Direttiva Bolkestein: ma come fanno gli avvocati?

Le commissioni esaminano la proposta sulla circolazione dei servizi. Convocate la prossima settimana audizioni con tutte le categorie coinvolte. Avvocatura preoccupata per la regola che lega gli operatori soltanto alle norme del Paese di provenienza

La direttiva Bolkestein approda al Senato, ma per continuare il suo iter ha bisogno dell'apporto di tutti i rappresentanti delle categorie interessate. Ieri, infatti le Commissioni riunite Industria, commercio, turismo e Politiche dell'Unione europea hanno iniziato ad esaminare la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi nel mercato interno e hanno deciso di stabilire, mercoledì prossimo, un calendario di audizioni che dia voce a tutte le componenti coinvolte. Ad aprire il dibattito è stato Mario Greco Forza Italia , presidente della XIV Commissione di Palazzo Madama, che nella sua relazione qui leggibile nei documenti correlati ha messo nero su bianco i tanti i nodi da sciogliere. Ma andiamo con ordine. La relazione di Mario Greco, presidente della Commissione Politiche dell'Unione europea. Il presidente della XIV Commissione, Mario Greco Forza Italia , prima di analizzare i problemi che preoccupano il mondo forense, ha parlato degli ostacoli che attualmente impediscono lo sviluppo delle attività di servizi tra gli Stati membri. Tutti legati, ha chiarito l'esponente di Forza Italia, a due situazioni quella dei prestatori di servizi di uno Stato che si desiderano stabilirsi in un altro Paese per svolgere la loro attività e a quella dei prestatori che intendono soltanto spostarsi temporaneamente dalla propria Nazione ad un'altra per fornire un servizio senza doversi stabilire in quest'ultimo. La direttiva Bolkestein. La proposta cosiddetta Bolkestein - che prende il nome dall'ex commissario del mercato interno, Frit Bolkestein che l'ha proposta nel 2004, quando Romano Prodi, il leader dell'Unione, era a capo della Commissione Ue - punta ad eliminare proprio queste barriere. Indica, infatti, si legge nella relazione del presidente della XIV Commissione, un quadro giuridico che elimina gli ostacoli alla libertà di stabilirsi dei prestatori di servizi e alla libera circolazione dei servizi tra gli Stati membri, garantendo nel contempo ai prestatori e ai destinatari dei servizi la sicurezza giuridica necessaria all'esercizio di queste due fondamentali libertà previste dal Trattato . La direttiva prevede la liberalizzazione delle reti dei servizi, ma non solo. Stabilisce anche che coloro che forniscono un servizio sono soggetti alla normativa del proprio Stato di provenienza, anche nel caso in cui si trovino ad operare in un Paese diverso da quello di origine. Sul campo di applicazione e sul principio del Paese di origine non potevano certo mancare le proteste delle professioni ordinistiche preoccupate della concorrenza straniera a basso costo e del dumping sociale. Le preoccupazioni dell'Associazione italiana dei giovani avvocati. Mario Greco, nella sua relazione ha anche ricordato che il principio dello Stato membro di provenienza non si applica ad una serie di servizi fra cui i servizi postali, di distribuzione di energia elettrica o di acqua ma non solo. Non riguarda neanche i servizi connessi al distacco dei lavoratori pubblici, i rifiuti, gli atti che richiedono l'intervento di un notaio, il rimborso di cure ospedaliere, i contratti stipulati dai consumatori qualora non vi sia armonizzazione comunitaria. E, infine, non si applica alla libera prestazione di servizi da parte degli avvocati. Malgrado tutto, il presidente della Commissione Politiche dell'Ue ha segnalato anche le preoccupazioni espresse dagli organismi rappresentativi dell'Avvocatura e, in particolare dall'Aiga. I giovani avvocati, infatti, hanno osservato che il principio del paese d'origine non trova applicazione nelle materie coperte dalla direttiva sulla libera prestazione di servizi da parte degli avvocati nonché dalla direttiva sulle qualifiche professionali, secondo quanto dall'articolo 17 della proposta. Tuttavia, analoga esclusione non è espressamente prevista per quanto concerne l'ambito di applicazione della proposta di direttiva sui servizi, con il rischio che, fatta eccezione per il principio del paese d'origine, si estenderebbe, nella sua formulazione originaria, anche alle prestazioni legali svolte dagli avvocati . Pertanto, sarebbero applicabili ai prestatori di servizi legali le disposizioni sull'autorizzazioni all'accesso, quelle sui requisiti vietati o sottoposti a valutazione e in particolare quella prevista dall'articolo 27 che onera gli Stati membri a verificare, tra l'altro, se i loro ordinamenti giuridici subordinino l'accesso ad una attività di servizio al rispetto, da parte del prestatore, di tariffe obbligatorie minime e/o massime, ma non solo. Alle prestazioni legali sarebbero applicabili anche le norme della proposta Bolkestein relative alla qualità dei servizi . La mozione sulla politica Ue riguardante le professioni approvata durante il XXVIII Congresso nazionale forense. Anche a Milano, al XXVIII Congresso nazionale forense, che si è tenuto la scorsa settimana, si è parlato della direttiva Bolkestein, a tal punto da spingere l'Avvocatura ad approvare una mozione sulla politica dell'Unione europea in ordine alle professioni pubblicata sul quotidiano di mercoledì 16 novembre e qui leggibile nei documenti correlati . Nella mozione, gli avvocati hanno chiesto che l'area delle professioni intellettuali sia esclusa dall'applicazione della direttiva sui servizi. O meglio, hanno chiesto che per la professione forense sia prevista una disciplina speciale che salvaguardi le caratteristiche dell'indipendenza e dell'autonomia del giudizio tecnico e la fedeltà al mandato ricevuto. Altrimenti, il rischio è una deregulation selvaggia che finisce per danneggiare proprio quel mercato degli utenti e dei consumatori che invece si vuole tutelare a tutti i costi. Conclusioni. Quello che conta, ha aggiunto Mario Greco, è che se ne discuta e se ne discuta approfonditamente soprattutto in questa fase ascendente . Anche e soprattutto attraverso una serie di audizioni di tutti i rappresentanti delle categorie interessate. È questo il miglior modo - ha concluso il presidente della XIV Commissione - per dare prova del quanto mai necessario coinvolgimento dei Parlamenti nazionali nella fase di formazione del diritto comunitario e, per evitare che l'Unione europea decida senza tener conto delle diverse esigenze dei 25 Stati membri, dando ulteriori motivi di allontanamento dei cittadini da Bruxelles . Del resto, non bisogna dimenticare, che nella bocciatura referendaria del Trattato costituzionale europeo da parte della Francia e dell'Olanda hanno giocato un ruolo non indifferente anche le preoccupazioni sulla liberalizzazione dei servizi. Cristina Cappuccini

Senato della Repubblica Commissioni Riunite X e XIV Senato della Repubblica Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi nel mercato interno COM 2004 2 def./2 cd. Bolkestein Relazione del senatore Mario Greco, Presidente della Commissione per le Politiche dell'Unione Europea 16 novembre 2005 Liberalizzazione dei servizi strumento di crescita economica o di dumping sociale? Per meglio cogliere l'importanza dell'atto comunitario assegnato all'esame congiunto della Commissione, che ho l'onore di presiedere e alla X a. Commissione, penso che sia utile fare un breve cenno agli antefatti e ai principali motivi che stanno alla base dell'acceso dibattito che sta accompagnando la discussione a tutti i livelli di quella che, non dobbiamo dimenticare, è ancora una proposta di direttiva e che come tale è suscettibile di modifiche, tanto più dopo le tante osservazioni critiche emerse in sede di organismi europei e nazionali. Secondo la stesura della Commissione europea, il settore dei servizi produce quasi il 70 per cento del prodotto interno lordo dell'Unione Europea, e, quindi, era naturale che interessasse grandemente il processo di riforme economiche avviato dal Consiglio europeo di Lisbona del 2000, finalizzato a rendere entro il 2010 l'economia e la crescita dell'Unione la più dinamica e competitiva del mondo. In tale contesto i Capi di Stato e di Governo, a conclusione del Consiglio europeo del 2000, hanno invitato la Commissione e gli Stati membri ad attuare una strategia volta ad eliminare gli ostacoli alla libera circolazione dei servizi. E la Commissione, presieduta dal Prof. Romano Prodi, il 13 gennaio 2004 ha presentato la proposta in esame, che porta il nome dell'allora Commissario per il mercato interno Fritz Bolkestein. Allo stato, gli ostacoli allo sviluppo delle attività di servizi tra gli Stati membri sono legati a due tipi di situazioni a quella dei prestatori di servizi di uno Stato che desiderano stabilirsi in un altro Stato per svolgere la loro attività e a quella di quei prestatori che intendono soltanto spostarsi temporaneamente dal proprio Stato ad altro Stato membro per fornire un servizio senza doversi in esso stabilire. La proposta indica un quadro giuridico che elimina gli ostacoli alla libertà di stabilirsi dei prestatori di servizi e alla libera circolazione dei servizi tra gli Stati membri, garantendo nel contempo ai prestatori e ai destinatari dei servizi la sicurezza giuridica necessaria all'esercizio di queste due fondamentali libertà previste dal Trattato . Quadro giuridico prospettato dalla Commissione in 7 Capi e 47 articoli, tra cui il 16 del Capo III che prevede il principio del Paese d'origine con riferimento alla sola libera circolazione dei servizi e, quindi, ai soli spostamenti temporanei, e il 17 sulle relative deroghe che, fra l'altro, comprendono i servizi di interesse generale, quali quelli postali, energetici, idrici Non intendo qui soffermarmi sui singoli articoli che, fra l'altro, avremo modo di trattare via via nel corso della discussione, che di sicuro non sarà e non potrà essere superficiale, affrettata, attesa la delicatezza e la complessità delle questioni da risolvere. Non è, infatti, cosa semplice conciliare la valenza primaria della crescita economica che l'Unione intende perseguire anche con la liberalizzazione del mercato interno con l'esigenza di assicurare gli Stati nazionali da eventuali ripercussioni negative sui livelli di tutela dei lavoratori e dei livelli occupazionali di ciascuno Stato membro e, quindi, dal rischio di incorrere nel fenomeno che va sotto il nome di dumping sociale . Le maggiori critiche e le principali proposte di modifica, emerse sino ad oggi in ambito istituzionale e dalla società civile, riguardano il principio del Paesi d'origine e il campo di applicazione della nuova disciplina che, per la sua ampiezza, si teme possa investire i servizi di interesse generale. Giova, allora, fare un po' di chiarezza su questi due punti, ricordando preliminarmente, che ai sensi dell'articolo 4 della proposta, per servizi si intende ogni attività economica che, secondo l'articolo 50 del Trattato istitutivo delle Comunità europee si occupa della fornitura di una prestazione oggetto di controparte economica . Dobbiamo, pertanto, tener presente, che l'oggetto delle proposte sono tutte le attività di servizi, sempre che siano economiche , salvo le eccezioni indicate nell'articolo 2, quali i servizi finanziari, le comunicazioni elettroniche, i trasporti, il settore fiscale. Secondo un approccio, che viene definito orizzontale , il quadro giuridico generale della proposta investirebbe uno spettro molto ampio di attività servizi di consulenza manageriale e gestionale di certificazione e di prova di manutenzione di sicurezza degli uffici nel campo della pubblicità di assunzione, comprese le agenzie di lavoro interinale di consulenza giuridica e fiscale del settore immobiliare, compresi i servizi di costruzione e di architettura di distribuzione di organizzazione di fiere di noleggio di automobili gli agenti commerciali i servizi di sicurezza nel settore turistico agenzie di viaggi e guide audiovisivi centri sportivi o connessi alla salute. Un insieme di attività che, secondo la stima della Commissione, rappresenterebbe il 50 per cento di quel 70 per cento del PIL della UE sopraddetto ed impiegherebbe il 60 per cento della sua forza lavoro. Interessa, poi, segnalare che, secondo la giurisprudenza comunitaria, sarebbero esclusi alcuni servizi di interesse generale, quali l'educazione e la giustizia, ma non sarebbero esclusi i servizi di interesse economico generale, come la sanità. Relativamente al principio del Paesi di origine , che - ricordiamolo ancora una volta - è valido soltanto nel caso in cui i prestatori rendano un servizio transfrontaliero senza stabilirsi nel Paese destinatario del servizio stesso, si rileva che esso comporterebbe che siffatti prestatori sarebbero soggetti esclusivamente alle disposizioni nazionali dello Stato membro d'origine, responsabile dei controlli. Come dicevamo prima, il principio non si applica ad una serie di servizi, indicati nell'articolo 17 con 23 deroghe, fra cui i servizi postali, di distribuzione di energia elettrica o di acqua i servizi connessi al distacco dei lavoratori pubblici in materia di rifiuti gli atti richiedenti l'intervento di un notaio il rimborso di cure ospedaliere i contratti stipulati dai consumatori ove non vi sia armonizzazione comunitaria e, infine, in materia di libera prestazione di servizi da parte di avvocati. A questo proposito, però, mi corre l'obbligo di segnalare la preoccupazione espressa dagli organismi rappresentativi degli avvocati e, in particolare dell'Aiga Associazione Italiana Giovani Avvocati . Quest'ultima, infatti, ha osservato che il principio del paese d'origine non trova applicazione nelle materie coperte dalla direttiva sulla libera prestazione di servizi da parte degli avvocati nonché dalla direttiva sulle qualifiche professionali, secondo quanto dall'articolo 17 della proposta. Tuttavia, analoga esclusione non è espressamente prevista per quanto concerne l'ambito di applicazione della proposta di direttiva sui servizi, con il rischio che, fatta eccezione per il principio del paese d'origine, si estenderebbe, nella sua formulazione originaria, anche alle prestazioni legali svolte dagli avvocati . Ne discende che sarebbero applicabili ai prestatori di servizi legali le disposizioni in materia di autorizzazioni all'accesso articolo 9 , quelle in materia di requisiti vietati o sottoposti a valutazione e segnatamente quella prevista dall'articolo 27 che onera gli Stati membri di verificare, tra l'altro, se i loro ordinamenti giuridici subordinano l'accesso ad una attività di servizio al rispetto, da parte del prestatore, di tariffe obbligatorie minime e/o massime e tutte quelle relative alla qualità dei servizi Capo IV - articoli 26 e ss. . In particolare, tra queste ultime si annoverano quelle relative alle informazioni supplementari che il prestatore deve comunicare al destinatario del servizio, se da quest'ultimo richieste, nonché quelle relative alle comunicazioni commerciali articolo 29 . In definitiva, se la proposta di direttiva in questione fosse approvata nella attuale formulazione, in sede di recepimento, dovrebbero abrogarsi tutte quelle norme che attualmente subordinano l'accesso alla professione forense, al superamento dell'esame di Stato, che stabiliscono la inderogabilità di minimi tariffari ed il divieto di pubblicità commerciale. Norme, queste ultime, il cui mantenimento si giustifica in considerazione della specificità della professione forense e del rilievo costituzionale che il diritto di difesa e la sua attuazione hanno nel nostro ordinamento. A queste che sono deroghe di carattere generale, se ne aggiungono altre di carattere transitorio sino al primo gennaio 2010 articolo 18 , quali le attività di gioco d'azzardo e di recupero giudiziario dei crediti. A questo proposito mi sovviene la iniziativa personale di sensibilizzare l'Unione europea, attraverso il Commissario Frattini, a studiare come privatizzare il servizio degli ufficiali giudiziari, nonché le altre iniziative parlamentari italiane per la concessione di altri casino' oltre a quelli autorizzati solo al Nord. Con le deroghe, la proposta mira a integrare gli effetti della liberalizzazione dei servizi apparsi alla stessa Commissione dirompenti, alla luce soprattutto della eterogeneità nell'unione del livello di tutela di alcuni interessi. Malgrado le deroghe previste espressamente, c'è chi comunque ritiene che il campo di applicazione sia eccessivamente ampio e che tra i servizi, così come definito nella proposta, possano rientrarvi anche i servizi di interesse generale . Da qui i timori manifestati anche in indirizzi parlamentari di alcuni paesi, come in quello del Bundesrat tedesco e dell'Assemblea francese. C'è poi chi si è opposto alla direttiva perché ritiene che il principio del Paese d'origine importi rinunzia alla pratica dell'armonizzazione, che ha assunto maggiore rilevanza dopo l'ingresso dei 10 nuovi Stati membri, ed anche perché sarebbe una ingiustificata deroga all'articolo 50 del Trattato istitutivo della CE, secondo cui il fornitore di servizi può esercitare a titolo temporaneo la sua attività nel Paese in cui fornisce la prestazione alle stesse condizioni che questo Paese pratica alle imprese nazionali . Gli oppositori alla proposta fanno, in particolare, rilevare come il principio del Paese di origine potrebbe pregiudicare la tutela dei diritti dei lavoratori nell'Unione europea, agevolando le imprese nello spostamento delle proprie sedi verso i paesi a più debole protezione sociale e del lavoro. A tal proposito, per esempio, il Cese Comitato economico e sociale europeo , nel parere dato sulla direttiva nel febbraio scorso, ha raccomandato che prima di passare ad una applicazione generalizzata del principio occorre creare situazioni giuridiche e realtà armonizzate nei diversi Paesi. Come sappiamo, in Francia le polemiche sulle proposte di direttiva sono entrate anche nel dibattito politico sul referendum dello scorso maggio sulla Costituzione europea in Germania e in Belgio sono state sollevate non poche perplessità sul testo così come è stato proposto e anche in Svezia è stato fatto osservare che ci sono sicuramente parti che possono essere utilizzate ma anche parti che si porterebbero troppe controversie. La passata presidenza lussemburghese della Ue ha fatto procedere l'apertura del Consiglio con la dichiarazione diciamo sì alla liberalizzazione ma no al dumping sociale . E il Presidente della Commissione Barroso si è dichiarato pronto al dialogo per trovare un consenso forte che garantisca la nascita di un mercato integrato dei servizi senza livellarne verso il basso gli standard sociali . Posto che, ai sensi dell'articolo 251 del Trattato CE, alla proposta di direttiva sulla liberalizzazione dei servizi si applica la procedura della codecisione tra Consiglio e Parlamento europeo, essa dovrà percorrere il tortuoso iter procedurale, che attualmente trovasi al suo stadio iniziale. Il Consiglio Competitività e la Commissione del Parlamento europeo per il mercato interno hanno avviato la discussione intanto si sono già da tempo pronunciati il Comitato delle Regioni settembre 2004 e, come è stato già accennato, il Cese febbraio 2005 . La prossima scadenza è quella del 22 novembre in cui la Commissione di merito del Parlamento europeo dovrebbe approvare la relazione, che poi potrebbe essere esaminata dall'Assemblea plenaria nella sessione del 16-19gennaio 2006. A quel punto sarebbe conclusa la prima lettura del PE e il Consiglio dovrebbe procedere all'adozione di una posizione comune, in seguito alla quale il destino definitivo della proposta non potrebbe superare l'arco dei successivi nove mesi. Il Parlamento europeo ha svolto un'ampia attività istruttoria sulla proposta, in preparazione della prima lettura ed è approdato, il 25 maggio 2005, in sede di Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, alla proposta di relazione redatta dalla relatrice Evelyn Gebhard, nella quale si avanzano numerose richieste di modifica al testo originario. In particolare si propone la sostituzione del principio del Paese d'origine con il principio del riconoscimento reciproco , che presuppone un livello minimo di armonizzazione. È prevista poi una restrizione del campo di applicazione della direttiva, dalla quale dovrebbero essere esclusi i servizi di interesse generale e il settore della sanità. Secondo la relatrice una enumerazione rigida dei settori da includere o meno nel campo di applicazione della direttiva sarebbe sbagliata per un settore innovativo come quello dei servizi. Essa pertanto propone di distinguere tra i servizi commerciali e retribuiti - da includere nel campo di applicazione della direttiva - e i servizi di interesse generale. Il settore della sanità, verrebbe escluso, al fine di impedire un contrasto con le ripartizioni di competenze tra Comunità e Stati membri, fondate sul principio di sussidiarietà. La relazione propone inoltre molte modifiche dirette a dare maggiore rilievo agli sportelli unici come mezzo per favorire la libera prestazione dei servizi senza per questo provocare un aumento della burocrazia. La relazione avrebbe dovuto essere votata in Commissione il 4 ottobre scorso, ma l'esame è stato rinviato per l'impossibilità di raggiungere un accordo tra i principali gruppi politici sugli emendamenti di compromesso che consentissero di condensare i 1.600 emendamenti presentati. Il voto in Commissione, sulla relazione e sugli emendamenti, e stato quindi rinviato, come già detto, al 22 novembre 2005. A conclusione di questa esposizione su alcune posizioni critiche e sullo status dell'iter procedurale, mi sembra doveroso anche riferirvi su quelli che possono essere alcuni punti trattati dalle istituzioni del nostro Paese e che sono direttamente collegati al tema della liberalizzazione dei servizi. Come sanno i colleghi della 14 Commissione, stiamo per chiudere la lunga indagine sulla Strategia di Lisbona , dopo la recente audizione del Ministro La Malfa, incentrata soprattutto sui contenuti del Piano per l'Innovazione, la Crescita e l'Occupazione il c.d. Pico presentato nello scorso mese di ottobre. Ebbene, in questo Piano si fa cenno alle problematiche connesse alla proposta della direttiva sulla liberalizzazione dei servizi quando si dice che tra gli obiettivi del Pico rientra l'ampliamento dell'area di libera scelta dei cittadini e delle imprese e si dice che lo strumento previsto consiste in una ampia liberalizzazione dell'offerta nel settore dei servizi in linea con gli orientamenti e le decisioni che sono in via di definizione in sede europea . La nostra Commissione, poi, tra i punti della risoluzione approvata all'unanimità il 9 novembre scorso sui programmi del Consiglio e della Commissione europea per l'anno 2005 ha impegnato il Governo a dare piena attuazione al Pico per ridare vigore al sistema economico del lavoro, puntando sulla competitività, la ricerca, l'innovazione nonché sulla liberalizzazione di taluni settori strategici, rispettando il valore dell'equità sociale e inoltre a valutare con estrema attenzione la direttiva relativa alla liberalizzazione dei servizi del mercato interno, con particolare riferimento al rischio di creare, attraverso il principio del Paese d'origine, condizioni di svantaggio per i Paesi caratterizzati da più elevati livelli di protezione sociale. Non posso concludere questa mia esposizione senza darvi informazione anche del dibattito che si è svolto proprio lunedì scorso a Praga, presso la Camera dei deputati della Repubblica ceca, cui hanno partecipato rappresentanti dei parlamenti nazionali dei 25 Stati membri, tra cui chi vi parla, e che ha avuto come oggetto la diversa e più ampia tematica della libera circolazione dei lavoratori comunitari . Come era prevedibile, però, è stata toccata anche la proposta al nostro esame, rispetto alla quale personalmente, dopo aver evidenziato che se ne parla molto senza però mai accompagnare i rilievi con proposte di fatto, mi sono permesso di segnalare che, allo stato, buona parte dei timori sono dettati dalla preoccupazione che i lavoratori dell'Est tolgano lavoro e guadagni ai corrispondenti colleghi dell'Ovest. Cosa - a mio avviso - tutta da dimostrare, perché sempre a mio parere la liberalizzazione dei servizi stimola sì la concorrenza , che non solo è utile strumento per esaltare la bravura e la capacità dei singoli prestatori, ma anche per calmierare le tariffe e gli onorari dei prestatori dell'Ovest e per meglio integrare i lavoratori autonomi dell'Est. A Praga, ho voluto, cioè, provocare e aprire un dibattito su come intendere e attuare sul piano concreto il tema della Concorrenza , strettamente collegato, a mio parere, a quello del libero movimento dei lavoratori in generale. Sappiamo che quasi ovunque il termine concorrenza è inteso come valore condiviso , prendendo spunto da quelle esperienze che hanno affidato alla competizione dei produttori, alla lotta al monopolio e alla legislazione antitrust, l'incarico di proteggere e incrementare il potere d'acquisto dei consumatori, delle famiglie, la cui crescita dipende anche e soprattutto dalla crescita delle concorrenza. Questo sul piano delle enunciazioni Quando si passa ai fatti, allora tutto è diverso, tutto è più complesso, tutto diventa più difficile. E l'acceso dibattito sulla trasformazione della proposta Bolkestein in normativa ne è un esempio. Ma è giusto che se ne discuta e se ne discuta approfonditamente soprattutto in questa fase ascendente. Anche e soprattutto procedendo ad una serie di audizioni di tutti i soggetti interessati imprenditori, sindacati, liberi professionisti, rappresentanti dei gruppi del parlamento europeo . È questo il miglior modo per dare prova del quanto mai necessario coinvolgimento dei Parlamenti nazionali nella fase di formazione del diritto comunitario, per evitare che l'Unione europea decida senza tener conto delle diverse esigenze dei 25 Stati membri, dando ulteriori motivi di allontanamento dei cittadini da Bruxelles. Nella bocciatura referendaria del Trattato costituzionale europeo da parte della Francia e dell'Olanda, come si sa, hanno giocato anche le preoccupazioni riferite con riguardo alla liberalizzazione dei servizi.