Variazioni economiche inferiori alle soglie di punibilità: il fatto non sussiste, anche se compiuto prima della depenalizzazione

La Corte di Cassazione, in caso di abolizione parziale della fattispecie incriminatrice, deve avere riguardo al fatto contestato e accertato in sede di merito, al fine di verificare se gli elementi che caratterizzano innovativamente e in termini più restrittivi l’ipotesi di reato abbiano o no formato oggetto dell’accertamento giudiziale. Se l’accertamento di merito rientra nell’ambito dell’abolizione, il giudice deve pronunciarsi per la non punibilità.

Con la sentenza n. 19307, depositata il 6 maggio 2013, la Corte di Cassazione ha annullato la condanna perché il fatto non sussiste. La condanna per bancarotta fraudolenta. L’amministratore delegato di una s.p.a., viene condannato per bancarotta fraudolenta, ex art. 223, legge fallimentare, in relazione all’art. 2621 c.c., con l’aggravante di aver cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità. Tribunale e Corte d’Appello la hanno infatti ritenuto responsabile del dissesto della società, dichiarata fallita nel 1999, per aver occultato dati reali di bilancio , in modo da poter operare una spogliazione graduale, ma inesorabile, del patrimonio sociale, attraverso un aumento smisurato dell’esposizione debitoria soprattutto verso gli Istituti di credito che aveva condotto la società all’insolvenza . Il condannato ricorre per la cassazione di tale decisione, sostenendo l’insussistenza dell’elemento soggettivo ed oggettivo del reato. E le soglie di punibilità post depenalizzazione? La Corte di Cassazione, osserva che, nonostante il capo di imputazione sia stato correttamente modificato nel 2002, la corte territoriale non ha in alcun modo dato conto del superamento delle soglie di punibilità, previste dal novellato art. 2621 c.c L’obbligo di dichiarazione della causa di non punibilità. Gli Ermellini ribadiscono i propri doveri in caso di abolizione parziale della fattispecie incriminatrice devono avere riguardo al fatto contestato e accertato in sede di merito, al fine di verificare se gli elementi che caratterizzano innovativamente e in termini più restrittivi l’ipotesi di reato abbiano o non formato oggetto dell’accertamento giudiziale . Qualora ciò non sia accaduto, la Corte di Cassazione si trova in presenza di un fatto che, per come è stato accertato dal giudice di merito, rientra nell’ambito dell’abolizione pertanto, non può che trarne le conseguenze imposte dall’art. 129 c.p.p. , il quale prevede appunto che il giudice debba riconoscere che il fatto non sussiste in ogni stato e grado del processo. Nel giudizio di merito nessun elemento porta a supporre un superamento delle soglie. Poiché dalla sentenza impugnata non emergono elementi da cui poter dedurre che le false comunicazioni sociali abbiano comportato un disvalore dell’esercizio economico superiore al 5% né una variazione del patrimonio netto superiore all’1%, la Corte annulla la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 22 gennaio 6 maggio 2013, n. 19307 Presidente Ferrua Relatore De Marzo Ritenuto in fatto 1. Con sentenza del 03/10/2011 la Corte d'appello di Milano ha confermato la sentenza del 25/02/2004 del Tribunale di Milano, con il quale R B. è stato condannato alla pena ritenuta di giustizia, per avere, quale amministratore delegato della Reflex s.p.a., dichiarata fallita con sentenza del Tribunale di Milano del 05/05/1999, cagionato o comunque concorso a cagionare il dissesto della società a omettendo l'indicazione nei conti d'ordine di fideiussioni e altre garanzie personali b omettendo congrue appostazioni nel fondo rischi, dopo che la società Marit Gmbh, nell'interesse della quale erano state emesse le garanzie di cui sopra, era entrata in gravissima crisi finanziaria e non operando una svalutazione, se non l'azzeramento, del valore della partecipazione in tale società ed operando, al contrario, una illegittima rivalutazione del valore della partecipazione suddetta art. 223, comma secondo l. fall., in relazione all'art. 2621, n. 1, cod. civ. con l'aggravante di avere cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità . 2. La Corte territoriale, richiamate le valutazioni espresse dal Tribunale in ordine alle risultanze dibattimentali, ha ritenuto che l'occultamento dei dati reali di bilancio aveva consentito di operare una spogliazione graduale, ma inesorabile del patrimonio sociale, attraverso un aumento smisurato dell'esposizione debitoria soprattutto verso gli Istituti di credito che aveva condotto la società all'insolvenza. 3. Nell'interesse del B. è stato proposto ricorso per cassazione affidato a due articolati motivi. 3.1. Con il primo motivo, si denuncia la mancanza e la manifesta illogicità della motivazione in ordine alla sussistenza degli elementi oggettivo e soggettivo del reato contestato. 3.2. Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta la mancata concessione dell'attenuante di cui all'art. 62, n. 6, cod. pen. e la scelta della Corte territoriale di sovrapporre la propria valutazione di inadeguatezza dell'importo risarcitorio rispetto a quella del giudice fallimentare nonché la carenza e illogicità della motivazione in relazione all'invocato giudizio di prevalenza delle concesse attenuanti generiche rispetto all'aggravante contestata. Considerato in diritto 1. Osserva la Corte che il capo di imputazione, nonostante la modifica operata all'udienza del 04/10/2002, non da conto del superamento delle soglie di punibilità previste dal terzo comma dell'art. 2621 cod. civ Al riguardo, deve ribadirsi che la Corte di cassazione, in caso di abolizione parziale della fattispecie incriminatrice, deve avere riguardo al fatto contestato e accertato in sede di merito, al fine di verificare se gli elementi che caratterizzino innovativamente e in termini più restrittivi l'ipotesi di reato siano abbiano o non formato oggetto dell'accertamento giudiziale. Qualora ciò non sia accaduto, la Corte di cassazione si trova in presenza di un fatto che, per come è stato accertato dal giudice di merito, rientra nell'ambito dell'abolizione Sez. U, n. 2S887 del 26/03/2003, Giordano, Rv. 224606 pertanto, non può che trame le conseguenze imposte dagli artt. 129 cod. proc. pen L'accertamento operato dalla sentenza impugnata non presenta elementi dai quali possa desumersi che le false comunicazioni sociali commesse abbiano comportato il superamento delle soglie previste dalla nuova disposizione e perciò deve pronunciarsi l'annullamento senza rinvio perché il fatto non sussiste. P.Q.M. Annulla la sentenza impugnata senza rinvio perché il fatto non sussiste.