Imposta di registro e avviso di liquidazione: il ricorso va notificato anche all'ufficio del territorio

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema * Il contribuente deve notificare il ricorso avverso l'avviso di liquidazione ai fini dell'imposta di registro relativa alla compravendita di un immobile anche all'ufficio del territorio ex articolo 14 del dlgs 546/92 nell'ipotesi in cui rilevi rectius contesti la mancata conoscenza del provvedimento di classamento ovvero dell'atto di attribuzione della rendita catastale? Risposta del giudice di merito La risposta positiva a tale interrogativo è stata fornita, per la prima volta, dalla recente sentenza n. 19 del 10 maggio 2006 della CT Regionale di Roma sez. 7. In particolare, l'iter logico giuridico adottato da tale pronuncia può così essere puntualizzato a il tenore sia del ricorso introduttivo sia dell'appello si risolve in primo luogo in una precisa contestazione dell'atto di attribuzione della rendita catastale che non risulta essere stato, prima della conoscenza dell'avviso di liquidazione mai portato a conoscenza del contribuente b il giudice di primo grado doveva esaminare questa censura e rilevare perciò che il contraddittorio non era integro, dovendosi notificare il ricorso anche all'agenzia del territorio i cui uffici hanno attribuito la rendita contestata c la necessità di integrare il contraddittorio deriva dal disposto dell'articolo 180 cpc che esige la verifica d'ufficio della regolarità del contraddittorio e dell'articolo 102, comma 2, che, nei casi di contraddittorio non integro prevede che il giudice fissi un termine per l'integrazione.Le norme in esame sono ribadite nell'articolo 14 del dlgs 546/92 che prevede appunto la fissazione di un termine per la chiamata in causa del soggetto non intimato, quando la causa riguarda inscindibilmente più soggetti d la sentenza deve essere di conseguenza annullata con rinvio della causa alla Commissione tributaria provinciale, a norma dell'articolo 59, comma 1 lettera b del citato dlgs 546/92 che riguarda i casi di remissione della causa al primo giudice quando nel giudizio di primo grado il contraddittorio non è stato regolarmente costituito o integrato. Irregolarità nella integrazione del contraddittorio L'art. 59 D.lg. 546/92 dispone che la Commissione Tributaria Regionale rimette la causa alla Commissione Provinciale che ha emesso la sentenza nel caso in cui lett. b riconosca che, nel giudizio di primo grado, il contraddittorio non è stato regolarmente costituito o integrato L'ipotesi si realizza nel caso in cui una o più parti la cui presenza è necessaria non siano state convenute affatto in giudizio o nel caso di illegittima estromissione di una parte o di nullità della notifica. Si tratta della realizzazione nel processo tributario del principio sancito dalla Costituzione all'articolo 24, dove viene stabilito, al secondo comma, che la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento . Il principio del contraddittorio, in effetti, costituisce la garanzia che nessuno possa subire gli effetti di una sentenza, senza avere avuto la possibilità d'essere parte del processo da cui la stessa scaturisce, ossia senza aver avuto la possibilità di un'effettiva partecipazione alla formazione del provvedimento giurisdizionale. La regolare costituzione del contraddittorio è un principio fondamentale del processo tributario, che scaturisce dall'articolo 111 della Costituzione, secondo cui ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti L'omessa partecipazione al giudizio di I grado di un litisconsorte necessario determina la nullità radicale della sentenza appellata, che viene a tutti gli effetti considerata come inutiliter data.La rimessione è configurabile non solo laddove sia intervenuto volontariamente un litisconsorte necessario pretermesso in appello, il quale abbia eccepito l'irregolarità del contraddittorio in primo grado. Giurisdizione in materia catastale La giurisdizione in materia catastale è attribuita alle commissioni tributarie dall'art. 2, comma 2, del D. lgs. 31 dicembre 1992, n. 546. Gli atti relativi alle operazioni catastali sono compresi nel novero degli atti impugnabili, a norma dell'art. 19 del D. lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, dinanzi alle commissioni tributarie.La formazione del catasto denota l'emanazione d'atti generali, impugnabili dinanzi al giudice amministrativo, e l'emanazione d'atti individuali, impugnabili dinanzi alle commissioni infatti, sono impugnabili dinanzi alle commissioni gli atti di classamento e gli atti comunque attributivi o modificativi delle rendite catastali per terreni e fabbricati, che sono efficaci solo a decorrere dalla loro notificazione. Il ricorso può essere proposto dai singoli possessori dell'immobile contro l'atto attributivo o modificativo della rendita, e deve essere proposto nei confronti dell'ufficio dell'Agenzia del Territorio, da cui proviene l'atto impugnato. La rendita catastale è determinata dall'ufficio provinciale dell'Agenzia del Territorio, ma è utilizzata da altri soggetti Agenzia delle Entrate e Comuni . Giova precisare che l'accoglimento del ricorso ossia l'annullamento della rendita produce effetti erga omnes, cioè, oltre che per i possessori e per l'Agenzia del territorio, anche per l'Agenzia delle Entrate e per il Comune. La sentenza d'annullamento parziale dev'essere eseguita dall'Ufficio provinciale dell'Agenzia del territorio modificando la rendita iscritta in catasto. La sentenza d'annullamento totale obbliga l'Agenzia del territorio al rifacimento dell'atto catastale, in coerenza con i motivi di ricorso posti a base del dictum giudiziale. Litisconsorzio necessario Si ha litisconsorzio necessario ogni volta che la sentenza provveda necessariamente ed in modo indivisibile nei riguardi di più soggetti gli effetti della pronuncia di merito investono inevitabilmente tutte le parti l'azione proposta è finalizzata alla costituzione o al mutamento di un rapporto plurisoggettivo unico ovvero all'adempimento di una prestazione inscindibile, concernente una situazione giuridica comune a più soggetti vd. Angelo Buscema - Enzo di Giacomo, il processo tributario Giuffrè 2004 pag. 175 . Giova sottolineare, pertanto, che il contribuente non deve proporre il ricorso, oltre che nei confronti dell'ufficio dell'Agenzia del Territorio, che ha formato l'atto catastale, anche nei confronti dell'Agenzia delle Entrate e nei confronti del Comune cd. controinteressati . L'Agenzia delle Entrate è del tutto estranea al rapporto fra Agenzia del Territorio e cittadino contribuente e quindi, non ha titolo per partecipare al contenzioso concernente detto rapporto deve escludersi, di conseguenza, la riscontrabilità dell'irregolarità della costituzione del contraddittorio nel caso di mancata convocazione dell'Agenzia stessa .L'art. 10 del D. lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, prevede che il ricorso sia proposto nei confronti del soggetto che ha emanato l'atto impugnato o non ha emanato l'atto richiesto , escludendo implicitamente che il ricorso possa essere proposto contro altri soggetti in quanto controinteressati . Non è configurabile un'ipotesi di litisconsorzio facoltativo, perché Comune ed Agenzia delle Entrate non sono né destinatari dell'atto impugnato, né parti del rapporto controverso art. 14, comma 3 .Non ricorre un'ipotesi di litisconsorzio necessario, poiché tale istituto, come sopra evidenziato, nel processo tributario, trova applicazione nei casi in cui sia impugnato un atto che riguarda inscindibilmente più soggetti Comune ed Agenzia delle Entrate non sono destinatari dell'atto catastale .In definitiva, il Comune o agenzia delle entrate, che sia interessato alla conservazione dell'atto catastale, non può partecipare al processo e ne subisce, indirettamente, gli effetti, perché l'annullamento dell'atto catastale si riflette sull'applicazione dell'ICI o dell'imposta di registro. Non è previsto che l'atto catastale sia notificato al Comune, al quale è semplicemente comunicata la notificazione dell'atto al possessore dell'immobile censito. Il Comune, ove si ritenga leso da un atto d'attribuzione di rendita, non può dunque impugnarlo.Il Comune non può agire in giudizio in caso d'inerzia dell'ufficio dell'Agenzia del Territorio. Il Comune può chiedere all'Agenzia del territorio di provvedere al classamento, ma non può impugnare il rigetto esplicito o tacito di simile richiesta, perché non è atto compreso nel catalogo degli atti impugnabili. Del resto, se un immobile è privo di rendita, il Comune non è privo di mezzi per determinare la base imponibile del tributo deve determinarla applicando le norme che definiscono la base imponibile degli immobili non censiti. L'atto finale del procedimento catastale non ha, di per sé, effetti fiscali diretti esso stabilisce, autoritativamente, il reddito medio ordinario di un immobile. Ma non è un atto impositivo non è atto costitutivo d'alcun debito d'imposta. Ad esso deve però attenersi il contribuente, nel dichiarare le imposte, e devono attenersi gli enti impositori, nei loro atti d'imposizione.Può dunque accadere che il contribuente impugni la rendita, nei confronti dell'ufficio dell'Agenzia del Territorio, ed impugni, separatamente, l'atto impositivo dell'ICI, emesso sulla base della rendita. L'atto attributivo di rendita è atto autonomamente impugnabile, ex articolo 19 del dlgs n. 546/92, nei confronti dell'Agenzia del Territorio. La Corte di cassazione, nella sentenza 10 settembre 2004, n. 1827, ha affermato che le questioni relative alla rendita catastale devono essere fatte valere, dunque, con l'impugnazione del provvedimento di attribuzione della rendita in un giudizio nel quale il contraddittore è individuato nell'Ufficio provinciale dell'Agenzia del Territorio, cui sono attualmente rimesse le operazioni catastali . Da ciò però non può trarsi la deduzione che, delle questioni relative alla rendita, è precluso il loro apprezzamento in un giudizio concernente la fase successiva del procedimento impositivo ossia in un giudizio di impugnazione di atti impositivi emessi sulla base della rendita .L'atto attributivo della rendita e quello impositivo non sono fasi d'un unico procedimento impositivo. Il primo è atto dell'Agenzia del Territorio ed ha per effetto il censimento d'un immobile, con attribuzione di rendita il secondo, invece, è atto di un ente impositore Agenzia delle Entrate, o Comune , ed ha effetti costitutivi del debito d'imposta. L'atto impositivo assume la determinazione catastale della rendita come elemento di fatto della base imponibile, da cui scaturisce il debito d'imposta. I vizi della rendita, dunque, sono vizi dell'atto catastale che si riflettono sull'atto impositivo. E possono esser fatti valere contro l'atto impositivo, come vizi suoi propri, se non sono coperti dalla definitività dell'atto catastale.Se l'atto attributivo di rendita è divenuto definitivo, il possessore dell'immobile non può rimetterne in discussione il contenuto, allegando i vizi della rendita nei ricorsi contro atti successivi. Trattandosi di atto individuale, autonomamente impugnabile dinanzi alle commissioni tributarie, l'atto attributivo di rendita, che sia divenuto definitivo, non può essere disapplicato in sede di impugnazione dell'atto impositivo. Se l'atto catastale non è definitivo, perché pende il processo d'impugnazione contro di esso, il contribuente può allegare, nel ricorso contro l'atto d'imposizione, i vizi dell'atto attributivo di rendita.Secondo la Corte di cassazione sez. trib. sentenza 27 ottobre 2004 n. 20854 gli atti di classamento dei fabbricati con attribuzione della rendita catastale, che costituiscono la base per la determinazione del reddito imponibile relativamente a una pluralità di tributi - quali l'imposta di registro l'imposta invim. le imposte sui redditi l'imposta comunale sugli immobili - sono autonomamente impugnabili e la loro mancata impugnazione rende definitivi la categoria, la classe e la rendita con essi attribuite agli immobili.Secondo la Corte di Cassazione sentenza 20 febbraio 2003 numero qualora il contribuente, in sede di dichiarazione relativa ad immobile non ancora iscritto in catasto, abbia chiesto, ai sensi dell'articolo del D.lg. 31 ottobre 1990, numero , di avvalersi del sistema automatico di valutazione, con istanza di attribuzione della relativa rendita catastale, l'avviso di liquidazione - che l'ufficio invii al contribuente ove rilevi che il valore derivante dall'applicazione del criterio di valutazione automatico sia superiore a quello dichiarato - deve avere un contenuto tale da porre il contribuente stesso in grado di verificare la valutazione operata dall'UTE e, quindi, di esercitare il diritto di difesa. Pertanto, l'avviso di liquidazione a meno che l'atto di classamento non sia già stato autonomamente notificato deve contenere, a pena di nullità, oltre l'importo del tributo, anche l'indicazione dei dati di classamento e della rendita catastale attribuita dall'UTE. In base all'art. 74, comma 1 , della l. 21 novembre 2000, n. 342 A decorrere dal 1 gennaio 2000, gli atti comunque attributivi o modificativi delle rendite catastali per terreni e fabbricati sono efficaci solo a decorrere dalla loro notificazione, a cura dell'ufficio del territorio competente, ai soggetti intestatari della partita. Dall'avvenuta notificazione decorre il termine di cui all'articolo 21 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, e successive modificazioni, per proporre il ricorso di cui all'articolo 2, comma 3, dello stesso decreto legislativo. Dell'avvenuta notificazione gli uffici competenti danno tempestiva comunicazione ai comuni interessati .Pertanto, per le rendite attribuite o modificate a partire dal 1 gennaio 2000, la liquidazione dell'ICI in base alle nuove rendite presuppone la notificazione al contribuente dell'atto dell'Agenzia del Territorio.Con riguardo alla situazione normativa anteriore, la giurisprudenza aveva ritenuto che l'atto di classamento di un immobile, con attribuzione di rendita, costituisce atto autonomamente impugnabile, che, perciò, doveva essere notificato o comunicato all'interessato Cass., 10 aprile 2000, n. 4509, in il Fisco, 2000, 12049 . * Dirigente Agenzia delle Entrate

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione settima - sentenza 23 febbraio-10 maggio 2006, n. 19 Presidente Marinucci - Relatore Farina Ricorrente Giorgi Fatto e diritto 1. Il ricorso 2856/05 è proposto dalle signore Clorinda Rossi e Cristiana Giorgi. È stato notificato il 19 maggio 2005 all'Agenzia delle entrate Ufficio di Roma 8 ed è stato depositato il 30 maggio. È chiesta la riforma della sentenza della Commissione tributaria provinciale di Roma 74/44/04, pubblicata in data 11 giugno 2004, con la quale è stato respinto il ricorso delle due contribuenti avverso l'avviso di liquidazione 1999/IV/54503 dell'imposta di registro e dell'Invim, per complessivi euro 4.398,88 - compresi interessi, ma senza precisazione della data sino alla quale sono stati calcolati - derivanti dalla compravendita di un immobile non precisato nell'avviso. Le differenze di imposta sono state calcolate sul valore accertato di un immobile rispetto al valore iniziale , ai fini Invim, ed al valore dichiarato , ai fini dell'imposta di registro, con l'atto di compravendita. 2. Con il ricorso introduttivo - notificato mediante consegna il 5 agosto 2002 e depositato il 6 agosto - le ricorrenti hanno sostenuto che la rendita catastale attribuita - di euro 1.146,53 - è priva di fondamento, per non essere stato considerato che - l'immobile è costruito su terreno di proprietà comunale - l'immobile non può essere classificato come villa , di categoria AT , poiché contenuto nell'ambito di un piano di edilizia economica e popolare. 3. La Commissione tributaria provinciale di Roma ha respinto il ricorso, perché ha rilevato che la liquidazione è avvenuta secondo la richiesta delle ricorrenti e che i valori catastali sono quelli indicati dall'ufficio del territorio ex Ute . Ha anche sottolineato che l'ufficio non ha discrezione per discostarsi dai medesimi valori. 4. Con l'appello, tempestivamente notificato nel termine annuale, si lamenta che la Commissione tributaria provinciale non ha preso in considerazione le argomentazioni addotte col ricorso introduttivo. 4.1. Si insiste per l'erroneità del classamento dell'immobile in categoria A7 quando la costruzione è, invece, di edilizia economica e popolare 4.2. si sottolinea che la Ctp neanche ha tenuto conto che era stata presentata domanda di definizione di lite fiscale pendente, a norma della sopravvenuta legge di condono 289/02. 5. L'Agenzia delle entrate si oppone all'accoglimento dell'appello, rilevando, in primo luogo, che ogni eventuale rimostranza sulla rendita catastale doveva farsi con ricorso contro il provvedimento di classamento. 6. Si deve osservare che il tenore del ricorso introduttivo, sia dell'appello, si risolve, in primo luogo, in una precisa contestazione dell'atto di attribuzione della rendita catastale, che non risulta essere stato, prima della conoscenza del provvedimento impugnato in prime cure, mai portato a conoscenza delle due contribuenti. Il primo giudice doveva esaminare questa censura e rilevare, perciò, che il contraddittorio non era integro, dovendosi notificare il ricorso anche all'Agenzia del territorio, i cui uffici hanno attribuito la rendita contestata. La necessità di integrare il contraddittorio deriva dal disposto dell'articolo 180 Cpc - che esige la verifica d'ufficio della regolarità del contraddittorio - e dell'articolo 102, comma 2, che, nei casi di contraddittorio non integro, prevede che il giudice fissi un termine per l'integrazione. Le norme in esame sono ribadite nell'articolo 14 del D.Lgs 546/92, che prevede, appunto, la fissazione di un termine per la chiamata in causa del soggetto non intimato, quando la causa riguarda inscindibilmente più soggetti. La sentenza impugnata deve essere, di conseguenza, annullata, con rinvio della causa alla Commissione tributaria provinciale, a norma dell'articolo 59 comma 1 lettera b del citato D.Lgs 546/92, che riguarda i casi di remissione della causa al primo giudice quando nel giudizio di primo grado il contraddittorio non è stato regolarmente costituito o integrato . 7. Spese al definitivo. PQM La Commissione tributaria regionale di Roma, Sezione settima, pronunciando sull'appello, annulla la sentenza, con rinvio alla Commissione tributaria provinciale di Roma.