Richiesta di rimborso, termine di decadenza e prassi ministeriale

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema La sentenza 19/2005 della CT Regionale di Roma ha statuito quanto segue L'articolo 21 comma 2 D. Lgs. 546/92 così recita La domanda di restituzione, in mancanza di disposizioni specifiche, non può essere presentata dopo due anni dal pagamento, ovvero, se posteriore, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione . Presupposto per la richiesta di restituzione di somme indebitamente corrisposte è dato dal sopraggiungere di un evento conforme a specifica fattispecie normativa o di pronuncia giurisdizionale o di disposizione legislativa di natura interpretativa.Nel caso che ci occupa il presupposto per la richiesta dì restituzione dell'indebito è indicato nella emanazione della circolare del 26 febbraio 1999. che questo giudicante non ritiene che possa considerarsi fonte idonea per legittimare il verificarsi del presupposto per il riconoscimento del diritto invocato, oggetto del contendere. Pertanto, non può essere riconosciuto il diritto al rimborso essendo maturato il termine decadenziale di cui all'articolo 21, comma Il del D. Lgs. 546/92, stante l'imperatività ed indisponibilità delle norme in materia di decadenza Cassazione civile, Sezione trib. 11222/02 Tale pronuncia del giudice tributario di merito si pone in linea con la sentenza 813/05 della suprema Corte di Cassazione per la quale il dies a quo per il calcolo del termine di decadenza per la richiesta di rimborso non può decorrere dalla pubblicazione di un atto di prassi dell'amministrazione. Infatti, l'interpretazione ministeriale ha valore ricognitivo ma non costitutivo di diritti ed obblighi, con la conseguenza che, in materia d'IVA, in cui il Dpr 633/72 non contiene una specifica disciplina del rimborso ad istanza di parte , occorre fare riferimento al termine generale previsto dall'articolo 21 D.Lgs 546/92. In realtà la prassi può soltanto vincolare l'operato interno degli uffici dipendenti. Le norme tributarie ed in generale le norme di legge non sempre hanno la chiarezza che forse sarebbe auspicabile, e di fronte ad incertezze, e al pericolo di subire sanzioni, il contribuente può preferire prudenzialmente corrispondere importi non dovuti, o, comunque, più elevati rispetto a quelli effettivamente dovuti. Questo, però, non gli impedisce di effettuare - se del caso - il pagamento con riserva, e in ogni caso - anche quando non abbia fatto ricorso espressamente a questa forma di cautela - di proporre, nei termini di legge, azione per la restituzione di quanto corrisposto indebitamente, o comunque oltre quanto dovuto. L'interpretazione dell'amministrazione, ai diversi livelli, può essere vincolante - come si è detto - per l'attività operativa degli uffici inferiori, non certo per il contribuente, né per il giudice. Un termine biennale non è ampio, ma neppure jugulatorio, tale da impedire in concreto l'esercizio del diritto a chiedere la restituzione, o di frapporre a tale esercizio ostacoli troppo difficoltosi da superare. Stabilire in concreto dove debba essere posto il punto di equilibrio tra le diverse posizioni ed i diversi interessi, e determinare perciò la durata di un termine di decadenza, rientra, peraltro, nella discrezionalità del legislatore. Orbene , il termine biennale di decadenza dal diritto ad ottenere dall'amministrazione finanziaria il rimborso di quanto corrisposto indebitamente, decorre, di regola, dal giorno dell'avvenuto pagamento. Può decorrere anche da un momento successivo, vale a dire dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione , ma questa locuzione si riferisce all'ipotesi in cui il sorgere del diritto al rimborso sia sottoposto a termine iniziale o a condizione, oppure - più ampiamente - al verificarsi di una fattispecie complessa a formazione progressiva, nella quale s'inseriscano una molteplicità di circostanze rilevanti. Il contribuente che intende azionare il proprio diritto al rimborso ha l' onere di presentare all'ufficio competente l'apposita domanda amministrativa di rimborso dei tributi versati e non dovuti , secondo le forme e i termini stabiliti dalle singole leggi d'imposta , a parte i casi in cui si prescinde dalla domanda perché è previsto il rimborso d'ufficio articolo 68 , comma 2, del D.Lgs 546/92 articolo 41, comma 2 e 36 bis del Dpr 600/73 .L'articolo 21 del D.Lgs 546/92 prevede un termine generale di due anni dal pagamento ovvero se posteriore dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione vd. Cassazione Sezione quinta, sentenza 7116/03 per presentare istanza di restituzione dell'indebito all'ufficio e determinare la formazione del silenzio -rifiuto .Il termine ha carattere residuale vd. Cassazione sentenza, 3662/04 esso infatti opera in assenza di disposizioni specifiche si pensi all'articolo 37 del Dpr 602/73 per il rimborso di ritenute dirette si pensi all'articolo 38 del Dpr 602/73 per il rimborso dei versamenti diretti si pensi all'articolo 77 del Dpr 131/86 per l'imposta di registro si pensi all'articolo 42 del D.Lgs 346/90 per l'imposta sulle successioni e donazioni si pensi all'articolo 19 del Dpr 643/72 per l'invim si pensi all'articolo 17 del D.Lgs 347/90 per le imposte ipotecarie e catastali si pensi all'articolo 37 del Dpr 642/72 per le imposte di bollo pagate in modo virtuale .Se dunque le singole leggi d'imposta prevedono termini diversi, superiori o inferiori , queste prevalgono sul termine generale di due anni dal pagamento . Giova precisare , infine, che secondo la sentenza 16477/04 della Corte di Cassazione in tema di IVA , alla domanda di rimborso o restituzione del credito maturato dal contribuente si applica, in mancanza di una disciplina specifica posta dalla legislazione speciale in materia, la norma generale residuale di cui all'articolo 16 Dpr 636/72 ora articolo 21, comma 2, D.Lgs 546/92 , prevedente un termine biennale di decadenza per la presentazione dell'istanza, che non esclude tuttavia, una volta maturato il silenzio rifiuto, la decorrenza del termine decennale di prescrizione ex articolo 2946 Cc. * Dirigente Agenzia regionale delle Entrate, Lazio

Commissione trib. Regionale di Roma - Sezione seconda - sentenza 19 novembre 2004-18 marzo 2005, n. 152 Presidente Mazzullo - Relatore Principi Ricorrente Commissione provinciale di Roma Premesso in fatto che 1. Sono riuniti i fascicoli 2625-2626-2627/03 per connessione soggettiva ed oggettiva 2. ricorre la Banca Antoniana Popolare Veneta contro il rifiuto tacito di restituzione di lire 60.559.287 oltre interessi per Iva indebitamente versata ed applicata sui compensi percepiti per l'attività di riscossione dei contributi del Consorzio di Bonifica, Valli di Vecchio Reno di Ferrara relativi agli anni 1988-1994 3. l'ufficio ha chiesto il rigetto del ricorso 4. il Giudice di primo grado ha accolto in parte il ricorso, ha condannato l'ufficio a restituire la somma richiesta oltre interessi legali ed anatocistici, maturati e maturandi ed ha compensato le spese 5. ha appellato l'ufficio sostenendo primo, la intempestività dell'istanza di rimborso secondo, la violazione dell'articolo 1 delle preleggi, avendo considerato fonte di diritto la circolare ministeriale 52/E del 26 febbraio 1999 terzo, la violazione dell'articolo 1, comma 2 D.Lgs 546/92, avendo deciso secondo equità quarto, la contraddittorietà della motivazione. Ha chiesto la riforma della sentenza impugnata. 6. Ha tempestivamente presentato controdeduzioni ed appello incidentale la ricorrente banca, sostenendo in particolare, con varie argomentazioni a la legittimità della sentenza impugnata b la tempestività della domanda di rimborso c la fondatezza della domanda di rimborso d il mutato orientamento dell'amministrazione finanziaria manifestato nell'indicata circolare e l'applicabilità, al caso di specie, dell'articolo 21, comma 2 del D.Lgs 546/92 f l'erroneità di quanto affermato dall'ufficio appellante in ordine alla contraddittorietà riscontrata nella motivazione della sentenza di primo grado, in particolare sui presupposti per la domanda di restituzione e la esatta data di decorrenza del dies a quo per il calcolo del termine decadenziale g l'applicabilità al caso di specie del principio di buona fede e della tutela dell'affidamento del contribuente h l'efficacia non meramente interna delle circolari interpretative, bensì anche esterna riconosciuta dal sistema del diritto tributario i la maggior valenza dell'interpretazione ministeriale rispetto a quella dottrinale o giurisprudenziale j che la decisione di primo grado non è basata su principi di equità, ma di diritto e cioè è stato deciso secundum legem perché sono stati applicati i principi del legittimo affidamento e della buona fede, che sono i principi di rango costituzionale, espressamente riconosciuti e tutelati dall'ordinamento tributario k l'orientamento costante dell'amministrazione finanziaria sino all'emanazione della circolare 52/E del 26 febbraio 1999, confermato anche dalla giurisprudenza della Corte costituzionale e della Corte di giustizia, nonché dalla dottrina. Ha proposto inoltre appello incidentale per 1 illegittimità della sentenza dei giudici di primo grado in merito alle domande riguardanti gli accessori interessi legali, interessi anatocistici e rivalutazione monetaria del credito secondo i parametri Istat . Gli interessi non vanno calcolati dalla data di rimborso e cioè dal 7 febbraio 2001, ma dalla data dei versamenti effettuati dal 1988 al 1994. 2 Anche la svalutazione monetaria del credito va riconosciuta, per cui, conclusivamente ha chiesto 1 il rigetto dell'appello e la riforma della sentenza limitatamente ai profili di soccombenza, con vittoria di spese, competenze ed onorari. Ritenuto in diritto Occorre preliminarmente stabilire se l'istanza di rimborso è stata avanzata tempestivamente e nel rispetto del termine decadenziale previsto dalla legge oppure no. L'articolo 21 comma 2 D.Lgs 546/92 così statuisce La domanda di restituzione, in mancanza di disposizioni specifiche, non può essere presentata dopo due anni dal pagamento, ovvero, se posteriore, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione . Presupposto per la richiesta di restituzione di somme indebitamente corrisposte è dato dal sopraggiungere di un evento conforme a specifica fattispecie normativa o di pronuncia giurisdizionale o di disposizione di natura interpretativa. Nel caso che ci occupa il presupposto per la richiesta di restituzione dell'indebito è indicato nella emanazione della circolare del 26 febbraio 1999 che codesto Giudicatore non ritiene che possa considerarsi fonte idonea per legittimare il verificarsi del presupposto per il riconoscimento del diritto invocato, oggetto del contendere. Pertanto, non può essere riconosciuto il diritto al rimborso essendo maturato il termine decadenziale di cui all'articolo 21, comma 2 del D.Lgs 546/92, stante l'imperatività ed indisponibilità delle norme in materia di decadenza Cassazione civile, Sezione tributaria 11222/02 . PQM La Commissione accoglie l'appello e condanna l'appellante alla refusione delle spese del presente giudizio che liquida forfetariamente in euro 1.000.