Il fallito paga il debito di un terzo? È atto a titolo gratuito e si può revocare

di Valentina Infante

di Valentina Infante* È da qualificarsi atto a titolo gratuito e, dunque revocabile ai sensi dell'articolo 64 legge fallimentare, il pagamento effettuato dal fallito per estinguere il debito di un terzo. È quanto ha stabilito la sentenza della Cassazione 2325/06 pubblicata a pag 00. LA QUESTIONE DI DIRITTO L'articolo 64 della legge fallimentare si intitola atti a titolo gratuito , atti, cioè, mediante i quali il fallito ha alienato dei beni senza corrispettivo e senza esservi obbligato dalla legge. La disposizione, pur se affonda le sue radici nel comune fondamento delle azioni tendenti alla ricostruzione del patrimonio del fallito, ha caratteristiche autonome rispetto alla revocatoria. Gli atti non sono dichiarati inefficaci perché espressione di frode in danno dei creditori, quanto perché si è giustamente ritenuto oggettivamente prevalente l'interesse dei creditori rispetto a quello dei soggetti beneficiari degli atti. Si ritiene che, per gli atti a titolo gratuito, la norma è ispirata alla prevalenza riconosciuta all'interesse leso del ceto creditorio rispetto a quello del beneficiario dell'atto. Nel contrasto, cioè, la legge ha privilegiato il soggetto che aveva già una legittima aspettativa sul bene, in quanto partecipe della garanzia patrimoniale, in ordine alla quale sussistevano obblighi anche morali del debitore, sacrificando l'altro soggetto verso il quale l'atto gratuito non corrispondeva ad alcun dovere, tant'è che la norma fa salvi gli atti compiuti in adempimento di un dovere morale o a scopo di pubblica utilità. Poiché non è giusto che si attuino liberalità quando siano ancora dovuti adempimenti verso terzi, la legge prescinde dall'elemento soggettivo, fissando un'inefficacia ex lege. Il titolo gratuito afferisce, dunque, a qualsiasi fenomeno volontario che incide sulla consistenza patrimoniale del disponente, a prescindere dalle modalità con le quali venga operata la disposizione, sia anche soltanto la limitazione di un diritto esistente nel suo patrimonio. È necessario, però, che l'atto incida sul patrimonio del debitore ovvero che provenga dal suo patrimonio e sia da lui disposto. Per attribuzione patrimoniale può, dunque, intendersi ogni utilità economica cui l'ordinamento concede tutela giuridica che, incidendo sfavorevolmente sulla struttura patrimoniale del debitore, arrechi ad altri un vantaggio riducendo o annullando la garanzia patrimoniale. Per quanto attiene alla distinzione tra contratti a titolo oneroso e contratti a titolo gratuito, è necessario analizzare il tipo di collegamento che sussiste tra le attribuzioni. Onerosità e gratuità esprimono un concetto di relazione che è facilmente individuabile nei negozi bilaterali in quanto ha come termini di raffronto le due parti non altrettanto determinabile nei negozi unilaterali, o in genere in quanto abbia come termine di riferimento un terzo, estraneo al negozio, ma destinatario del vantaggio che questo produce. Pertanto, una valutazione dell'onerosità o della gratuità non può che farsi riguardo alla causa. In effetti, si ritiene, generalmente, che la gratuità dell'atto debba essere riferita al solo fallito e non ad entrambe le parti. Del resto il fatto che oggetto della qualifica di oneroso o gratuito sia l'attribuzione, comporta conseguenze di notevole rilievo, in quanto nell'ambito dello stesso negozio vi possono essere attribuzioni operate a titolo oneroso e attribuzioni operate a titolo gratuito. Una volta accertata la gratuità dell'atto, perchè possa essere applicato l'articolo 64 è necessario che esso sia compiuto nei due anni antecedenti la dichiarazione di fallimento. Di qui l'inefficacia de iure, in assenza di quei presupposti soggettivi ed oggettivi che invece si riscontrano nell'ambito dell'articolo 2901 Cc e dell'articolo 67. Dal punto di vista sostanziale l'inefficacia dell'atto a titolo gratuito comporta la restituzione del bene, se vi è stata alienazione, l'inefficacia dell'obbligazione se vi è stata l'assunzione. Nella sentenza della Suprema corte, l'atto sottoposto a revocatoria è il pagamento che la società fallita aveva effettuato per estinguere il debito di una terza società. Il Tribunale, accogliendo la domanda proposta dalla Curatela aveva ritenuto qualificabile come atto a titolo gratuito la suddetta prestazione, la Corte d'Appello, invece, ha riformato integralmente la sentenza di primo grado e rigettare la domanda di revocatoria. Ciò sull'assunto, in primo luogo, che il pagamento effettuato dalla parte, poi fallita, del debito di un terzo concernente il prezzo di beni da questo acquistati non può essere considerato a titolo gratuito in quanto si risolve nell'adempimento di una obbligazione e determina la surrogazione del solvens nei diritti dell'alienante in secondo luogo, la Corte ha ravvisato un collegamento tra la società fallita e la società debitrice, giungendo alla conclusione che il pagamento era stato effettuato non per spirito di liberalità ma per il soddisfacimento di un proprio interesse economico, sia pure indiretto, in relazione al suddetto collegamento. LA GIURISPRUDENZA Pertanto, anche alla luce delle considerazioni precedentemente esposte circa la gratuità degli atti soggetti a revocatoria, il problema nel caso in esame, riguarda la natura giuridica del pagamento effettuato dal fallito per estinguere il debito di un terzo tale aspetto è stato molto dibattuto sia in dottrina che in giurisprudenza. Secondo un primo orientamento, il pagamento di un debito altrui, effettuato dal fallito, rappresenta un atto a titolo gratuito e come tale ricade nella fattispecie prevista dall'articolo 64 cfr. Cassazione 8590/03 1831/01 5268/99 5616/92 10161/91 6929/83 . Il principio affermato da questo orientamento è stato applicato, in passato, soprattutto in ambito societario. Di diverso avviso è, invece, quella giurisprudenza che nega che la gratuità di cui all'articolo 64 debba essere valutata solo ed esclusivamente ex parte debitoris. Si è sostenuto, infatti, che l'adempimento di un debito altrui, da parte del fallito, può configurare atto gratuito solo nel rapporto tra lo stesso ed il debitore, laddove manchi una causa onerosa che giustifichi la liberazione di tale soggetto dal suo debito e, non anche, nel rapporto tra il fallito ed il creditore, nei confronti del quale l'adempimento ha estinto un'obbligazione derivante da causa onerosa cfr. Cassazione 15515/01 9560/91 3265/89 5348/83 . A tale riguardo si è precisato che non può qualificarsi come gratuito nei rapporti tra solvens ed accipiens il pagamento da parte del fallito del debito di un terzo poiché tale pagamento si risolve nell'adempimento di una obbligazione derivante da causa onerosa e può surrogare il solvens nei diritti relativi alla posizione creditoria del venditore. Si è, infine, affermato che il pagamento del debito altrui effettuato dal fallito, costituisca atto a titolo gratuito quando la disposizione del proprio patrimonio avvenga senza corrispettivo, tenendo conto che il corrispettivo per il disponente può provenire, escludendo la gratuità della disposizione patrimoniale, sia dal destinatario del pagamento che dal terzo Cassazione 5616/92 . Infine, una posizione intermedia, tra le due sin qui esposte, è stata introdotta da una isolata pronuncia che ha stabilito che il pagamento eseguito da un terzo in esecuzione di una prestazione contrattuale dovuta da altro soggetto, riveste il carattere della gratuità solo se avviene contestualmente alla stipula del negozio da cui sorge l'obbligazione adempiuta cfr. Tribunale Milano del 9 gennaio 1986, in Fallimento, 87, 1126 . La sentenza presa in considerazione dalla Corte d'appello ai fini della decisione è stata considerata, a ragione, dalla Cassazione non calzante alla fattispecie in esame. Infatti, nella ricordata sentenza, si era ritenuto che, agli effetti di cui all'articolo 64, l'assenza di corrispettivo non è di per sé equivalente alla gratuità dell'atto, da tale premessa traendosi la conclusione che gli interventi gratuiti compiuti da una società a favore di un'altra giuridicamente autonoma dalla prima, ma ad essa collegata, debbono presumersi non già come espressione di spirito di condiscendenza e di liberalità, bensì come atti preordinati al soddisfacimento di un proprio interesse economico, sia pure mediato e indiretto, ma comunque giuridicamente rilevante v. Cassazione 9532/97 . CONCLUSIONI Peraltro, alla luce di quanto sopra premesso sulla non necessaria corrispondenza dello spirito di liberalità alla natura gratuita del negozio, la presunzione applicata nella sentenza cui si è ispirata la Corte di appello deve ritenersi operante solo in presenza di particolari circostanze ovvero unitarietà di finalità e di amministrazione tra le due società di cui si tratta. Ed infatti, nella pronuncia richiamata, la questione da risolvere consisteva nella valutazione del carattere, gratuito od oneroso, della prestazione di garanzia fideiussoria offerta da una società nei confronti di un'altra con la quale la prima aveva rapporti di collegamento funzionale e gestionale. In tale situazione, la Corte di cassazione aveva ritenuto corretta la valutazione, operata dai giudici di merito, di onerosità della concessione di garanzia finalizzata all'erogazione di ulteriori linee di credito, da utilizzare per apportare innovazioni tecnologiche migliorative dell'operatività della società garantita, nel quadro dei rapporti tra società collegate sotto il profilo economico e dirigenziale. Appare chiaro che la fattispecie cui tratta la sentenza suddetta non è calzante al caso in esame e, pertanto, non doveva essere presa a fondamento della decisione. Correttamente, dunque, la Cassazione ha ritenuto non sufficientemente provati i collegamenti tra la società fallita e la società convenuta in revocatoria. Gli stessi, infatti, risultano individuati in modo del tutto generico e secondo dati privi di rilievo, ai fini della configurabilità di un rapporto tra le due società tale da indurre ad escludere il carattere di gratuità del pagamento fatto dall'una per conto dell'altra. *Avvocato 3

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 8 luglio 2005-2 febbraio 2006, n. 2325 Presidente Criscuolo - Relatore San Giorgio Pm Caliendo - difforme - Ricorrente Fallimento 51665 Arvedi Srl Svolgimento del processo Con atto di citazione notificato il 14 ottobre 1992, il Fallimento Arvedi Srl convenne in giudizio innanzi al Tribunale di Roma la Sogemi Five Srl per sentir revocare, ex articolo 64 legge fallimentare, il pagamento di lire 110.000.000, effettuato dalla società Arvedi nell'ottobre del 1991, e, quindi, nell'anno precedente la dichiarazione di fallimento della stessa, intervenuta nel febbraio del 1992. L'attore espose che il pagamento in questione era stato effettuato quale corrispettivo di servizi prestati ad un terzo, la Pathè Italia Spa, e che quindi doveva considerarsi a titolo gratuito per l'assenza di obblighi giuridici da parte della Arvedi. In subordine, chiese che detto pagamento, ove considerato non caratterizzato da gratuità, fosse revocato ex articolo 67 legge fallimentare, per il fatto che la Sogemi lo aveva ricevuto essendo a conoscenza dello stato di insolvenza della Arvedi. La SogemiFive Srl, costituitasi in giudizio, chiese il rigetto della domanda deducendo che il pagamento non era in realtà avvenuto a titolo gratuito, in quanto maturato nell'ambito di un articolato rapporto con l'Arvedi e con la Pathé Italia. Con sentenza del 26 gennaio 1995, il Tribunale dichiarò la inefficacia del pagamento in quanto atto a titolo gratuito, essendo stata la somma di cui si tratta corrisposta senza una controprestazione, e condannò, pertanto, la Sogemi Five Srl a corrispondere la somma di lire 110.000.000 in favore del Fallimento. A seguito di impugnazione della soccombente, la Corte d'appello di Roma, con sentenza del 26 novembre 2001, premesso che andava esclusa la inammissibilità per alternatività della domanda, riformò la decisione di primo grado, rigettando la domanda di revocatoria, sulla base di un duplice ordine di ragioni anzitutto, osservò che il pagamento effettuato dalla parte, poi fallita, del debito di un terzo concernente il prezzo di beni da questo acquistati non può essere considerato a titolo gratuito in quanto si risolve nell'adempimento di una obbligazione e determina la surrogazione del solvens nei diritti dell'alienante in secondo luogo, rilevò, dalla documentazione prodotta dalla Sogemi, un collegamento tra l'Arvedi e la Pathè Italia, sotto la specie di reciproci finanziamenti. per cospicue somme, ed inoltre di unicità di scopi e di sedi, nonché, in parte, di amministrazione sicchè, concluse il giudice di secondo grado, il pagamento era stato eseguito dalla Arvedi non per spirito di liberalità, ma per il soddisfacimento di un proprio interesse economico, sia pure indiretto, in relazione all'evidenziato collegamento con la Pathè. Di qui la infondatezza della domanda di revocatoria ex articolo 64 legge fallimentare, dovendosi escludere la gratuità dell'atto in questione. Quanto alla richiesta subordinata ex articolo 67 della stessa legge, il giudice di seconde cure osservò che essa era già stata rigettata dal Tribunale senza che sul punto fosse stato proposto gravame. Avverso tale decisione, ha proposto ricorso per cassazione il Fallimento della società Arvedi sulla base di un unico, complesso motivo, illustrato anche da successiva memoria. Si è costituita la Sogemi Five Srl in liquidazione, che ha proposto ricorso incidentale, fondato su di un unico, articolato motivo. Motivi della decisione 1. Deve, preliminarmente, disporsi la riunione dei ricorsi, ai sensi dell'articolo 335 Cpc, in quanto proposti nei confronti della medesima sentenza. 2.1. Con l'unico, complesso motivo del ricorso principale, si deduce violazione e falsa applicazione dell'articolo 64 legge fallimentare, nonché omessa ed insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia. Il ricorrente censura entrambe le rationes decidendi poste a fondamento della sentenza oggetto di gravame, che ha escluso la gratuità del trasferimento in questione, lamentando, per un verso, che l'assunto secondo il quale la società Arvedi avrebbe adempiuto il debito di un terzo concernente il prezzo di beni acquistati da quest'ultimo non trova alcun riscontro agli atti del processo deducendo, per l'altro, il carattere esclusivamente formale del collegamento tra la società Arvedi e la Pathè Italia, collegamento che, secondo la Corte territoriale, avrebbe escluso lo spirito di liberalità del pagamento eseguito dalla prima per conto della seconda, ed avrebbe evidenziato la sussistenza di un interesse, sia pure mediato ed indiretto, all'adempimento. 2.2. La censura è fondata, nei termini che seguono. 2.3. Deve, anzitutto, condividersi il rilievo relativo alla mancanza di alcuna motivazione in ordine al convincimento, raggiunto dalla Corte di merito, che il pagamento eseguito dalla Arvedi fosse riferibile alla prestazione di servizi da parte della società Sogemi Five Srl in favore della Pathè Italia Spa risulta, invero, apodittica, in quanto sfornita di alcun elemento che la comprovi, l'affermazione contenuta al riguardo nella sentenza impugnata, la quale, muovendo dal dato, indimostrato, che il versamento in questione costituisse adempimento di una obbligazione assunta dalla predetta Pathè Italia nei confronti della Sogemi Five, ha applicato, sulla base di un presupposto la cui sussistenza non aveva previamente verificato, il principio giurisprudenziale secondo il quale non può qualificarsi gratuito, nei rapporti tra solvens ed accipiens, il pagamento effettuato dalla parte, poi fallita, del debito di un terzo, concernente il prezzo di un bene acquistato da quest'ultimo, atteso che tale pagamento si risolve nell'adempimento , di un'obbligazione derivante da causa onerosa e può surrogare il solvens nei diritti relativi alla posizione creditoria del venditore v. Cassazione, sentenza 9560/91 . 2.4. Ma anche l'ulteriore profilo in cui è articolata la censura del ricorrente risulta fondato. Va, al riguardo, anzitutto posto in evidenza che la valutazione di gratuità od onerosità del negozio non può che essere compiuta con riguardo alla causa, e non già ai motivi dello stesso, con la conseguenza che deve escludersi che atti a titolo gratuito siano quelli, e solo quelli, posti in essere per spirito di liberalità v., sul punto, Cassazione, sentenza 11093/04 . Lo spirito di liberalità è richiesto per la donazione v. articolo 769 Cc , mentre non è indispensabile negli altri contratti a titolo gratuito, che sono quelli in cui una sola parte riceve e l'altra, sola, sopporta un sacrificio, unica essendo l'attribuzione patrimoniale. In tale ottica va letta anche la sentenza di questa Corte 9532/97, richiamata dal giudice di seconde cure - che la ha erroneamente riferita ad una fattispecie del tutto analoga a quella sottoposta al suo esame - a sostegno della propria tesi in ordine alla natura non gratuita, con conseguente, ritenuta inapplicabilità dell'articolo 64 legge fallimentare , del pagamento effettuato dalla società Arvedi. È pur vero che nella ricordata sentenza si era ritenuto che, agli effetti di cui all'articolo 64 legge fallimentare, l'assenza di corrispettivo non è di per sé equivalente a gratuità dell'atto, da tale premessa traendosi la conclusione che gli interventi gratuiti compiuti da una società a favore di un'altra giuridicamente autonoma dalla prima, ma ad essa collegata, debbono presumersi non già come espressione di spirito di condiscendenza e di liberalità, bensì come atti preordinati al soddisfacimento di un proprio interesse economico, sia pure mediato e indiretto, ma comunque giuridicamente rilevante v. Cassazione, sentenza 9532/97 . Peraltro, alla luce di quanto sopra premesso sulla non necessaria corrispondenza dello spirito diliberalità alla natura gratuita del negozio, la presunzione applicata nella sentenza cui si è ispirata la Corte di appello deve ritenersi operante solo in presenza di particolari circostanze che rivelino unitarietà di finalità e di amministrazione tra le due società di cui. si tratta. Ed infatti, nella pronuncia richiamata, la questione da risolvere consisteva nella valutazione del carattere, gratuito od oneroso, della prestazione di garanzia fideiussoria offerta da una società nei confronti di un'altra con la quale la prima aveva rapporti di collegamento funzionale e gestionale, poiché le due società operavano in attività complementari allevamento avicolo l'una, macellazione l'altra e la prima faceva parte della seconda in qualità di socio e di componente del consiglio d'amministrazione. In tale situazione, questa Corte aveva ritenuto corretta la valutazione, operata dai giudici di merito, di onerosità della concessione di garanzia per consentire l'erogazione di ulteriori linee di credito, da utilizzare per apportare innovazioni tecnologiche migliorative dell'operatività della società garantita, nel quadro dei rapporti tra società collegate sotto il profilo economico e dirigenziale. Nel caso sottoposto all'esame di questo Collegio, invece, i collegamenti evidenziati dalla Corte di merito - che, sulla base degli stessi ha attribuito al pagamento, asseritamente effettuato a favore della Pathè Italia, una finalità di soddisfacimento di un interesse economico del solvens, quale riflesso dell'adempimento del debito della società collegata - risultano individuati in modo del tutto generico, attraverso il riferimento a presunti reciproci finanziamenti per cospicue somme , e ad una asserita unicità di scopi e di sedi, dati comunque privi di rilievo autonomo ai fini della configurabilità di un rapporto così stretto tra le due società da indurre ad escludere il carattere di gratuità di un pagamento fatto dall'una per conto dell'altra. Le affermazioni della Corte di merito concernenti la qualificazione dell'atto di cui si discute come atto a carattere oneroso risultano invero rese a prescindere da un concreto accertamento in ordine alla sussistenza di una effettiva aggregazione imprenditoriale tra le società in questione, nonché da una verifica rigorosa sull'effettivo depauperamento della società solvente, ovvero dalla enucleazione di circostanze idonee a comprovare che il pregiudizio economico derivante dal soddisfacimento del debito facente capo all'altra società potesse trovare in un altro rapporto una contropartita idonea ad assurgere a causa del negozio. Alle predette considerazioni consegue l'accoglimento delle censure proposte con il ricorso principale. Quanto al ricorso incidentale, con esso si deduce violazione e falsa applicazione degli articoli 99 e 163 Cpc nonché omessa ed insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia. La Sogemi Five Srl in liquidazione lamenta che erroneamente la Corte di merito avrebbe ritenuto l'ammissibilità delle due azioni revocator e esperite dal Fallimento della società Arvedi - l'una ex articolo 64, l'altra ex articolo 67 legge fallimentare - rigettando la richiesta di declaratoria di irritualità avanzata dalla stessa Sogemi fra i motivi di appello per essere state dette domande incardinate in via alternativa. Non esisterebbe, in realtà, alcuna possibilità di coesistenza tra le due azioni, configgenti tra loro e tali da ostacolare il diritto di difesa di controparte, destinata inevitabilmente a contraddirsi. La censura non è meritevole di accoglimento. È sufficiente, al riguardo, considerare che la Corte d'appello ha rigettato la censura, rivolta dalla Sogemialla sentenza di primo grado, relativa alla pretesa inammissibilità dell'esperimento in via alternativa delle due azioni revocatorie, alla stregua del corretto rilievo che la domanda proposta in via principale dal Fallimento della società Arvedi era quella ex articolo 64 legge fallimentare, e che solo in subordine, per la ipotesi in cui il Tribunale avesse ritenuto la natura onerosa dell'atto solutorio compiuto dalla società Arvedi, era stata avanzata domanda di revocatoria ex articolo 67, comma 2, stessa legge, sotto il profilo della conoscenza da parte della Sogemi dello stato di insolvenza della prima. La riferita argomentazione del giudice di seconde cure si sottrae a qualsivoglia censura. Conclusivamente, deve essere accolto il ricorso principale, con il rinvio della 'causa ad altra sezione della Corte d'appello di Roma, che riesaminerà, ai fini della valutazione in ordine all'applicabilità, nella specie, dell'articolo 64 legge fallimentare, la questione della natura del pagamento effettuato dalla società Arvedi Srl in favore della società Sogemi Five Srl, e che regolerà anche le spese del giudizio di legittimità. Il ricorso incidentale va, invece, rigettato. PQM La Corte, riuniti i ricorsi, accoglie il ricorso principale e rigetta quello incidentale. Cassa la sentenza in relazione alle censure accolte e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, ad altra sezione della Corte d'appello di Roma.