Se l'azienda non produce più e vende le giacenze addio agevolazioni industriali

I benefici cessano al momento nel momento in cui si conclude la produzione e i contributi in conto capitale per la quota ormai indebita devono essere restituiti

La cessazione dell'attività industriale ed il prosieguo lavorativo nel settore commerciale con un organico ridotto - al fine di smaltire la produzione invenduta - non consentono il prosieguo delle agevolazioni finanziarie di cui al Testo Unico n. 218/78 e successive modificazioni ottenute per gli impianti produttivi ed è quindi legittima la loro revoca con conseguente restituzione di quanto, di conseguenza, possa qualificarsi come indebitamente percepito. È quanto ha chiarito il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Abruzzo con la sentenza qui leggibile come documento correlato respingendo il ricorso di una società che aveva ricevuto dal Ministero dell'Industria un provvedimento di revoca parziale di agevolazioni e l'ingiunzione di resituire la quota di contributo in conto capitale indebitamente percepito maggiorato degli interessi. L'azienda riteneva illegittimo il provvedimento di revoca per insufficiente motivazione, illogicità e incongruità. Doglianze inaccettabili, a parere dei giudici amministrativi, poiché la revoca teneva conto di dati di fatto oggettivi quali i licenziamenti degli ultimi lavoratori con qualifica di falegname e manovale, ovvero addetti all'attività produttiva , a nulla rilevando - se non ad ulteriore conferma - la circostanza della permanenza al lavoro di due impiegate d'ordine addette al commercio e di un operaio custode. Peraltro, come aveva confermato la ricorrente, era intervenuta una variazione di inquadramento dell'azienda, da industria a commercio e, dunque, non vi era più titolo per fruire delle agevolazioni finanziarie. Alla luce di tutti i riscontri - annota in conclusione il collegio - i profili di carenza di motivazione e insufficienza istruttoria non assumono una consistente rilevanza . m.c.

Tar Abruzzo - sentenza 6 luglio 2005-27 giugno 2006, n. 466 Presidente Balba - Estensore Speca Ricorrente Srl Euromobili Fatto La istante Società espone che con nota prot. n. 210645 del 10 aprile 1996 il Direttore Generale del ministero dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato trasmetteva copia del provvedimento con il quale erano state revocate parzialmente le agevolazioni industriali di cui al Tu 218/78 e successive modifiche ed integrazioni, matricola 17023/00/02, Prog. numero /CI. Precisava poi che il contributo in c/capitale di lire 119.787.000, indebitamente percepito doveva essere restituito entro 60 giorni dal ricevimento della medesima, maggiorato degli interessi. Aggiungeva, infine, che decorso inutilmente il predetto termine di 60 giorni si sarebbe proceduto al recupero della somma sopra indicata in via coattiva. L'allegato decreto del menzionato Direttore Generale D.M. n. 9/RP/5/18300, matricola n. 17023/00/02, Prog. N. 51464/CI, in data 01.04.1996 specificava che -lo stabilimento, come da segnalazione dell'Ispettorato Provinciale del Lavoro di Teramo, aveva cessato l'attività in data 31 dicembre 1988 - l'opera non era stata collaudata - l'entrata in funzione dell'impianto era da far risalire all'1 settembre 1986, in coincidenza dell'acquisto dell'ultimo macchinario e pertanto era stato utilizzato per 40 mesi. Conseguentemente veniva decretato che il contributo in c/capitale di lire 234.863.000 era revocato parzialmente, e quindi ridotto a lire 91.503.000 articolo 1 e la somma di lire 199.787.000, quale differenza tra l'importo del contributo erogato e quello spettante, doveva essere restituita maggiorata degli interessi il contributo in conto interessi da lire 70.500.000 sul finanziamento agevolato di lire 144.000.000 era parzialmente revocato, e, quindi ridotto a lire 45.388.509 articolo 2 . Gli anzidetti atti, ritenuti manifestamente illegittimi , sono stati impugnati a per i motivi di cui appresso 1 Violazione dell'articolo 3 della lire legge 241/90. Eccesso di potere sotto i profili della insufficiente motivazione, illogicità, incongruità. L'impugnato provvedimento comporta un sacrificio economico per la Società ricorrente e non è congruamente motivato. Manca una specifica indicazione delle ragioni che hanno indotto la Pa a tale scelta. Si parla infatti genericamente di segnalazione dell'Ispettorato Provinciale del Lavoro di Teramo senza indicarne il contenuto, gli estremi e la data. Né tale documento risulta messo a disposizione. 2 Eccesso di potere sotto i profili del difetto di presupposti carenza di istruttoria e difetto o quantomeno insufficiente motivazione. Secondo segnalazione dell'Ispettorato del Lavoro di Teramo l'attività sarebbe cessata in data 31.12.1988. L'assunto è tuttavia erroneo in quanto nel 1988 l'azienda ha acquistato beni per lire 271.461.505 e, nel 1989 per lire 163.172.825 e nel 1990 per lire 16.648.737, come provato dalle fatture. Ha inoltre registrato vendite nel 1988 per lire 400.083.440, nel 1989 per lire 256.038.684 e nel 1990 per lire 49.369.400 come da fatture. Detta documentazione smentisce clamorosamente l'assunto del Direttore Generale del Ministero. L'entrata in funzione dell'impianto è dell'1 settembre 1986 e l'impianto industriale ha funzionato anche negli anni 1984 e 1985. Nel primo di tali anni sono stati effettuati acquisti per lire 313.583.827 e vendite per lire 527.578.743, nel secondo anno acquisti per lire 435.106.015 e vendite per lire 618.276.780. Chiede quindi la istante Società l'accoglimento del ricorso con statuizioni consequenziali. Con successiva memoria depositata in data 25 giugno 2005 parte ricorrente ha ribadito e puntualizzato quanto già esposto in ricorso, sia in ordine al difetto di motivazione che in ordine al difetto di istruttoria, insistendo per l'integrale accoglimento dello stesso. Il ministero delle Attività produttive già ministero dell'Industria con memoria depositata in data 23 giugno 2005 ha contestato le deduzioni di parte ricorrente concludendo per la reiezione del ricorso. Alla pubblica udienza del 6 Luglio 2005 la causa è passata in decisione. Diritto La impugnativa promossa dalla epigrafata Società è diretta all'annullamento dei provvedimenti, anche essi specificati in epigrafe, con il primo dei quali viene richiesta la restituzione di contributi in conto capitale che si assume indebitamente percepiti per l'importo di lire 119.787.000 con il secondo viene, invece, disposta la revoca del quantum come specificato ai punti 1 e 2 dell'impugnato decreto del ministero dell'Industria del Commercio e dell'Artigianato n. 18300 del 1.04.1996 . Il ricorso non può trovare accoglimento. Come da parte resistente non si è mancato di evidenziare la revoca di contributo, alla quale nel caso di specie viene fatto riferimento, deve ritenersi del tutto legittima posto che l'attività, alla fine del 1988, deve ritenersi cessata, risultando dalla nota dell'Ispettorato del Lavoro n. 5619 del 24.04.1990 che alla fine del 1988 sono stati licenziati gli ultimi lavoratori con la qualifica di falegname e manovale . D'altro conto, la presenza di due impiegate d'ordine addette al commercio e contabilità del residuo e di un operaio custode come prova, in effetti, la pregressa fine dell'attività produttiva. A quanto precede va aggiunto, come conferma, e lo ammette la stessa parte ricorrente, l'intervenuta variazione, di inquadramento dell'azienda da industria a commercio dall'1 gennaio 1989 . Inoltre gli ulteriori elementi ai quali viene fatto riferimento dalla parte resistente univocamente rafforzano l'assunto di quest'ultima, tanto più che i profili di carenza di motivazione e insufficienza istruttoria non assumono una consistente rilevanza. Il ricorso va dunque respinto. Giuste ragioni inducono tuttavia a dichiarare integralmente compensate fra le parti le spese di lite. PQM Il Tar per l'Abruzzo - L'Aquila - respinge il ricorso. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dalla Autorità Amministrativa. N.R.G. 609/96 3 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO PER L'ABRUZZO L'AQUILA