Rendita catastale ridotta per immobili storici in locazione

Dietrofront dell'Agenzia delle entrate i benefici vengono concessi indipendentemente dalla destinazione d'uso

Per gli immobili storici concessi in locazione la rendita catastale ridotta si applica indipendentemente dalla destinazione d'uso i benefici, dunque, non vanno riconosciuti soltanto agli edifici ad uso abitativo ma riguardano anche i contratti relativi a negozi, magazzini, uffici e laboratori. L'imponibile che deriva dalla locazione si calcola sempre applicando la più bassa delle tariffe d'estimo in vigore nella zona censuaria. Via ai rimborsi. L'indicazione arriva dall'Agenzia delle entrate dopo le sentenze 2178/05, 10860/05 e 10862/05 della Cassazione la circolare 2/2006 è leggibile fra i documenti correlati gli uffici locali dovranno riesaminare caso per caso tutto il contenzioso pendente, liquidare gli eventuali rimborsi richiesti dai contribuenti e ritirarsi dalle controversie per non andare incontro a sconfitte sicure. Dietrofront. È un nuovo passo indietro dell'amministrazione finanziaria, dopo quello compiuto nel marzo scorso con la circolare 9/2005 delle Entrate, che nel marzo scorso riconosceva i benefici ai soli immobili storici concessi in locazione come abitazioni. Ora il fisco batte in ritirata chiudendo un lungo contrasto sorto attorno al trattamento fiscale speciale per gli immobili di interesse storico e artistico introdotto dall'articolo 11, comma 2, della legge 413/91 nelle istruzioni alle dichiarazioni dei redditi, infatti, il fisco ha sostenuto che per la locazione degli edifici sottoposti a vincolo la tassazione doveva avvenire sulla base del reddito effettivamente percepito. Reddito irrilevante. Le ragioni dell'erario, nel provvedimento del marzo scorso, erano affidate al precedente giurisprudenziale rappresentato da una vecchia pronuncia della Cassazione, la 11211/02. Nel frattempo, però, sono arrivate a far chiarezza le sentenze 2178/05, 10860/05 e 10862/05 emesse dalla sezione tributaria della Suprema corte Se la regola generale per gli immobili d'interesse storico è l'irrilevanza tout court del reddito locativo - scrivono i giudici di legittimità - essa è, e deve essere, applicabile tanto se si tratti di locazione a uso abitativo, quanto se si tratti di locazione a uso diverso . Introdurre una distinzione in base alla destinazione d'uso degli immobili, secondo i magistrati di piazza Cavour, è contrario alla ratio della norma che ha introdotto le agevolazioni. Dopo l'intervento degli ermellini e il via libera dell'avvocatura dello Stato, le Entrate abbandonano la tesi sostenuta con la circolare 9/2005 d. f. .

Agenzia delle Entrate Direzione centrale normativa e contenzioso Circolare del 17 gennaio 2006, n. 2 Determinazione del reddito degli immobili di interesse storico e/o artistico e gestione delle relative controversie 1. Premessa Con la circolare n. 9/E del 14 marzo 2005, preso atto delle pronunce della Corte costituzionale e dell'orientamento assunto dalla Corte di cassazione, si è ritenuta non ulteriormente sostenibile la tesi interpretativa che, in via generalizzata, negava l'estensione agli immobili di interesse storico e/o artistico concessi in locazione del trattamento speciale previsto dall'articolo 11, comma 2, della legge 413/91. In particolare, con la predetta circolare è stata rappresentata l'opportunità di - abbandonare le controversie volte ad affermare la determinazione del reddito degli immobili di interesse storico e/o artistico, concessi in locazione ad uso abitativo, sulla base del relativo canone - sostenere invece, in conformità alla sentenza della Suprema corte 11211/02, le ragioni dell'erario nei casi in cui fosse stata presentata istanza di rimborso in relazione ad unità immobiliari vincolate, concesse in locazione e classificate catastalmente come negozio, magazzino, laboratorio, ufficio, immobile a destinazione speciale, ecc. , o comunque destinate ad uso diverso da quello abitativo. 2. Evoluzione della giurisprudenza della corte di cassazione Con la sentenza 2178/05 la Corte di cassazione ha però escluso di aver affermato con la sentenza 11211/02 il principio secondo cui, in base all'articolo 11 della legge 413/91, gli immobili storici e/o artistici compresi nel gruppo catastale già siano soggetti a diverso trattamento fiscale a seconda che siano locati ad uso abitativo o ad un uso diverso da quello locativo . Con le successive sentenze 10860 e 10862/05 la Suprema corte ha ribadito che, con la sentenza 2178/05, ha escluso di aver inteso sancire, con la sentenza 11211/02, la rilevanza della destinazione d'uso degli immobili di interesse storico-artistico ai fini dell'applicazione dell'agevolazione di cui all'articolo 11, comma 2, legge 413/91 . In queste ultime pronunce viene ulteriormente chiarito che Sarebbe comunque non condivisibile una interpretazione della disposizione di cui all'articolo 11, comma 2, legge 413/91 che ne limitasse l'applicabilità ai soli immobili di interesse storico artistico adibiti ad uso abitativo. Sicché limitare l'applicazione della disposizione di cui all'articolo 11, comma 2, della legge 413/91 ai soli immobili di interesse storico artistico che siano locati ad uso abitativo, significherebbe introdurre nel sistema una distinzione non ragionevole tenuto conto della ratio legis della norma agevolativa - e optare, di conseguenza, per una interpretazione della stessa norma che non sarebbe costituzionalmente conforme. Se la regola generale per gli immobili di interesse storico-artistico è l'irrilevanza tout court del reddito locativo, in quanto l'unico criterio per la determinazione del reddito imputabile a tali immobili è il riferimento alle tariffe d'estimo e in particolare alla più bassa della zona censuaria nella quale l'immobile specifico si trovi , allora siffatta regola è e deve essere applicabile tanto se si tratti di locazione ad uso abitativo, quanto se si tratti di locazione ad uso diverso . 3. Conclusioni Preso atto dell'ulteriore evoluzione dell'orientamento della Corte di cassazione, che di fatto ha risolto il contrasto interpretativo sorto all'interno della Corte medesima, ed acquisito il parere favorevole dell'Avvocatura generale dello Stato - che si è espressa con nota n. P140817 del 24 ottobre 2005 - si ritiene non ulteriormente sostenibile la tesi interpretativa affermata con la circolare n. 9/E del 2005. Di conseguenza devono intendersi superate le istruzioni precedentemente fornite in contrasto con l'attuale orientamento giurisprudenziale della Corte di cassazione. Si invitano quindi gli uffici dell'Agenzia a riesaminare caso per caso, secondo i criteri esposti nella presente circolare, il contenzioso pendente concernente la materia in esame e, ricorrendone i presupposti, a provvedere - se del caso previa esecuzione del rimborso richiesto - al relativo abbandono secondo le modalità di rito, peraltro sinteticamente indicate nelle circolari n. 138/E del 15 maggio 1997 e n. 218/E del 30 novembre 2000. Di tale orientamento le strutture dell'Agenzia terranno conto anche nell'ordinaria attività di controllo e accertamento. Le Direzioni Regionali vigileranno sulla corretta applicazione delle presenti istruzioni.