Richiesta tardiva, scarcerazione immediata

La domanda da parte dello Stato estero, per la consegna del ricercato internazionale arrestato in Italia, deve essere presentata presso il Ministero della Giustizia entro 40 giorni dall’arresto stesso.

Lo ha affermato la Corte di Cassazione, Sesta Sezione Penale, con la sentenza n. 9092/2013, depositata il 25 febbraio. La fattispecie. Un cittadino turco, arrestato in Italia e per cui era stata chiesta l’estradizione, faceva richiesta di scarcerazione visto l’inutile decorso del termine di 40 giorni per la presentazione della domanda di consegna. La questione, dopo il rigetto da parte della Corte di appello, viene affrontata dalla Corte di Cassazione. L’Interpol riceve solo le domande di arresto provvisorio. Nel ricorso presentato dall’estradando viene denunciata l’inosservanza degli artt. 12 e 16 della Convenzione europea di estradizione, osservando che il riferimento contenuto nell’ordinanza impugnata alla ricezione della documentazione da parte dell’Interpol era incongruo, visto che tale ufficio è abilitato a ricevere le domande di arresto provvisorio, ma non le domande di estradizione, le quali devono essere trasmesse - insiste il ricorrente - per via diplomatica al Ministero della Giustizia. 40 giorni richiedere l’estradizione, altrimenti l’arrestato torna in libertà. La S.C., ritenendo il ricorso fondato, precisa che nei casi in cui sia applicata provvisoriamente una misura coercitiva art. 715 c.p.p. , questa deve essere revocata qualora alla scadenza del termine massimo decorrente dal giorno dell’arresto da computare nel termine non sia stata indirizzata al Ministero della Giustizia della Parte richiedente al Ministero della Giustizia italiano o per via diplomatica la domanda di estradizione, corredata dai documenti giustificativi . È irrilevante, invece, precisa ancora la Cassazione, che la domanda sia pervenuta entro 40 giorni all’organizzazione internazionale di polizia criminale Interpol . L’ordinanza impugnata, pertanto, viene annullata senza rinvio dalla Cassazione che dispone l’immediata scarcerazione del detenuto.

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 23 novembre 2012 25 febbraio 2013, n. 9092 Presidente Serpico Relatore Conti Ritenuto in fatto 1. Con la ordinanza in epigrafe, la Corte di appello di Genova rigettava la richiesta di scarcerazione proposta per decorrenza del termine di quaranta giorni previsto dall'art. 715, comma 6, cod. proc. pen. da S.H A. , cittadino turco, arrestato a fini di estradizione in data 7 luglio 2012. Osservava la Corte di appello che la documentazione richiesta era pervenuta entro il quarantesimo giorno 15 agosto 2012 alla competente Sezione Interpol Italia ufficio abilitato, ai sensi dell'art. 16, comma 3, della Convenzione Europea di estradizione alla trasmissione-ricezione delle domande di estradizione dal collaterale Ufficio turco. In ogni caso, essendo poi stata trasmessa la domanda di estradizione, quando ancora l'estradando si trovava in stato di sottoposizione a misura custodiale, e prevedendo la Convenzione Europea art. 16, comma 5 nel caso di intervenuta liberazione la possibilità di un nuovo arresto, doveva escludersi che il superamento del termine di quaranta giorni imponesse l'effettiva scarcerazione, anche perché, come affermato dalla giurisprudenza di legittimità, una eventuale caducazione della misura restrittiva per superamento del termine si poneva in contrasto con il potere-dovere dello Stato richiesto di prendere, in simile caso, ogni misura idonea a evitare la fuga dell'individuo richiesto. 3. Ricorre per cassazione di persona l'estradando, a mezzo del difensore avv. Ennio Pischedda, che denuncia con un unico motivo la violazione dell'art. 719 recte, 715 , ultimo comma, cod. proc. pen. e la inosservanza degli artt. 12 e 16 della Convenzione Europea di estradizione, osservando che il riferimento fatto dall'ordinanza impugnata alla ricezione della documentazione da parte dell'Interpol era del tutto incongruo, atteso che detto ufficio, in base all'art. 16 della Convenzione, è abilitato a ricevere le domande di arresto provvisorio, ma non certamente le domande di estradizione, le quali devono essere trasmesse, in base all'art. 12 della Convenzione come integrata dall'art. 5 del Secondo Protocollo addizionale , per via diplomatica al Ministero della giustizia, e a tale ricezione è collegato il termine perentorio di quaranta giorni previsto dall'art. 715, comma 6, cod. proc. pen Invece, la domanda di estradizione era pervenuta solo il 16 agosto 2012, a termine ormai perento, dovendosi a tal fine computare anche il giorno in cui era avvenuto l'arresto. La risalente giurisprudenza richiamata a sostegno della possibilità di mantenere la custodia ove prima della liberazione fosse intervenuta la domanda di liberazione, oltre che contrastante con i principi contenuti nell'art. 5 CEDU, era stata superata da altre successive pronunce che sottolineavano il carattere perentorio del termine di quaranta giorni. Considerato in diritto 1. Il ricorso è fondato. 2. L'art. 16, comma 4, della Convenzione Europea di estradizione del 13 dicembre 1957, entrata in vigore per l'Italia il 4 novembre 1963, prevede che l'arresto provvisorio di un soggetto ricercato in ambito internazionale potrà cessare se, entro 18 giorni dall'arresto, la Parte richiesta non sia stata investita della domanda di estradizione e dei relativi documenti e che in ogni caso la durata dell'arresto non potrà superare 40 giorni. Diversamente, in base al combinato disposto dei commi 5 e 6 dell'art. 715 cod. proc. pen., è previsto che le misure cautelari provvisoriamente applicate nei confronti di persona assoggettabile a procedura di estradizione sono revocate se entro quaranta giorni dalla comunicazione allo Stato estero dell'applicazione in via provvisoria della misura coercitiva non sono pervenuti al ministero degli esteri o a quello della giustizia la domanda di estradizione e la relativa documentazione. Il regime convenzionale prevale sulle norme del codice di procedura penale art. 696 cod. proc. pen. sicché, operando la Convenzione di estradizione, il termine massimo di quaranta giorni decorre dall'arresto e non dalla comunicazione di esso alla Parte richiedente v. Sez. 6, n. 24326 del 22/06/2010, Pilatasig Diaz, Rv. 247807 . Come in ogni caso riguardante Stati che hanno aderito alla Convenzione di estradizione, tra l'Italia e la Turchia resta dunque stabilito che l'arresto provvisorio a fini estradizionali cessa di avere effetto con conseguente liberazione del soggetto arrestato se entro il termine perentorio di quaranta giorni dall'esecuzione dell'arresto la Parte richiesta non sia stata investita della domanda di estradizione. Appare il caso di precisare che, trattandosi di un termine incidente sulla libertà personale, il dies a quo dell'arresto computatur in termino v. tra le tante, sia pure in termini generali, Sez. 2, n. 49296 del 03/12/2004, Lanzino, Rv. 230562 . 3. Per verificare il momento in cui la Parte richiesta possa dirsi investita della domanda di estradizione corredata dalla prescritta documentazione , occorre fare riferimento all'art. 12, comma 1, della Convenzione Europea di estradizione, come sostituito dall'art. 5 del Secondo Protocollo Addizionale, fatto a Strasburgo il 17 marzo 1978 e da tempo entrato in vigore sia per l'Italia sia per la Turchia secondo cui la richiesta, redatta per iscritto, è indirizzata dal Ministero della giustizia della Parte richiedente al Ministero della giustizia della Parte richiesta ovvero per via diplomatica salvi speciali accordi tra due o più parti, che non ricorrono nel caso di specie . Non è invece pertinente il richiamo all'art. 16, comma 3, della medesima Convenzione, fatto nella sentenza impugnata, che si riferisce alla diversa procedura di trasmissione della domanda di arresto provvisorio precedente, dunque, alla formalizzazione della domanda di estradizione , che può avvenire anche mediante Interpol. D'altro canto il già richiamato art. 16, comma 4, Conv. estr., nel prevedere la perenzione dell'arresto una volta scaduto il termine massimo di quaranta giorni, richiama proprio, quanto a modalità attraverso le quali la Parte richiesta possa ritenersi investita della domanda di estradizione, il precedente art. 12, come successivamente modificato, alla cui stregua, come precisato, salvi speciali accordi interstatuali, la domanda e i relativi documenti giustificativi hanno da essere inoltrati dal Ministero della giustizia della Parte richiedente al Ministero della giustizia della Parte richiesta ovvero per via diplomatica. 4. Va dunque affermato il principio di diritto secondo cui, nel regime retto dalla Convenzione Europea di estradizione, ove sia stata applicata provvisoriamente una misura coercitiva a norma dell'art. 715 cod. proc. pen., questa deve essere revocata qualora alla scadenza del termine massimo decorrente dal giorno dell'arresto da computare nel termine non sia stata M indirizzata dal Ministero della giustizia della Parte richiedente al Ministero della giustizia italiano o per via diplomatica la domanda di estradizione, corredata dai documenti giustificativi, nulla rilevando che detta domanda sia pervenuta nel detto termine all'organizzazione internazionale di polizia criminale Interpol o ad altra autorità diversa dal Ministero della giustizia o dal Ministero degli esteri o sue rappresentanze . 5. Nella specie risulta che la domanda di estradizione venne inoltrata da parte dell'Ambasciata della Repubblica di Turchia in data 20 agosto 2012 al Ministero degli Affari Esteri della Repubblica italiana, dove pervenne in data 22 agosto 2012. Consegue che, stando anche alla data dell'inoltro 20 agosto 2012 , questa si colloca ben oltre il quarantesimo giorno dalla data dell'arresto dell'estradando, avvenuto in data 7 luglio 2012. Ma anche volendo considerare rituale la trasmissione della documentazione da parte della Divisione Interpol al Ministero della giustizia, essa avvenne in data 16 agosto 2012 e cioè il quarantunesimo giorno dall'arresto, computando nel termine il dies a quo del 7 luglio 2012, non rilevando che la detta Divisione la ricevette dal collaterale Interpol turco il 15 agosto. 6. Non vale a evitare la conseguente liberazione dell'estradando la possibilità di un successivo arresto dopo che la domanda di estradizione sia pervenuta art. 16, comma 5, Conv. estr. , in quanto ciò è appunto possibile solo dopo che l'estradando sia stato effettivamente scarcerato non essendo tale domanda pervenuta tempestivamente, né ha rilievo l'adottabilità - in forza dell'art. 16, comma 4, secondo periodo della medesima Convenzione - di misure idonee ad evitare la fuga della persona liberata, le quali dunque presuppongono proprio l'evento liberatorio contra, Sez. 6, 12/07/2004, n. 35895, Orkisz, Rv. 230014 e Sez. 6, n. 1395 dell'11/05/1993, Sartiane Bratuini, Rv. 195471 . 7. Per quanto sopra detto, l'ordinanza impugnata deve essere annullata senza rinvio con immediata liberazione di A.S.H. se non detenuto per altra causa. La Cancelleria curerà gli adempimenti di cui all'art. 626 cod. proc. pen P.Q.M. Annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata e dispone l'immediata liberazione di A.S.H. se non detenuto per altra causa. Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 626 cod. proc. pen