Liberazione anticipata: quando i calcoli di due magistrati di sorveglianza sono diversi vale quello più favorevole

di Paolo Virgili

Qualora un medesimo segmento temporale sia valutato, ai fini della liberazione anticipata, da due diversi magistrati di sorveglianza i quali adottino due divergenti provvedimenti nel caso di specie, il magistrato di sorveglianza di Modena aveva accolto in toto l'istanza mentre il magistrato di sorveglianza di Padova l'aveva rigettata , il conflitto pratico di giudicati deve essere risolto mediante l'applicazione , da parte della Procura che cura l'esecuzione, della pronuncia più favorevole al condannato ai sensi degli artt. 659 e 669 c.p.p Magistrato di sorveglianza di Modena, Martinelli, ord. 19 luglio 2005 di Paolo Virgili * 1. Inquadramento sistematico La questione è quantomeno interessante poiché si rinvengono poche decisioni sul punto e meno ancora se ne trovano con riferimento ai provvedimenti della magistratura di sorveglianza, benché, data la particolare materia inerente la quantità di pena da espiare, dovrebbe essere vero il contrario. I provvedimenti emessi dalla magistratura di sorveglianza vuoi dal magistrato di sorveglianza, come dal tribunale di sorveglianza , ed in particolar modo le ordinanze da questi emesse, hanno natura sostanziale di sentenza e producono i normali effetti del giudicato, rispetto alle questioni decise, una volta divenuti irrevocabili, così come ritenuto assolutamente pacifico in giurisprudenza ed in dottrina. Sul punto M. Canepa ed S. Merlo in Manuale di Diritto Penitenziario - Le norme, gli organi, le modalità dell'esecuzione delle sanzioni penali , Giuffrè Ed. 2004, par. 11, pag. 572, aggiungono che le ordinanze vanno classificate fra quelle a contenuto costitutivo e quelle ad effetto rebus sic stantibus ovvero rese allo stato . Le prime, vale a dire quelle a contenuto costitutivo, sono quelle in cui la decisione si cristallizza definitivamente e con riguardo a queste si può, pertanto, parlare di pieno effetto di giudicato. Si tratta, tanto per esemplificare, delle ordinanze in materia di remissione del debito, delle ordinanze in materia di conversione di pene sostitutive ovvero delle ordinanze di rigetto di istanza di liberazione anticipata rispetto ai semestri presi in considerazione all'atto della decisione e, con riguardo a queste ultime, occorre distinguere. Infatti, se il rigetto è fondato su elementi la cui infondatezza possa essere accertata solo successivamente, come, ad esempio, nel caso del rigetto fondato sulla sussistenza di una denuncia penale, senza delibazione dei fatti da parte del magistrato di sorveglianza, ed il procedimento penale venga poi archiviato ovvero si pervenga ad un proscioglimento, per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste, si tratterà pur sempre di un'ordinanza resa allo stato o rebus sic stantibus, e, quindi, la originaria decisione sulla liberazione anticipata potrà essere rivista, semprechè, beninteso, non residuino margini di irregolarità della condotta rilevanti ai soli fini disciplinari. Sul punto si veda Cass. pen., sez. I, 03/06/1996, numero , Raineri, in Giust. Pen., 1997, III, 446 ed in Cass. Pen., 1998, 533, rinvenibile anche sul Repertorio su DVD dell'UTET , per la quale Anche nel procedimento di sorveglianza trova applicazione il principio generale di cui sono espressione gli istituti della revisione e della revoca delle misure cautelari della revocabilità dei provvedimenti giurisdizionali quando risulti, successivamente alla loro adozione, che la situazione fenomenica che li aveva giustificati era in realtà diversa. Pertanto, anche in mancanza di una espressa previsione, è consentito rivalutare i presupposti per la concessione di un beneficio già negato quando si alleghi la sussistenza di una situazione di fatto diversa rispetto a quella presa in esame dai primi giudici, sulla cui decisione, qualora l'assunto risulti dimostrato, non può operare alcuna preclusione. In applicazione di tale principio la Corte ha annullato l'ordinanza con cui il tribunale di sorveglianza, rilevando che si era formata una preclusione per il passaggio in giudicato della precedente ordinanza, aveva nuovamente rigettato un'istanza di liberazione anticipata con la quale si deduceva che il procedimento penale a carico dell'istante per furto all'interno del carcere, causativo del primo rigetto, si era concluso con l'assoluzione per non aver commesso il fatto . . Le seconde, vale a dire quelle rese allo stato o rebus sic stantibus, sono quelle in cui la decisione è resa in riferimento ad una situazione valutata in un dato momento e suscettibile di evolversi o modificarsi nel futuro. Gli Autori citati M. Canepa ed S. Merlo in Manuale di Diritto Penitenziario - Le norme, gli organi, le modalità dell'esecuzione delle sanzioni penali , Giuffrè Ed. 2004, par. 11, pag. 573 , al riguardo riferiscono che in tal caso si parla comunemente di giudicato aperto, e cioè di un giudicato che è tale in un dato momento ed in relazione a certe condizioni di fatto, modificate le quali può verificarsi nuova e diversa valutazione giudiziale. Detti Autori segnalano quella decisione della Suprema Corte che, al riguardo, ha così deciso L'ordinanza che definisce il procedimento di sorveglianza, una volta esaurita o non esperita l'impugnazione prevista dalla legge, produce il normale effetto preclusivo del giudicato rispetto a tutte le questioni dedotte o deducibili il giudicato, peraltro, opera nei limiti delle situazioni oggettive considerate nella statuizione se queste mutano deve essere ammesso un riesame della precedente decisione di diniego del beneficio affidamento al servizio sociale e semilibertà a meno che non si tratti della riduzione di pena, la cui domanda non può essere riproposta per il periodo al quale si riferisce il rigetto. così Cass. pen., 21/02/1983, Didona, in Cass. Pen., 1984, 2054, rinvenibile anche sul Repertorio su DVD dell'UTET . Nel caso citato dalla Suprema Corte, il condannato aveva fatto richiesta della liberazione anticipata ed il tribunale allora competente a concederla , aveva rigettato l'istanza in relazione ai semestri richiesti, con valutazione nel merito e, conseguentemente, allorché lo stesso condannato ripropose l'istanza anche in ordine agli stessi semestri, già fatti oggetti della valutazione negativa, l'istanza deve essere dichiarata inammissibile in quanto, sul punto, si è formato il giudicato. . Gli Autori citati concludono l'argomento, esponendo che la pronunzia allo stato, tipica nella concessione delle misure alternative, pone particolari problemi nel caso in cui, avverso la decisione, sia stata proposta, e sia pendente, impugnazione. Secondo detti Autori , deve ritenersi che, in questo caso, ove l'interessato riproponga, nella pendenza di impugnazione, una nuova istanza, questa potrà essere esaminata nel merito, indipendentemente dall'esistenza del gravame in corso, soltanto se fondata su elementi diversi da quelli considerati nell'ordinanza impugnata. 2. Il caso di specie Sennonché il caso deciso dal magistrato di sorveglianza è diverso e riguarda l'ipotesi in cui due magistrati di sorveglianza, ignari che stavano compiendo la stessa attività, l'uno nega e l'altro concede la liberazione anticipata in ordine agli stessi semestri di pena. Sul punto G. Lattanzi ed E. Lupo nel Codice di Procedura Penale - rassegna di giurisprudenza e di dottrina , ESECUZIONE, Vol. IX artt. 648-695 a cura di Giancarlo e Gianfranco Ciani, Giuffrè ed. 2003, sub art. 669, par. 4, pag. 348, espongono che ad analoghe conclusioni è pervenuta la giurisprudenza per quel che concerne il procedimento di sorveglianza pertanto, in caso di contrasto tra più decisioni adottate nei confronti della stessa persona e relative allo stesso oggetto, prevale sempre quella più favorevole al condannato Cass., 22 novembre 2000, Amato, Cass. Pen. 2002, 2815 . Nel caso in cui più tribunali di sorveglianza abbiano concesso al medesimo condannato detrazioni di pena, a titolo di liberazione anticipata, in relazione a semestri di pena parzialmente coincidenti, ai fini della individuazione di quale tra i più provvedimenti debba essere eseguito, trova applicazione il disposto dell'art. 669 e, conseguentemente, la competenza a provvedere spetta al giudice dell'esecuzione che, essendo quello che ha deliberato il provvedimento della cui esecuzione appunto si tratta art. 665 comma 1 c.p.p. , si identifica nella specie nel tribunale di sorveglianza che ha emesso il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo Cass., 19 aprile 1990, Carraro, Cass. Pen. 1990, II, 163, Foro It. 1990, II, 477 . Giurisprudenza costante vigente il c.p.p. 1930 v. Cass., 11 ottobre 1988, Ruggeri, Cass. Pen. 1990, 455, con nota critica di Papadia, Pluralità di decisioni per lo stesso fatto Cass., 14 ottobre 1988, Prini, ivi 1989, 2051. Analogamente, in dottrina, Corbi, L'esecuzione, cit., 320 Confalonieri, Naturalità , cit., 2067 Cordero, Codice, 807. . In effetti, l'unica pronuncia edita che si pronunci su caso analogo a quello deciso dal magistrato di sorveglianza e qui annotata, è quella che ha così statuito In caso di pluralità di ordinanze, divenute irrevocabili, concessive della liberazione anticipata per lo stesso periodo di detenzione è applicabile la procedura prevista dall'art. 669 c. p. p. del 1988 competente a provvedere, ai sensi del combinato disposto degli art. 665, 1 e 4 comma, e 669, 1 comma, di detto codice, è il tribunale di sorveglianza che ha emesso il provvedimento per ultimo divenuto irrevocabile. così Cass. pen., sez. I, 19/04/1990, Carraro, in Foro It., 1990, II, 477 ed in Cass. Pen., 1990, II, 163 rinvenibile anche sul Repertorio su DVD dell'UTET . 3. Risoluzione Ai sensi dell'art. 665, comma 1, c.p.p., il magistrato ed il tribunale di sorveglianza assumono la veste di giudici dell'esecuzione in relazione ai provvedimenti da loro emanati, come ritenuto e pacificamente ammesso da dottrina e giurisprudenza. L'art. 669 cpp detta le soluzioni per il caso di pluralità di sentenze ed ordinanze, trattandosi di decisioni della magistratura di sorveglianza , emesse per lo stesso fatto e contro la stessa persona. Realizzatosi il conflitto pratico, nella fattispecie rappresentato da due ordinanze, l'una che nega e l'altra che concede la liberazione anticipata in ordine agli stessi semestri, troverà applicazione, per il principio del favor rei, la decisione più favorevole. Così, nel caso in esame, troverà applicazione l'ordinanza che concede la liberazione anticipata e cioè quella emessa dal magistrato di sorveglianza di Modena, peraltro passata in giudicato prima di quella che nega la liberazione anticipata emessa dal magistrato di sorveglianza di Padova. 4. Una singolare pretesa Nella fattispecie, tuttavia, la Procura si rivolge direttamente al magistrato di sorveglianza di Modena per sapere le sue determinazioni in ordine ai due giudicati invece di attivarsi ai sensi dell'art. 659 cpp al fine di dare esecuzione al provvedimento del giudice di sorveglianza ritenuto più favorevole. E' infatti successo che il Tribunale di sorveglianza di Padova, adito in sede di impugnazione dal condannato cui il magistrato di sorveglianza di Padova aveva rigettato l'istanza diretta ad ottenere la liberazione anticipata, aveva di poi trasmesso la propria ordinanza al magistrato di sorveglianza di Modena perché quest'ultimo si adeguasse al proporio decisum. Il magistrato di sorveglianza di Modena, tuttavia, rimaneva ovviamente inerte non immaginando pensiamo che, invece, la Procura generale di Venezia, competente per l'esecuzione, lo invitasse a modificare la propria ordinanza nel senso additato dal tribunale patavino. A questo punto, però, il magistrato di sorveglianza di Modena rispondeva alla Procura generale enunciando l'ineccepibile massima surriportata. E tutto finiva secundum jus. * Avvocato