Decreto penale, per disguidi postali è possibile la restituzione nei termini

Il giudice ha l'obbligo di accertare l'effettiva conoscenza del provvedimento da parte del condannato e pertanto non può rigettare l'istanza sul presupposto della regolarità della notifica

Se per disguidi postali il condannato dichiara di non aver avuto conoscenza del decreto penale, il giudice non può dire no alla sua istanza di opposizione al provvedimento se prima non ha verificato la regolarità della notifica. Lo ha affermato la Cassazione nella sentenza 17761/06 - depositata il 23 maggio scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - con la quale, anche la terza sezione penale, ha chiarito la portata di alcune parti della recente legge 60/2005 che ha convertito, con modificazioni, il decreto legge 17/2005, recante disposizioni urgenti in materia di impugnazione delle sentenze contumaciali e dei decreti di condanna. Secondo la Suprema corte infatti - ai fini della decisione sulla richiesta di restituzione nel termine per impugnare un decreto penale di condanna ai sensi dell'articolo 175, comma secondo, Cpp, come novellato dalla legge 60/2005 - il giudice ha l'obbligo di accertare l'effettiva conoscenza del provvedimento da parte del condannato e pertanto, qualora la notifica sia avvenuta a mezzo raccomandata, mai ritirata da alcuno con restituzione al mittente, non può rigettare l'istanza sul presupposto della regolarità della notifica, ma ha l'obbligo di compiere ogni necessaria verifica.

Cassazione - Sezione terza penale - sentenza 12 aprile-23 maggio 2006, n. 17761 Presidente Vitalone - relatore Grassi Osserva Con ordinanza del 18 maggio 2005 il Gip del Tribunale di Lucca rigettava l'istanza, presentata da Raffaello Ricci, mirante ad ottenere la restituzione nel termine per presentare opposizione al decreto penale con il quale, in data 14 dicembre 2004, era stato condannato per il reato di costruzione abusiva previsto dall'articolo 44 lett. b Dpr 380/01 e del quale assumeva di non avere avuto conoscenza, per non essergli stato notificato. Il rigetto veniva motivato con i rilievi che il decreto regolarmente notificato al condannato per posta, ai sensi dell'articolo 170 Cpp, con raccomandata che, non essendo stata ritirata da alcuno, decorso il termine prescritto, aveva legittimato la restituzione del plico al mittente e che il Ricci non aveva provato di non avere avuto effettiva conoscenza dell'atto. Avverso tale ordinanza il Ricci ha proposto ricorso per Cassazione e ne chiede l'annullamento per violazione di legge. Deduce in particolare, il ricorrente, che a norma dell'articolo 175 comma 2 Cpp, come sostituito dallo articolo 1 Dl 17/2005. conv. con mod. in legge 60/2005, l'imputato condannato in contumacia o con decreto di condanna, ha diritto alla restituzione nel termine per proporre opposizione od impugnazione, a meno che non abbia avuto effettiva conoscenza del procedimento ed abbia volontariamente rinunciato a proporre impugnazione od opposizione, non incombendo più su di lui l'onere di provare la mancata conoscenza del provvedimento o del procedimento. Aggiunge che, a seguito della citata riforma, la restituzione -del contumace o del condannato con decretonel termine non sarebbe più subordinata alla prova negativa della mancata conoscenza effettiva dell'atto, ma sarebbe dovuta, salvo che non vi sia la prova positiva della conoscenza e della volontaria rinuncia a comparire o ad impugnare, prova che spetterebbe al giudice di acquisire. Precisa, infine, che dalla dichiarazione rilasciata dall'Ufficio postale e prodotta, emerge che vennero disposti accertamenti in ordine ad un probabile disguido nella notifica dell'atto giudiziario di che trattasi. Con memoria difensiva del 20 marzo 2006 il ricorrente insisto motivatamente per l'accoglimento del ricorso. Motivi della decisione Il ricorso merita accoglimento, perché fondato. A mente dell'articolo 175 comma 2 Cpp, come sostituito dall'articolo 1 Dl 17/2005. conv. con mod. in legge 60/2005, se è stata pronunciata sentenza contumaciale o decreto di condanna, l'imputato è restituito, a sua domanda, nel termine per proporre impugnazione o opposizione, salvo che lo stesso abbia avuto effettiva conoscenza del procedimento o del provvedimento ed abbia volontariamente rinunciato a comparire ovvero a proporre impugnazione od opposizione. A tal l'autorità giudiziaria compie ogni necessaria verifica . Alla luce di tale norma non incombe più sull'imputato, condannato in contumacia o con decreto penale, l'onere dì provare la mancata conoscenza del procedimento o del provvedimento ed il Giudice, esperia ogni necessaria verifica, può negare la restituzione nel termine per l'impugnazione o l'opposizione solo se v'é in atti la prova che l'istante abbia avuto effettiva conoscenza dei detti procedimento o provvedimento ed abbia volontariamente rinunciato a comparire o ad impugnare. * Nella fattispecie in esame il Gip non ha acquisito la prova che il Ricci avesse avuto effettiva conoscenza del decreto penale di condanna di che trattasi ed avesse volontariamente rinunciato ad opporlo anzi, aveva elementi per dubitare ragionevolmente che il decreto in questione fosse stato notificato all'interessato. Ne deriva che l'istanza di restituzione nel termine, della quale si discute, appare rigettata illegittimamente e che la relativa ordinanza deve essere annullata, con rinvio, per nuova delibazione. PQM La Corte Suprema di Cassazione annulla l'ordinanza del Gip del Tribunale di Lucca in data 18 maggio 2005 e rinvia allo stesso Tribunale per nuova delibazione dell'istanza di restituzione nel termine presentata da Raffaello Ricci.