Rifugiati politici? Lo stabilisce il giudice ordinario

E' dal 1998 che le controversie con la Prefettura sul riconoscimento dello status non vanno al magistrato amministrativo si tratta di un diritto soggettivo

Riconoscimento dello status di rifugiato politico, decidere sulle relative controversie spetta al giudice ordinario. Lo ha chiarito la sesta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 5605 depositata lo scorso 25 settembre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha respinto il ricorso di uno straniero che si era visto negare dalla Questura e dalla Prefettura di Milano lo status di rifugiato politico, del resto, il Tar Lombardia aveva dichiarato il proprio difetto di giurisdizione. Tuttavia, i giudici di Piazza Capo di Ferro hanno chiarito che dopo l'abrogazione disposta dall'articolo 46 della legge 40/1998 dell'articolo 5 del Dl 416/89, convertito con modifiche dalla legge 39/1990 che attribuiva la competenza al giudice amministrativo, le controversie riguardanti il riconoscimento della posizione di rifugiato, così come quelle sul riconoscimento del diritto di asilo rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario. Del resto, hanno concluso i consiglieri di Stato, la qualifica di rifugiato politico costituisce, come quella di avente diritto all'asilo, una figura giuridica riconducibile alla categoria degli status e quindi dei diritti soggettivi. Per cui, ha concluso Palazzo Spada la conseguenza è che tutti i provvedimenti assunti dai competenti organi in materia hanno natura meramente dichiarativa e non costitutiva . cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 27 giugno-25 settembre 2006, n. 5605 Presidente Varrone - Estensore Luce Ricorrente Bagdasarian Fatto Con sentenza 6161/01, il Tar per la Lombardia dichiarava inammissibile per difetto di giurisdizione il ricorso n. 3522/2000 proposto da Bagdasarian Vladislav contro la Questura e la Prefettura di Milano, il Ministero dell'interno e la Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato e per l'annullamento del provvedimento n. 49/2000 della Questura indicata che aveva revocato il permesso di soggiorno n. E644272 e del provvedimento n. 63166/2000 con il quale la Commissione indicata non gli aveva riconosciuto la status di rifugiato. Contro l'indicata sentenza il Bagdasarian ha proposto appello al Consiglio di Stato chiedendo la riforma dell'impugnata decisione con l'annullamento degli atti impugnati in primo grado ed il ricorso, nella resistenza delle intimate amministrazioni, è stato chiamato per l'udienza odierna al cui esito è stato trattenuto in decisione dal collegio. Diritto L'appello è infondato e come tale va respinto. Ed invero, come correttamente ritenuto dal Tribunale amministrativo regionale, dopo l'espressa abrogazione disposta dall'articolo 46, legge 40/1998, dell'articolo 5, Dl 416/89, convertito con modificazioni dalla legge 39/1990 abrogazione confermata dall'articolo 47 del Tu Dl 286/98 , che ne attribuiva la competenza al giudice amministrativo, le controversie riguardanti il riconoscimento della posizione di rifugiato così come quelle sul riconoscimento del diritto di asilo , inerendo ad uno specifico diritto personale, rientrano nella giurisdizione dell'autorità giudiziaria ordinaria. La qualifica di rifugiato politico, infatti, ai sensi della convenzione di Ginevra del 29 luglio 1951, costituisce, come quella di avente diritto all'asilo dalla quale si distingue perché richiede quale fattore determinante un fondato timore di essere perseguitato, cioè un requisito non richiesto dall'articolo 10, comma 3, Costituzione una figura giuridica riconducibile alla categoria degli status e quindi dei diritti soggettivi, con la conseguenza che tutti i provvedimenti assunti dai competenti organi in materia hanno natura meramente dichiarativa e non costitutiva. Né rileva il richiamo fatto dall'appellante all'orientamento giurisprudenziale di questo Consiglio di Stato in base al quale l'abrogazione per effetto dell'articolo 46 della legge 40/1990 dell'articolo 5 del Dl 416/89 non comporta, in mancanza di un'apposita diversa disposizione normativa, l'automatico passaggio di tali controversie al giudice ordinario, ma impone al contrario di individuare l'autorità giudiziaria competente sulla base dei principi generali vigenti al momento della proposizione della domanda circa il riparto della giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo l'indicato principio, infatti, è stato enunciato con riferimento ad una fattispecie diversa da quella qui considerata dal momento che il relativo giudizio era stato proposto, a differenza di quello qui in considerazione, prima dell'indicata avvenuta abrogazione dell'articolo 5 del Dl 416/89. L'appello va quindi respinto con compensazione delle spese processuali ricorrendovi giusti motivi. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione sesta, respinge l'appello e conferma la decisione impugnata. Spese compensate. Ordina che la decisione venga eseguita in via amministrativa. 2 N.R.G. 12147/2001 FF