Concorso per la Cassazione: nei giudizi non vanno confusi merito e attitudini

Gli apprezzamenti del Consiglio giudiziario vanno riferiti al profilo attitudinale e non al parametro del merito. Respinti da Palazzo Spada i ricorsi di via Arenula e del Csm contro l'annullamento delle nomine di venti consiglieri per il Palazzaccio

Concorso a consigliere di Cassazione, gli apprezzamenti del Consiglio giudiziario nei confronti del magistrato vanno riferiti al profilo attitudinale e non al parametro del merito. A chiarirlo è stata la quarta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 8264/06 depositata lo scorso 30 dicembre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha respinto il ricorso del ministero della Giustizia e del Csm che si erano visti annullare dal Tar Lazio il Dm 31 luglio 2002 con il quale erano stati nominati i vincitori del concorso per la copertura di venti posti di consigliere presso la Corte di cassazione. L'organo di autogoverno della magistratura ordinaria aveva valutato in modo riduttivo il suo profilo attitudinale come desumibile solo dalla sua elevata produzione scientifica, preferendo altri magistrati solo perché avevano svolto funzioni collegiali d'appello. Inoltre, Palazzo dei Marescialli aveva riferito gli apprezzamenti positivi del Consiglio giudiziario nei confronti del magistrato al parametro del merito piuttosto che al profilo attitudinale. I giudici di piazza Capo di Ferro nel confermare la sentenza del Tribunale capitolino hanno spiegato che il giudizio sul merito e quello attitudinale presentano numerosi ed evidenti punti di contatto, poiché si ricollegano entrambi alla professionalità del magistrato. Tuttavia, i due profili operano su piani tendenzialmente diversi e non confondibili, del resto, il merito deve essere apprezzato attraverso una ricognizione delle diverse attività svolte dal magistrato mentre le attitudini devono essere valutate in prospettiva rispetto all'incarico da assumere. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quarta - decisione 7 novembre-30 dicembre 2006, n. 8264 Presidente Salvatore - Estensore Anastasi Ricorrente ministero della Giustizia ed altri Fatto Con il ricorso di primo grado il dott. Antonio Bevere ha impugnato il D.M. 31 luglio 2002 col quale - si conforme proposta del Consiglio Superiore della Magistratura - sono stati nominati i vincitori della procedura concorsuale per la copertura di 20 posti di Consigliere presso la Suprema Corte di Cassazione. A sostegno dell'impugnazione il ricorrente deduceva in sostanza che il Consiglio aveva riduttivamente valutato il suo profilo attitudinale come desumibile dalla sua elevata produzione scientifica, preferendo altri candidati solo perchè avevano svolto funzioni collegiali d'appello. Il ricorrente chiedeva altresì il risarcimento dei danni patiti. Con la sentenza in epigrafe indicata il Tribunale ha accolto il ricorso, ritenendo da un lato sussistente la denunciata disparità di trattamento in danno del dott. Bevere dall'altro ingiustificato l'eccessivo rilievo dato dal Consiglio al pregresso esercizio della funzioni collegiali d'appello. Pur riscontrando, sulla base degli interventi di taluni dei componenti il Plenum, l'esistenza di una traccia di prevenzione culturale nei confronti delle tesi propugnate dal dott. Bevere in sede scientifica o pubblicistica, il Tribunale ha però respinto la richiesta risarcitoria formulata dall'interessato, ritenendola non supportata da adeguati elementi probatori. La sentenza è stata impugnata col primo dei ricorsi all'esame dall'Amministrazione la quale ne ha chiesto l'integrale riforma previa sospensione dell'esecutività, deducendo un unico ed articolato motivo d'appello. Si è costituito per resistere il dott. Bevere. Si è costituito il dott. Massera il quale insiste per l'accoglimento dell'appello. La sentenza è stata altresì impugnata dal controinteressato dott. D'Alonzo il quale ne ha chiesto l'annullamento e in subordine l'integrale riforma deducendo molteplici motivi d'appello. Si è costituito per resistere il dott. Bevere. Le Parti hanno presentato memorie. Con ordinanza cautelare 722/06 la Sezione ha sospeso l'efficacia della sentenza impugnata. Alla pubblica Udienza del 7 novembre 2006 i ricorsi sono stati spediti in decisione. Diritto 1. Gli appelli, che vanno riuniti in quanto proposti avverso la stessa sentenza, sono infondati. Oggetto sostanziale della presente controversia è la delibera del Consiglio Superiore della Magistratura in data 18 luglio 2002 nella parte in cui non include tra i vincitori del concorso per la copertura di 20 posti di Consigliere presso la Suprema Corte di Cassazione il dott. Bevere, al quale furono attribuiti il massimo dei punti concedibili per le voci di valutazione relative al merito e all'anzianità ma solo 2 punti su 6 disponibili per il parametro attitudinale. Tale delibera è stata annullata dalla sentenza qui impugnata la quale sottolinea in primo luogo l'errore in cui è incorso il Csm allorché ha riferito al parametro del merito positivi apprezzamenti formulati dal Consiglio Giudiziario nei confronti del magistrato, i quali andavano invece apprezzati sotto il profilo attitudinale. Tanto premesso, il Tribunale ha in via principale rilevato che il Consiglio ha riduttivamente valutato sul piano attitudinale la spiccata inclinazione del dott. Bevere allo studio e alla ricerca, come desumibile dalla sua elevata produzione scientifica, preferendo altri candidati solo perché in sostanza avevano prestato servizio presso le Corti d'Appello. Secondo il Tribunale il pregresso esercizio delle funzioni d'appello costituisce infatti parametro di per se non decisivo e quindi valutabile solo come titolo preferenziale a parità di altre note attitudinali. Del resto, secondo la sentenza impugnata, dagli interventi di alcuni consiglieri si evince che in realtà la produzione scientifica del dott. Bevere sarebbe stata considerata in modo non adeguato dal Plenum in quanto giudicata espressiva di orientamenti culturali non ortodossi. 2. In tale contesto vanno prioritariamente esaminati i motivi mediante i quali l'appellante dott. D'Alonzo deduce in rito la nullità della sentenza impugnata o ne chiede l'annullamento senza rinvio per vizi di procedura. Tali motivi sono del tutto inconsistenti e vanno pertanto disattesi. Per quanto riguarda la mancata indicazione nel preambolo della sentenza di tutti i nominativi dei magistrati cui fu notificato il ricorso originario, è sufficiente osservare che tale omissione costituisce il mero frutto di un errore materiale, emendabile col procedimento di correzione, in quanto dal contesto della decisione e dagli atti processuali sono univocamente individuabili le parti pretermesse ed è pertanto possibile stabilire che la pronuncia è stata emessa anche nei loro confronti cfr. per un caso analogo, concernente una sentenza della Suprema Corte, Cassazione 8326/04 . Per quanto riguarda l'omessa notifica del gravame originario a tutti i magistrati ricompresi in graduatoria, il mezzo è infondato in punto di fatto risulta dagli atti e dalla stessa sentenza impugnata che il ricorrente ha provveduto all'integrazione del contraddittorio nei termini indicati dalla sentenza interlocutoria n. 13204/04 dello stesso Tribunale. Inammissibile è il terzo motivo mediante il quale l'appellante - premesso che il Csm ha con proprie delibere modificato il regime di pubblicità delle decisioni relative alla materia concorsuale - chiede l'esperimento di attività istruttoria onde accertare l'eventuale tardività del ricorso, in relazione alla data in cui la delibera impugnata fu pubblicizzata mediante fax o mezzi informatici. A prescindere da ogni pur possibile considerazione sul merito della questione e quindi sulla rilevanza ai fini processuali di tali forme di divulgazione dei deliberati consiliari, è acquisito in giurisprudenza che chi eccepisce la tardività del ricorso deve dare rigorosa dimostrazione del fatto che il ricorrente ha conosciuto l'atto impugnato in un momento anteriore di almeno sessanta giorni rispetto alla notificazione del ricorso stesso. L'appellante non può quindi pretendere di assolvere tale onere probatorio limitandosi a richiedere al giudice di acquisire le prove di una tardività allegata in termini meramente ipotetici. Sempre in rito va esaminata l'eccezione di difetto di interesse in capo al ricorrente prospettata dal dott. Massera. In sintesi, rileva il controinteressato che nella proposta di minoranza - poi disattesa dal Plenum - si prevedeva il conferimento al dott. Bevere di punti 2,5 sotto il profilo attitudinale. Di talchè, alla stregua di tale migliorativa proposta, il ricorrente avrebbe potuto al massimo conseguire un punteggio complessivo 10,5 pari a quello dei colleghi Massera e D'Alonzo, i quali però a pari merito prevalgono comunque perchè più anziani nel Ruolo. Al riguardo si premette che, stando al testo degli atti come depositati anche in appello dall'Amministrazione, la relazione di minoranza prevede in realtà l'attribuzione di punti 3 e non 2,5 per attitudini al dott. Bevere. Sempre stando al testo degli atti depositati dall'Avvocatura, altra proposta di minoranza alla quale con molta probabilità il controinteressato si riferisce risulterebbe invece ritirata. Come sia di ciò, l'eccezione va comunque disattesa in quanto il bene della vita che il ricorrente in prime cure persegue è la rinnovazione ab imis da parte del Consiglio della valutazione attitudinale nei suoi confronti e non già l'approvazione della proposta di minoranza, i cui contenuti di merito non costituiscono quindi in alcun modo un limite formale per l'attività dell'Amministrazione successiva all'eventuale annullamento. Diversamente ragionando, del resto, non si comprenderebbe perchè il Tribunale abbia ordinato l'integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i magistrati ricompresi in graduatoria, anche in posizioni eminenti e inattaccabili in base alle proposte di minoranza. 3. Passando alle questioni sostanziali, con il primo motivo l'Amministrazione deduce l'errore in cui è incorso il Tribunale allorchè ha statuito che taluni specifici e positivi apprezzamenti formulati dal Consiglio Giudiziario nei confronti del magistrato andavano apprezzati sotto il decisivo profilo attitudinale e non, come nei fatti avvenuto, in sede di valutazione del parametro riferito al merito. Secondo l'Amministrazione, la circostanza che tali apprezzamenti del C.G. non siano stati riprodotti in sede di valutazione degli elementi attitudinali risponde a intuibili ragioni di economia argomentativa e non significa che gli stessi non siano stati tenuti presenti a quel fine. Con il secondo motivo sostanziale l'appellante D'Alonzo deduce invece che gli elementi di giudizio di cui si discute afferiscono proprio alla voce del merito - inteso come impegno del magistrato sul piano sia quantitativo che qualitativo - di talchè del tutto correttamente il Consiglio li ha apprezzati nella sede propria. I mezzi sono reciprocamente alquanto contraddittori e comunque infondati. Si premette per chiarezza che nel parere del Consiglio giudiziario relativo al dott. Bevere si rappresentano tra l'altro gli interessi culturali di questo magistrato, la sua elevata preparazione professionale nel ramo penale nonchè la sua capacità di individuare prontamente le questioni rilevanti . Di tali apprezzamenti, come si è detto, il medaglione del dott. Bevere stilato dalla Commissione nella proposta poi approvata dal Plenum tiene conto nella prima parte, appunto dedicata ad illustrare il merito e cioè - sia per ora detto in sintesi - l'operosità del magistrato. Di tali apprezzamenti non si fa invece cenno nella parte dedicata a lumeggiare il profilo attitudinale del candidato e cioè - sempre in sintesi - la sua idoneità a ricoprire il posto resosi vacante. Tanto premesso in fatto, osserva il Collegio che la circolare del Csm 15098/93 recante disposizioni in tema di tramutamenti e di assegnazione di sede per conferimento di funzioni nel determinare al Titolo II i criteri per la predisposizione delle graduatorie in caso di concorsi stabilisce par. 7 n. 3 che le attitudini sono tra l'altro desunte dagli elementi offerti dal parere del Consiglio Giudiziario, che deve essere redatto in conformità dei criteri indicati nella specifica circolare n. 1275 del 1985. Esemplificando, la stessa circolare nella nota al citato paragrafo richiama come elementi denotanti la capacità e preparazione del magistrato e quindi significativi ai fini attitudinali proprio tra gli altri la concreta professionalità, la capacità di sintesi e di individuazione delle questioni da decidere, l'aggiornamento dottrinale e giurisprudenziale. Come si vede, in sostanza gli apprezzamenti formulati dal C.G. nei confronti del dott. Bevere forniscono proprio alcuni di quegli elementi di conoscenza dei quali la circolare postula l'acquisizione ai fini della formulazione del giudizio sulla idoneità attitudinale del magistrato. Dal chiaro dettato regolamentare consegue pianamente che erra l'appellante D'Alonzo allorchè predica l'estraneità al parametro delle attitudini di quegli apprezzamenti consiliari. Certamente, il giudizio sull'operosità intesa in senso non esclusivamente quantitativo e quello sulle attitudini presentano numerosi ed evidenti punti di contatto, ricollegandosi entrambi all'unitaria personalità professionale del magistrato ma ciò non toglie che i due profili, nella concreta disciplina del procedimento selettivo, orbitano su piani tendenzialmente diversi e non confondibili, potendo il merito essere apprezzato in sede ricognitiva e dovendo invece l'attitudine essere valutata in chiave prognostica. Appare quindi evidente che il Consiglio Superiore si è discostato in concreto da quella metodologia valutativa che lo stesso Organo ha avuto cura di scandire analiticamente a livello normativo e al cui puntuale rispetto ha richiamato cfr. anche par. 7 n. 5 della circolare i Consigli giudiziari. Nè può seguirsi l'Amministrazione quando sostiene che tali specifici apprezzamenti sono stati comunque tenuti presenti ai fini del giudizio sull'idoneità, in quanto di essi non è traccia nel penultimo cpv. del medaglione ove la Commissione definisce il profilo attitudinale del candidato. Concludendo sul punto, deve dunque tenersi per fermo che il profilo attitudinale del ricorrente risulta per questa parte disegnato con metodologia non lineare l'aporia è per la verità di per sè ben poco rilevante ed è stata qui riscontrata solo perchè idonea, in concorso sintomatico con altri e più probanti elementi, a qualificare come non adeguatamente esaustivo l'approccio seguito dal Consiglio in sede di valutazione attitudinale. 4. Con il secondo mezzo d'appello l'Amministrazione affronta il punto nodale della controversia, contestando la sentenza di primo grado nella parte in cui riconosce sussistenti nella delibera impugnata i vizi di disparità di trattamento e di contraddittorietà denunciati dal ricorrente. In tal senso osserva l'Amministrazione che l'attività scientifica profusa dal magistrato non è il solo elemento valutabile onde accertarne l'idoneità allo svolgimento di funzioni di legittimità, non essendo dubbio che a tali fini rilevi in grado poziore l'esperienza professionale in concreto vantata. Il punteggio comparativamente recessivo attribuito al dott. Bevere in punto di attitudini non discende quindi da una scarsa considerazione dei suoi titoli culturali quanto piuttosto da una valutazione discrezionalmente privilegiata del Consiglio in ordine al più completo percorso professionale dei controinteressati, i quali esercitano da lungo tempo funzioni d'appello. D'altra parte, il rilievo conferito dal Consiglio a tale elemento professionale non può essere tacciato di arbitrarietà, rappresentando null'altro che la coerente specificazione del criterio generale di accertamento delle attitudini. Per parte sua l'appellante dott. D'Alonzo osserva che il Tribunale, invece di limitarsi a verificare l'adempimento da parte del Consiglio dell'onere di comparazione integrato e unitario dei profili dei candidati richiesto dalla normativa applicabile, si è addentrato in una disamina analitica e comunque parziale dei curricula di questi, così finendo per formulare giudizi di valore apodittici e comunque invasivi della sfera discrezionale riservata all'Amministrazione. In ogni caso - deduce l'appellante col quinto motivo sostanziale - la normativa vigente ben chiarisce che ai fini della copertura di posti di legittimità l'elemento attitudinale relativo alla inclinazione allo studio e alla ricerca deve essere desunto in via principale dai provvedimenti redatti dal magistrato ove gli stessi evidenzino impegno ricostruttivo e metodologico su questioni di diritto particolarmente complesse e solo in via gradata da pubblicazioni di studi e ricerche scientificamente apprezzabili. I mezzi non sono fondati e la sentenza impugnata va per questa parte confermata con alcune integrazioni motivazionali. In via preliminare occorre sinteticamente ricostruire il dettato della normativa applicabile, che per la valutazione delle attitudini si rinviene nella ridetta Circolare a livello generale nel n. 3 del paragrafo VII e a livello specifico cioè per le assegnazioni alla Corte Suprema nel n. 3 lettera b del paragrafo XV. Secondo il primo corpo normativo, può dirsi che nella valutazione della attitudine e cioè dell' idoneità ad esercitare le funzioni proprie del posto da coprire il Consiglio deve generalmente tenere conto della capacità e preparazione del magistrato desunte sia dalle pubblicazioni di studi e ricerche scientificamente apprezzabili su argomenti di carattere giuridico sia, e soprattutto, dal complesso dell'attività giudiziaria svolta, dalla pluralità delle esperienze professionali, dalla specificità della esperienza acquisita in settori di attività particolarmente utili per l'esercizio delle funzioni del posto da ricoprire etc. Secondo le norme speciali in tema di assegnazione alla Corte di cassazione, il giudizio attitudinale deve in sostanza fondare su elementi che rivelino nel magistrato una specifica attitudine per le funzioni di legittimità ed una spiccata attitudine allo studio e alla ricerca. Per chiarezza, deve anche dirsi che il testo del paragrafo VII della circolare è stato poi modificato dal Consiglio da ultimo nell'anno 2005 e dunque vige oggi in una versione parzialmente diversa - alla quale sembra riferirsi l'appellante dott. D'Alonzo - che è ratione temporis non rilevante nella presente controversia. Anzi a ben vedere l'introduzione della novella - ai sensi della quale in sintesi l'inclinazione allo studio e alla ricerca dell'aspirante consigliere di Cassazione deve essere desunta in via necessaria e prioritaria dall'impegno ricostruttivo profuso nei provvedimenti giudiziari segnalati o pubblicati su riviste giuridiche di rilievo nazionale e solo in via del tutto secondaria dalla produzione teoretica - depone in senso non favorevole alle tesi degli appellanti. Ed infatti, se già la normativa precedente avesse privilegiato in modo inequivoco e assorbente l'impegno teoretico esibito in sede professionale rispetto a quello profuso in sede scientifica, non si vede la ragione in base alla quale il Consiglio ha ritenuto di dover introdurre una norma per chiarire espressamente che la produzione dottrinale può essere considerata ad adiuvandum solo dopo il dirimente riscontro della qualità e dello spessore dei provvedimenti giudiziari. A prescindere da tali rilievi, deve ritenersi assodato secondo questo Collegio che per il combinato disposto delle norme generali e di quelle speciali, in sede di copertura di posti di consigliere presso la Suprema Corte l'attitudine del magistrato allo studio e alla ricerca nella materia giuridica, come desumibile da pubblicazioni scientificamente apprezzabili, costituisce elemento di tradizionale e indiscusso rilievo. Considerazione questa che trova peraltro conforto nella espressa e altrimenti incomprensibile previsione normativa di punteggi attitudinali preferenziali per i magistrati che abbiano svolto funzioni presso l'Ufficio Studi del Csm e dunque funzioni anche di ricerca in senso lato. In concreto, tale pur probante requisito attitudinale non è naturalmente autosufficiente, dovendosi appunto coniugare con l'attitudine alle funzioni di legittimità e quindi con i dati prognostici desumibili in via primaria dall'esperienza e dall'impronta professionale del magistrato. Al Consiglio Superiore spetta quindi, allorchè discrezionalmente valuta i profili dei candidati, di combinare in concreto i due parametri normativamente equiordinati, rinvenendone il punto di equilibrio e convergenza. In tale ottica, la considerazione privilegiata delle esperienze maturate dai candidati presso le Corti territoriali non appare di per sè irrazionale pur in difetto di espresso supporto normativo, purchè si tenga conto da un lato del fatto che l'ordinamento non impone che l'accesso alla Suprema Corte sia preceduto da esperienze presso le Corti d'Appello dall'altro che non esiste reale sovrapponibilità tra le due funzioni. E' vero infatti che il ricorso in appello e quello per cassazione rientrano entrambi nel genus delle impugnazioni ma, a fronte di questo punto di contatto, l'ordinamento processuale vigente risulta ispirato ad una radicale differenziazione strutturale e funzionale del giudizio di legittimità rispetto a quello di merito, anche se di secondo grado e collegiale. Del resto, come evidenziato dalla sentenza impugnata, la stessa proposta poi approvata dal Consiglio assume quale criterio direttivo quello dell'incidenza positiva della varietà delle funzioni svolte e, particolarmente dell'esercizio pregresso di funzioni di secondo grado o quanto meno collegiali, senza peraltro trascurare - in caso di profili professionali di notevole spessore - l'esercizio di funzioni monocratiche o requirenti . Il che dimostra come la stessa Autorità procedente, nell'autolimitare la propria discrezionalità, abbia in astratto prefigurato un utilizzo del criterio relativo alle funzioni collegiali d'appello molto temperato, trattandosi dunque - al contrario di quanto ex post sostiene l'Avvocatura - di elemento significativo ma di per sè non decisivo. Tanto premesso, e venendo ad applicare i criteri ora enunciati al caso in esame, osserva questo Collegio che in primo luogo la proposta approvata dal Consiglio si basa su una ricostruzione dell'impegno dottrinale del dott. Bevere in qualche modo sfocata e comunque sicuramente insoddisfacente ove confrontata con le analitiche illustrazioni giustamente riservate alla produzione scientifica e pubblicistica di altri candidati. Sintomatico in tal senso appare il generico richiamo ai numerosi testi pubblicati dal magistrato, il quale tiene il luogo del diverso e ben più preciso riferimento ai titoli delle monografie o volumi editi da altri candidati. Nessuna traccia si rinviene poi nel medaglione del dott. Bevere dei vari articoli o contributi pubblicati dal medesimo su riviste giuridiche, in un contesto in cui per taluni candidati si dà invece giustamente conto anche di singole note a sentenza, assai risalenti nel tempo. Nè può ritenersi che un rinvio complessivamente così sintetico sia dovuto ad un previo non positivo giudizio sulla dignità scientifica della produzione dell'interessato in quanto - a parte il fatto che tale negativo giudizio non risulta in alcun modo espresso nella motivazione della decisione - il Consiglio nel contesto della delibera impugnata si è mosso in una ottica di ricognizione prevalentemente obiettiva dei contributi attribuibili ai vari candidati. In secondo luogo, anche l'attenzione presta dal Consiglio alla valenza attitudinale desumibile dai provvedimenti pronunciati da questo magistrato risulta assai manchevole compendiandosi nel richiamo ad una recente sua ordinanza commentata in termini favorevoli. Richiamo che, pur in sè veritiero, alla luce della documentazione prodotta dall'interessato risulta da un lato del tutto fuorviante nella misura in cui lascia erroneamente supporre trattarsi dell'unico caso di provvedimento pubblicato e commentato su Riviste giuridiche dall'altro anch'esso sintomatico di un approccio ricostruttivo non uniforme a quello praticato nei confronti di altri candidati, per i quali furono rimarcati analiticamente il rilievo ad es. nazionale o regionale della Rivista pubblicante, la complessità delle questioni affrontate e decise, la maggiore o minore autorevolezza del commento etc. In definitiva gli elementi ora richiamati evidenziano a giudizio di questo Collegio un approccio del Consiglio alla posizione dell'appellato che appare sintomaticamente viziato sia per quanto riguarda la incompletezza dell'acquisizione dei dati rilevanti sia per quel che concerne la sviata rappresentazione degli stessi, con ovvie ricadute sulla tenuta complessiva di una valutazione attitudinale che appare perciò fondata su motivazione lacunosa e contraddittoria. 5. Tanto chiarito sul punto decisivo della controversia, ragioni di completezza impongono di evidenziare - in accoglimento degli specifici mezzi proposti da entrambe le Parti appellanti - l'errore in cui incorre la sentenza impugnata allorchè valorizza sul piano argomentativo le risultanze degli interventi svolti da alcuni Consiglieri in favore del dott. Bevere. In sintesi in tali interventi si esprimeva il timore che la riduttiva valutazione delle attitudini del magistrato fosse in realtà da ricondursi ad una sorta di discriminazione culturale nei confronti delle tesi dottrinali asseritamente minoritarie propugnate dall'interessato. Non avendo la maggioranza consiliare contestato in modo congruo tali affermazioni, il Tribunale ha in qualche modo ritenuto provata l'impostazione discriminatoria della valutazione di maggioranza nei confronti dell'appellato. Tali rilievi, che comunque non incidono sul nucleo della controversia, non sono in alcun modo condivisibili. In tal senso è sufficiente osservare da un lato e in generale che a fronte di un atto collegiale sorretto da motivazione propria le singole soggettive motivazioni dei componenti risultano inidonee a debilitare l'iter formativo della volontà complessiva dell' organo espressa attraverso la votazione finale dall'altro che, nel caso concreto, si tratta a ben vedere nemmeno di motivazioni individuali ma di illazioni o congetture di singoli componenti sulle ragioni ispiratrici del comportamento della maggioranza consiliare. Sulla scorta delle considerazioni che precedono ed assorbito ogni ulteriore profilo gli appelli vanno perciò respinti. Le spese di questo grado del giudizio sono integralmente compensate tra le Parti, vista la novità di alcune delle questioni trattate. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione quarta, definitivamente pronunciando respinge gli appelli. Compensa tra le Parti le spese e gli onorari del grado. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 1 - 7 - N.R.G. 10263/2005 e N.R.G. 547/2006 cv