dovendosi considerare che l'articolo 136 del Tu 773/31, nel prevedere che la licenza può essere negata in considerazione del numero e dell'importanza degli istituti già esistenti, ovvero per ragioni di sicurezza pubblica o di ordine pubblico, impone appunto che l'Amministrazione effetti una comparazione tra l'andamento e la qualità del servizio di privata vigilanza all'atto in cui viene deliberata la domanda del nuovo aspirante e la situazione, in termine di sicurezza pubblica o di ordine pubblico, che può derivare dalla concessione della licenza a quest'ultimo. 5. In conclusione, per le suesposte considerazioni, l'appello deve essere respinto. Si ravvisano giusti motivi per compensare tra le parti anche le spese di questo grado di giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione sesta, respinge il ricorso in appello indicato in epigrafe. Compensa tra le parti le spese di giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 2 reg.ric.n. 1304/2000 A.L.