Rc auto: attenzione ai tagliandi scoloriti dal sole

Se sono illeggibili la multa non la toglie nemmeno la Cassazione, anche se l'auto era in una strada privata

Multe certe per gli automobilisti che espongono tagliandi dell'assicurazione illeggibili, anche se sono perfettamente in regola con la loro Rc auto. Lo stabilisce la sentenza della Cassazione 18109/05 leggibile tra i documenti correlati . L'esposizione di un contrassegno non leggibile dell'assicurazione - dice il testo - equivale indubbiamente all'ipotesi della sua mancata esposizione, non potendosi ritenere che tale previsione sia stata rispettata in mancanza del necessarie indicazioni che riguardano l'identificazione del veicolo e il giorno di scadenza. La prima sezione civile della Suprema Corte ha così respinto il ricorso di un automobilista, A.G., contro la decisione del tribunale di Roma che aveva giudicato valida la multa dei vigili, secondo i quali il tagliando illeggibile costituiva una violazione del codice della strada. Per i supremi giudici correttamente i magistrati hanno sottolineato che anche nel caso dell'esposizione di un tagliando non leggibile viene disatteso l'obiettivo della legge che punta all'esigenza di mettere gli organi accertatori di verificare immediatamente la regolarità del contrassegno esposto e, di conseguenza, della posizione assicurativa del proprietario . Nè vale, per evitare la multa, mostrare ai vigili il giorno successivo alla contravvenzione i documenti che provano l'esistenza di una valida assicurazione, visto che non è in discussione la mancata copertura assicurativa, ma la distinta ipotesi della mancata esposizione del relativo contrassegno cui è assimilabile l'esposizione di un contrassegno illeggibile che può ravvisarsi anche in presenza di tale copertura. Nel caso specifico l'automobilista aveva anche lamentato il fatto che la contestazione era avvenuta praticamente al buio, alle 20,40 di una sera di metà ottobre. Per la Cassazione si tratta, però, di un rilievo che non può essere tenuto in considerazione perchè non supportata da altri elementi che realmente possano portare alla convinzione che la scarsa leggibilità del contrassegno fosse legata semplicemente a questioni logistiche .

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 14 giugno-12 settembre 2005, n. 18109 Presidente Cappuccio - relatore Panebianco Pm Carestia - difforme - ricorrente Gennaccari Svolgimento del processo Con ricorso depositato in data 12 novembre 1999 Anita Gennaccari proponeva opposizione avanti al tribunale di Roma avverso il verbale n. 524558 della Polizia municipale di Roma notificato il 18 ottobre 1999 con cui le era stata contestata la violazione dell'articolo 181 CdS in quanto, quale comproprietaria dell'auto tg. BB175CW il giorno 17 ottobre 1999 aveva esposto il tagliando assicurativo Assitalia non leggibile. Il Comune non si costituiva. All'esito del giudizio il giudice unico con sentenza del 21/5-23/6/2001 rigettava la opposizione, compensando le spese. Osservava che, l'articolo 181 CdS, imponendo l'obbligo di esporre sugli autoveicoli il contrassegno attestante il pagamento relativo all'assicurazione obbligatoria e dovendo la ratio individuarsi nell'esigenza di consentire ai vigili accertatori di verificare la regolarità del contrassegno, trovava applicazione anche nell'ipotesi, come quella in esame, di il leggibilità del contrassegno. Rilevava inoltre che non assumeva rilievo la circostanza che l'autovettura si trovasse in una strada privata e non poteva ritenersi quindi in circolazione ai sensi dell'articolo 122 CdS, attesa la genericità della deduzione e considerato che la norma non autorizza una tale interpretazione. Avverso tale sentenza propone ricorso per cassazione Anita Gennaccari, deducendo un unico motivo di censura. La controparte non ha svolto alcuna attività difensiva. Motivi della decisione Con l'unico motivo di ricorso Anita Gennaccari denuncia violazione e falsa applicazione dell'articolo 181 CdS nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione. Sostiene che il giudice non ha considerato adeguatamente che il contrassegno era regolarmente esposto sul parabrezza e che l'accertamento era avvenuto nella oscurità della sera 17 ottobre alle ore 20.40 ed inoltre che erroneamente ha ritenuto applicabile la norma contestata articolo 181 CdS anche in una ipotesi come quella in esame di scarsa leggibilità per l'esposizione del contrassegno ai raggi solari. Lamenta altresì che non abbia considerato che il giorno successivo aveva fornito la prova della validità dell'assicurazione. La censura è infondata. L'esposizione di un contrassegno non leggibile dell'assicurazione equivale indubbiamente alla ipotesi della sua mancata esposizione, non potendosi ritenere che tale previsione sia stata rispettata in mancanza delle necessarie indicazioni riguardanti l'identificazione del veicolo ed il giorno di scadenza. Correttamente pertanto il giudice di merito ha rigettato l'opposizione sul rilievo che anche in tale ipotesi, al pari di quella della mancata esposizione, viene disattesa la finalità della norma articolo 181 CdS , costituita dall'esigenza di porre gli organi accertatori nelle condizioni di verificare immediatamente la regolarità del contrassegno esposto e, di conseguenza, dalla posizione assicurativa del proprietario. Del pari infondata è l'ulteriore deduzione, espressa sotto il profilo del difetto di motivazione, con cui viene lamentata la mancata valutazione da parte del tribunale della circostanza, evidenziata in quella sede, relativa alla scarsa visibilità esistente all'atto dell'accertamento in considerazione dell'ora in cui esso è avvenuto alle 20,40 del 17 ottobre . L'omesso esame di un fatto è riconducibile nell'ambito del difetto di motivazione di cui all'articolo 360 numero Cpc e comporta la cassazione della sentenza solo allorché tale omissione possa essere decisiva e cioè tale da determinare con certezza, e non già solo in termini di probabilità, una diversa decisione. Ma la censura, così come esposta, è a tal fine tutt'altro che puntuale, non essendo stato precisato se avanti al tribunale fosse stato dedotto e richiesto di provare che la zona non fosse artificialmente illuminata in modo sufficiente. Precisazione questa certamente necessaria per valutare la decisività della circostanza relativa all'ora dell'accertamento che da sola, vale a dire senza gli ulteriori elementi idonei a chiarire l'effettiva situazione di fatto, non può ritenersi esaustiva per pervenire ad una decisione diversa da quella adottata. Né rileva, ai fini della configurabilità della violazione in esame, che il giorno successivo la ricorrente avesse mostrato ai vigili la documentazione comprovante l'esistenza di una valida assicurazione, non essendo in discussione la mancata copertura assicurativa ma la distinta ipotesi della mancata esposizione del relativo contrassegno cui è assimilabile come si è già sottolineato l'esposizione di un contrassegno illeggibile che può ovviamente ravvisarsi anche in presenza di una tale copertura. Il ricorso va pertanto rigettato. Nulla è dovuto in ordine alle spese, non essendosi la controparte costituita. PQM La Corte Suprema di Cassazione rigetta il ricorso.