Multe ai bagnini che si allontanano dalle postazioni di salvataggio

La Suprema corte ha dato ragione alla Capitaneria di Porto di Genova contro la sentenza del giudice di pace che invece assolveva l'assistente di spiaggia ritenendo che la sanzione dovesse essere inflitta solo al concessionario dello stabilimento

Scatta la multa di 2 mila euro per i bagnini, dipendenti degli stabilimenti balneari, che si allontanano dalla postazione di salvataggio quando in acqua ci sono le persone che fanno il bagno e i surfisti. Lo sottolinea la Corte di Cassazione - con la sentenza 13589 della I Sezione civile depositata il dodici giugno e leggibile tra i documenti correlati - avvertendo che la sanzione viene inflitta personalmente agli assistenti alla balneazione ed, eventualmente, anche ai titolari della concessione del tratto di spiaggia occupato dallo stabilimento. La Suprema Corte, infatti, ha dato ragione alla Capitaneria di Porto di Genova contro Tommaso B., bagnino di uno stabilimento del lungomare del capoluogo ligure, che contestava la legittimità dell'ammenda con la quale era stato sanzionato per aver abbandonato la postazione di vedetta ed essersi impegnato in altre occupazioni tra ombrelloni e cabine. Il giudice di pace di Genova, nel 2001, aveva dato ragione al bagnino e torto alla Capitaneria di Porto, rilevando che la multa doveva essere fatta al concessionario dello stabilimento e non a Tommaso B. Ma la Suprema Corte non ha condiviso questa decisione e ha fatto presente che tra le condotte che devono tenere gli assistenti o bagnini vi è quella di stazionare nella postazione di salvataggio, dalla quale Tommaso B. si è indebitamente allontanato, non osservando in tal modo l'ordinanza della Capitaneria di Porto in violazione dell'articolo 1164 del codice della navigazione . Adesso la causa dovrà nuovamente essere decisa dal giudice di pace di Genova perché si uniformi ai principi enunciati nella interpretazione dell'ordinanza . Il ricorso in Cassazione era stato presentato dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, ufficio della Capitaneria del porto di Genova.

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 13 aprile-12 giugno 2006, n. 13589 Presidente De Musis - Relatore Forte Pm Golia - parzialmente conforme - Ricorrente ministero delle Infrastrutture e Trasporti, Ufficio della Capitaneria del Porto di Genova - Controricorrente Bartolucci Svolgimento del processo Con la sentenza di cui in epigrafe, il GdP di Genova ha accolto l'opposizione di Tommaso Bartolucci, assistente alla balneazione presso lo stabilimento Superfactivity Beach Club , alla ingiunzione della locale Capitaneria del porto di pagare lire 2.000.000, per infrazione dell'articolo 1164 del Cdn, perché, violando l'articolo 5, comma 1.1.3, dell'ordinanza 87/1998 del Comandante del Porto, non stazionava nella postazione da bagnino, pur essendovi in mare bagnanti e surfisti . Il giudice adito, compensando le spese di causa e senza esaminare i profili di merito del ricorso, ha ritenuto fondati due motivi pregiudiziali della opposizione, che aveva tra l'altro dedotto la tardività dell'ordinanza emessa oltre il termine di trenta giorni dell'articolo 2 della legge 241/90, affermando che l'ordine regolante la balneazione del Comandante del Porto si rivolgeva soltanto ai concessionari di stabilimenti balneari e non ai bagnini o agli assistenti alla balneazione. Per la cassazione di questa sentenza ha proposto ricorso con due motivi il ministero delle Infrastrutture e del Trasporti con il suo ufficio periferico Capitaneria del porto di Genova e il Bartolucci si è difeso con controricorso. Motivi della decisione 1. Il ricorso premette che il Bartolucci fu sanzionato perché adibito ad altre mansioni in luogo di quelle di vigilanza e che egli nelle sue difese aveva affermato che il servizio poteva essere garantito anche da altri bagnini al servizio di concessionari vicini. 1.1. Il primo motivo di ricorso deduce violazione degli articoli 3, 18 e 28 della legge 689/81, dalla sentenza che ha ritenuto che l'ordinanza ingiunzione dovesse essere emessa entro un termine prefissato per legge, senza chiarire quale sia tale termine e in quale norma lo stesso è previsto né rilevare che le sanzioni sono solo soggette a prescrizione quinquennale. Altrettanto errata è la statuizione del giudice di pace sul fatto che l'ordinanza non osservata della Capitaneria avrebbe avuto come unici destinatari i concessionari e non gli assistenti alla balneazione, ai quali è invece espressamente diretto l'ordine di non allontanarsi dalla postazione di servizio, di cu all'articolo 5 del provvedimento inosservato. La norma consente ai concessionari di consorziarsi per un fronte di mare inferiore a mt. 80, ma tale deroga ai doveri individuali deve essere autorizzata e nel caso nessuna motivazione è data dal giudice di pace. 1.2. In secondo luogo, si censura la sentenza impugnata per violazione dell'articolo 156, comma 2, Cpc, perché non vi è stata lettura del dispositivo dal giudice di pace, come risulta dallo stesso verbale di udienza, in violazione dell' articolo 23, comma 7, della legge 689/81. Il controricorrente contesta entrambi i motivi di ricorso, deducendo che il termine di trenta giorni è applicabile a tutti i procedimenti amministrativi e che l'ordinanza non adempiuta è diretta ai soli concessionari e non ai bagnini sul piano processuale rileva la incomprensibilità del motivo relativo alla omessa lettura del dispositivo, posto che i ricorrenti affermano di non avere mai avuto copia del verbale di udienza cui si rifanno per impugnare la sentenza. 2.1. Il secondo motivo di ricorso, pregiudiziale al primo, perché la nullità della sentenza osterebbe alla stessa valutazione delle censure di merito contenute nella residua impugnativa, è infondato. Dallo svolgimento del processo della sentenza oggetto di ricorso risulta che, all'udienza del 27 ottobre 2001, svoltasi la discussione, il giudice pronunciava sentenza, dando lettura del dispositivo . L'affermazione che precede costituisce attestazione dell'avvenuto rispetto dell'articolo 23, comma 7, della legge 689/81, proveniente da un pubblico ufficiale che riporta un fatto da lui compiuto ciò determina la presunzione di regolarità del procedimento, che può essere superata dall'interessato solo a mezzo di querela di falso di quanto riportato in sentenza, nei modi di cui all'articolo 221 Cpc Cassazione 15366/05, 11714/03 e 2959/03 . La detta querela, proponibile anche nel giudizio d'i cassazione quando concerne documenti attinenti al procedimento che debbano essere prodotti nel giudizio di legittimità e non atti che il giudice di merito ha posto a fondamento della sua decisione Cassazione 1414/01 , è l'unico mezzo idoneo ad accertare la omessa lettura del dispositivo denunciata nel caso, la quale determinerebbela nullità della sentenza Cassazione 17288/05 , nessun rilievo avendo la mancanza in atti del foglio sul quale il dispositivo letto sarebbe stato scritto, potendosi la lettura dedurre anche da altri atti o documenti del processo Cassazione 4970/05 . La mancata proposizione della querela di falso comporta che la lettura del dispositivo in udienza attestata in sentenza debba ritenersi veritiera e determina la infondatezza del secondo motivo di ricorso, che deve quindi respingersi. 2.2. È invece fondato e va accolto il primo motivo di ricorso, sia in ordine al termine di trenta giorni che il giudice di pace definisce perentorio e applicabile anche nel procedimento amministrativo concluso dalla emissione della ordinanza ingiunzione, che per la interpretazione data dallo stesso giudice dell'ordinanza non osservata dal controricorrente, il cui testo è riportato nella sentenza impugnata. La prevalente giurisprudenza di questa Corte afferma costantemente il seguente principio di diritto In tema di opposizione a sanzioni amministrative, non trova applicazione il termine di trenta giorni stabilito in via generale dall'articolo 2, terzo comma, della legge 241/90 per la conclusione di tale procedimento amministrativo , in considerazione delle particolari caratteristiche di questo e dei tempi necessari per l'istruzione dello stesso, che può comportare anche l'audizione del ricorrente e altri adempimenti Cassazione 17386/05, 24053/04, 21406/04, 874/04, tra molte . In tale contesto deve poi rilevarsi che, per le sanzioni amministrative previste nel regolamento di attuazione del codice della navigazione in rapporto agli aerei non di linea, si è espressamente previsto dall'articolo 56 del Dm 18 giugno 1981 successivamente modificato, il termine di novanta giorni tra l'accertamento della inosservanza e la notifica dell'atto di contestazione degli estremi della violazione, cosi prevedendosi con specifica norma un termine diverso applicabile in tali fattispecie, ma non in quella per cui è causa. In rapporto poi all'interpretazione che il giudice di pace ha dato dell'ordinanza che si afferma non osservata nella fattispecie, interamente riportata nella sentenza impugnata, dal tenore letterale di essa appare indubbio che tra i destinatari degli ordini che contiene vi sono con i concessionari degli stabilimenti, gli assistenti e/o bagnini, dei quali sono indicate alcune condotte che possono tenersi solo nell'esercizio delle loro mansioni, la cui omissione è punita con sanzione pecuniaria. Tra le condotte da tenere dagli assistenti o bagnini vi è quella di stazionare nella postazione di salvataggio, dalla quale il Bartolucci si è indebitamente allontanato, non osservando in tal modo la ordinanza in violazione dell'articolo 1164 del codice della navigazione. In tale contesto, è sicuramente errata la sentenza impugnata che, per i due profili sopra riportati, non può che essere cassata. In ordine poi agli altri motivi di opposizione non esaminati nella sentenza impugnata e riportati in ricorso, gli stessi sono irrilevanti in questa sede e per la disposta cassazione potranno essere oggetto del futuro giudizio di rinvio. In conclusione, il primo motivo di ricorso deve essere accolto e il secondo rigettato la sentenza deve essere cassata in relazione al motivo accolto e la causa deve rinviarsi al Giudice di pace di Genova in persona di diverso magistrato, perché si uniformi ai principi enunciati sul termine entro il quale va emessa l'ordinanza ingiunzione e nella interpretazione dell'ordinanza che sI assume dIsattesa e provveda anche sugli altri motivi di opposizione e sulle spese della presente fase del giudizio. PQM La Corte accoglie il primo motivo del ricorso e rigetta il secondo cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa al Giudice di pace di Genova in persona di diverso magistrato anche per le spese di questa fase.