Emersione dal sommerso: non basta una denuncia per impedirla

La sola accusa non rileva. Tanto più quando questa è stata dimostrata infondata con piena assoluzione del soggetto. Prudenza e attenzione alla luce del dettato della Consulta

La denuncia è atto che nulla prova in ordine alle responsabilità effettive del soggetto denunciato in relazione alla colpevolezza o alla pericolosità del soggetto indicato dal denunciante. Se poi il soggetto denunciato è stato assolto con formula piena dall'imputazione nel caso di specie quella di tentata truffa il rigetto dell'istanza di regolarizzazione è illegittimo. A chiarirlo con la sentenza qui leggibile come documento correlato è la prima sezione ter del Tribunale amministrativo per il Lazio che ha accolto il ricorso di un cittadino extracomunitario, siriano per la precisione, che si era visto rigettare la domanda per la regolarizzazione presentata dall'amminsistratore di una Società in accomandita semplice. Anche a non voler considerare - rilevano i giudici amministrativi - che il ricorrente era stato assolto da ogni imputazione ascrittagli, giova ricordare che la Corte Costituzionale con la sentenza n. 78 del 18 febbraio 2005 ha ritenuto costituzionalmente illegittima la normativa di settore nella parte in cui fa derivare automaticamente il rigetto di istanze del genere considerato dalla mera presentazione di una denuncia relativa ad un reato per il quale è previsto l'arresto obbligatorio o facoltativo in flagranza . E che il giucide delle leggi, in tale occasione, ha ribaditro che la notitia criminis obbliga solo gli organi competenti a verificare il fondamento eventuale delle accuse. Di qui, nel caso di specie, l'acoglimento del ricorso e l'annullamento del provvedimento controverso. m.c.m. ?? ?? ?? ?? 2 numero /2004 R.G.R.

Tar Lazio - Sezione prima ter - sentenza 11 maggio-5 giugno 2006, n. 4231 Presidente Tosti - Relatore De Bernardi Ricorrente Shaaban Fatto e diritto Col ricorso in esame, il cittadino siriano Shaaban Saadat ha impugnato - con contestuale richiesta di tutela cautelare - il provvedi-mento n. 36085/2003 Gab. Area Immi.ne del 24 novembre 2003 ritenuto affetto da vari vizi di legittimità con cui il Prefetto della Provincia di Roma ha respinto la domanda di regolarizzazione recte di emersione di lavoro irregolare presentata in suo favore dal signor Mouadi Moustapha. Amministratore di una società in accomandita semplice costituita in Italia . Dopo un primo rinvio disposto in adesione ad un'apposita istanza dell'interessato che intendeva acquisire - ai fini della sua produzione in giudizio - la documentazione riguardante gli esiti della denuncia di cui era a suo tempo stato oggetto, e che era stata posta a base del provvedimento impugnato , il predetto ricorso è stato nuovamente sottoposto al vaglio collegiale nella Camera di Consiglio dell'11 maggio 2006 dove verificatasi la completezza del contraddittorio si ritiene di poter definire immediatamente la controversia con una sentenza in forma semplificata. Ed invero anche a non voler considerare che il ricorrente è stato assolto con formula piena dall'imputazione di tentata truffa unico dei reati ascrittigli a rientrare - astrattamente - nelle previsioni degli articoli 380 e 381 Cpp, si deve comunque rilevare che - nelle premesse dell'atto impugnato - si fa esclusivo riferimento qual emotivo ostativo alla richiesta regolarizzazione alla denuncia presentata nei confronti del Saadat per uno appunto di tali reati. Ed è noto, al riguardo, che la Consulta - con sentenza n. 78 del 18 febbraio 2005 - ha ritenuto costituzionalmente illegittima la normativa di settore nella parte in cui fa derivare automaticamente il rigetto di istanze del genere considerato dalla mera presentazione di una denuncia relativa ad un reato per il quale è previsto l'arresto obbligatorio o facoltativo in flagranza. Richiamandosi a quanto già evidenziato in precedenti occasioni quando si era rilevato che l'automatismo delle conseguenze ricollegate alla sola denuncia urtava contro il principio costituzionale di ragionevo-lezza , il giudice delle leggi ha espressamente ribadito - che la denuncia comunque formulata ed ancorché contenente l'e-spresso richiamo ad una o più fattispecie criminose è atto che nulla prova riguardo alla colpevolezza od alla pericolosità del soggetto indicato come autore dei comportamenti riferiti dal denunciante - che una tale notitia criminis obbliga soltanto gli organi magistratuali competenti a verificare se, e quali, dei fatti in essa esposti corrispondano effettivamente alla realtà. Nel prendere atto di quanto sopra e nel condividere l'autorevole orientamento dottrinale in base al quale - dal giorno successivo alla di-chiarazione di incostituzionalità di una norma di legge - tutti i giudici sono vincolati ai sensi del combinato disposto degli articoli 136, comma 1, Costituzione e 30, penultimo comma, legge 87/1953 a non dar più a questa alcuna ap-plicazione e ciò non soltanto con riferimento a fattispecie successive all'intervenuta pronuncia della Corte ma anche in relazione a quelle fatti-specie anteriori, in ordine alle quali siano sorte controversie che risultino - come nella circostanza - ancora pendenti, il Collegio che pur ravvisa giustificati motivi per compensare tra le parti le spese di lite non può - ap-punto - che concludere per la fondatezza della proposta impugnativa. PQM Il Tar Lazio, Sezione prima ter, visto l'articolo 26, u.c., della legge 1034/71, come sostituito dall'articolo 9, comma 1, della legge 205/00, accoglie il ricorso indicato in epigrafe e, per l'effetto, annulla il provvedimento costituentene oggetto compensa tra le parti le spese del giudizio. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa, di cui sono fatte salve le ulteriori determinazioni. ?? ?? ?? ?? 2 numero /2004 R.G.R.