Moratoria per la riforma della giustizia. L'esecutivo verso la fiducia

Necessari interventi correttivi al ddl mercoledì vertice a via Arenula per emendare il testo che crea problemi sostanziali e procedurali. Ucpi e Anm ognuno per la sua strada, verso lo sciopero

Se le dichiarazioni di Mastella sulla probabile fiducia al disegno di legge governativo che posticiperà gli effetti della riforma della giustizia fossero arrivate con qualche ora di anticipo, il deliberato del Consiglio delle Camere penali sarebbe stato probabilmente più duro. I penalisti, infatti, alla notizia del presunto voto di fiducia hanno dichiarato che se questa verrà confermata, i giorni di sciopero potrebbero essere più d'uno. Il Consiglio ha deliberato sabato scorso di sollecitare la giunta a mettere in atto ogni forma di protesta, anche la più rigorosa, a difesa del giusto processo la delibera è leggibile tra i correlati . Principio, quello del giusto processo che, secondo i penalisti, in questo momento è messo in pericolo anche dall'atteggiamento governativo che sembra intenzionato a consegnare la politica giudiziaria nelle mani della magistratura associata . I penalisti, quindi che avevano deliberato una sola giornata di sciopero, ieri hanno dichiarato che se l'esecutivo continuerà ponendo la fiducia pur di soddisfare le pretese sindacali dei magistrati in barba ai diritti dei cittadini e alle proteste degli avvocati la reazione sarà molto più dura. Decisioni che l'Ucpi prenderà il 27 giugno prossimo, durante la prima giornata di sciopero. A ritenere invece il ricorso alla fiducia ragionevole e assolutamente necessario, sono stati invece i vertici dell'Anm, tramite il segretario Nello Rossi che ha sottoscritto l'ipotesi del ministro della Giustizia. La notizia di una probabile richiesta di voto di fiducia è arrivata ieri da Milano, dove il Guardasigilli Clemente Mastella si trovava per una visita agli uffici giudiziari. Segnalerò al presidente del Consiglio l'opportunità di porre la questione di fiducia sul disegno di legge che posticipa l'entrata in vigore dei decreti delegati della riforma della Giustizia ha detto Mastella. Per il resto si vedrà, certo è - ha aggiunto - che non possiamo far finta di nulla ed entrare nella palude, dalla palude bisogna uscire . Il paragone tra una palude e la riforma dell'ordinamento giudiziario effettivamente calza alla perfezione, dal momento che proprio ieri sono entrati in vigore due dei decreti delegati più discussi quello che riorganizza la struttura delle Procure e il nuovo sistema disciplinare. A fine luglio, invece entrerà in vigore il decreto sull'accesso e la progressione in carriera, il cosiddetto concorsificio ed effettivamente senza il ricorso alla fiducia, il ddl contenente la moratoria difficilmente potrebbe essere convertito in legge. Ma se anche la moratoria arrivasse prima di quella data, il fatto che nel frattempo sia entrata in vigore la nuova materia disciplinare creerà problemi di applicabilità della legge che costringeranno il ministero ad individuare delle condotte da seguire. Come già affermato in precedenza vedi tra gli arretrati del 13 giugno 2006 , non è possibile infatti posticipare l'effetto di disposizioni già entrate in vigore, si può soltanto sospenderne l'effetto e far rivivere i precedenti, ma per fare questo saranno necessari dei correttivi che specifichino il ritorno al passato . Per mettere a punto le strategie future è previsto per domani, mercoledì 21, un summit a vi Arenula. Soprattutto in caso di voto di fiducia l'esecutivo dovrà scrivere e presentare degli emendamenti volti a sciogliere questi nodi. Ma anche volendo fare riferimento alla normativa precedente, la situazione sarà comunque complicata. Essendo infatti entrata in vigore la nuova materia disciplinare, alcuni procedimenti saranno necessariamente avviati, perché la nuova materia prevede l'obbligatorietà dell'azione penale. Mentre infatti per il nuovo assetto delle procure si potrà chiudere un occhio molti i procuratori che hanno già promesso disubbidienza per la materia disciplinare è impensabile. Che cosa succederà allora ai procedimenti già avviati con le nuove disposizioni, mentre fra un mese si ritornerà al vecchio? Ci sono nodi sostanziali e procedurali che molto probabilmente il vertice di mercoledì da solo non basterà. Un pasticciaccio, come già in un'altra occasione abbiamo definito la questione ordinamento giudiziario, oppure come ieri lo ha definito il ministro della Giustizia, una palude dalla quale si dovrà uscire senza inabissarsi. Certo è che comunque vadano le cose, ci sarà uno sciopero se la materia verrà sospesa scenderanno in piazza i penalisti, se non lo sarà per volontà o per incapacità lo faranno i magistrati. Comunque vada sarà un insuccesso. Paola Alunni

Unione delle camere penali italiane Delibera 5/2006 del Consiglio delle camere penali italiane 18 giugno 2006 il consiglio delle camere penali su proposta delle camere penali di Roma, Civitavecchia, Lombardia orientale, Modica, Milano, Modena, Gorizia, Catanzaro. premesso - che nella seduta del consiglio dei ministri del 9 giugno 2006 il governo ha approvato un disegno di legge volto a sospendere l'efficacia dei decreti delegati attuativi della riforma dell'ordinamento giudiziario, ed in particolare l'entrata in vigore dei decreti concernenti la riorganizzazione dell'ufficio del pubblico ministero, la disciplina degli illeciti diciplinari dei magistrati, l'accesso e la progressione di carriera dei medesimi e la separazione delle funzioni fra giudici e pubblici ministeri - che, anche in ragione della ferma iniziativa di protesta attuata dalla giunta dell'Ucpi, l'intenzione originariamente manifestata dal governo, in deprecabile ossequio alla pressione della magistratura associata, di ricorrere alla decretazione d'urgenza ai fini sopra precisati ha ceduto il passo alla opportunità che l'eventuale sospensione sia sottoposta al dibattito parlamentare considerato - che tale iniziativa, pur come sopra attenuata nell'urgenza, rischia di vanificare del tutto quel pur timido tentativo, posto in essere dalla riforma dell'ordinamento giudiziario, di dare attuazione al principio di terzietà del giudice - che invero, ove la sospensione contemplata dal disegno di legge, quantomeno con riferimento alla previsione di una rigida ripartizione di funzioni fra magistratura giudicante e requirente, dovesse trovare l'approvazione del parlamento, ciò segnerebbe una intollerabile involuzione regressiva del sistema ordinamentale, in aperto conflitto con il vigente sistema processuale. - che infatti, pur dovendo confermarsi la critica, già a suo tempo espressa da questo consiglio, circa molti dei contenuti della recente riforma dell'ordinamento giudiziario, la sospensione delle norme che impongono la distinzione delle funzioni rischia di segnare una definitiva battuta d'arresto nell'attuazione dei principi costituzionali del giusto processo ed anzi un'inversione di tendenza finalizzata alla restaurazione dell'assetto ordinamentale di tipo ed origine autoritaria valutato che peraltro l'eventuale approvazione del disegno di legge governativo, oltre a consegnare oggi la politica giudiziaria nelle mani della magistratura associata, lascia presagire il concreto rischio di future scelte sempre continuativamente condizionate da inaccettabili pressioni corporative ritenuto - che il percorso tracciato dal legislatore del 1988, e confermato con la modifica dell'articolo 111 della costituzione, necessariamente imponga, quale garanzia ordinamentale a presidio del processo giusto, la separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri - che dunque, in vista di tale imprescindibile evoluzione del sistema ordinamentale, l'unione delle camere penali non possa concedere alla politica alcun arretramento rispetto al pur incompeto assetto realizzato dalla riforma - che quanto al metodo sia peraltro necessario nuovamente stigmatizzare quei percorsi normativi che, lungi dallo svilupparsi entro un serio ed articolato dibattito parlamentare e nel confronto fra tutti gli operatori della giustizia, si muovono entro canali esterni alla politica e nel perseguimento di interessi estranei all'attuazione del processo giusto esprime piena condivisione e sostegno alle iniziative ad oggi intraprese dalla giunta e dal presidente dell'u.c.p.i. al fine di scongiurare la completa vanificazione del principio di terzietà del giudice, e delibera di sollecitare la giunta dell'unione delle camere penali a porre in essere quanto necessario, in conformità della delibera di giunta del 12 giugno 2006, per le ulteriori ed opportune iniziative in difesa dei principi del giusto processo anche, se necessario, con le più rigorose forme di protesta.