Pubblica amministrazione, niente posto fisso se in regime di convenzione

Esclusa la possibilità di trasformare un rapporto a termine in uno a tempo indeterminato, anche in caso di prestazioni a tempo pieno

Niente posto fisso per i camici bianchi che prestano la loro opera a tempo, in regime di convenzione con la pubblica amministrazione. Lo hanno chiarito le Sezioni unite civili della Cassazione nella sentenza 2044/06, depositata il 31 gennaio scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati. In particolare il massimo Consesso di piazza Cavour, nel risolvere un annoso contrasto giurisprudenziale, ha escluso che in tema di convenzioni stipulate dall'amministrazione della Difesa, ai sensi dell'articolo 1, comma secondo, della legge 304/86, con i medici civili, generici o specialistici, ove le esigenze della sanità non possono essere soddisfatte con il personale medico militare o con quello delle unità sanitarie locali e degli enti ed istituti di cui al comma primo , sia configurabile la trasformazione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato ovvero un diritto alla continuazione, in ogni caso, del rapporto lavorativo dopo il recesso dell'amministrazione, in attuazione dell'articolo 9, n. 7, Dpr 316/90 .

Cassazione - Su civili - sentenza 12 - 31 gennaio 2006, n. 2044 Presidente Carbone - relatore Vidiri Ricorrente ministero della Difesa Svolgimento del processo Con ricorso depositato in data 30 luglio 1996, Vincenzo caprino esponeva che in qualità di psichiatra era stato incaricato, per carenza di ufficiali medici, dall'Ospedale militare di Caserta di prestare attività di medico specialista a partire dal 24 gennaio 1995 in regime di convenzione, ai sensi della legge 304/86 e del Dpr 316/90. Il periodo lavorativo era stato prorogato con convenzione datata 1 agosto 1995, che era stata rescissa con comunicazione del 30 novembre 1995, e contestualmente era stato informato che dal 1 gennaio 1996 non avrebbe potuto più effettuare alcuna prestazione per conto dell'Ospedale militare. Questo provvedimento doveva, però, ritenersi illegittimo ed inefficace in quanto preso in violazione degli accordi nazionali collettivi che disciplinavano i rapporti a convenzione tra medici e servizio sanitario nazionale. Nella specie, doveva ritenersi instaurato un rapporto a tempo indeterminato in quanto il proprio rapporto era durato oltre il termine massimo di tre mesi, previsto dall'articolo 12, comma 14, del Dpr 291/87, e poi dall'articolo 9 n. 7 del Dpr 316/90. Tutto ciò premesso, chiedeva al Pretore di Santa Maria Capua Vetere l'accertamento della natura indeterminata del rapporto di collaborazione e dell'inefficacia della rescissione, nonché la condanna del Ministero alla reintegra nel rapporto convenzionato ed al pagamento delle competenze mensili non corrisposte sino alla reintegra. Dopo la costituzione del Ministero, il Pretore adito accoglieva parzialmente la domanda, dichiarava che il rapporto di lavoro a convenzione era a tempo indeterminato e che il recesso del Ministero aveva effetto solo a partire dal sessantesimo giorno successivo alla sua comunicazione avvenuta in data 5 dicembre 1995, e rigettava tutte le altre domande. Contro tale sentenza proponeva appello Vincenzo Caprino instando per la declaratoria di illegittimità dell'atto di recesso e per la reintegra e/o riammissione in servizio, con la condanna degli appellati Ministero della Difesa ed ospedale militare di Caserta , al pagamento di tutti i compensi non percepiti a partire dal 1 gennaio 1996 a titolo di risarcimento danni. Contro la stessa sentenza proponevano gravame incidentale il ministero della Difesa e l'Ospedale militare, che chiedevano il rigetto dell'avversa pretesa, l'Ospedale insistendo anche per la declaratoria di difetto di legittimazione passiva. Con sentenza dell' 8 novembre 2001 il Tribunale di Napoli accoglieva parzialmente l'appello principale e, per l'effetto, condannava il Ministero della Difesa a risarcire a Vincenzo Capr no il danno da questi subito, che liquidava equitativamente in lire 50 milioni, oltre interessi legali dalla data di decisione sino all'effettivo soddisfo ed accoglieva parzialmente l'appello incidentale dichiarando il difetto di legittimazione processuale dell'0spedale militare di Caserta. Nel pervenire a tale conclusione il Tribunale per la parte che ancora rileva in questa osservava sede di legittimità - che il termine di cinque mesi apposto alla convenzione in esame si poneva In contrasto con quello massimo trimestrale previsto dall' articolo 9 n. 7 del Dpr 316/90, cui faceva richiamo il disposto dell'articolo 1, quarto comma, della legge 304/86. Il rapporto lavorativo del Caprino, stante il suo perdurante svolgimento oltre i tre mesi doveva - sempre ai sensi del citato articolo 9 - ritenersi trasformato in contratto a tempo indeterminato. Osservava, inoltre, il giudice d'appello che, contrariamente a quanto deciso dal primo giudice, il recesso intimato in data 5 dicembre 1995 per sopravvenuta disponibilità del personale medico militare come da documentazione prodotta in corso di causa dall'Avvocatura dello Stato doveva ritenersi un atto illecito atteso -che la causale del recesso, addotta dal Ministero, non era contemplata dal Dpr 316/90 e più precisamente dalle cause di risoluzione previste in detta normativa, applicabile interamente alla fattispecie in esame. In altri termini, il potere negoziale e non pubblico di recesso, intimato al di fuori delle cause contrattualmente pattuite, seppure doveva ritenersi ingiustificato, era tuttavia efficace sì da determinare l'estinzione del rapporto lavorativo autonomo, e sì da causare danni che potevano liquidarsi ai sensi dell'articolo 1226 Cc nella misura equitativa di 50 milioni. Contro tale sentenza il Ministero della Difesa propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi. Resiste con controricorso, Vincenzo Caprino, che spiega anche ricorso incidentale, articolato in un unico motivo, illustrato con memoria difensiva. La controversia è stata assegnata alla stregua dell'articolo 374 Cpc a queste Su a seguito di ordinanza interlocutoria della Sezione lavoro di questa Corte che, in ordine all'interpretazione dell'articolo 9, n. 7, dell'accordo collettivo nazionale per la regolamentazione dei rapporti con i medici specialisti ambulatoriali reso esecutivo con Dpr 316/90 - ed all'applicabilità di detta norma alla fattispecie in esame - ha denunziato l'insorgenza di un contrasto di giurisprudenza, per avere ritenuto alcune decisioni che la suddetta disposizione regolamenta soltanto la durata massima tre mesi del periodo di prova, con la conseguenza che essa non può costituire parametro di validità della clausola della convenzione a termine che preveda una durata più estesa dei tre mesi , e per avere altre decisioni patrocinato la opposta tesi che la disposizione in esame prevede la durata massima del termine apponibile alla convenzione tra Amministrazione e medico civile, con la conseguenza che la convenzione a tempo determinato che violi tale limite sì converte a tempo indeterminato . Motivi della decisione 1. Ai sensi dell'articolo 335 Cpc va disposta la riunione del ricorso principale e di quello incidentale perché rivolti contro la medesima decisione. 2. Con il primo e secondo motivo il Ministero denunzia violazione e falsa applicazione degli articoli1 della legge 304/86 e 9 n. 7 del Dpr 316/90, ed ancora dell'articolo 3 della legge 230/62 articolo 360 n. 3 Cpc . In particolare il Ministero ricorrente contesta l'accertamento della durata a tempo indeterminato del rapporto instaurato con il Caprino, deducendo che il consentire la trasformazione a tempo indeterminato della convenzione a termine significa svuotare della sua ratio la legge 304/86, che condiziona il ricorso a rapporti convenzionali ad esigenze temporanee dell'amministrazione, e che legittima il potere di recesso al venir meno dì tali esigenze, con il solo limite che l'amministrazione nell'esercizio di tale potere, è soggetta all'obbligo della motivazione ex articolo 3 della legge 241/90. Con il terzo motivo il Ministero, rilevando violazione degli articoli 2043, 1226 e 2697 Cc ed il vizio di motivazione, deduce che il giudice d'appello è incorso in errore perché ha ritenuto che l'esercizio dei poteri di liquidazione equitativa del danno può sopperire al mancato assolvimento dell'onere della prova e perché la liquidazione effettuata non trovava nel caso dì specie alcun riscontro in validi parametri obiettivi. 2.1. Il Caprino ha, da parte sua, con il ricorso incidentale addebitato alla impugnata sentenza la violazione e falsa applicazione del Dpr 316/90 nonché difetto e/o contraddittorietà della motivazione, rimarcando al riguardo che l'accertamento della illegittimità dell'atto di recesso avrebbe dovuto comportare - oltre al risarcimento del danno commisurato a tutte le retribuzioni ad esso Caprino spettanti dalla data di illegittimo recesso sino alla riammissione in servizio - anche la reintegra nel rapporto, e cioè la effettiva riammissione in servizio. 3. Ai fini di un ordinato iter argomentativo va premesso che, come già si è ricordato, l'impugnata sentenza del Tribunale di Napoli ha ritenuto che nella fattispecie in esame in ragione della legge 304/86 Autorizzazione per l'Amministrazione della Difesa a stipulare convenzioni sanitarie con le unità sanitarie locali ed esperti esterni , e precisamente del disposto dell'articolo 1, comma 4, di detta legge le convenzioni con i medici civili devono essere stipulate con l'osservanza dei criteri normativi ed economici previsti dagli accordi collettivi nazionali che disciplinano i rapporti fra servizio sanitario nazionale e medici deve trovare applicazione integrale il disposto dell'articolo 9 del Dpr 316/90 Accordo collettivo nazionale per la regolamentazione dei rapporti dei medici specialisti ambulatoriali ai sensi dell'articolo 48 della legge 833/78 . Da tale assetto normativo il giudice d'appello ha fatto scaturire che - per porsi il termine di durata di oltre tre mesi della convenzione stipulata tra il ministero ed il Caprino in contrasto con il minore termine non oltre i tre mesi previsto dal citato articolo 9 - si era determinata, in forza del tenore letterale di detta norma, una trasformazione del rapporto lavorativo in rapporto a tempo indeterminato. 3.1. Passaggio obbligato per la decisione della presente controversia è, quindi, l'interpretazione da dare - al fine di stabilirne l'applicabilità alla fattispecie in esame - all'articolo 9, n. 7, del Dpr 316/90. Su tale opzione ermeneutica, come evidenziato nella ricordata ordinanza interlocutoria della Sezione lavoro di questa Corte, si è manifestato un contrasto nell'ambito della suddetta Sezione. 3.2. Orbene, un primo indirizzo ha ritenuto che il n. 7 della scrutinata disposizione regola il conferimento dì un primo incarico del turno disponibile , rispetto al quale viene previsto un periodo di prova per la durata massima di tre mesi, all'esito del quale ove da parte dell'USL a mezzo raccomandata A.R., non venga notificata allo specialista la mancata conferma, l'incarico si intende conferito a tempo indeterminato . Da tale norma l'indicato indirizzo ha tratto la conseguenza della sua inapplicabilità ad una fattispecie che - per riguardare sin dall'inizio un contratto a termine della durata superiore a tre mesi - si presenta ontologicamente diversa da quella che, caratterizzandosi per la sua specialità, è oggetto del disposto del citato articolo 9 così Cassazione, Sezione lavoro, 11528/00, che precisa, appunto. come nel disposto dell'articolo 9, n. 7, non sia ravvisabile una ipotesi di conversione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato, ma una riaffermazione di un incarico in prova, da convertirei - in caso di mancato tempestivo recesso - in un rapporto a tempo indeterminato sin dall' inizio . In sintonia con tale opzione ermeneutica, e nell'ambito dell'indirizzo volto a negare la trasformazione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato, si è poi più in generale affermato che il conferimento di un incarico professionale a tempo determinato a medici convenzionati esterni, secondo modalità non conformi a quelle previste dai contratti collettivi nazionali, non è idoneo a costituire validamente il rapporto di lavoro nè a trasformarlo in rapporto a tempo indeterminato e da tale assunto si è, poi, dedotto che l'attività prestata dal professionista dopo la scadenza del termine assume rilevanza soltanto nei limiti che la legge riconosce al lavoro di fatto cfr. al riguardo Cassazione, Su, 12712/98, con riferimento ad una fattispecie di conferimento di incarico professionale a tempo determinato a medico convenzionato esterno in violazione della forma scritta e della procedura prescritta dai numeri 5 e 6 del citato articolo 9 del Dpr 316/90, cui adde, per lo stesso indirizzo Cassazione, Su, 8542/98, secondo cui l'inosservanza dei procedimenti previsti in relazione ai rapporti da instaurare con i singoli professionisti comporta, stante la loro inderogabilità, la nullità delle convenzioni c.d. extra ordinem, con l'attribuzione all'attività in concreto svolta dal professionista della sola rilevanza riconosciuta dalla legge al lavoro di fatto Cassazione 7474/96 ed ancora, da ultimo, per analogo percorso argomentativo Cassazione 7860/04, che rimarca anche come con riferimento ai rapporti di lavoro autonomo, sia pure parasubordinato,non possa trovare applicazione il principio, relativo al lavoro subordinato, della trasformazione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato in caso di prosecuzione dello stesso dopo la scadenza del termine . 3.3. Altro indirizzo giurisprudenziale, con riferimento alle convenzioni stipulate dal Ministero della Difesa ai sensi dell'articolo 1 del Dpr 304/86, ha riconosciuto al rapporto lavorativo da esse regolato i caratteri propri di un rapporto di lavoro autonomo, istituito con contratto di diritto privato, analogamente a quanto avviene per i rapporti dei medici convenzionati di cui all'articolo 48 della legge 833/78, cui vanno assimilati, quindi, quelli dei medici convenzionati con il Ministero della Difesa. Dunque questi rapporti - per il richiamo operato dal comma 4 del citato articolo 1 della legge n. 304 - sono assoggettati alla disciplina di cui all'articolo 9 del Dpr 316/90, con la conseguenza che devono rispettare il termine massimo di tre mesi oltre il quale essi si trasformano - specificamente in caso di un termine di maggiore durata apposto alla convenzione - in rapporto a tempo indeterminato cfr. in tali sensi . Cassazione 3057/03 e Cassazione 6147/01, che si richiamano a Casazione, Su 10465/04 . 4. Nell'opzione tra i due distinti orientamenti - di cui si sono sintetizzati i passaggi più significativi e che hanno distinte ricadute sul piano fattuale -questa Corte ritiene da privilegiare la soluzione, cui è pervenuto il primo di detti orientamenti, volta ad escludere l'applicabilità del più volte citato articolo 9, n. 7, del Dpr 316/90 alle convenzioni stipulate dal Ministero della Difesa con i medici civili, e conseguentemente a negare, in ragione della diversa natura e della peculiarità di dette convenzioni, la trasformazione dei relativi rapporti a termine in rapporti a tempo indeterminato. 4.1. Per rendere ragione della scelta operata da queste Sezioni Unite risultano necessarie alcune preliminari puntualizzazioni. 4.2. E' un consolidato orientamento giurisprudenziale - condiviso del resto anche da tutte le ricordate decisioni seppure annoverabili in opposti indirizzi che il rapporto che si instaura tra le USL ed i medici convenzionati vada inquadrato nell'ambito del rapporto c.d. parasubordinato e si configuri quale rapporto di prestazione d'opera professionale, caratterizzato, ai sensi dell'articolo 409 n. 3 Cpc, da una collaborazione continuativa e coordinata. Ne risultano così più volte ribadite la sua natura privatistica e la nascita di posizioni soggettive in capo al professionista, con la consequenziale competenza del giudice ordinario per tutte le relative controversie, sia nella fase anteriore alla instaurazione del rapporto che in quella posteriore al suo svolgimento e con possibilità di sindacato anche sugli atti e provvedimenti adottati dall' amministrazione al fine di una loro eventuale disapplicazione e con correlata utilizzabilità dei parametri fissati delle norme codicistiche e di diritto privato per saggiare la fondatezza delle pretese fatte valere in giudizio dai medici convenzionati cfr. tra le tante Cassazione, Su, 5202/98 Cassazione, Su 4955/97 ed, in epoca ancora più risalente, Cassazione, Su 6368/93 . 4.3. Ed è altresì ulteriore tratto comune delle precedenti pronunzie l'assunto che, nonostante la natura indubbiamente privatistica del rapporto di parasubordinazione dei medici convenzionati, la materia in esame sia contrassegnata da finalità eminentemente pubbliche e sociali del servizio sanitario nazionale, di un servizio cioè di primissima importanza per la collettività. Dette finalità hanno indotto il legislatore a prevedere sistemi di regolamentazione pattizia collettiva di carattere rigidamente uniforme sul piano nazionale, ed a disciplinare le reciproche prestazioni delle parti della convenzione in un ambito di presupposti, di modalità e condizioni, che nel loro insieme rispondono ad una marcata esigenza organizzatoria con tipiche connotazioni pubblicistiche cfr. in questi termini in motivazione Cassazione, 12712/98 cit., secondo cui la natura organizzatoria degli accordi collettivi, che concernono le convenzioni con i medici specialisti, e le spiccate esigenze pubblicistiche ai medesimi sottese, non possono tollerare nella regolamentazione dei rapporti lavorativi applicazioni meramente parziali di essi, con salvezza cioè solo di una parte delle relative clausole , ed hanno altresì portato ad affermare,sempre non rinnegando la natura privatistica del rapporto ma contestualmente ribadendone i rilevanti profili pubblicistici - in ragione delle prestazioni del medico convenzionato funzionalizzate alla tutela della salute - che il rapporto lavorativo instauratosi a seguito di apposita convenzione possa,in obbedienza ai principi di imparzialità e di buon andamento della pubblica amministrazione enunciato dall'articolo 97 Costituzione,essere sempre unilateralmente sciolto dall'Amministrazione con atto motivato e sottomettibile al controllo del potere giudiziario, per essere espressione - pure nel caso di indeterminata durata della convenzione - dell'esercizio del potere di recesso ad nutum ex articolo 2227 Cc cfr. al riguardo Cassazione, Su 10465/94 . E proprio in materia di incarichi conferiti mediante convenzioni, per far fronte alle esigenze della sanità militare, è stata ribadita la possibilità di determinarne la cessazione ove venga accertato che le esigenze poste a fondamento del loro conferimento non siano più attuali potendo l'Amministrazione far fronte a dette esigenze con il proprio personale o mediante convenzioni, aventi carattere prioritario, con unità sanitarie locali o con altri enti ed istituti cfr. Cassazione, 3057/03 cit. ed, in termini analoghi, CdS, Sezione terza, 391/88 . 4.4. E' infine dictum più volte ripetuto in giurisprudenza che la disciplina dell'articolo 2 della legge 230/62 che prevede la trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato - trasformazione ora disciplinata dall'articolo 5 del D.Lgs 368/01 - non possa estendersi, perché applicabile solo ai rapporti di lavoro subordinato, al lavoro autonomo cfr, tra le altre Cassazione 7860/04 cit. Cassazione 11528/00 Cassazione, Su, 12712/98 cit. , essendosi al riguardo puntualmente osservato che le affinità fra lavoro parasubordinato e lavoro propriamente subordinato non comportano alcuna osmosi delle rispettive discipline sostanziali,perché la parasubordinazione è sempre riconducibile all'area delle prestazioni autonome, di guisa che, ferma l'assimilazione disposta dal legislatore ai soli fini del trattamento processuale, non è ipotizzabile, in ragione della persistente differenza della natura e nel silenzio della legge, l'applicazione al primo di disposizioni dettate per il secondo così in motivazione Cassazione, Su, 12712/98 cit. . 4.5. Quanto sinora esposto fornisce tutte le coordinate logico-giuridiche, che impongono di risolvere il sollevato contrasto nel senso di dovere negare che - in tema di convenzioni stipulate ai sensi dell'articolo 1, comma secondo, della legge 304/86 con i medici civili, generici o specialisti ove le esigenze della sanità non possano essere soddisfatte con il personale medico militare o con quello delle unità sanitarie locali e degli enti ed istituti di cui al comma primo - sia configurabile la trasformazione del rapporto del medico convenzionato da rapporto a termine a rapporto a tempo indeterminato o possa configurarsi un diritto alla continuazione in ogni caso del rapporto lavorativo dopo il recesso dell'amministrazione in attuazione del dettato dell'articolo 9, n. 7, del Dpr 316/90. 4.6. E che una diversa opinione non possa ricevere legittimazione dal comma 4 del citato articolo 1 della legge 304/86 , e precisamente dal richiamo all' osservanza dei contenuti normativi ed economici previsti dagli accordi collettivi nazionali che disciplinano i rapporti fra servizio sanitario nazionale e medici , è un mero corollario delle considerazioni sinora sviluppate. 4.7. Ed invero, che l'indicato richiamo possa condurre ad una automatica applicazione alla fattispecie in esame dell'articolo 9 del Dpr 316/90 con cui è stato recepito l'accordo collettivo regolante le convenzioni dei medici con il servizio nazionale va escluso dovendosi affermare, in una forma espositiva sostanzialmente riassuntiva di quanto sinora detto, che a i principi cui si ispirano le disposizioni dettate dalla legge istitutiva del servizio sanitario nazionale, correlandosi ad una rigida tipizzazione dei rapporti lavorativi dei medici cfr. al riguardo articolo 48 legge 833/78 si mostrano, in relazione alla fattispecie in esame, incompatibili con quelle della legge 304/86, attesa la carenza di qualsiasi tra i rapporti lavorativi di cui alle convenzioni, oggetto delle diverse discipline b un travaso indiscriminato dell'intera disciplina del Dpr 316/90, e con esso anche dell'articolo 9 n. 7, in materia di convenzioni tra Ministero della Difesa e medici civili è, su di un piano più generale, impedito dal prevalere sul Dpr 316/90 della legge 304/86, che può reputarsi normativa dotata di indubbia specialità, in ragione della diversità dei soggetti chiamati a stipulare la convenzione con i medici e della peculiarità delle esigenze da soddisfare e delle modalità e delle condizioni attraverso le quali queste possono essere perseguite ricorso a medici esterni per impossibilità di utilizzazione delle prestazioni del personale medico del Ministero della Difesa e di procedere a convenzioni con le Unità sanitarie o con altri istituti, ecc. c il disposto dell'articolo 2 della legge 230/62 non è applicabile ai rapporti di parasubordinazIone d l'impossibilità, nell'assenza di una specifica disciplina sul punto dettata dalla legge 304/86, di una conversione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato o anche di una mera sua modificazione contenutistica volta a consentirne una perdurante efficacia contro l'esplicitata volontà dell'amministrazione - trova ora ulteriore conferma anche nell'articolo 5 del D.Lgs 368/01 abrogativa della legge 230/62 ,che regolando ex novo il contratto a termine dei lavoratori subordinati - di lavoratori destinatari cioè di tutele più efficaci di quelli autonomi - ha escluso che la protrazione di fatto del rapporto lavorativo, oltre i termini inizialmente pattuiti, valga di per sé a rendere il rapporto a tempo indeterminato cfr. comma 2 , verificandosi detta trasformazione solo nelle ipotesi di protrazione del rapporto stesso oltre predeterminati spazi temporali essendosi configurata dalla dottrina in questi casi uno strumento con connotati sanzionatori ai danni del datore di lavoro ed a tutela del lavoratore a fronte di condotte capaci di far presumere un intento elusivo dell'apparato garantistico proprio del lavoro subordinato . 5. Per concludere, non può sottacersi la rilevanza ai fini decisori anche della considerazione -che il carattere spiccatamente fiduciario insito in ogni rapporto di natura professionale - e riscontrabile, quindi, anche in quelli scaturenti dalle convenzioni tra il ministero della Difesa ed i medici civili - impedisce, come ripetuto in precedenza, non solo ogni forma di conversione o di sostanziale mutamento di detti rapporti ma anche una mera protrazione nel tempo, non più supportata dall'elemento fiduciario. Questa soluzione è condivisa da quell'indirizzo dottrinario, che ritiene immanente al contratto d'opera intellettuale, pur contrassegnato dall'apposizione di un termine, l'ius poenitendi riconosciuto dall'articolo 2237 Cc ed è approvata anche da altro orientamento che, in una distinta ottica, evidenzia come i rapporti di parasubordinazione se riguardanti autonome attività professionali relative a bisogni durevoli, suscettibili di protrarsi nel tempo senza limiti necessari, debbano essere assoggettati ai principi regolanti tutti i restanti rapporti di durata, in base ai quali è prevista la possibilità di recesso ad nutum con preavviso,e come, invece, detti rapporti debbano sottostare alla facoltà di recesso per giusta causa nel caso di apposizione ad essi di termini finali di durata. 5.1. Né assume minore incidenza, per una affidabile soluzione del prospettato contrasto,la considerazione che, a partire dal D Lgs 29/1993, le amministrazioni pubbliche possono operare nell'area giuslavoristica con accresciuti margini di discrezionalità gestionale che si esprime attraverso l'utilizzazione di strumenti flessibili di diritto privato pure al momento dell'assunzione e del reclutamento del personale. orbene tale disciplina, rimasta sulla tematica controversa sostanzialmente immutata nel tempo, e che consente, dunque, l'utilizzazione da parte della pubblica amministrazione del contratto a termine, rimane contrassegnata - per quanto attiene al momento conclusivo del rapporto lavorativo - da profili indubbiamente pubblicistici, che impediscono l'operatività del meccanismo di conversione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, all'evidente fine di evitare che tramite assunzioni precarie ed il suddetto meccanismo si finiscano per instaurare posizioni lavorative senza il rispetto delle procedure di selezione e della pianta organica, con effetti deleteri sul controllo della spesa pubblica cfr. articolo 36, comma 2, D.Lgs 368/01, che contempla comunque a tutela dei lavoratori il diritto del risarcimento dei danni derivanti dalla prestazione di lavoro in violazione di disposizioni lavorative , nonché in capo all' amministrazione l'obbligo di recuperare le somme pagate a tale titolo nei confronti dei dirigenti responsabili, qualora la violazione sia dovuta a dolo o colpa grave . Effetti deleteri destinati a verificarsi, con analoghe ricadute pregiudizievoli, se si addivenisse a condividere - con riferimento ai rapporti di lavoro autonomo assistiti, è bene ribadirlo, da un reticolato normativo di minore resistenza rispetto a quelli di natura subordinata - tesi volte a consentire, nell'assoluto silenzio della legge 304/84, la trasformazione dei rapporti a termine dei medici convenzionati in rapporti a tempo indeterminato o, comunque, il protrarsi dei suddetti rapporti al di là dell'esaurimento delle pubbliche esigenze per le quali detti rapporti sono stati instaurati. E' opportuno al riguardo ricordare come anche la dottrina abbia evidenziato che la ratio della normativa in materia vada individuata nella chiara volontà di porre un freno all'uso delle assunzioni provvisorie senza concorsi o analoghe prove selettive a tutela di un interesse pubblico, che legittima l'Amministrazione a recedere dai rapporti lavorativi anche a tempo indeterminato allorquando la prosecuzione degli stessi non risponda più agli interessi della collettività sicchè la stessa indeterminatezza della durata del rapporto lavorativo nascente da convenzioni non può tradurci in una indissolubilità del rapporto stesso. 6. Consegue da quanto sinora detto che vanno accolti il primo ed il secondo motivo del ricorso del Ministero con i quali si denunzia, come detto, l'applicazione alla fattispecie in esame del disposto dell'articolo 9 del Dpr 316/90, nonché il terzo motivo con il quale fondatamente ai censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha liquidato i danni che lo stesso Caprino assume di avere subiti. Ed invero, la richiesta di quest'ultimo si basa su di una asserita responsabilità della Amministrazione per violazione di una norma, quella dell'articolo 9 del Dpr 316/90, inapplicabile, come si è visto, alla fattispecie in esame il che attesta anche la piena legittimità del recesso dalla convenzione da parte del Ministero della Difesa con l'inconfigurabilità di ogni consequenziale responsabilità a suo carico. 7. Le stesse ragioni che portano all'accoglimento del ricorso principale giustificano il rigetto del ricorso incidentale del Caprino, che ha incentrato tutte le sue domande, compresa quella risarcitoria, sulla pretesa di avere diritto alla continuazione del rapporto lavorativo pur dopo il recesso della Amministrazione. 8. La sentenza impugnata va dunque cassata ed, ai sensi dell'articolo 384 Cpc, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa va decisa nel merito con il rigetto della iniziale domanda proposta da Vincenzo Caprino nei riguardi del Ministero della Difesa davanti al Pretore di Santa Maria Capua Vetere. 9. Sussistono giusti motivi - tenuto -conto della natura. dell'oggetto della controversia e della prospettazione delle questioni giuridiche reciprocamente addotte dalle parti - per compensare le spese dell'intero processo. PQM La Corte riunisce i ricorsi, accoglie il ricorso principale e rigetta quello incidentale, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda proposta da Vincenzo Caprino nei confronti del Ministero della Difesa. Compensa tra le parti le spese dell'intero processo.